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    Predefinito Vincono Rand Paul e gli outsider, l’America si risveglia?



    Vincono Rand Paul e gli outsider, l’America si risveglia?

    di Marcello Foa


    Più conosco l’America e più apprezzo Ron Paul, il candidato libertario che più volte ha tentato la scalata alla Casa Bianca, l’unico a battersi davvero contro l’establishment e a denunciare quell’immensa scatola nera rappresentata dalla Federal Reserve, di cui infatti chiede l’abolizione in linea con la Costituzione Usa. Ron è in pista da tanto tempo e ora tocca a suo figlio Rand, che nelle primarie repubblicane del Kentucky, in vista delle elezioni di novembre, ha sgominato il candidato sostenuto dalla nomenklatura del partito.

    In molti altri Stati, sia a destra che a sinistra, alle primarie hanno vinto gli outsider. Lo ritengo un fatto molto positivo. L’America che un anno e mezzo fa aveva creduto a Obama come candidato di rottura, si è resa conto che il presidente democratico è ostaggio dell’establishment e non può far altro che annunciare mezze riforme spacciandole per epocali; ammesso e non concesso che Obama volesse davvero cambiare l’America (ho serissimi dubbi al riguardo, come sa chi segue regolarmente questo blog).

    La delusione, tra i fan di Obama, è profonda e comprensibile, ma ho l’impressione che anziché avvilire il Paese, inducendolo alla rassegnazione, abbia rimotivato ampie fasce della popolazione. E’ un’America arrabbiata, quella che si esprime nelle strade (vedi i tea Party) e ora alle urne (anche tra i democratici). Un’America stufa di farsi prendere per il naso e di farsi manipolare.

    Insomma, vedo segnali di risveglio. Non mi illudo sulle chances di vittoria. L’establishment è ricco e potente, a cominciare da quello finanzario, passando per la Difesa, le case farmaceutiche, eccetera. Il sistema delle lobby ha generato una corruzione implicita e legalizzatata che rappresenta il vero male dell’America di oggi. Eppure questi slanci di pacifica ribellione sono positivi, confortanti per chi ancora crede in una democrazia autentica. O sbaglio?

    Il Blog di Marcello Foa » Blog Archive » Vincono Rand Paul e gli outsider, l'America si risveglia?


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 28-01-11 alle 22:20

  2. #2
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    Predefinito Rif: Vincono Rand Paul e gli outsider, l’America si risveglia?

    Messaggio a repubblicratici e demopubblicani...



    «I have a message. A message from the Tea Party. A message that is loud and clear and does not mince words. We've come to take our government back» (Rand Paul, 18 maggio 2010)
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Vincono Rand Paul e gli outsider, l’America si risveglia?

    Election 2010: Kentucky Senate

    Kentucky Senate: Paul 59%, Conway 34%

    Election 2010: Kentucky Senate - Rasmussen Reports™

    Election 2010: Kentucky Senate

    Rand Paul (R) 59%
    Jack Conway (D) 34%
    Some Other Candidate 4%
    Not Sure 3%
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Vincono Rand Paul e gli outsider, l’America si risveglia?



    Usa. Dalle primarie un chiaro messaggio anti-establishment

    di Cristiano Bosco




    Il vento della protesta anti-establishment e anti-Washington ha caratterizzato i risultati del «Super Martedì» delle primarie Usa, uno degli appuntamenti elettorali più importanti prima delle mid-term del prossimo novembre, quando milioni di americani si recheranno alle urne per il rinnovo del Congresso. In tre Stati chiave - Kentucky, Pennsylvania, Arkansas - gli elettori, a prescindere dallo schieramento, hanno espresso il proprio malcontento e la loro disapprovazione nei confronti del potere politico, punendo i veterani della capitale, i vecchi volti del Congresso e i moderati, premiando invece gli outsider, gli emergenti e i sostenitori di posizioni più radicali.

    Nel Kentucky l'esordiente Rand Paul, 47enne oftalmologo alla prima esperienza politica, orgoglioso rappresentante del movimento anti-tasse noto come Tea Party, nonché figlio dell'assai più illustre Ron Paul (deputato dalle idee libertarie candidato alle ultime presidenziali), si è reso protagonista di una sfolgorante vittoria nelle primarie repubblicane ai danni dell'avversario Trey Grayson, segretario di Stato del Kentucky, nonché candidato di scuderia del partito, sostenuto pubblicamente da Mitch McConnell, leader del GOP al Senato: 59% Paul, 37% Grayson, il più alto scarto nella storia delle primarie repubblicane del Kentucky.

