Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    Bushidō
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    Wer Menscheit sagt, will betrügen, “Chi dice umanita’ cerca di ingannarti” (Carl Schmitt)
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    Predefinito Ezra Pound, poeta contro l'Usura

    <<Oggi il nome "democrazia" è rimasto alle usurocrazie, o alle daneistocrazie, se preferite una parola accademicamente corretta, ma forse meno comprensibile, che significa: dominio dei prestatori di denaro.>>

    <<Bisogna capire che tutta la moda letteraria e tutto il sistema giornalistico controllato dall'usurocrazia mondiale è indirizzato a mantenere l'ignoranza pubblica del sistema usurocratico e dei suoi meccanismi.>>

    <<Nel nostro tempo la sventura consiste nell'analfabetismo economico.>>

    <<Chi non s'intende di economia non capisce affatto la storia.>>

    <<I disordini non avranno mai fine, non avremo mai una sana amministrazione della cosa pubblica, se non acquisteremo una nozione precisa e netta della natura e della funzione del denaro.>>

    <<Un popolo che non s'indebita fa rabbia agli usurai.>>

    <<Tutti i grandi cambiamenti sono semplici.>>

    << L'incompetenza si manifesta con l'uso di troppe parole.>>

    <<Non puoi fare una buona economia con una cattiva etica.>>


    Ezra Pound




    Pound avvertì che una caratteristica del sistema industriale sta nell'accentuarsi della dicotomia tra economia naturale ed economia finanziaria.
    Ora, dal 1931, occupandosi febbrilmente della politica del suo paese, e seguendo un costume tipico della democrazia americana, Pound aveva preso a scrivere a senatori e membri del Congresso, per indurli a convincersi che l'uso innaturale e scorretto della ricchezza produceva sulla nazione un'influenza perversa.
    Indicando in Jefferson, il presidente degli Stati Uniti che aveva redatto la Dichiarazione d'Indipendenza nel 1776, il "principe giusto d'America", vedeva, al contrario, in Rooswelt, che riteneva influenzato negativamente dall'alta finanza, il campione d un regime politico - economico corrotto: "L'ordine civico sorge dall'ordine etico", ribadirà nel 1944, e citerà ancora una volta Confucio: "Il tesoro di una nazione è la sua onestà".
    Pound combatteva l'idea che la moneta fosse trattata come merce, criticava la sua tesaurizzazione.


    In pratica si richiamava all'idea aristotelica di usura, fatta propria anche dalla tradizione cristiana, secondo la quale l'interesse sui prestiti di denaro sarebbe un peccato contro natura, pur senza spingersi all'estremo di condannare ogni attività finanziaria.
    Per lui l'usura è "una tassa prelevata sul potere d'acquisto senza riguardo alla produttività", e sovente senza riguardo persino alla possibilità di produzione.


    CONTRO L'USURA

    Con usura nessuno ha una solida casa
    di pietra squadrata e liscia
    per istoriarne la facciata,
    con usura
    non v'è chiesa con affreschi di paradiso
    harpes et luz
    e l'Annunciazione dell'Angelo
    con le aureole sbalzate,
    con usura
    nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
    non si dipinge per tenersi arte
    in casa ma per vendere e vendere
    presto e con profitto, peccato contro natura,
    il tuo pane sarà staccio vieto
    arido come carta,
    senza segala né farina di grano duro,
    usura appesantisce il tratto,
    falsa i confini, con usura
    nessuno trova residenza amena.
    Si priva lo scalpellino della pietra,
    il tessitore del telaio
    CON USURA
    la lana non giunge al mercato
    e le pecore non rendono
    peggio della peste è l'usura, spunta
    l'ago in mano alle fanciulle
    e confonde chi fila. Pietro Lombardo
    non si fe' con usura
    Duccio non si fe' con usura
    nè Piero della Francesca o Zuan Bellini
    nè fu "La Calunnia" dipinta con usura.
    L'Angelico non si fe' con usura, nè Ambrogio de Praedis,
    nessuna chiesa di pietra viva firmata :"Adamo me fecit".
    Con usura non sorsero
    Saint Trophine e Saint Hilaire,
    usura arrugginisce il cesello
    arrugginisce arte ed artigiano
    tarla la tela nel telaio, nessuno
    apprende l 'arte d'intessere oro nell'ordito;
    l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
    in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
    usura soffoca il figlio nel ventre
    arresta il giovane amante
    cede il letto a vecchi decrepiti,
    si frappone tra giovani sposi
    CONTRO NATURA
    Ad Eleusi han portato puttane
    carogne crapulano
    ospiti d'usura.

