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    Predefinito Polemiche sulla puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta del 2 ottobre 2011

    Non so chi di voi ha visto domenica 2 ottobre 2011 la puntata "Generazione Sfruttata" di Presa Diretta, trasmissione che periodicamente trasmettono su RAI3, condotta da Riccardo Iacona. Era dedicata al precariato; bellissima per certi versi, ma su un punto è molto scaduta, su quel solito vizio tipico di certa sinistra progressista.
    Prima vi posto un articolo di critica alla puntata da parte di una esponente del precariato giovanile, poi la replica del conduttore.
    Ultima modifica di Avanguardia; 04-10-11 alle 00:51

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Polemiche sulla puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta del 2 ottobre 2

    Vivo all’estero e sono precari@ | San Precario | Il Fatto Quotidiano
    Vivo all’estero e sono precari@
    La precarietà è sempre un ottimo argomento per la Tv, che ci tratta sempre immancabilmente allo stesso modo: poveri sfigati che con tre lauree e due master raccontano le loro incredibili storie. Scoop: i precari hanno contratti al limite della fantascienza, non possono comprare casa e a volte vanno persino a lavorare all’estero per la disperazione. Sai che notizia. Non ha mancato di seguire questo stile Iacona, con la puntata di domenica scorsa di “Presa diretta”, dall’eloquente titolo “Generazione sfruttata”.

    L’intera trasmissione ripeteva il cliché del “racconto della sfiga”: una carrellata di “giovani” (ormai almeno trentenni) precari che raccontano le loro difficoltà a sbarcare il lunario, la sequenza di lavori malpagati a cui sono costretti o il tunnel di stage da cui non riescono a uscire. Storie che conosciamo tutti, e che – viste da questa prospettiva, di sfiga e solitudine – appaiono senza soluzione. O così o così; tutt’al più ci si può piangere addosso. Il conduttore riservava alla parte finale del programma una ventata di ottimismo: un giretto a Barcellona a trovare alcuni italiani emigrati nella città catalana, dove – dopo aver trovato un lavoro finalmente stabile e soddisfacente – hanno potuto finalmente dar vita al sogno italiano: metter su famiglia. Che bel quadretto! Peccato che, proprio dalla Spagna, la scorsa primavera, sia partito il movimento degli indignados in risposta alle politiche di austerità del governo Zapatero e della crescente disoccupazione (che ha toccato il 20%). Il movimento si sta rapidamente diffondendo in Europa e in questi giorni è sbarcato anche a Wall Street. Possibile che Iacona non ne sapesse nulla? Eppure a Barcellona evidentemente non sono tutti felici e contenti.

    Sulla mia pagina Facebook in queste ore un sacco di precari che vivono all’estero un po’ incazzati per il programma di Iacona stanno raccontando storie di precarietà all’estero. Perché anche se è vero che in molti settori le cose vanno un po’ meglio, spesso chi se ne va si trova in situazioni magari un po’ migliori, ma non certo idilliache, oltre a dover lasciare i propri affetti e la propria terra per emigrare. Richard mi scrive che “a Barcellona si fa la fame e si salta di precariato in precariato come in Italia, partite iva ecc ecc, giusto si pagano meno tasse e la vita costa meno…”. Giorgia rincara la dose: “Da italiana all’estero posso dire che lo stereotipo dell’italiano all’estero ‘felice e contento’ non corrisponde affatto al reale scoramento di moltissimi di noi… all’idea di non poter mai più tornare e nel vedere l’affanno dei propri amici e famigliari in Italia. E, come i precari in Italia, spesso vorremmo poter provare a rientrare e a lottare in Italia per migliorare le nostre vite e le sorti del paese”.

    Forse le cose vanno meglio in altri paesi? Be’ mica per forza: Paolo ci dice che “anche in Gran Bretagna le cose sono uguali: precariato galore (internship e volunteering) o contratti a breve termine (se non quando a settimana) sono la norma; in accademia baroni e portaborse non sono mai mancati e sarà sempre peggio. Molti di noi (emigrati) sono rimasti subalterni e precari, con l’aggravante di aver lasciato tutto e dover ricominciare sempre tutto daccapo”.

