Teheran adesso fa il pianto del coccodrillo. Attacca il premier Silvio Berlusconi che giorni fa a Parigi si era permesso di … dire la verità sul presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, paragonandolo ad Adolf Hitler.
Soprattutto, al regime di Teharan non è andata giù l’ospitalità dell’Italia nei confronti di un dissidente di primo piano, Maryam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana.
Tant’è che sono subito giunte minacce contro l’Italia: “Se continuate su questa strada – ha tuonato un esponente della commissione sicurezza del parlamento iraniano – dovrete pagare un prezzo molto elevato, poiché saremo obbligati a rivalutare le nostre relazioni politiche e economiche”. Reazioni fuori luogo e sproporzionate. Oltre che inutili e squisitamente provocatorie.
La solidarietà a Berlusconi è stata molto ampia, anche da parte del Pd e delle opposizioni in generale. Il governo iraniano è un pericolo per l’occidente (continua a non aderire alle risoluzioni dell’Onu, “gioca” con il nucleare, minaccia lo Stato di Israele compromettendo la stabilità in Medio Oriente, oltre a portare avanti all’interno una feroce dittatura) e Berlusconi ha fatto bene a ribadirlo con chiarezza e decisione.
Ahmadinejad ha un disperato bisogno di andare sempre all’attacco di chiunque perché utilizza il conflitto con l’Occidente per giustificare i suoi sistemi più efferati, in un paese dove non c’è lo stato di diritto: democrazia zero, nessuna libertà, abusi nelle carceri, ricorso alla tortura, largo uso della condanna a morte.
Di fronte alle minacce, brandendo il ricatto nucleare, l’Italia deve muoversi insieme con gli alleati europei e americani. L’attacco di Berlusconi serve anche a spronare l’Europa e gli Usa, a volte … “disattenti”.
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