IL CONTESTO FAMILIARE
La famiglia De Nardo fa parte della medio-alta borghesia con una eccellente posizione economica. E’ una famiglia che gode della stima generale della gente anche se conduce una vita abbastanza ritirata. Francesco De Nardo, il padre di Erika, 45 anni, è originario di un paese in provincia di Catanzaro. La sua famiglia d’origine, quando lui ha 7 anni, si trasferisce a Novi Ligure. Conoscerà Susy Cassini al liceo, quando lui ha 17 anni e lei 14. Si sposeranno dieci anni dopo e avranno due figli. Francesco si laurea in Ingegneria e poi farà carriera nella Pernigotti. Viene descritto come un uomo educato, serio e nell’ambito lavorativo è molto amato dai dipendenti. La relazione con la figlia Erika è da sempre caratterizzata da una certa distanza. Lui incarna la figura paterna autoritaria che propina regole e ramanzine anche se, a quanto risulta, non ha mai alzato un dito contro la figlia.
E’ Susy Cassini, la moglie e madre, che ha una relazione emotivamente più stretta con i figli. La donna viene descritta come una madre vivace e determinata, il cuore pulsante della casa con una capacità organizzativa che non lasciava nulla al caso.
Di lavoro faceva l’insegnante, ed era estremamente religiosa tanto da tormentarsi a tal punto da precipitare in uno scompenso emotivo che per un certo periodo la portò a frequentare i Testimoni di Geova. Chissà quanto tutto questo influenzò la relazione con la figlia; comunque non riuscì mai a trasmetterle fino in fondo questa sua dirittura morale e il suo credo che, alla luce di tutto questo, forse era troppo per una ragazzina dell’età di Erika.
Gianluca, il figlio, tutto il contrario di Erika, era bravo a scuola, amante dello sport e del catechismo e, nonostante le differenze, molto legato alla sorella a cui aveva dedicato l’ultimo tema scolastico prima di morire descrivendola come la sua migliore amica e un esempio da seguire dimostrandole una stima sconsiderata. Questo particolare rende il tutto ancora più tragico e riempie l’animo di una tristezza infinita. Da parte sua Erika sembra apparentemente nutrire una grande ammirazione per questa madre dalla personalità così ‘forte’ con la quale però si sviluppa nel tempo un rapporto sempre più conflittuale nel quale le due più che madre e figlia erano diventate come due sorelle ed Erika non riusciva più a confrontarsi con lei sulle sue problematiche adolescenziali.
La relazione con il fratellino sembra apparentemente buona: Erika era molto paziente e investiva molto del suo tempo per giocare con lui. Da piccola praticava la danza e viene descritta come una bambina molto educata e gentile. Una volta cresciuta ha praticato la pallavolo e il Kickboxing. A scuola si distingue tanto da diventare il leader della sua classe nonostante le sue caratteristiche di riservatezza con le quali pone sempre una certa distanza nelle relazioni con gli altri. Le difficoltà scolastiche e la sua ribellione a casa cominciano e coincidono con l’inizio della relazione con Omar con il quale comincia a consumare droghe tra le quali anche la cocaina fino ad arrivare ad un vero e proprio abuso.
La famiglia non riesce a fornirle un adeguato contenimento: pur non gradendo le frequentazioni della figlia i genitori non si imporranno mai se non con un silenzio di disapprovazione che comunque non impedirà a Erika un eccesso di libertà fermo restando il rispetto di certe abitudini e di certi orari. Apparentemente l’atmosfera della famiglia De Nardo non è caratterizzata da tensioni palpabili ma allo stesso tempo si basa su una esteriorità che non è sostanziata da una affettività che possa reggere ed elaborare le normali conflittualità tra genitori e figli presenti sempre e comunque in tutte le famiglie. I problemi si evitano e la cosa più importante non è il sentire ma il fare, la prestazione che deve essere sempre elevata ad un certo standard, sia in famiglia che a scuola.