    Torniamo in Italia. Maggio 2011: una troupe di Presa Diretta segue per due giorni San Precario all’interno del Salone del Libro di Torino. In quell’occasione i lavoratori e le lavoratrici dell’editoria protestavano per le loro condizioni di lavoro e per l’uso indiscriminato di contratti atipici e finte Partite Iva. L’azione ha avuto molto successo, ricevendo la solidarietà delle decine di precari che mandavano avanti la fiera.

    Durante quelle giornate la troupe ha filmato tutto e registrato varie interviste, ma di tutto il materiale è andata in onda solo una minima parte: qualche inquadratura fuori contesto e le parti di interviste più lacrimose. Non vogliamo qui entrare nel merito delle scelte televisive e del lavoro dei giornalisti di Presa Diretta (molti di loro precarissimi, come sottolineato e testimoniato in prima persona dai giornalisti stessi durante la trasmissione). Ma in quei giorni a Torino, così come in tante altre occasioni, da parte dei precari c’è stato molto altro: il bisogno di scrollarsi di dosso l’immagine avvilente che danno i media della precarietà, la voglia di fare rete e di reagire, di farsi sentire, di contestare le aziende precarizzatrici.

    Già perché nelle interviste in Tv raramente si chiede al precario o alla precaria per chi lavori, chi ti sfrutta così, cosa vorresti fare per migliorare la tua situazione? Mai che intervistino qualcuno che ha fatto causa all’azienda (spessissimo i contratti precari sono illegali) e ha vinto soldi e stabilizzazione. Mi chiedo se i nostri media riusciranno mai a proporre un’idea diversa della precarietà, dimostrando come ci si possa autorganizzare e, in molti casi, far valere i propri diritti. Peccato che tutto questo ieri sera non sia andato in onda; avrebbe portato un messaggio di speranza, e non di sconfitta. E non avrebbe alimentato la falsa illusione che all’estero tutto sia rose e fiori. Ma tu vivi all’estero e vuoi raccontare la tua storia? Scrivimi!
    Ultima modifica di Avanguardia; 04-10-11 alle 00:52

  3. #3
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    Predefinito Rif: Polemiche sulla puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta del 2 ottobre 2

    PresaDiretta, precari e “racconto della sfiga”La risposta di Riccardo Iacona a San Precario | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
    PresaDiretta, precari e “racconto della sfiga”
    La risposta di Riccardo Iacona a San Precario
    Riceviamo e pubblichiamo volentieri la replica che il giornalista Riccardo Iacona, autore e conduttore di ‘PresaDiretta‘, ha scritto in risposta a un post (leggi l’articolo) del nostro blogger San Precario pubblicato sul fattoquotidiano.it. In quell’articolo, San Precario accusava la trasmissione di Iacona ‘Generazione sfruttata’ (dedicata a precarietà, fuga dei cervelli e diversi sistemi di welfare in atto in alcuni paesi europei) di aver ripetuto il cliché del “racconto della sfiga” chiedendo ai media nostrani di “proporre un’idea diversa della precarietà, dimostrando come ci si possa autorganizzare e, in molti casi, far valere i propri diritti”. Ecco la risposta di Iacona.

    In Spagna c’è la crisi e così nel resto dell’Europa. Quindi aumenta la disoccupazione. Ma in Spagna non ci sono tutte le diavolerie di contratto che ci sono in Italia. In Spagna sostanzialmente c’è o il contratto a tempo determinato o a quello indeterminato. C’è più flessibilità in uscita, ma c’è il sussidio di disoccupazione, perché c’è un welfare per tutti, come in Francia, in Inghilterra e in Germania. Ma da noi non c’è. In Spagna non esiste lo scandalo tutto italiano dei 500.000 stage, non ci sono nove milioni di partite Iva, non esiste l’associazione in impresa e il lavoro nero è duramente punito, quando viene scoperto. In Spagna non esiste l’Ordine dei giornalisti, né l’albo, né l’esame di Stato, ma in nessuna redazione si trovano ragazzi che lavorano per anni a partita Iva, senza contratto giornalistico o, peggio, con stage gratuiti come avviene da noi. In Spagna non troverete mai una redattrice di una casa editrice che lavora come succede in Italia per sei anni senza avere mai il contratto giusto per il lavoro che sta facendo.

