Era morta: era morta e ad ucciderla era stata la repressione siriana dell’autocrate Bashar Al-Assad. Gli attivisti siriani ne sono convinti, continuano ad esserlo nonostante una donna che dice di chiamarsi Zeinab al-Hosni è apparsa alla tv di Stato siriana facendo abiura pubblica delle sue colpe di rivoluzionaria. Il problema è che Zeinab è stata una delle prime martiri della guerra per l’indipendenza del popolo siriano, è stata come dicevamo assassinata, è stato celebrato il suo funerale con tanto di fiaccolata in memoria.

IL RITORNO DI ZAINAB – Comprensibile che nel vederla in televisione si sia destato un certo shock. Soprattutto perché la donna, in diretta tv, ha fatto come dicevamo quella che nei paesi sovietici si chiamava un po’ “autocritica”: ne parlano le fonti mediorientali, fra cui Ha’aretz. “Sono viva”, ha detto, ” e ho scelto di dire la verità perchè mi voglio sposare in futuro, e avere bambini che vorrei fossero registrati”: insomma, basta ribellione, è ora di pensare al futuro. E che dire della sua morte? La presunta Zeinab ne parla, eccome, accodandosi alla teoria del complotto contro la Siria che fin dall’inizio della ribellione il governo Assad propone come unica possibile” La mia morte e’ stata fabbricata ad arte per conto di interessi stranieri”, dice Zeinab, aggiungendo di essere scappata da casa molto tempo fa perché i suoi fratelli avrebbero abusato di lei; e che ha scelto di parlare fra l’altro per spiegare la sua posizione, dopo aver “sentito in Tv di essere stata arrestata e decapitata”. In effetti, le notizie a disposizione erano più o meno proprio quelle.



Il corpo di Zainab al-Hosni, una ragazza siriana di 18 anni è stato trovato decapitato, mutilato delle braccia, e senza pelle dai suoi parenti a Homs, una delle citta’ nel centro della Siria prese di mira dall’esercito di Damasco durante le proteste contro il regime di Bashar al-Assad.

Così scrive RaiNews24. Era stata Amnesty International a portare alla ribalta il suo caso.

Per Philip Luther, vice direttore di Amnesty International per il Medioriente e il nord Africa “se verra’ confermato che Zainab era agli arresti quando e’ morta, questo rappresenta il caso piu’ grave di decesso in carcere che abbiamo visto fino ad ora. Abbiamo notizia di altri casi di manifestanti i cui corpi sono stati riconsegnati alle famiglie mutilati durante gli ultimi mesi, ma questo e’ particolarmente shockante”.

E ora Zainab torna a mostrarsi, dopo che peraltro la madre era stata costretta a firmare un documento in cui “dichiarava che Zainab e Mohammed erano stati rapiti e uccisi da bande armate”.

Gli attivisti hanno sostenuto sulla loro pagina di Facebook che la donna intervistata e’ solo somigliante alla vera Zeinab. In ogni caso resta impossibile verificare le notizie provenienti dalla Siria dal momento che le autorita’ hanno vietato ai giornalisti stranieri e alle organizzazioni umanitarie di entrare nel Paese.



Così riporta l’AdnKronos, sottolineando che la versione finora accettata sul caso di Zainab era quella di Amnesty, che aveva spiegato come la donna sarebbe stata rapita per “fare pressioni sulla famiglia e ottenere che il fratello attivista si arrendesse”. I due sarebbero stati poi uccisi, e celebrati come martiri della rivolta siriana. “Dopo la sepoltura di Zainab”, scriveva l’Huffigton Post, per le strade di Homs si era sviluppato un corteo di donne “che la chiamavano “fiore di Siria” e che cantavano “la Siria vuole libertà”. E ora Zainab ritorna, e non si capisce chi sia. Amnesty International fa sapere che, dopo aver visto la donna in Tv, dovrà fare le opportune verifiche attraverso “fonti affidabili nel paese”.



SCETTICISMO – Insomma, Zainab è morta o è viva? Rapita o sincera? Non si capisce. I primi a non credere a ciò che vedono sono i ribelli siriani, che non risparmiano lo scetticismo.

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