Nonostante regni un ordine impeccabile, retto soprattutto dalla rigidità religiosa della madre, la funzione educativa espletata dai genitori non riesce a trasmettere quella capacità di sentire e non solo di fare. [Paolo De Pasquali, 2004]
Anche la famiglia di Omar è benestante anche se il livello culturale è molto più basso. I genitori, persone alla buona ma irreprensibili, cercano di mettercela tutta per seguire la crescita del loro figlio. Anche qui la figura paterna, soprattutto in passato, è stata perlopiù assente: faceva il camionista ed oggi, a 41 anni, è comproprietario di un bar di Novi e lascia alla moglie la responsabilità dell’educazione del figlio sulla quale lui interviene solo indirettamente.
Omar ha una relazione con il materno che potremmo definire simbiotica tanto che spesso dorme nel letto con lei. E’ molto legato anche ad una nonna che vive con loro. Lo sviluppo emotivo di Omar è condizionato da una massiccia presenza dell’elemento femminile che non è stato mediato da un maschile paterno che avrebbe dovuto avere la funzione di elemento separatore fondamentale per l’autonomia psicologica del ragazzo che verrà invece eccessivamente coccolato e viziato senza essere responsabilizzato. Omar, 17 anni, è introverso e taciturno, una figura anonima che conduce una vita anonima caratterizzata dal conformismo. L’incontro con Erika lo trasforma: diventa aggressivo e trasgressivo.
I suoi genitori non ostacolano la loro relazione, anzi, la incoraggiano lasciandoli liberi di rimanere da soli nella stanza del figlio per lunghe ore. La relazione tra Erika e Omar, dopo un iniziale tentennamento da parte del giovane che arriva anche a lasciarla, si fa in seguito, dopo la riconciliazione, subito molto passionale ed esclusiva. La coppia si chiude sempre più in se stessa allontanando gradualmente tutti gli amici e le frequentazioni di un tempo: si richiudono sempre più nella stanzetta di Omar che diventa il loro universo, un luogo intimo ed inaccessibile, dove sperimentare emozioni sentimentali e sessuali. I ruoli della coppia si definiscono subito in copioni rigidi ed immodificabili:
Erika prende in mano lo scettro del comando, lei è forte, sfacciata, desiderosa di conferme e approvazione e per questo ha bisogno che l’altro si sottometta al suo volere; da parte sua, Omar, che con lei è diventato più sicuro di se stesso, vive costantemente una spiacevole angoscia abbandonica e per questo fa di tutto per accontentarla. La loro vita inizia ad essere scandita da una sorta di rituale ripetitivo e immodificabile: tutti i giorni Omar va a prendere Erika alle 15.30 e la riporta a casa alle 19.30 e in queste quattro ore i due giovani fanno l’amore, ascoltano musica, leggono romanzi di Stephen King e iniziano ad alimentare fantasie di morte sulla famiglia di Erika. I due cominciano sempre più a perdere il contatto con la realtà:
Sono come un organismo unico, indifferenziato, in cui le identità dei singoli, annullandosi i confini, perdono sempre più di consistenza fino a sfumare completamente. Un organismo corrotto che scinde il male da se stesso e lo proietta sulla famiglia De Nardo che diventa l’elemento persecutore da eliminare per poter raggiungere l’assoluta libertà, per autoaffermarsi contro un nemico che li vuole separare. L’elemento centrale che motiva la mano assassina di Erika è, inoltre, l’odio nei confronti di una madre troppo perfetta e per questo troppo ingombrante con la quale era impossibile confrontarsi se non al prezzo del proprio annichilimento.
Erika sfoga questo suo odio con un overkilling che dimostra questa sua volontà di spazzare via questa madre opprimente. Probabilmente il fratello è stato eliminato perché ormai era un testimone anche se è assodata la gelosia di Erika per questo fratello fatto ad immagine e somiglianza della madre, anche lui perfetto, bravo a scuola. Affettuoso e amato da tutti: troppo per il suo egocentrismo malato e desideroso di essere al centro dell’attenzione.
[Paolo De Pasquali, 2004]