    E’ chiaro che tutti i governi d’Europa, Spagna compresa, per rispondere ai buchi di bilancio non stanno trovando di meglio che tagliare sul welfare, sul sociale, sui sussidi di disoccupazione e che dovremmo assistere ad un peggioramento delle condizioni di lavoro. E questo colpirà le giovani generazioni. Ed è per questo che nascono gli Indignados, per difendere un livello di sostegno e di welfare che sentono minacciato e perché immaginano una uscita diversa dalla crisi. Rimane il punto che solo in Italia la partita della precarietà è stata interpretata in questo modo così selvaggio e illegale. Perché questo è il punto, siamo un Paese illegale, molto più degli altri visto che il 30 per cento del Pil da noi è prodotto in nero.

    Per quanto riguarda invece lo spazio dedicato a San Precario, mi dispiace, ma non si misurano 110 minuti di racconto solo pesando quanto spazio è stato dedicato al singolo settore raccontato. E comunque di tutto si può accusare ‘Generazione sfruttata‘ meno che del fatto che non ha dato voce e forma alla protesta e alla voglia di riscatto. A cominciare dalle prime manifestazioni di reazione alle parole di Renato Brunetta, alla manifestazione nazione ‘Il nostro tempo adesso‘, mai raccontata da nessuno con il tempo che meritava, alle proteste del Salone del libro. Concludo che la storia finale dei 400 co.co.pro della cooperativa ausonia che grazie alla causa intenta da uno straniero sono riusciti a dimostrare, con due gradi di giudizio, che il contratto a progetto cui erano costretti era illegale dimostra che se si combatte si può anche vincere. E infatti oggi li stanno tutti assumendo con il contratto giusto. E finalmente avranno diritti e tutele.

    Naturalmente, tutti hanno diritto di criticare un programma. Sarebbe bello che anche altre trasmissioni, che dedicano ore del palinsesto in prima serata a farci raccontare l’Italia dalle voci dei politici si consumassero le suole delle scarpe per dare voce ai protagonisti sociali. Così non saremmo i soli a farlo e sicuramente ci sarebbero altri che lo potrebbero fare meglio di noi. Sospetto purtroppo che questo non succederà. Ma questa, veramente, non è colpa nostra. Grazie e a presto Riccardo Iacona
    Ultima modifica di Avanguardia; 04-10-11 alle 00:57

  4. #4
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    Predefinito Rif: Polemiche sulla puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta del 2 ottobre 2

