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    fiamma verde
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    Predefinito Cristiani in terra islamica

    Pastore protestante "apostata" verso l'impiccagione se non abiura - Repubblica.it



    IRAN
    Pastore protestante "apostata"verso l'impiccagione se non abiura
    L'allarme lanciato dalla comunità cristiana in Iran: potrebbe essere giustiziato giovedi Yousef Nadarkhani, giovane di Rasht che ha abbracciato il Cristianesimo fino a diventarne sacerdote. E per questo condannato a morte

    di PAOLO GALLORI
    Yousef Nadarkhani
    TEHERAN - Suo padre, suo nonno, i suoi avi, la sua famiglia. Per tutti loro, non c'è mai stata altra religione se non l'Islam. Poi, un giorno, Yousef Nadarkhani scopre il messaggio della cristianità. E il giovane, residente nella città iraniana di Rasht, sul Mar Caspio, abbraccia la nuova fede con tanta convinzione da diventarne pastore e sfidare la teocrazia iraniana. Fino a diventare, con sua moglie ed altri correligionari, oggetto di una persecuzione culminata per lui nella condanna a morte. Il reato che gli viene contestato è l'apostasia, l'abbandono della religione di Stato.

    In Iran il procedimento è ancora aperto presso il tribunale provinciale di Gilan, ma i sostenitori di Nadarkhani, oggi 34enne, lanciano l'allarme: secondo gli attivisti che ne chiedono la scarcerazione c'è il rischio che l'esecuzione avvenga già giovedì perché il tribunale provinciale, è il loro timore, potrebbe applicare una legge appena ratificata dal Parlamento iraniano che inasprisce la pena per il reato di apostasia.

    A rilanciare la notizia è il sito d'informazione BosNewsLife, che cita fonti iraniane vicine al religioso, secondo le quali Nadarkhani, che oggi sederà sul banco degli imputati in una nuova udienza del processo a suo carico, avrebbe respinto la richiesta di "pentimento" avanzata dal giudice del tribunale provinciale di Gilan nel corso di un'udienza che ha avuto luogo domenica. Secondo il giudice, infatti, il religioso cristiano ha "antenati
    islamici" e per questo motivo "deve abiurare la sua fede in Gesù Cristo".

    Su BosNewsLife, Jason DeMars, direttore del gruppo di sostegno Present Truth Ministries (PTM), analizza la controversa legislazione iraniana che inasprisce il trattamento dell'apostasia. La sezione 6/225 afferma che "quando i genitori di una persona erano musulmani al momento in cui provavano ad avere un bambino, e lui o lei successivamente si converte a un'altra religione senza dire di essere musulmano, costui o costei è un'apostata" spiega DeMars. La sezione 8/225, inoltre, stabilisce le procedure per l'impiccagione di un apostata. "Una volta pronunciato il verdetto - spiega ancora De Mars -, all'apostata viene chiesto di pentirsi. Se si rifiuta, viene ucciso".

    "Pentirsi significa tornare indietro. Ma verso cosa dovrei ritornare? Alla blasfemia in cui ero prima di trovare la fede in Cristo?", così avrebbe risposto Nadarkhani al giudice, stando al resoconto fornito da alcuni testimoni presenti all'udienza. E quando la corte ha chiesto a Nadarkhani di tornare "alla religione degli antenati", il prete cristiano avrebbe replicato: "Non posso". Una proclamazione di innocenza, oltre che di fede, per la quale Nadarkhani ora rischia di essere impiccato. Calcolando i tre giorni stabiliti dalla nuova legge, la sentenza dovrebbe essere eseguita, appunto, giovedi 29 settembre.

    Il primo arresto di Yousef Nadarkhani risale al 2006, con il rilascio due settimane dopo. Nel 2009, Nadarkhani si ribella a una riforma introdotta nel sistema educativo iraniano, secondo la quale tutti gli studenti, inclusi i bambini, devono obbligatoriamente leggere il Corano, laddove la Costituzione iraniana garantisce la libertà religiosa. Yousef protesta davanti la scuola e il suo gesto lo porta in tribunale il 12 ottobre del 2009, incriminato per le proteste. Capo d'accusa che presto cambia: Nadarkhani viene processato per apostasia ed evangelizzazione, detenuto nel carcere di Lakan, alla periferia di Rasht.

