La sinistra tedesca va alla guerra con la finanza
Andrea Mollica
YOUniversal
1 novembre 2011
Il probabile candidato cancelliere della Spd vuole addomesticare il capitalismo per uscire dalla crisi dell’euro
Addomesticare il capitalismo sarà il nuovo slogan della sinistra tedesca? Questa espressione è stata utilizzata dal probabile candidato cancelliere della Spd, Peer Steinbrück, nella sua apparizione televisiva con l’ex cancelliere Helmut Schmidt da Günther Jauch, la principale trasmissione di approfondimento politico. In un Paper presentato al partito nei giorni scorsi l’ex ministro delle Finanze del primo governo Merkel chiede una forte regolamentazione dei mercati finanziari, con espliciti divieti all’eccessivo utilizzo di strumenti derivati e la separazione delle attività bancarie.
PEER ALLA RISCOSSA – Peer Steinbrück è l’ultimo esponente della generazione della Spd cresciuta nell’opposizione ad Helmut Kohl. Un economista che è stato a lungo civil servant a fianco di ministri socialdemocratici, Steinbrück è diventato leader politico in età relativamente avanzata, a 55 anni, quando divenne ministro presidente del più importante Bundesland tedesco, Nordreno-Vestfalia. Dopo la sconfitta delle regionali del 2005, che provocarono la caduta del governo Schröder e la convocazione delle nuove elezioni vinte da Angela Merkel, l’anseatico Peer fu chiamato nella politica berlinese. Dopo anni trascorsi nei ministeri di Bonn, Steinbrück fu nominato titolare del Dicastero delle Finanze. Molto apprezzato da Angela Merkel, il ministro delle Finanze della Spd si attirò tanto applausi quanto polemiche per alcune sue scelte, come l’abbassamento della tassazione sulle imprese, o l’allungamento dell’età pensionabile. L’avanzo di bilancio raggiunto dalla Germania prima della crisi, e la relativa facilità con la quale l’economia si è ripresa, sono state attribuite anche alla guida di Steinbrück. Nonostante sia sostanzialmente un tecnocrate di 64 anni, l’ex ministro presidente del NRW è ancora oggi la più grande speranza della sinistra tedesca per tornare al governo. Nei sondaggi una pluralità di intervistati lo preferisce ad Angela Merkel come cancelliere della Germania.
EUROPEISMO SOCIALDEMOCRATICO – Peer Steinbrück sembrava essere quasi uscito dalla politica che conta nel 2009. La drammatica sconfitta della Spd, precipitata ai livelli degli anni ’20, aveva portato il popolare ex ministro ad accettare un mandato parlamentare senza alcun altro incarico. Il drastico e per certi versi imprevedibile, per celerità, calo di consensi dell’esecutivo liberal conservatore ha fatto riemergere la stella di Steinbrück. Dopo aver condiviso quattro anni di governo, l’ex ministro delle Finanze ha criticato in modo radicale la politica europea di Angela Merkel, spostando la stessa Spd su posizioni più europeiste. La socialdemocrazia tedesca è da sempre scettica su Bruxelles per quanto riguarda l’armonizzazione del diritto del lavoro. Un’opposizione che nasce dalla difesa della cosiddetta Mitbestimmung, la codeterminazione che permette ai rappresentati dei lavoratori di sedere in modo paritetico ai rappresentati del capitale nei board di sorveglianza delle imprese tedesche. Steinbrück ha suggerito un’opposizione ad Angela Merkel non populista ed anti Europa, ma una politica che abbia nell’euro il futuro della Germania. Favorevole agli eurobond e ad un coordinamento delle politiche fiscali, l’ex ministro delle Finanze ha così rappresentato l’alternativa all’europeismo a giorni alterni della Cdu, incapace, secondo Steinbrück, di dire la verità ai tedeschi: per salvare l’euro bisogna pagare di più, ma questa scelta significa più prosperità e benessere per la Germania nei prossimi decenni. Anche grazie alla rilevanza della crisi della moneta unica in questo momento, l’ex ministro delle Finanze è diventato il favorito per la candidatura a cancelliere della Spd. Steinbrück appartiene alla corrente moderata e riformista della socialdemocrazia tedesca, quella che ha sempre espresso i cancellieri di sinistra: Willy Brandt, Helmut Schmidt e Gerhard Schröder.