    Inizio io.
    La stavo trovando molto ben fatta, interessante, ha messo in luce dei modelli di contratti precari molto brutti, che si stanno diffondendo moltissimo: le partite IVA (contratto formalmente autonomo ma di fatto subordinato di brutto che consente all' imprenditore di pagare poche tasse e contributi) e quello di socio compartecipe degli utili, che comporta l' obbligo del dipendente persino di pagare di tasca propria se l 'azienda perde.
    Poi, come Presa Diretta, parimenti a Report di Milena Gabanelli, è solita fare, intorrompe la trattazione passando a raccontare come si vivrebbe in un altro paese europeo. Stavolta, anzichè smaronarmi con la solita Germania, è andato in Spagna ad intervistare alcuni italiani che si sono sistemati bene, degenerando nel solito confronto del cazzo che in Italia è tutto merda mentre all' estero è bellissimo, civile eccettera. Me ne sono andato in camera davanti questo PC da cui vi scrivo. Quando ho sentito che stava riprendendo a parlare delle cose in Italia sono ritornato in cucina.
    Mi ha infastidito tantissimo questa endemica esterofilia di cui sono affette Presa Diretta e anche Report (che pure qualche volta va più in profondità), caratteristica della mentalità di sinistra, per natura anti-patriottica e cosmopolita (meno male che la prima sinistra dell' Italia unita, erede di Mazzini e Garibaldi, era ultranazionalista), irriconoscente verso i legami con la terra, insensibile ai sentimenti nazionali, e fautrice del mondo senza confini.
    Ora, che l' Italia sia una fogna, è vero, e fa onore a Presa Diretta raccontare i gravi problemi che affliggono i cittadini italiani, raccontare con crudo realismo la vita del poveraccio, ma questo poi andare all' estero a far vedere come sono belli gli altri sputando sugli italiani è irritante. Possibile che negli altri posti non abbiano gravi difetti, diversi magari da quegli italiani, ma pur sempre detestabili o ridicoli? Possibile?
    Posso capire che la Germania, a parte la minore libertà di pensiero, sia meglio su un pò di aspetti rispetto all' Italia, ma perchè andare proprio in Spagna, che ha una disoccupazione del 21%, con quella giovanile che tocca quasi il 50%? L' elenco dei difetti degli altri popoli sarebbe lungo, ma non è questa la sede per elencarli.
    Passa inosservato che se un italiano trova opportunità di lavoro all' estero, è semplicemente perchè è straniero, e come tale viene assunto più di un locale, perchè ci si attende più impegno, disponibilità, e perchè molta alta borghesia ha le solite mene cosmopolite, più gli obiettivi cosmopoliti di certi ambienti politici. Ma il cittadino spagnolo in Spagna, il cittadino inglese (bianco puro o magari nero di terza generazione), ha meno diritti dell' italiano venuto a lavorare lì, e vale quanto l' italiano in Italia. Del resto lo sanno anche gli asini che persino in Italia l' immigrato rumeno, marocchino, albanese, nigeriano, ghanese, senegalese, filippino, trova occupazione più facilmente degli italiani, e che cinesi, indiani, stanno aprendo aziende molto più facilmente degli italiani, in parte perchè più bravi degli italiani, in parte forse per piani prestabiliti di membri delle autorità.
    In Germania va meglio decisamente rispetto sia all' Italia che in altri posti.
    Però anche in Germania, in Spagna, in America eccettera comanda quella piovra di poteri forti che domina anche in Italia, che sta portando alla famosa crisi e a tutte quelle inculate a danno dei ceti popolari che ha ammesso lo stesso Iacona. Visto allora che i problemi italiani non sono solo colpa di Berlusconi e di questi politicanti di merda?
    Ciò che è più rivoltante è questa esterofilia sfacciata che si traduce in un' istigazione all' espatrio per risolvere i propri problemi, ad emigrare per fare carriera, in un invito ad accantonare i sentimenti nazionalistici e i legami con la terra, per diventare degli apolidi. Si risolve in un pessimismo, in una rassegnazione, in una disistima che finisce per depotenziarci, per diventare psicologicamente dipendenti dallo straniero, anzichè guardare dentro noi stessi. Incutere disprezzo al massimo di se è lo stesso gioco che è stato compiuto dagli invasori bianchi ai danni dei neri colonizzati in Africa e poi in America sulle comunità afroamericane.
    Il messaggio di abbandonare l' Italia è pericolo quanto i latrati secessionisti dei leghisti.
    Non voglio accusare Iacona di avere questi fini, per carità, è professionale, sensibile, ma si liberi delle deformazioni culturali sinistre, altrimenti rompe il fronte degli "indignati" italiani e deforma la visione della realtà mondiale.
    Ultima modifica di Avanguardia; 04-10-11 alle 01:39

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    Predefinito Rif: Polemiche sulla puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta del 2 ottobre 2