    OMAGGIO A EZRA POUND
    Ultima modifica di Hagakure; 24-02-11 alle 01:06

  2. #2
    Bushidō
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    Predefinito Rif: Ezra Pound, poeta contro l'Usura

    Ezra Pound (circa 1941, Meridiani, I Cantos p. 821)

    Addenda
    Il Male è Usura, neschek
    Il serpe
    neschek il cui nome si conosce, profanatore,
    oltre la razza e contro la razza
    il profanatore
    Tόxoς, hic mali medium est
    Il nocciolo del male, l’inferno che brucia senza tregua,
    il cancro che tutto corrode, il verme Fafnir,
    Sifilide dello Stato, di ogni regno,
    Porro del pubblico bene,
    Tumore che guasta ogni cosa.
    Buio profanatore,
    Gemello d’Invidia,
    Idra dalle sette teste, che tutto permea,
    E varca portali dei templi, profana il Santuario di Pafo,
    neschek, il male strisciante,
    viscido corruttore d’ogni cosa,
    Che avvelena la fonte,
    ogni fonte, neschek
    Il serpe, che insidia fertilità di Natura
    Insidia la bellezza…

    La borsa e la vita, dall'usuraio al banchiere

  3. #3
    Bushidō
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    Predefinito Rif: Ezra Pound, poeta contro l'Usura

    Pound&Co., i poeti che volevano abolire le banche



    Fino alla seconda Guerra mondiale molti intellettuali misero in guardia dai pericoli di una società lasciata nelle mani della grande finanza



    «Il tempo non è denaro, ma è quasi tutto il resto!» Così, negli anni Trenta, il poeta Ezra Pound incitava alla resistenza contro la commercializzazione di tutto quello che nella vita non può essere ridotto a un valore economico, e quindi è veramente prezioso. La sua lungimirante critica dell’economia basata sul profitto a scapito della qualità è stata recentemente riconosciuta come valida addirittura dal New York Times, che poco tempo fa apriva un articolo sulla crisi dei mutui con i versi poundiani del Canto 45: «Con usura nessuno ha una solida casa...», efficaci, secondo l’autorevole quotidiano statunitense, a spiegare perfettamente cosa è successo.
    La voce di Pound, contrariamente a quello che la lunga detenzione in manicomio criminale potrebbe far pensare, non è quella di un pazzo isolato, ma fa parte di un vasto ed eterogeneo coro di artisti e intellettuali che, fino alla seconda Guerra mondiale, criticano la speculazione finanziaria - dantescamente chiamata «usura» - mettendo in guardia la società sui pericoli di un’economia lasciata nelle mani dei banchieri.
    All’inizio del Ventesimo secolo, Alfred Richard Orage raccoglie attorno a The New Age, la rivista da lui diretta, un cenacolo di scrittori, filosofi e politici anticonformisti che approfondiscono con attenzione i temi economici, dato che «senza economia e senza politica è davvero inutile parlare di cultura». Dalle colonne del settimanale di Orage, due tra le più brillanti penne dell’epoca, Hilaire Belloc e Gilbert Keith Chesterton - l'autore di Padre Brown - lanciano i loro attacchi contro la speculazione di chi, in nome del libero mercato, difende una società composta da pochi sfruttatori e tanti sfruttati.
    L’alternativa, secondo loro, è uno Stato «distributivo» - non «collettivista» - in grado di regolare, attraverso i rappresentanti delle categorie produttive, le esigenze della popolazione con la distribuzione delle ricchezze. Proprio sulle pagine di The New Age, nasce e si sviluppa il pensiero economico di Ezra Pound, affascinato dalle teorie economiche del Maggiore Douglas, un economista eterodosso che si guadagnò il rispetto e l’attenzione di Keynes criticando il potere delle banche di creare denaro dal nulla. Le sue analisi affascinarono un numero considerevole di intellettuali, dai poeti Thomas Stearns Eliot e W.C.Williams ai più popolari scrittori di fantascienza James Blish e soprattutto Robert Heinlein, che dedica ben due romanzi alla descrizione di un mondo modellato sui principi del Maggiore Douglas, dove il monopolio del credito è pubblico ed è esercitato a favore dei cittadini. In questa società ideale nessuno è più costretto a lavorare, perché la ricchezza, derivata dall’abbondanza naturale e prodotta dalle scoperte scientifiche, viene distribuita a tutti i cittadini.
    Il disprezzo per l’avidità, in quegli anni è molto diffuso, ed è immortalato anche dai versi del poeta irlandese William Butler Yeats, araldo di una società aristocratica modellata sulla forza delle virtù e non sulla prepotenza del denaro, lasciato a chi preferisce «frugare in un cassetto sudicio/ e aggiungere al soldo il mezzo soldo» piuttosto che gioire della vita come fanno «l’operaio, il gentiluomo e il santo».
    E se non sono santi i morti americani protagonisti della celebre Antologia di Spoon River , capolavoro di Edgar Lee Masters, essi sono però tutti vittime della depressione che segue la crisi del 1929, causata ancora dalla speculazione del denaro, che dovrebbe tornare a essere mezzo e non fine. Che in fondo avesse ragione il suonatore Jones, uno dei defunti tumulati a Spoon River, quando chiede provocatoriamente al mercante di liquore: «Tu che lo vendi, cosa ci compri di migliore?».
    Pound&Co., i poeti che volevano abolire le banche - Cultura - ilGiornale.it del 08-10-2008