    Il 18 giugno 2010 viene tratta in arresto sua moglie Fatemah. In tribunale, la donna è privata della difesa e condannata all'ergastolo. Per indurla ad abiurare, secondo testimoni della comunità cristiana, le viene prospettata anche la sottrazione dei figli perché siano affidati a una famiglia musulmana. Ma Fatemah non si arrende, assolda un avvocato, presenta appello e la sentenza è ribaltata l'11 ottobre del 2010.

    Nel settembre del 2010 è Yousef a comparire davanti alla Corte d'assise della provincia di Gilan, dove viene oralmente condannato a morte per apostasia. Sentenza contro cui non si può presentare appello presso la Corte Suprema fino a quando non sia stata trascritta, operazione che i giudici di Gilan ritardano. Secondo la comunità cristiana iraniana, una mossa strategica, per indurre Nadarkhani ad abiurare. Nel frattempo, Yousef viene trasferito in un carcere per detenuti politici, dove è negato l'accesso ai familiari e anche al suo avvocato.

    La versione scritta della sentenza giunge finalmente il 13 novembre del 2010, corredata da un importante dettaglio: Nadarkhani deve essere punito tramite impiccagione. La difesa del pastore cristiano presenta il suo appello, ma la Corte Suprema di Qom conferma la condanna a morte. Al legale di Nadarkhani, Mohammed Ali Dadkhad, importante esponente della difesa dei diritti umani in Iran, il nuovo verdetto viene comunicato l'11 luglio scorso.

    Ma la Corte Suprema chiede anche al tribunale provinciale titolare della prima sentenza di riesaminare alcuni aspetti procedurali, consegnando così al giudice il potere di decidere se giustiziare Nadarkhani o trovare una via d'uscita dallo spinoso caso e liberarlo. Il timore della comunità cristiana in Iran è che il verdetto non sia solo già scritto, ma che la fine di tutto sia molto, troppo vicina. Se Nadarkhani fosse impiccato, si tratterebbe del primo cristiano giustiziato in Iran per motivi religiosi negli ultimi 20 anni.
    Ultima modifica di trilex; 29-09-11 alle 13:54

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Cristiani in terra islamica

    12/09/2011 - 123 - EGITTO: CARD. NAGUIB, TORNA LA PAURA TRA I CRISTIANI

    “In Egitto cominciano a riaffiorare incomprensioni tra musulmani e cristiani. Le dichiarazioni dei salafiti preoccupano fortemente la comunità cristiana ed anche se esponenti religiosi e civili rilasciano dichiarazioni concilianti, queste non la rassicurano”. È stato il patriarca copto-cattolico di Alessandria, il card. Antonios Naguib, a manifestare i timori dei cristiani egiziani ai partecipanti all’incontro interreligioso di Monaco di Baviera, promosso dalla Comunità di S.Egidio. “L’assenza di rappresentanti cristiani all’interno del Governo e tra i governatori delle regioni alimenta questa preoccupazione”, ha affermato il cardinale, che ha ribadito “l’impegno dei cristiani a sostenere quei partiti che vogliono uno Stato di diritto. Non vogliamo un partito cristiano ma un buon partito della nazione che ricerchi l’ordine e la sicurezza, una vita pacifica nella libertà e nell’uguaglianza e migliore sotto l’aspetto economico e sociale”.
    Tuttavia non esistono solo motivi di preoccupazione ma anche di speranza: “I giovani e i loro numerosi alleati – ha aggiunto il patriarca Naguib – sono risoluti a continuare le manifestazioni per chiedere uno Stato civile e anche il documento dell’università di Al Azhar tende in questa direzione, verso uno Stato democratico, costituzionale e moderno”. “Dal punto di vista religioso – ha spiegato il cardinale – il documento pur affermando la sharî‘a quale fonte e fondamento della legislazione garantisce agli adepti delle altre religioni il ricorso ai rispettivi diritti religiosi per quanto attiene al loro statuto personale”. Una dichiarazione che, per il porporato, “contiene una visione molto positiva che sicuramente potrà condurre ad un’ulteriore evoluzione verso lo Stato moderno”. (Sir)

  3. #3
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    PAKISTAN Pakistan: bimba di dieci anni accusata di blasfemia e punita per un errore di ortografia - Asia News

    Pakistan: bimba di dieci anni accusata di blasfemia e punita per un errore di ortografia
    di Jibran Khan
    Faryal Bhatti ha scritto male una parola in urdu riferita a Maometto, e questo ha provocato reazioni incredibili da parte degli insegnanti e degli ulema. Espulsa dalla scuola, e sua madre, infermiera, costretta ad abbandonare il lavoro. Mons. Anthony: “La società sta diventando così intollerante che un errore minuscolo ottiene una grande attenzione”.