    E' stata una bella trasmissione che ha messo in luce cosa sia diventato oggi il lavoro e quali prospettive possano avere i giovani dell'epoca delle università-aziende di massa.
    Ovviamente, da buon sinistroide che è il conduttore, doveva far trionfare l'idea del paese sessantottino dei gay come vincente e ospitale.
    Poteva prendere altri paesi come esempio per il lavoro, dato che la Spagna, oltre ad essere avvolta da una pesante recessione economica è anche uno dei paesi citati come PIGS, praticamente a breve l'FMI e la BCE per le solite misure di austerità distruggeranno quel poco di lavoro ancora buono rimasto in Spagna.
    Ma lo ripeto, si tratta di normale amministrazione, un canale televisivo della sinistra sessantottina con presentatore sessantottino che fa l'elogio del paese dei gay e della tolleranza, il paese preferito dai sinistrati di questa nazione o almeno uno di quelli...
    Ultima modifica di Majorana; 04-10-11 alle 02:11
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    Gli umori corrodono il marmo

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    Predefinito Rif: Polemiche sulla puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta del 2 ottobre 2

    Ecco infatti un ultimo dato dalla Spagna, che fa a pezzi con il quadro falso fornito da Presa Diretta.
    Spagna: a settembre balzo del 2,3% disoccupati, vicino record marzo - Corriere della Sera

    Poi può darsi che Barcellona sia una delle aree più tranquille della Spagna, come c'è ne sono però in Italia. In queste zone troverò politici e imprenditori italiani che si sbizzarriranno in super-mega-ottimismo alle interviste come i tedeschi che fanno vedere a Report e Presa Diretta.

    Se invece vogliono tessere le lodi di Barcellona e della Germania per altri motivi (condizione dei gay, apertura mentale, vita capellona), lo facciano in trasmissioni inerenti ad altre tematiche.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Polemiche sulla puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta del 2 ottobre 2

    Qui una lettera a Riccardo Iacona da una cittadina di Barcellona residente in Italia.
    Lettera aperta a Riccardo Iacona riguardo la puntata di Presa Diretta ‘Generazione sfruttata’.
    Lettera aperta a Riccardo Iacona riguardo la puntata di Presa Diretta ‘Generazione sfruttata’.
    ottobre 4, 2011 di Natàlia Garcia Carbajo

    Caro Riccardo Iacona,

    ho guardato con attenzione la puntata di Presa Diretta “Generazione sfruttata”, in modo particolare la parte dedicata agli italiani che sono emigrati a Barcellona alla ricerca di un lavoro (e di una vita) che qui in Italia non riuscivano a trovare, e mi sono in qualche modo sentita chiamata in causa. In primo luogo da “barcelonina”, quindi da conoscitrice della realtà della mia città. E in secondo luogo da straniera in Italia, da cinque anni, e quindi parte di coloro che hanno fatto il percorso inverso (e a quanto pare siamo sempre meno, e comunque sempre meno di quelli che fanno le valigie direzione Catalogna).

    Lo spezzone della sua puntata dedicato a capire meglio la realtà degli italiani che vivono a Barcellona mostra una visione, quasi paradisiaca del capolugo catalano, dov’è descritta una città in grado di offrire ottime opportunità a tutti quelli che arrivano. Dove avere una vita stabile, con tanto di casa di proprietà e figli, appare alla portata di tutti. Purtroppo questa non è la Barcellona dei giorni nostri. Non so se lo sia mai stata, ma di sicuro con il 22% di disoccupazione (40% tra i giovani) e con la Catalogna leader di questa tremenda classifica dei disoccupati in Spagna, davvero non mi sembra il caso di lanciare slogan come quelli che si possono intravedere nelle storie personali dei giovani italiani intervistati. Giovani che sono stati sicuramente fortunati (e ne sono ben felice) ma che non rappresentano certo la realtà delle cose per tutte le persone (italiani e non) che arrivano a Barcellona. E, purtroppo, nemmeno per gli stessi catalani. In questo senso “incentivi” come quelli che possono essere interpretati nella sua puntata a fuggire dal Bel paese verso altri luoghi, dipinti in modo quanto meno fuorviante, possono fare male sia all’Italia sia a tutti coloro che si vedono costretti a considerare la possibilità di andare via.