  4. #4
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    Predefinito Rif: Ezra Pound, poeta contro l'Usura



    POUND E L'ITALIA



    Il poeta americano Ezra Pound produsse in Italia la parte fondamentale della sua opera, poetica nella forma, ma di pensiero espresso in prosa nella sostanza, ed in ciò fu anche acuto indagatore dei fenomeni monetari ed economici. Zona d’ombra affascinante, sconosciuta al pubblico ed agli accademici, i quali hanno malamente nota l’invettiva contro l’Usura nel 45° dei Cantos. Usura non di vicolo, ma delle banche universali e dei creatori del denaro. (…)
    Pound scoprì – scavalcando Marx nell’indagine sul capitalismo – che il denaro è di chi lo emette perché, con tale funzione, lo addebita [mentre dovrebbe accreditarlo, n.d.r] allo Stato ed ai cittadini. Concessione deputata dallo stato da 3 secoli (fondazione della Banca d’Inghilterra, 1696), con rinuncia alla sovranità monetaria. Debito dei cittadini per titolo (il denaro) che appartiene a loro, con aggiunta del “tasso”, stabilito da banche e non dal governo statale. Osservazione da Pound manifestata a Mussolini il 3 gennaio 1933, al quale il Poeta indicò il sistema di “non far pagare le tasse ai cittadini, tassando il denaro alla Banca Centrale al momento dell’emissione”, in luogo di bollo virtuale riscosso in misura simbolica. Il Duce fu stupefatto; raccolse definitivamente le indicazioni poundiane il 23 maggio 1943, ma dopo due mesi la catastrofe italiana vanificò l’applicazione del suggerimento. (…)
    Pound spinse a chiarire che il denaro che abbiamo in tasca non è nostro, ma rappresenta “debito dei cittadini verso la banca centrale”, mentre dovrebbe essere “ricchezza e credito nelle tasche dei cittadini”, secondo l’affermazione ripresa da Jefferson, padre della Patria americana.
    Di seguito Giacinto Auriti rivelò che il problema – maestro Pound – deve essere ribaltato, restituendo creazione del denaro, controllo del credito e determinazione del costo (che, come in Giappone, potrebbe essere ZERO) allo Stato che i cittadini rappresenta.
    Il recente dissidio(1), incomponibile, tra il Ministro italiano dell’Economia ed il governatore di BankItalia (anche per l’euro, ibrido di proprietà della Banca Centrale Europea, consorzio di banche “private” comunque non democraticamente espresse) è cardine, reso di oscura intelligibilità, del momento di crisi che viviamo. Perché il denaro è, in realtà, di banchieri estranei agli interessi dei cittadini, sempre “stranieri, senza patria”, come Pound, unico al mondo, osservò, pagando di persona con 13 anni di manicomio criminale nella propria patria, la rivelazione.

    1) Si riferisce ai ripetuti scontri tra il ministro Tremonti e il governatore Fazio, culminati all’epoca dell’estensione dell’articolo.


    MONETA ED USURA SECONDO EZRA POUND di Antonio Pantano


    Articolo pubblicato il 26 febbraio 2004 sul quotidiano “ROMA” di Napoli.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Ezra Pound, poeta contro l'Usura