ADDOMESTICARE LA FINANZA – In questi giorni l’ex ministro delle Finanze del primo governo Merkel, ha presentato un programma per addomesticare i mercati finanziari, il modo per arginare la crisi dei debiti sovrani che sta travolgendo l’Unione Europea. Steinbrück auspica misure molto più dure nella regolamentazione della finanza rispetto a quanto viene attualmente discusso a livello globale, una posizione invero non nuova da parte sua ma mai recepita a livello di G20. Nel Paper del leader socialdemocratico viene proposta in modo netto una drastica limitazione delle speculazioni ad alto rischio come i derivati. Secondo Steinbrück, l’introduzione di nuovi controlli è una condizione necessaria per la ricapitalizzazione delle banche europee con i soldi pubblici. Solo in questo modo potrebbe essere frenata la speculazione contro gli Stati Membri della Ue che sono in questo momento colpiti duramente sui mercati. L’ex ministro delle Finanze vuole limitare in modo netto la compravendita dei Credit Default Swap, uno strumento di copertura di rischio che funziona nel modo seguente:
Uno swap è un baratto, e in questo caso il baratto consiste in questo: la parte A paga periodicamente una somma alla parte B, e la parte B in cambio si impegna a rifondere alla parte A il valore facciale di un titolo C, nel caso il debitore C vada in bancarotta. Insomma, A ha comprato l’obbligazione emessa da C, ma A vuole esser sicuro che C rimborsi il capitale alla scadenza. La finanza ha creato questo strumento di copertura del rischio, e il credit default swap è in effetti come una polizza di assicurazione. Se, per esempio, il valore dei titoli acquistati è di 100mila euro (facciali), e il cds è di 120 punti base, vuol dire che A deve pagare ogni anno 1200 euro per essere sicuro del rimborso. Questi cds sono quotati in mercati over the counter, e se il costo dovesse balzare, mettiamo, a 800 punti base, vuol dire che il mercato teme che il debitore C avrà difficoltà a far fronte ai propri impegni.
Steinbrück vuole che questi strumenti finanziari siano permessi, solo nel caso in cui il CDS copra effettivamente un credito o un acquisto di un obbligazione avvenuto in precedenza. In caso contrario i CDS vanno vietati, come si esplicita nel Paper di dieci pagine che rappresenta de facto il programma finanziario della Spd sulla crisi dei debiti sovrani e delle banche europee. In questo momento molte istituzioni finanziarie comprano i CDS senza che abbiano titoli, obbligazionari o azionari, da coprire. Il motivo di questi acquisti sul mercato finanziario dipende dalla speranza che il valore del CDS cresca, e questo avviene quando per esempio in caso di copertura di un’obbligazione la situazione finanziaria di un Paese si aggrava. Attualmente chi specula su questi strumenti finanziari sta facendo profitti immediati con l’aggravamento della crisi dell’euro.
STOP AI DERIVATI - In quest’ottica l’ex ministro delle Finanze vuole vietare anche i contratti a termine, i future o forward, che non hanno alcun legame con una transazione di beni effettivamente avvenuta. Le istituzioni finanziarie americane utilizzano più di tutti questi strumenti sui mercati delle materie prime. Come aveva riportato il Wall Street Journal, Goldman Sachs deteneva circa il 35% di tutti i derivati sul greggio il 30 giugno del 2008. La banca non è però nota per il trasporto di questa materia prima, che in effetti non ha mai fatto e ragionevolmente non farà mai. Secondo Steinbrück bisogna vietare che istituzioni finanziarie comprino o detengano materie prime, tra le quali anche il petrolio. Le materie prime vengono trattate con prodotti finanziari, che fanno della categoria dei cosiddetti derivati. Nei Futures e nelle Options c’è di solito una scommessa sul futuro sviluppo del prezzo. Per un agricoltore, che vuole assicurare la sua raccolta di grano, questo strumento finanziario è necessario. Gli speculatori però generano enormi variazioni di prezzi, grazie alle loro dotazioni miliardarie, che provocano problemi all’economia reale. Per questo l’ex ministro delle Finanze tedesco chiede che i derivati vengano scambiati su una piattaforma commerciale trasparente, e non come avviene ora che sono trattati fuori dalla Borsa, il cosiddetto Over-the-Counter-(OTC). La posizione del leader socialdemocratico si avvicina così alle proposte della Commissione europea. Le autorità comunitarie avevano presentato i loro piani per una maggiore regolamentazione dei mercati finanziari (Mifid2), tra i quali è prevista la forte limitazione degli scambi OTC. In questo momento circa il 90% di tutti i derivati vengono scambiati a livello globale, tra banche e fondi finanziari, al di fuori della Borsa. Anche per questo manca alle autorità di controllo lo sguardo per capire dove si nasconda il rischio.
VIA EUROPEA - In modo del tutto simile all’Unione europea Steinbrück supporta in modo chiarissimo una forte regolamentazione del rapporto con le agenzie internazionali di rating. Le valutazioni delle agenzie dovrebbero essere vietate, soprattutto in relazione agli Stati, che si sono rifugiati sotto la protezione del fondo EFSF oppure del suo successore ESM. Ai grossi investitori che vogliono fare business nella UE bisogna chiedere che facciano proprie valutazioni nella loro strategia di investimento nei Paesi della UE. Steinbrück ritiene al contempo irrinunciabile una separazione delle banche, che devono essere solo commerciali oppure d’affari.” L’obiezione, che così le crisi bancarie non possono essere evitate, cade nel vuoto, perchè nessuno l’ha affermata“. Alle banche commerciali che farebbero solo credito deve essere vietato il proprietary trading. Allo stesso modo deve essere loro impedito di partecipare a istituzioni finanziarie attive in questo settore, così come deve essere loro vietato di fare credito a chi opera nel proprietary trading. In relazione alla netta opposizione che simili proposte possono suscitare negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il leader socialdemocratico pensa che simili proposte possano avere poco successo all’interno del G-20. “La cosa fondamentale è concentrarsi nell’ambito dell’euro zona”. Allo stesso modo Steinbrück ritiene poco probabile che i grandi investitori internazionali ritirino i loro capitali in presenza di una regolamentazione più stringente.
http://www.giornalettismo.com/archiv...on-la-finanza/




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