    Purtroppo conosco tanti giovani italiani emigrati a Barcellona e tanti, tantissimi catalani che fanno fatica ad avere un lavoro stabile, ad arrivare alla fine del mese e a pagare l’affitto. Per non parlare di comprare una casa e avere dei figli. Esattamente come succede in Italia. Credo che sia doveroso e intellettualmente più onesto nei loro confronti raccontare tutta la verità, se necessario con dati alla mano, e non limitarsi a dipingere ‘l’altrove’ come la soluzione a tutti i mali.

    Con grande stima,

    Natàlia Garcia Carbajo
    Ultima modifica di Avanguardia; 05-10-11 alle 01:15

  8. #8
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    Predefinito Rif: Polemiche sulla puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta del 2 ottobre 2

    Ecco cosa sta succedendo a Barcellona e in Spagna, alla faccia della terra promessa:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011...otesta/162036/
    Spagna, la polizia arresta 4 Indignados
    E a Barcellona riesplode la protesta
    In manette i manifestanti del 15-M, presenti lo scorso 15 giugno davanti alla sede della Generalitat, il Parlamento catalano. "Un'azione repressiva contro tutto il movimento – dicono dall'associazione – , presenteremo una denuncia collettiva contro gli agenti che il 27 maggio hanno caricato con violenza chi protestava pacificamente"
    La manifestazione degli indignados a Barcellona il 15 giugno scorso
    “La pace sociale sta per saltare” spiegano dai microfoni tornati ad occupare Plaza Catalunya di Barcellona. A richiamare d’urgenza alla mobilitazione i militanti del 15-M sono stati gli arresti di 4 manifestanti presenti lo scorso 15 giugno davanti alla sede della Generalitat, il Parlamento catalano. ”Questa è la loro democrazia – precisano due ragazze di fronte ad una piazza improvvisamente colma di gente – stanno criminalizzando la dissidenza politica. Non ci resta che ritornare nelle strade per poi canalizzare tutta l’energia nello sciopero generale del 15 ottobre”.

    Le mani della piazza ritornano intanto a muoversi a farfalla e dal fondo partono gli slogan “Non ci rappresentano” e “Al Parlamento c’ero anch’io”. Dall’indignazione si è pronti, dicono in molti, a passare all’azione. Nella piazza intanto si respira una rabbia appena contenuta: “E’ un giorno triste – dice una studentessa di filosofia – perché sapere che uno di noi sta pagando con la propria libertà scatena un profondo senso di ingiustizia”. I 4 arrestati rientrano nel gruppo di 22 persone imputate per la protesta dello scorso giugno davanti al Parlamento catalano. La manifestazione aveva costretto 32 politici, tra cui il presidente della Generalitat, Artur Mas, ad entrare nella sede a bordo di un elicottero.

    Alcuni politici, nel tentativo di passare dall’accesso principale, erano stati insultati e in alcuni casi macchiati con vernice. Gli imputati – il gruppo di 22 – sono accusati di aver bloccato fisicamente l’accesso ai parlamentari. “Sono accusati – spiega Andres Garcia della commissione legale del 15-M – di delitto ‘contro le istituzioni dello Stato’. Un reato che non è mai stato applicato prima, malgrado si siano svolte nel corso degli anni molte iniziative davanti alle sedi di Parlamenti autonomi e del Congresso. E’ una decisione sproporzionata che si somma con quella di portare in un processo criminale gli esponenti del 15-M davanti all’Audiencia Nacional, un’istituzione nata dal Tribunale dell’ordine pubblico franchista (TOP), un tribunale speciale storicamente utilizzato per casi di natura politica”

    Mentre nella piazza spuntano cartelli in appoggio anche ai manifestanti di New York di Occupy Wall Street, prendono la parola i lavoratori di scuola, università e sanità da settimane in sciopero contro i tagli imposti dal governo: “Dalla Grecia, da NY, dal Cile si sta alzando un vento contro il disegno che ci vogliono imporre – dice un professore universitario – vogliono distruggere la possibilità di garantire un’istruzione di qualità”. La sua insoddisfazione si somma alla voce di un’infermiera di uno degli ospedali catalani vittima della scure dei tagli: “Non è nemmeno più garantita la radioterapia per i casi più gravi. Propongo di passare all’azione da subito, prima del 15 ottobre, ed occupare gli uffici pubblici per dimostrare che ci appartengono”.