    Bollati Boringhieri Editore - Scheda Libro

    Ezra Pound

    L'ABC dell'economia e altri scritti


    “Cos’è il denaro? Chi lo crea? Come viene emesso? Perché l’intera popolazione non può comprare ciò che l’intera popolazione produce? Ponete subito queste domande e cacciate chiunque non vi dia una risposta diretta.” Il capitalismo distilla luoghi comuni e retorica, costruendo così, come un tempo le grandi dinastie attraverso il mito, la giustificazione definitiva della sua esistenza. Pound coglie, tra il 1930 e il 1940, le incongruenze del discorso e le rivela. Il risultato dell’analisi è la condanna di un’ economia, la capitalistica, che agisce contro l’ uomo. Che fornisce alla moneta la qualifica di bene, favorendone l’accumulazione e il possesso, snaturandone la realtà di semplice strumento di scambio. Un sistema che non distribuisce correttamente il potere d’ acquisto, paventando processi inflattivi, che nascondono la volontà di far costare di più il denaro e di far guadagnare chi lo possiede: le banche “usuraie”. Il profitto non è una legge di natura: un’ altra economia è possibile, scrive Pound. Ma è necessario che la politica riprenda la guida della società. Che una collettività partecipe decida il proprio destino e lo persegua. Come si vede una polemica attualissima. Quando gli economisti mentono, proni al sistema che li foraggia, è compito dei poeti dire la verità.

    ***

    “L’ABC dell’Economia” (Bollati Boringhieri, ristampa 2009), contiene i principali scritti di economia (realizzati nel corso degli anni trenta) di Ezra Pound, poeta americano che si dedicò con passione alla comprensione profonda dei mali della società. Grazie all’influenza di autori eretici come gli economisti Silvio Gesell e Clifford H. Douglas, Pound sentì di essersi avvicinato al problema che da anni cercava di comprendere.

    Il volume vive dell’influenza e della presenza delle due guerre mondiali. Ha già sentito il peso della borsa sull’economia mondiale; lo scontro è acceso, in quegli anni, tra economisti “ortodossi” ed economisti considerati eretici, non convenzionali, che proponevano soluzioni ancora molto attuali.

    Nel corso degli anni trenta del novecento, le discussioni principali erano sulla disoccupazione e sulla possibilità di un benessere allargato a tutti. L’usura era il nemico numero uno per Pound che non aveva una profonda ammirazione per i banchieri, tranne quelli che davano forza e benessere alle proprie popolazioni e alle proprie terre. Tra questi più volte l’autore cita il Monte dei Paschi di Siena, nato nel 1472 come monte di pietà per dare aiuto alle classi disagiate della popolazione senese, come esempio positivo e lungimirante di pratica bancaria.

    L’autore nomina spesso Thomas Jefferson, Dante Alighieri, Gesell, Douglas, Keynes. Crede che sia necessario un profondo cambiamento e l’unico modo per farlo sia la partecipazione e comprensione dell’economia e in special modo: raccomanda il massimo dell’attenzione all’emissione della moneta. Uno dei punti principali di questa raccolta è: cos’è il denaro?

    Oltre a “L’ABC dell’Economia”, il volume contiene gli opuscoli sul credito sociale e sulla moneta. Sorprendente l’attualità di questa raccolta che porta sulle pagine 70 anni di vita.

    ***

    Ezra Pound, nato a Hailey nell’Idaho nel 1885, si stabilisce poco più che ventenne a Londra, dove diventa con T.S. Eliot e W. Lewis uno dei protagonisti della vita letteraria. Nel 1921 si trasferisce a Parigi, quindi, nel 1925, a Rapallo. Il suo filo fascismo ne farà un traditore per gli americani e gli costerà nel 1945 la reclusione nel campo di concentramento di Pisa, seguita da un processo e dall’internamento in manicomio per dodici anni. Nel 1958, ritirata l’accusa di tradimento, torna libero in Italia, dove muore nel 1972. Critico dello spirito borghese, del denaro, delle banche, la sua opposizione al capitalismo è opposizione all’usura, al materialismo, alla democrazia del modo di vita, alla separazione tra morale e politica, tra individuo e comunità, tra parti e tutto, tra economia e politica, è lode della comunità pre-moderna e dei suoi valori indivisi.
    Ultima modifica di Hagakure; 13-05-11 alle 12:00

  6. #6
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    Predefinito Rif: Ezra Pound, poeta contro l'Usura



    DA POUND AD AURITI. UN'ALTRA ECONOMIA


    DI UMBERTO BIANCHI


    L’attuale, grave crisi economica, che rende insonni le notti di molti governi europei e non, sta imponendo una riflessione collettiva sugli evidenti limiti e difetti di un modello, quello economico liberal-liberista, che sino ad oggi si riteneva inattaccabile, perché fondato sul diktat paradigmatico di uno sviluppo senza fine, in fase di perenne e vertiginosa ascesa, incurante di altro scopo che non sia quello di un illimitato profitto individuale, vera e propria “fons perennis” d’ogni umana felicità. Ma le cose non stanno proprio così. Anzi. Una serie di scossoni, a partire dagli anni ’90, hanno seminato sconcerto ed incertezza anche tra i più ottimisti tra gli analisti economici. Ma procediamo per ordine.

