La padania 8-1-11
DOVE SONO LE ENERGIE DA LIBERARE
Nord locomotiva dell’economia europea
Dopo l'appello degli industriali lombardi, la Marcegaglia chiede alle regioni già pronte di partire subito con il Federalismo fiscale. Con questo intervento di Mauro Possanza, i circoli “Gianfranco Miglio” avviano un dibattito per denunciare l'ipocrisia della retorica dei festeggiamenti del 150° dell'unità d'Italia ponendosi nell'ottica non provinciale di chi, come noi, non condivide l'assurda celebrazione strapaesana di stucchevole nazionalismo asfissiante, di chi si ostina ad imporre un'idea di italianità omologata e artificiosa per poi negare le diverse identità dei popoli della penisola, anzi vuole creare una nuova figura di "italiani" meticci, spesso antagonisti delle nostre culture, tradizioni, leggi e consuetudini.
MAURO POSSANZA
Responsabile per l'Emilia del Piu
(Professionisti imprenditori uniti)
La Padania deve fare squadra per entrare di diritto
nel sistema della mitteleuropa in piena ripresa economica
dopo la crisi. È l'unica area italiana che può essere trascinata
dallo sviluppo tedesco nel modello vincente dell’economia
sociale di mercato.
L’area dell’euro forte ha bisogno della Padania come mercato
e area industriale complementare e sinergica all’economia
più avanzata del Vecchio Continente.
L’ingresso dell’Estonia nell’euro (dal 1° gennaio 2011),
testimonia lo sviluppo dei paesi baltici di antica tradizione
economica e commerciale (facevano parte della Lega
Anseatica tedesca), oggi tornati all'antico splendore
come nuova frontiera dell’economia pantedesca, sancendo
il primato industriale dopo la riunificazione delle due Germanie
e completata la ricostruzione con la ristrutturazione su nuove basi
competitive che ha saputo trovare nei paesi satelliti dell’ex cortina
di ferro lo spazio di espansione necessario alla sua crescita.
Ciò ha permesso uno sviluppo del Pil che in alcuni paesi
come la Polonia tocca punte inimmaginabili per il nostro Sud,
ma che i polacchi hanno saputo gestire anche utilizzando
al meglio le risorse dell'UE.
Ecco allora profilarsi l'area emergente alla quale è demandata
la capacità del Vecchio Continente di saper reagire alla crisi
con il consolidamento della galassia produttiva europea
alla quale la Padania, non solo appartiene di diritto,
ma nella quale può inserirsi come macroregione
da assoluta protagonista per capacità produttiva,
creatività, flessibilità, modernità, efficenza
e sistema dei distretti dell'eccellenza in una filiera unica
invidiata nel mondo intero.
Nel contesto di questo sistema solare che ha al centro
la Germania riunificata, ruotano i pianeti delle economie
dell’euro forte (Belgio, Olanda, Lussemburgo, Danimarca,
Austria) e le economie più avanzate dell’Est (Polonia,
Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia), la vera frontiera
Dello sviluppo del Pil che marcia verso il 5% di crescita.
Può in questo contesto dinamico, l’area del centro-nord
Non partecipare agli scambi e a competere con le nostre
aziende di eccellenza?
Può se riesce a fare sistema, se riesce cioè a trovare il giusto
collegamento in un mercato che vede la Padania come
macroregione d’Europa, una visione che richiede lungimiranza
e relazioni tra sistemi omogenei, complementari in una logica
che va oltre i limiti oggettivi dei singoli paesi, in particolare,
nel caso italiano, di un sistema paese obsoleto, burocratico
e asfittico che limita i suoi orizzonti ai confini nazionali,
dove alcuni partiti romani addirittura si fermano al Po
senza capire il processo in atto da almeno vent'anni
nel tessuto socioeconomico che ha trovato rappresentanza
politica nella Lega, fenomeno incompreso dalla classe
politica romana, incapace di trovare un collegamento
con l'area più dinamica dell'Europa, anzi infastidita
da questo successo tedesco che potrebbe costituire
un polo di attrazione per la Padania.
E' chiaro, che ciò è avvertito come un pericolo da chi finora
ha goduto della mammella del Nord e che in una situazione
critica, potrebbe essere costretto a svezzarsi contando
sulle proprie capacità.
Il rifiuto a misurarsi con i problemi reali imposti da un mondo
che non si è voluto affrontare anche per incapacità, inerzia
e quell'atteggiamento tipico di certo meridione dove si risponde
con l'apatia di chi vede il cambiamento con l'atavica mentalità
gattopardesca, dove ancora si ragiona come ad un paese chiuso,
fuori dal mondo globalizzato, centralista.
Chi vuole il Polo della Nazione, il Partito della Nazione,
vuole solo gestire il declino del paese, trascinando con sé
la parte più avanzata, senza capire che ciò porterebbe
all’implosione del sistema, con il pericolo di balcanizzare
i conflitti sociali.
La crisi porterebbe alla deriva economica
e ad aggravare ancora di più le condizioni,
già al limite del tollerabile, per un rinnovo
del contratto sociale, che può essere rinegoziato
solo con una riforma federale del paese in grado
di liberare le energie migliori per riprendere
lo sviluppo e tornare a crescere.
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hefico: .