    In Pennsylvania le primarie del Partito Democratico hanno sancito l'uscita dalle scene dell'anziano Arlen Specter. Nota figura politica a livello nazionale, senatore repubblicano per cinque mandati consecutivi, Specter è approdato a sorpresa al partito del presidente Obama lo scorso anno: una scelta giudicata come esempio di opportunismo politico dagli elettori che, ignorando l'invito dell'inquilino della Casa Bianca a votare per lui, gli hanno preferito il più giovane deputato Joe Sestak. Il quale, non a caso, ha commentato il successo definendolo «una vittoria della gente sull'establishment».

    In Arkansas, nelle primarie democratiche, la senatrice Blanche Lincoln, nota per aver contribuito a inabissare definitivamente la controversa «public option» (assicurazione pubblica obbligatoria) nel dibattito sulla riforma del sistema sanitario, non è riuscita a oltrepassare il 50% nella sfida contro l'avversario Bill Halter, vice governatore dello Stato. Un risultato assai deludente per una candidata che poteva disporre dell'endorsement della Casa Bianca, che la obbliga ora ad affrontare un imprevedibile e dispendioso secondo turno contro il rivale, galvanizzato dal risultato ottenuto.

    Senza distinzione di area geografica, né di schieramento, il trend che emerge dagli esiti del «Super Tuesday» è inequivocabile, e manifesta in maniera netta la grande e sempre più diffusa insofferenza del popolo americano nei confronti dell'establishment e di tutto ciò che rappresentano Washington, il Congresso e il potere politico, nelle loro accezioni negative. «Con l'intensa rabbia dell'elettorato che emerge in tutto il paese, una cosa è certa: questo è un anno anti-Washington e anti-establishment - ha scritto Liz Sidoti dell'Associated Press - e i candidati con collegamenti con uno o l'altro farebbero meglio a preoccuparsi». Un fenomeno confermato dai sondaggi condotti su scala nazionale, dai quali emerge una popolarità al minimo storico del presidente, un'ampia maggioranza (57,9%) di cittadini che ritiene che il paese stia andando «nella direzione sbagliata», ma soprattutto una disaffezione generale nei confronti del potere legislativo: solo il 23% degli americani approva l'operato del Congresso, a fronte di un disarmante 70,8% di disapprovazione.

    Dati impossibili da trascurare, che ovviamente preoccupano non poco i vertici dei due maggiori partiti americani, in vista delle elezioni di medio termine del prossimo novembre. A dormire sonni poco tranquilli è soprattutto la maggioranza, dal momento che l'ondata anti-establishment e anti-Washington" può facilmente tramutarsi in voto anti-governativo, condizionando pesantemente i risultati delle mid-term. Mentre in casa democratica si tenta di minimizzare quanto avvenuto, o comunque di giustificarlo come un fenomeno diffuso, sono in molti infatti, sul fronte conservatore, a interpretare i risultati di martedì come un colpo subito dall'amministrazione e dalla maggioranza. «L'idolo più fragile sembra essere il presidente Obama», si legge in un editoriale dello Washington Examiner. «Come McConnell, Obama rimane popolare con la sua base, ma la sua capacità di cambiare le opinioni degli elettori appare inesistente». «Un brutto giorno per l'agenda di Obama», titola invece Karl Rove, ex consigliere di George W. Bush, per il quale gli esiti delle primarie mostrano che «l'ondata che è iniziata lo scorso anno sta continuando a guadagnare velocità, grandezza e forza. Le elezioni di questa settimana confermano quanto è stato dimostrato fin dalla scorsa estate: l'agenda di Obama è un killer politico e il suo sostegno ai candidati è di scarsissimo aiuto».

    Ragionpolitica - Usa. Dalle primarie un chiaro messaggio anti-establishment


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 28-01-11 alle 22:58

  5. #5
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    Predefinito Rif: L'Altra America

    se fossi americano voterei lui senza pensarci un attimo

  6. #6
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    Predefinito Rif: L'Altra America

    Libertari o repubblicani, non c'entrano nulla con la reazione o la tradizione europea. Alla fine è la solita minestra del fondamentalismo cristiano, illegittimità delle tasse e santificazione della libertà individuale. É la riaffermazione della variante liberale della sovversione, non è una uscita dal paradigma.
    "C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"



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    Predefinito Rif: L'Altra America

    Ed invece sbagli Boreus.

    Guarda bene l' Europa.
    Ogni movimentuccio, ogni ardire politico, è in mano allo stato antitradizionale.
    Non è poca cosa sperare almeno di limitarlo e financo di ridurlo drasticamente essendo il mezzo preferito dall'azione antitradizionale.

    Il libertarismo non si pone il problema della società essendo semplicemente un rimedio.
    Ecco che collaborare ad ideologie contro-attive ha dalla sua il non appoggiare le amenità moderne; difatti il liberalismo che intendi non può in realtà venir applicato al paleo-libertarismo che anzi in nome della libertà individuale invoca/disegna un assetto aristocratico della società riconoscendo che ciò è nella natura della società.