    LE PREMESSE RECENTI

    A partire dagli anni ’90 del secolo passato una serie di innovazioni tecnologiche che vanno dall’informatica alle telecomunicazioni, dall’elettronica all’ingegneria genetica, andranno accompagnandosi al crollo dell’ordine bipolare USA-URSS e quindi all’intransigente adozione delle dottrine del più spinto liberismo economico, quali per esempio, quelle diRudiger Dornbusch e dei suoi “Chicago Boys”.

    Quanto detto, si accompagna a un sostanziale aumento dei profitti delle varie grandi imprese che, sempre più svincolate da ostacoli di tipo giuridico e politico, grazie alla cosiddetta “deregulation” possono costituirsi in veri e propri blocchi oligopolistici, creando sempre più difficoltà alla crescita delle medie imprese e creando, quindi, maggior disparità sociale. Non solo. La graduale perdita di incisività e rappresentanza dei sindacati americani permette, da parte delle grandi concentrazioni economiche, il sempre più frequente utilizzo dei propri elevati profitti in investimenti di tipo speculativo-finanziario, avulsi quindi da qualsiasi reimmissione nei circuiti dell’economia reale, di per sé stessa produttiva. Uno di questi strumenti principe saranno i cosiddetti “fondi-pensione” che faranno sì che le pensioni dei dipendenti delle imprese saranno sempre più legate ai capricci dei mercati finanziari. Un altro sciagurato criterio sarà il reinvestimento in stipendi e benefit per i manager. Al contempo, la graduale e pericolosa perdita di potere d’acquisto dei ceti medio-bassi determina la pratica dell’indebitamento di questi ultimi attraverso l’immissione sul mercato di strumenti finanziari per incentivare il consumo, quali mutui immobiliari, etc., tutti legati a junk bonds/titoli spazzatura, swap ed altri ancora, che saranno alla base dell’esplosione della bolla speculativa del 2007. Gli anni ’90 sono anche gli anni del WTO, dell’Uruguay Round di Montevideo, gli anni della spinta decisiva in direzione di una marcata liberalizzazione dell’intera economia mondiale, sia attraverso l’apertura dei mercati nazionali dei paesi partecipanti, sia attraverso la concessione della possibilità di fare finanza anche a soggetti come le banche nel loro insieme che, sino ad allora, potevano farlo solo attraverso strutture qualificate, quali le banche d’investimento o attraverso mediatori finanziari con uno statuto ad hoc. Tutto questo permetterà una ancor più spinta finanziarizzazione dell’economia, non accompagnata da un contrappeso di garanzia e stabilità quale quello rappresentato dall’economia reale. Le crisi asiatica ed argentina di fine anni ’90 e la precedente recessione di metà anni ’90, incentrata più su Eurolandia, costituiranno i prodromi della grande crisi sistemica del 2007. Altro aspetto dell’intera questione è rappresentato dal lungo, lunghissimo stato di recessione e perdita di competitività delle economie dell’area euro occidentale, la cui causa va attribuita principalmente al costante allineamento di queste ai diktat del FMI ed alla sciagurata idea dell’adozione di una comune politica monetaria, attraverso l’introduzione dell’Euro. Quest’ultimo provvedimento ha definitivamente frenato l’economia di Eurolandia, avendo praticamente operato una virtuale omologazione delle economie europee, tutte oramai bloccate e legate ad un unico indirizzo di economia monetaria, con gli effetti sotto gli occhi di tutti.

    LA QUESTIONE DEL SIGNORAGGIO BANCARIO

    Problemi nuovi, si dirà, determinati da altrettante nuove situazioni ma tutti, invece, tragicamente legati ad un antico ma sempre attualissimo problema: quello legato al signoraggio bancario, ovverosia per dirla in breve, al costo occulto dell’emissione del denaro che noi ogni giorno teniamo in tasca. Il premio Nobel Paul R. Krugman definisce il signoraggio come “flusso di risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi”. E fin qui nulla di male, anzi. Il problema è un altro. E’ cosa risaputa che vi sono paesi in via di sviluppo o con difficoltà economiche i quali, per ovviare alle proprie situazioni, hanno fatto ricorso allo strumento del signoraggio per aumentare le proprie scarse risorse finanziarie tramite l’immissione sul mercato di denaro circolante in gran quantità. Questo molto spesso ha finito per generare iperinflazione, peggiorando assai le varie situazioni in esame e finendo con l’assoggettare i vari paesi ai diktat della finanza internazionale. Ma è altresì vero che vi sono stati paesi che, attraverso l’emissione monetaria e l’utilizzo delle risorse del signoraggio hanno dato luogo a tutta una serie di opere pubbliche, atte a creare nuovi posti di lavoro ed a risollevare, di conseguenza, economie disastrate. E’ la ricetta keynesiana applicata nella Germania degli anni ’30 o nell’ Italia di quello stesso periodo o negli USA della Grande Depressione di Roosvelt. Il vero problema sta semmai nello squilibrio che si è venuto a creare con il tempo, tra la massa di denaro circolante e le riserve auree delle varie banche nazionali.