    Abbottabad (AsiaNews) – Un errore di ortografia ha portato a un’accusa di blasfemia, e a serie conseguenze per una bambina cristiana di 10 anni e la sua famiglia ad Abbottabad. Faryal Bhatti, figlia di un’infermiera, Sarafeen Bhatti è studentessa alla High School della POF Havelian Colony. Il 22 settembre, durante un esame ha scritto male una parola in urdu, sbagliando il posto in cui mettere un punto. Così la parola, riferita al profeta Maometto, si è trasformata da “poesia di lode” (naat) a “maledizione (lanaat). L’insegnate di urdu, la signora Fareeda, ha sgridato severamente Faryal di fronte a tutta la classe, nonostante che la bambina si giustificasse dicendo che si tratta di un errore, e ha portato la questione al preside.

    La notizia del presunto insulto a Maometto si è diffusa nella scuola; gli insegnanti e la direzione hanno accusato la bambina di blasfemia. Le autorità scolastiche hanno informato quelle religiose, che insieme con gli abitanti della colonia hanno inscenato una manifestazione, chiedendo che ci fosse una denuncia alla polizia contro la bambina, l’espulsione dalla scuola e l’allontanamento della sua famiglia dalla Colony. Cantavano slogan contro di loro e contro i cristiani, e nei sermoni del venerdì hanno denunciato l’episodio come “una cospirazione contro l’islam”, che doveva essere schiacciata.

    In una riunione con gli insegnanti e gli esponenti religiosi la bambina (in lacrime) e la madre hanno spiegato che si è trattato di un errore, e hanno chiesto scusa. Maulana Syed Ejaz Ali, un religioso della Jamia Masjid ha visto il foglio, ha parlato con la bambina e la madre e ha concluso: “Non ho un’idea precisa sulle intenzioni di Faryal, gli occhi pieni di lacrime mostrano la sua innocenza, ma l’errore ha trasformato la parola in un insulto e questo è ragione sufficiente per una punizione; non deve mai in tutta la sua vita pensare contro l’islam”.

    L’amministrazione scolastica per compiacere i religiosi ha espulso Faryal dalla scuola; i religiosi islamici hanno fatto pressione sull’amministrazione della Colony affinché la madre fosse licenziata subito e allontanata dalla sua residenza. Madre e figlia sono state trasferite a Wah Cantonment dall’amministrazione dell’ospedale. La Masihi Foundation ha chiesto a due religiosi islamici di Islamabad di dare il loro parere sulla questione, Maulana Mehfooz Ali Khan e Hussain Ahmed Malik. Maulana ha dichiarato: “E’ un errore innocente di una bambina. Molti studenti musulmani nelle madrase pronunciano in modo sbagliato le parole arabe, cambiando il senso, Non si può punire un bambino per un errore non voluto, La bambina ha solo 10 anni, ne avrà un trauma. Faryal Bhatti è stata sottoposta a tutto questo solo perché è cristiana, protesto contro la decisione di espellere la bambina e di trasferire la madre”.

    Il vescovo di rawalpindi-Islamabad, Rufin Anthony, ha dichiarato ad AsiaNews: “Condanno l’incidente. Ora anche gli studenti cristiani sono vittimizzati e accusati di blasfemia. La società sta diventando così intollerante che un errore minuscolo ottiene una grande attenzione. Gli ulema hanno deciso la punizione di una bambina che non sa neanche che cosa ha fatto. Avrebbero dovuto spiegarle l’errore, se errore era, guadagnando la sua fiducia a rendendo così un servizio alla religione. Quello che è accaduto è esattamente l’opposto”.

  4. #4
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  5. #5
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    Che dire?
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


    "Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Cristiani in terra islamica

    sul il condannato all'impiccagione sembra che fortunatamente non verrà più condannato a morte, ma resta il fatto che ormai la intolleranza islamica resta sempre forte in territorio musulmano
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  7. #7
    fiamma verde
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    mbe' questi fratelli mi fanno riflettere, quanto siamo oziosi noi cristiani "facili" con certe discussioni che vedo qui certe volte, ma pure altrove quasi "drammatiche"....tra casule e pianete...

  8. #8
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    non ci resta che pregare...

  9. #9
    fiamma verde
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  10. #10
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