    Sotto il nome del 15-M si stanno riunendo nuovamente dopo l’estate tutti i gruppi sociali che avevano partecipato alla sua nascita. ”Gli arresti rappresentano un’azione repressiva contro tutto il movimento – dice Andres Garcia – in questo caso non ci resta che garantire assistenza legale. Ma il nostro prossimo passo sarà presentare una denuncia collettiva contro la polizia che qui in questa piazza il 27 maggio aveva caricato con violenza dei manifestanti pacifici, provocando diversi feriti”. Il 15-M rilancia e lo fa con tutte le prove del caso. Per mesi nel sito www.acampadadebarcelona.org sono state raccolte testimonianze di persone definite “vittime degli abusi” della polizia.
    Ultima modifica di Avanguardia; 05-10-11 alle 01:39

  9. #9
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    Predefinito Rif: Polemiche sulla puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta del 2 ottobre 2

    La Spagna ha, rispetto a noi, alcuni vantaggi strutturali che non possiamo avere:
    bassa densità per cui grosso boom immobiliare per cui case a basso prezzo.
    boom cominciato negli anni '80 mentre da noi cominciò nei '50, quindi loro stanno ancora usufruendo dello "strascico" mentre da noi è bello che morto.
    Popolazione giovane molto numerosa e anziana poco numerosa per cui si pagano meno tasse e contributi e c'è più domanda innovativa.

    Questo è anche il motivo per cui in certe professioni intellettuali tipo giornalista, pubblicitario, grafico, fumettista, fotografo etc danno ancora sbocchi sicuri mentre da noi sono blindate da chi un posto ce l'ha e spesso raccomandato.

    Su questi fattori strutturali non possiamo farci nulla, possiamo però introdurre meritocrazia per smuovere la mobilità sociale, manca però la volontà politica, vedere per esempio le mancate liberalizzazioni degli ordini professionali.
    PATRIMONIALE PROGRESSIVA SU IMMOBILI, DEPOSITI, PRODOTTI FINANZIARI, RENDITE E SUCCESSIONI!

  10. #10
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    Predefinito Rif: Polemiche sulla puntata "Generazione sfruttata" di Presa Diretta del 2 ottobre 2

    Qui una lettera di molti italiani residenti a Barcellona che confutano l' immagine trasmessa dal programma di Riccardo Iacona sulla Spagna.
    Presa Diretta e gli italiani a Barcellona
    Il 2 ottobre la trasmissione Presa Diretta si è occupata degli italiani espatriati a Barcellona, mettendo a confronto le diverse realtà del lavoro precario in Italia e in Spagna. Molte sono le proteste che si sono levate dalla comunità italiana residente a Barcellona, a causa della parzialità delle informazioni sul lavoro e i diritti dei lavoratori in Spagna.


    Un gruppo di italiani, ha quindi deciso di scrivere una lettera aperta indirizzata a Riccardo Iacona, presentatore della trasmissione, sottolineando alcuni dati che sono stati omessi dal reportage.

    La redazione di Spaghetti BCN, ha aderito all’iniziativa e invita tutti gli italiani a Barcellona a diffondere questo articolo per email o via social network.

    Lettera aperta a Riccardo Iacona
    Siamo italiani residenti a Barcellona ed abbiamo assistito al programma Presa Diretta di Domenica 2 Ottobre.

    Riteniamo opportuno replicare su alcuni concetti enunciati in forma parziale nel programma.