    LE RISERVE BANCARIE

    Per lungo tempo le banche hanno dovuto sempre emettere denaro circolante sulla base di riserve (per lo più auree) poste a garanzia della solvibilità della banca nazionale emittenda. Con l’andare del tempo, a partire dal 19° secolo, con l’intensificarsi degli scambi commerciali su scala globale, di fronte all’altalenarsi delle valute, si doveva trovare un comune punto di riferimento per le varie valute. L’oro finì con l’assumere tale ruolo, ma tra le due guerre, in un periodo caratterizzato da una forte turbolenza dei mercati, causata dal crescente disaccordo tra i grandi competitori internazionali (in primis Germania, Inghilterra e Francia) tale ruolo fu surclassato dalla fluttuazione dei cambi. Sarà solamente con gli accordi di Bretton Woods del 1944, che il dollaro USA assumerà quella funzione di valuta-guida in condivisione con l’elemento aureo, a cui sarà legato da un rapporto di formale dipendenza sino al 1971, anno in cui il presidente americano Nixon decide l’uscita da quegli accordi, oramai superati dalla sempre più altalenante fluttuazione dei mercati. Abolendo però il ruolo formale ricoperto sino ad allora dalle riserve auree, si andava formalizzando un pericoloso precedente, ovvero quello della produzione di circolante ex nihilo, dal nulla, senza alcuna garanzia e la cui tenuta era quindi oramai lasciata totalmente nelle mani dei grandi operatori finanziari privati, banche in primis, che finivano in tal modo per ricoprire un ruolo sempre più esorbitante e condizionante nella gestione e nell’andamento delle singole economie nazionali. E qui arriviamo al nocciolo di un problema la cui entità e complessità non si possono limitare o semplicemente datare al 1971.

    L’INTROMISSIONE DEI GRUPPI FINANZIARI

    Il problema dell’intromissione di gruppi di pressione finanziari nella gestione e nell’emissione di denaro delle singole banche nazionali è connaturato alla nascita stessa dell’istituzione bancaria. Quando nasce nel 1671, la Banca d’Inghilterra è sostenuta dai cospicui prestiti dei finanzieri privati. Attualmente, la stessa Bankitalia è ufficialmente partecipata dai privati per il 94,33%, mentre in Francia o in Svizzera esse sono società di capitali pubbliche. Questo almeno dal punto di vista ufficiale. Dal punto di vista ufficioso, poiché a controllare e gestire i grandi flussi monetari in funzione di mediazione sono sempre le banche, ecco là che il trucco è scoperto: la massa di valuta circolante anche laddove è ufficialmente emessa da banche nazionali a capitale interamente pubblico, è concretamente controllata e gestita da gruppi di interesse privati. Poiché costoro detengono e orientano i flussi di circolante, ponendosi a garanzia delle emissioni delle varie banche centrali (che garanzie non ne hanno più, avendo illo tempore abolito l’oro o qualunque altra forma di riserva…) rappresentando il canale privilegiato per la collocazione sul mercato delle varie tipologie di titoli del debito pubblico, finiscono comunque con il lucrare su queste, accaparrandosi in pratica i proventi del signoraggio. Qualcuno dirà che di quanto detto non esiste una dimostrazione pratica, che sono tutte “bufale”, ma stranamente ogni qualvolta l’uso del signoraggio da parte di paesi economicamente inguaiati ha generato iperinflazione, a guadagnarci sono sempre state le grandi concentrazioni bancarie, speculando sugli interessi determinati da una vertiginosa emissione di circolante. Stesso discorso quando, per evitare un troppo disinvolto ricorso al signoraggio, si sono costituite banche nazionali slegate dai vari governi e sin troppo legate ai soliti noti. In pratica, il denaro che abbiamo in tasca non ci appartiene, esso ci viene letteralmente prestato con un tasso di interesse occulto (la cui entità ammonterebbe approssimativamente ad un 200%, sic!) versato direttamente nelle tasche delle banche private, che in tal modo si arricchiscono e speculano sull’emissione della massa del circolante. Il processo è andato chiaramente ingigantendosi all’indomani della sciagurata introduzione della moneta unica europea (EURO), che ha definitivamente tolto alle banche nazionali europee qualsiasi reale potere di controllo, demandando ad un ristretto gruppo di burocrati legati a doppio filo ai grandi centri della speculazione finanziaria, la gestione e l’indirizzo dell’intero meccanismo. Ora è chiaro che, essendo la valuta europea divenuta un titolo che funzione come una camera di compensazione per cui, ogni volta che si verifica una perdita o una spesa all’interno dell’Eurozona a pagare devono essere tutti i “soci”, si può immaginare a quale astronomico livello siano cresciuti gli interessi da emissione o signoraggio, che stanno in gran parte alla base dell’attuale fase recessiva dell’economia europea. Il debito pubblico, parola con cui oggidì si cullano i nostri analisti politici, altri non è che un micidiale mix tra spesa pubblica (determinata da quelle uscite in gran parte necessarie alla normale vita di una comunità nazionale, quali quelle determinate dalla previdenza sociale, dalla sanità, dall’istruzione, dalla sicurezza, etc.), massicciamente supportata, però, da interessi da devolvere a quelle banche private che sostengono e coordinano l’emissione del circolante.