    Parlare poi di minestre fondamentaliste cristiane non ha molto senso...E' ovvio che io parto dalle questioni in sé stesse.

    Cosa faranno politicamente questi epigoni non è affar mio.
    D'altronde, sinceramente, andare a cercare un'azione politica tradizionale è cosa impossibile se intendiamo per politica quel che comunemente indica il termine.
    Ultima modifica di codino; 01-07-10 alle 10:16

  8. #8
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    Predefinito Rif: L'Altra America

    Citazione Originariamente Scritto da ...II... Visualizza Messaggio
    Ed invece sbagli Boreus.

    Guarda bene l' Europa.
    Ogni movimentuccio, ogni ardire politico, è in mano allo stato antitradizionale.
    Non è poca cosa sperare almeno di limitarlo e financo di ridurlo drasticamente essendo il mezzo preferito dall'azione antitradizionale.

    Il libertarismo non si pone il problema della società essendo semplicemente un rimedio.
    Ecco che collaborare ad ideologie contro-attive ha dalla sua il non appoggiare le amenità moderne; difatti il liberalismo che intendi non può in realtà venir applicato al paleo-libertarismo che anzi in nome della libertà individuale invoca/disegna un assetto aristocratico della società riconoscendo che ciò è nella natura della società.

    Parlare poi di minestre fondamentaliste cristiane non ha molto senso...E' ovvio che io parto dalle questioni in sé stesse.

    Cosa faranno politicamente questi epigoni non è affar mio.
    D'altronde, sinceramente, andare a cercare un'azione politica tradizionale è cosa impossibile se intendiamo per politica quel che comunemente indica il termine.

    Non si capisce molto del tuo messaggio, in tutta sincerità.
    L'unica cosa che ho capito e che devo contestare è che il libertarismo disegni un assetto aristocratico della società. Falso e impossibile, perchè una aristocrazia guida la società ed ha la responsabilità dei ceti subalterni. Quello che al massimo il libertarismo può disegnare è una elite del denaro. Ma una elite del denaro è per definizione parassitaria e non riconosce responsabilità.

    Più in generale, bisogna osservare che gli U$A nascono come un progetto radicalmente biblico e quindi sistematicamente sovversivo. Pertanto non c'è nessuna tradizione politica culturale utilizzabile negli U$A: un euro-americano che volesse impostare una ideologia o una politica veramente tradizionalista dovrebbe anzitutto venire a scuola in Europa e imparare mettendo da parte il suo essere del "nuovo mondo".
    "C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"



  9. #9
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    Predefinito Rif: L'Altra America

    Discorso lungo, ricordiamo che eravamo stati tra i primi a pubblicare Hoppe nel vecchio sito, soprattutto il suo lavoro contro la democrazia (v. Democrazia: il dio che ha fallito, ed. Liberilibri).

    Man mano abbiamo perso interesse per le idee "paleo-libertarie" - preferendo il "modello Putin", anche perché i discorsi dei libertari alla fine ci risultarono ancor meno realistici di certe altre pontificazioni illusorie, nonché decisamente più compatibili con il patriottismo populista americano, accompagnato dalla sua tradizionale sfiducia verso il governo e le autorità federali.

    Questo spazio come dice giustamente qualcuno non si è costituito per incensare la destra americana che ha già i suoi sostenitori; viste le premesse, non facciamo nostri i valori della Costituzione americana e tantomeno celebriamo la loro Guerra d'Indipendenza anti-europea che ha preparato il terreno per la Dottrina Monroe, con la quale dopo aver scacciato le potenze della Santa Alleanza dal Continente americano Washington ha lanciato un'offensiva sul resto del mondo, sottraendolo agli imperi europei e gettando le basi dell'American World. In questo caso però si tratta di capire se il Tea Party - nato fondamentalmente contro l'aumento delle tasse dovuto al salvataggio di Wall Street e la riforma sanitaria - può rappresentare un risveglio dell'America "profonda" contro quella delle lobbies che ne dominano la politica e l'economia.

    Dal punto di vista di Realpolitiker, l'isolazionismo di una certa parte del Partito Repubblicano (tra cui Ron Paul) andrebbe valutato anche solo in quest'ottica se vogliamo: meglio l'America neo-isolazionista del "World Empire" di Z. Brzezinski.


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 29-09-11 alle 16:13

  10. #10
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    Predefinito Rif: L'Altra America

    Mi chiedo cosa ci sia da difendere Martello di così importante.

    La maggior parte degli occidentali è carne da macello inetta. L'utilitarismo non paga.
    Ultima modifica di carlomartello; 28-01-11 alle 22:21

 

 
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