Tra il '97 e il 2000 feci un apprendistato presso la sede amministrativa di un grande azienda tessile, con oltre 1000 dipendenti sparsi per l'europa e 160 millioni di marchi di fatturato. Cominciai a 19 anni e finii a 21.
Durante i tre anni ho girato un po' tutti gli uffici, ma la gran parte dell'apprendistato lo passai in un piccolo ufficio, con tre dipendenti e una capoufficio sui 45 anni che se la faceva col numero 2 dell'azienda. (provato, nessun pettegolezzo).
Questa donna era di una deficienza imbarazzante, sempre buona a combinare casini e grazie alla sua posizione, faccia tosta e opportunismo l'ha sempre fatta franca, spesso a spese di altri.
Durante i primi mesi di lavoro, ogni volta che ci trovavamo da soli in ufficio, attaccava a chiaccherare e prendersi confidenza con me per poi andare sempre più sull'intimo, mi raccontava per esempio che lei porta solo lingerie, mi chiedeva se avevo una fidanzata oppure parlava spesso dello scandalo tra clinton e la lewinski che ai tempi era attuale e comunque trovava sempre il modo di indirizzare i discorsi sul sesso.
Finchè un giorno mi chiede la cortesia se dopo lavoro andavo con lei a casa sua ad aiutarla a sistemare la nuova moquette, perchè lei non ci riusciva. Io non avevo nessuna voglia, ma avevo capito che era una tipa vendicativa e che le sue richieste erano più degli ordini cammuffati. Accettai e mi portò a casa sua in macchina dopo il lavoro.
Il lavoro da fare era una banalità, roba da 5 minuti che avrebbe potuto fare chiunque, si trattava di un chiaro pretesto per portarmi a casa sua. Dopo il lavoro lei ha provato ad intrattenermi, ma io ho trovato una scusa e sono andato via frettolosamente.
Da quel giorno il nostro rapporto è cambiato e nei miei confronti era acida e falsa, cosi come lo è sempre stata con gli altri. Meglio cosi, preferisco fronti chiari.
Passano gli anni, con lei sempre più autoritaria e despotica, tutti i tre colleghi sono stati licenziati o sostituiti da lei perchè ci litigava in continuazione, anche io sono stato mandato via da lei più volte in altri uffici, ma poi, putroppo sono sempre stato richiamato indietro.
Due mesi al termine del mio apprendistato succede ciò:
Io mi occupavo dei clienti italiani, con uno si era appena chiusa una pratica di reclamo con un nostro bonifico di 8 000 marchi che sarebbero stati detratti dal prossimo pagamento. Allo stesso tempo questa ditta ci fattura il danno per 13 000 marchi e trattiene questo importo insieme agli 8 000 del bonifico. Io ovviamente me ne accorgo, e mi appresto a scrivere un sollecitamento per i 13 000 marchi mancanti detratti senza il nostro consenso.
Ogni lettera che usciva doveva essere firmata anche dalla capa, quando lesse la lettera mi chiese l'estratto conto della ragioneria sul cliente per verificare che non mi fossi sbagliato. Glielo diedi, e l'estratto conto mostrava a suo avviso che il cliente ci era debitore di 5 000 e non di 13 000 come sostenevo io.
Sono rimasto senza parole, considerando che il lavoro con gli estratti conti era uno dei suoi principali, con i quali passava ore e ore e io solo alla fine dell'apprendistato sono stato ritenuto abbastanza competente per lavorarci, mi chiedo che cazzo ha fatto questa qui dalla mattina alla sera per anni interi?
A lei risultava cosi perchè non sapeva che i bonifici venivano contabilizzati dalla ragioneria solo dopo la firma del titolare dell'azienda e questo poteva durare anche un mese.
La deficiente mi chiede di fare una fattura di 5 000 e spedirla al cliente, convita che cosi avrebbe saldato il conto, ma ignorando che emettendo la fattura e passandola in ragioneria il conto sarebbe stato negativo di 10000 e una volta che il cliente avrebbe pagato la fattura sarebbe tornato tutto come prima. Io con tanta pazienza e stando attentissimo ad azzeccare le parole glielo ho spiegato senza che si lei sentissa una stupida.