    LE RISPOSTE

    A questo antico problema, vari studiosi e pensatori fuori dal coro generale hanno cercato di trovare una soluzione; tra questi in primis Ezra Pound, seguito in tempi più recenti dall’italiano Giacinto Auriti. Per incredibile che possa sembrare, a proporre una soluzione “forte” a un problema apparentemente inestricabile sarà, a partire dai primi anni del secolo, un poeta e un uomo di lettere, legato ad uno dei movimenti d’avanguardia d’inizio secolo, rappresentato dal vorticismo di John Wyndham. Pound tratta di questo argomento nel canto XLV dei Cantos, ma anche negli scritti ABC dell’economia ed in Lavoro ed usura. Principio cardine che muove tutta la polemica poundiana è la lotta senza quartiere alla mercificazione dell’uomo. Il denaro è anzitutto, a detta di Pound, una convenzione sociale, non una merce. A fondamento della ricchezza dei popoli sta, in secondo luogo, il lavoro che non è una merce. Distribuire lavoro significa, quindi, distribuire ricchezza. In terzo luogo, lo Stato ha il pieno potere di disporre del credito, non ha quindi bisogno di indebitarsi con le banche private. Partendo da questi presupposti ideologici, Pound ritiene che lo Stato dovrebbe applicare su ogni banconota circolante una tassa pari ad 1/100 del valore nominale di quest’ultima, senza tassare i cittadini produttori. In tal modo allo Stato verrebbe garantito un reddito annuale pari al 12% della massa monetaria circolante, esente tra l’altro, da qualunque rischio di evasione fiscale. Le banche tornerebbero a interpretare il ruolo per cui erano state inizialmente costituite, ovverosia quello di intermediari finanziari, poiché in caso contrario, continuando a detenere per sé il denaro, lo perderebbero in un tempo stimato in 100 mesi, perché corroso dalla tassazione. Non solo. In questo modo lo Stato potrebbe garantire un’adeguata emissione valutaria, ripristinando la propria sovranità monetaria. Della stessa impostazione sono le proposte formulate da Domenico De Simone, da Giuseppe Bellia, dall’associazione AFIMO e da Giacinto Auriti. Derivante dalle teorizzazioni di Clifford Hugh Douglas e Silvio Gesell, questa scuola di pensiero fa propria l’idea di spostare la tassazione dai redditi da lavoro e da consumo, direttamente ai redditi finanziari (creati dal risparmio, dalla speculazione finanziaria, etc.), liberando i cittadini-consumatori da una gabella che ne depaupera il potere d’acquisto. Non solo, a detta di questa scuola, mentre la tassazione sui redditi da lavoro e da consumo fa sì che lo Stato ricorra al debito pubblico per ripagare alle banche interessi che la leva fiscale da sola non può assolutamente coprire, tramite la fiscalità monetaria questo problema verrebbe ovviamente superato, agganciandolo tra l’altro, ad una proposta di reddito di cittadinanza. Queste proposte di sicuro interesse presentano però dei punti deboli. L’affermare che, per esempio la tassazione sui redditi da lavoro possa essere la causa principe dell’innalzamento dei costi di produzione e dell’inflazione, è pericolosamente semplicistica, perché non tiene conto di tutta una serie di fattori legati a tale problema, in primis l’intento volto alla mera speculazione ed all’arricchimento individuale che caratterizza il detentore del mezzo di produzione e che, rientrando nella sfera dell’umana istintualità, non può trovare correttivi in delle mere misure economiche, bensì in differenti indirizzi etici ed educativi. Non solo. Proviamo solo un momento ad immaginare cosa accadrebbe in un paese di grandi risparmiatori come l’Italia. Risparmio ed economia reale hanno qui da noi costituito da sempre una barriera a protezione dalla speculazione finanziaria pura. Lo stesso reddito di cittadinanza potrebbe trasformarsi in un’arma a doppio taglio: da forte misura di tutela sociale, a strumento capace di aumentare pericolosamente la spirale debitoria dello stato, dando nuovamente spazio a tutte le scuole di impostazione ultra liberista. Per questo motivo, la lotta al signoraggio bancario, la stessa proposta di fiscalità monetaria, nella giustezza della loro intuizione, debbono essere formulate e rapportate all’attuale contesto senza cedere alla facile tentazione dell’utopismo. Il processo per addivenire alla sovranità monetaria, non può non passare attraverso l’uscita dall’Euro o, quanto meno, dal suo accantonamento al ruolo subordinato di moneta per gli scambi con l’estero, o addirittura per le sole manovre di contabilità internazionale, laddove per gli scambi commerciali si potrebbe optare per un ritorno alla Lira. D’altronde l’esperienza di quanto avvenuto nel secolo 19° negli USA, dove più stati adottarono una doppia monetazione per favorire una più rapida crescita economica, dovrebbe servire da memoria e da incentivo per quanto qui proposto. Diciamo che la tassa sul circolante di poundiana memoria potrebbe costituire una valida soluzione, solo se accompagnata da provvedimenti di tipo strutturale, quali la nazionalizzazione di Bankitalia con il conseguente obbligo di devoluzione alla cosa pubblica dei naturali proventi del signoraggio. Questi provvedimenti però, necessiterebbero di un riaggiustamento i cui tempi e le cui modalità non lascerebbero sperare per una realizzazione nell’immediato. Molto più facile sarebbe, a tal punto, bypassare il problema, attraverso l’emanazione di un apposito decreto legge che imponga l’immediato versamento dei frutti del signoraggio bancario nelle casse dello Stato, senza passare per altre mani; il tutto attraverso l’istituzione di una commissione di vigilanza istituita ad hoc. Strumento principe per scelte del genere dovrebbe essere l’istituzione referendaria. In tal modo, verrebbe inequivocabilmente sancito il diritto popolare all’intervento diretto su questioni di importanza strategica, così sottratte alla sfera di competenza di un ceto politico, troppo spesso legato mani e piedi ai poteri forti della finanza, i cui interessi, come si può ben vedere, non collimano assolutamente con quelli della gente comune.
    ComeDonChisciotte - DA POUND AD AURITI. UN'ALTRA ECONOMIA