    Soprattutto ci preme sottolineare che:

    - Comprendiamo quanto sia difficile suggerire un’idea completa di una comunità numerosa ed eterogenea come quella italiana a Bcn. Tuttavia, gli esempi riportati non sono rappresentativi della complessità cui accennavamo. La realtà dell’emigrazione, anche solo giovanile, è molto più variegata e non sempre coincide con i parametri tradizionali dell’apparente “successo” in campo lavorativo.
    Più che una fotografia è stata offerta una “rappresentazione” fuorviante della realtà, in cui facciamo fatica a riconoscerci.

    Per quanto concerne il discorso sulla normativa del lavoro in Spagna riteniamo doveroso precisare che:

    - Il contratto a tempo indeterminato spagnolo nulla ha a che vedere con quello nostrano. Pensiamo dunque non si possa fare un paragone fra i due sistemi senza portare degli esempi chiari.
    Dobbiamo far presente che, con il contratto a tempo indeterminato, è altresì possibile licenziare, in Spagna, senza giusta causa, pagando solo un’indennità al lavoratore (recentemente ridotta dal governo Zapatero).

    - Inoltre i contratti a tempo determinato sono arrivati ad essere, qui, il 30% del totale e più del 90% dei nuovi contratti sono a termine. I datori di lavoro (anche l’amministrazione pubblica!!!) hanno abusato e continuano ad abusare di questo tipo di contratti anche quando non sarebbero necessari.

    - Le persone intervistate “che hanno trovato lavoro in 4 giorni” non trovano riscontro con la situazione presente. Secondo i dati del Ministerio del Trabajo pubblicati il 4 ottobre 2011, la Catalogna è la seconda comunità autonoma con il più alto incremento di disoccupazione nel settembre 2011 (16.282 ossia il 2,78% in più rispetto ad agosto) con un numero di disoccupati che supera le 600.000 persone (20%).

    - Per quanto concerne gli stagisti, in Spagna ci sono, si chiamano “becarios”, e il problema è all’ordine del giorno.

    Fornire allo spettatore un’informazione incompleta risulta ingannevole, perché si suscitano ed alimentano aspettative incongruenti rispetto alla realtà.

    Citiamo, come esempio limite, quanto accaduto ad un noto sito web di Barcellona, Spaghetti Bcn, le cui visite, dopo la trasmissione, sono più che raddoppiate, secondo le chiavi di ricerca: lavoro a Barcellona, vivere a Barcellona, trasferirsi a barcellona, aprire un’attività commerciale a Barcellona. Una coppia italiana con contratto a tempo indeterminato in Italia, chiede se non sia il caso di licenziarsi e trasferirsi in Catalogna. ( Link )

    Riteniamo che, se si voleva sollevare un onesto dibattito sul precariato in Italia e sulla necessaria riforma della normativa sul lavoro, non si doveva farlo utilizzando in maniera distorta l’informazione.
    Tutto ciò suscita erronee ed esagerate aspettative e, in molti casi, un grave sentimento di frustrazione in alcuni per non far parte dei pochi eletti che hanno “trionfato” in altri per considerarsi dei “codardi” che non hanno il coraggio di “mollare tutto in Italia” correndo incontro ad un futuro “radioso”.

    Non è corretto trattare in maniera riduttiva temi che hanno a che vedere con la vita e la sensibilità delle persone

    Un caro saluto

    Hanno aderito:
    Giusi Garigali, Marco Giralucci, Espatriati.it, Spaghetti BCN, Augusto Casciani, Gabriele Carteni, Nicola Tanno, Francesca Arcara, Federica Garuti, Marco Rossano, Daniele Pistolato, Marcello Belotti, gruppo facebook Gli Italiani A Barcellona, Rosario Picone, ItalianiaBarcellona.com, Natàlia Garcia Carbajo, Alfredo Sasso, Daniele Calorio, Steven Forti, redazione di Zibaldone, Aurora Lonetto, Simone Callisto Manca, Eva Vignini, Daniele Lezzi, Antonio Paolo Russo, Lorenzo Segatta,Luciano Scorza, Livia Fiorio, Lucio Calciano, Domenico Crea, Osvaldo Verri
    Ultima modifica di Avanguardia; 08-10-11 alle 18:53

 

 

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