Dopo che finalmente è riuscita a capire almeno questo mi chiede di far saldare i 5 000 marchi dal cliente e chiudere definitivamente la pratica in modo che il conto torni in pareggio secondo lei. Cosi facendo, il conto andrebbe in pareggio, ma il cliente avrebbe avuto 8000 marchi in più di quanto gli spettasse e la cosa sarebbe saltata fuori appena il bonifico sarebbe stato contabilizzato. Io, convinto delle miei ragioni mi rifiuto, sapendo che poi le colpe sarebbero andate a me e mi avrebbero anche potuto accusare di essere in combutta col cliente.
Lei va su tutte le furie e chiama il direttore generale che è contemporaneamente il suo amante, io spiego le mie ragioni, ma lui non si sforza neanche di ascoltare, fa finta di sentire e da per scontato che la sua pompinara abbia ragione e appena smetto di parlare lui senza pensarci due volte le da ragione e mi chiede di chiudere la pratica confermando i suoi ordini.
Adesso sono sotto scacco matto, devo fare come imposto. Il cliente, ritardatario cronico nei pagamenti, stavolta paga puntualissimo, sperando di chiudere in fretta la pratica in modo che non ci accorgessimo dell'errore. Passano un paio di settimane e mi chiama il centralino: Naitmer, il titolare vuole vederti, presentati immediatamente.
È la seconda volta che il titolare mi fa arrivare nel suo ufficio, la prima volta è stato dopo un paio di settimane e l'avevo combinata grossa, avevo imbustato e spedito per posta delle fatture a delle aziende che erano nostre società e che avevano il nostro stesso indirizzo, praticamente le ho mandate per posta agli uffici accanto e non mi sono accorto che avevano lo stesso mittente e recapito. Il danno causato era di una trentina di marchi è il titolare s'incazzo di brutto, e fui lo zimbello della ditta per un paio di settimane, stavolta però il danno è di 8000 marchi.
Mi ha fatto nero, le sue urla si sono sentite in tutto l'edificio e io non ho avuto nessun diritto di replica. Dopo la sua lavata di testa mi ha degradato ai lavori degli apprendisti del primo anno e mi ha levato da qualsiasi mansione di resposabilità.
Vabbè, sopporta Naitmer, tanto fra due mesi do' l'esame e tutto finisce.
Gli apprendisti di ogni annata erano 18 e i contratti a tempo indeterminato offerti erano 6, quindi solo uno su tre avrebbe avuto il contratto e durante tutto l'apprendistato ce l'hanno sempre messo sotto il naso come si fa con la carota all'asino.
Il giorno dopo l'esami, ogni anno la ditta faceva riunire tutti gli ex-apprendisti, con il direttore generale che nominava i "fortunati" che riceveranno il contratto. Siccome con il momento del passaggio dell'esame si estingono tutti gli obblighi verso la ditta e il contratto di apprendistato scade, io alla riunione non ci sono andato.
La sera mi telefona il direttore a casa e mi fa una manfrina "ma come ti permetti "sei un incoscente", "al giorno d'oggi un contratto vale oro" e tante altre cazzate, alla fine del discorso mi dice di presentarmi l'indomani mattina nel suo ufficio per parlare di un eventuale settimo contratto in via eccezionale.
Io mi faccio una risata e gli dico che domani mattina dormo a lungo e termino la telefonata.iaociao:
Questo gran bastardo si procura non so come il numero di telefono di mia madre, la chiama e le dice che io ho rifiutato un contratto a tempo indeterminato, cosa non vera tra l'altro, ma ciò non cambia che anche mia madre e tanti altri parenti che sono venuti a saperlo mi hanno fatto una testa come un pallone.
Da li in poi ho deciso di non lavorare più sotto nessun padrone e di fare il tassista in modo da essere indipendente e fino ad oggi non mi sono mai pentito.




iaociao:
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