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    MONETA FASCISTA

    “E' inconcepibile pensare che il Fascismo che ha creato lo Stato Corporativo, che ha rinvigorito e ricreato l'Italia, possa accettare come parte integrale del sistema della nuova civiltà italiana, della nuova missione civilizzatrice italiana la parte più malata, nefasta e difettosa del moribondo sistema capitalistico.
    Io affermo la mia fede che l'Italia proseguirà nel campo monetario con una forza e una sincerità non minori di quelle già manifestate nel campo della produzione. Non precorro ma seguo, secondo la mia percezione, le direttive che già si annunciano in Italia.

    E noto la nuova vita nel pensiero economico altrove.

    In parte questo persiero servirà a far capire lo scopo dell'Italia nuova ai molti che vedono solamente il contingente e non le basi fondamentali dello Stato Corporativo.

    Il fascio contiene i simboli della liberazione e della giustizia.

    Certi aforismi monetari seguono al discorso del Duce del 6 ottobre anno XII come al sole la luce.

    Col regime, il sistema dei monopoli ottocenteschi non deve e non può persistere.

    La giustizia sociale comprende la giustizia monetaria.”

    “gli individui più illuminati di queste masse seguono con interesse in tutto il mondo la Lupa Italiana alle prese col serpente dell'alta finanza affamatrice dei popoli”


    Ezra Pound - La Vita italiana, 1936
    Ultima modifica di Hagakure; 02-10-11 alle 13:03

  10. #10
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    Lettera di Draghi e Trichet. Aveva ragione Pound

    Ezra Pound un giorno ebbe a dire che "i politici sono i maggiordomi dei banchieri". Ora Pound può piacere o meno,può stare antipatico o essere considerato un genio. Ma in ogni caso quella sua affermazione era un'osservazione sagace allora, ed una verità assoluta oggi. La pubblicazione del testo della lettera di Draghi e Trichet al governo italiano ci ha tolto ogni dubbio in merito a chi eserciti realmente la potestà della sovranità nazionale.

 

 

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