Fabrizio Rinaldini
Vittorio Ferri: un "cuore nero" a Pisa
NovAntico Editrice 2011, pagine 258, costo 16,00 euro
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Copertina
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Disponibile a Milano presso Spazio Ritter
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Il libro è la storia dell'assassinio di un camerata, Vittorio Ferri, massacrato a Pisa il 14 luglio 1948, giorno dell'attentato a Togliatti. Uno dei primi "cuori neri", di cui si è persa la memoria. E’ basata sui documenti processuali, su interviste e sui rari articoli di giornali dell’epoca.
La Memoria
Qualcuno potrebbe domandarsi perché impiegare tempo e risorse per raccontare la storia dell’assassinio di Vittorio Ferri. Un fatto lontano nel tempo, accaduto oltre sessantatre anni or sono, in una Italia totalmente diversa da quella odierna ed i cui protagonisti sono in gran parte scomparsi.
La risposta è semplice. Quasi banale.
Per un dovere di memoria.
La memoria è (o dovrebbe essere) quella funzione destinata ad assimilare e ritenere le informazioni (fatti, sensazioni e situazioni) per poterle richiamare in caso di bisogno.
L’ambiente (o area) ha sempre difettato di memoria, ma negli ultimi anni questa deficienza ha assunto proporzioni smisurate.
Ha scordato proprio tutto, l’ambiente, le proprie origini, i propri maestri, la propria storia, i propri eroi, le guerre vinte e quelle perdute.
Ed in questo oblio generale sono scomparsi anche i morti ammazzati.
L’amnesia dell’area ha fatto sì che molti (moltissimi) neppure sappiano chi erano Vittorio Ferri, Francesco Nigro, Achille Billi, Ferruccio Gatti e tanti altri “cuori neri” che non hanno avuto la ventura di guadagnarsi un capitolo nel pur pregevole libro di Telese, libro di cui anche queste pagine sono debitrici del titolo.
Morti dimenticati.
Morti senza memoria.
Di tutte le cose terribili che potevano capitare loro, dopo la morte, è avvenuta la peggiore: i loro camerati li hanno dimenticati.
Come hanno dimenticato molte, troppe altre cose.
Oggi, quei camerati si dicono smarriti e disorientati e sono confusi e disanimati. Hanno smarrito la propria storia, le proprie radici, la propria origine e cercano confusamente di rincorrere miti e mondi altrui, estranei ed alieni.
Gli “eredi” di quei lontani “cuori neri” cercano altrove ciò che non sanno più riconoscere nella propria casa: è un avvilente esempio di memoria smarrita.
Spero che queste pagine contribuiscano a riallacciare il legame spezzato con questi morti dimenticati ed a farli tornare presenti alle nostre menti e ai nostri cuori.
E magari che concorrano anche a rigenerare la memoria del nostro passato, senza la quale non c’è alcuna speranza di futuro.




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