Fassino e Cota: «Crediamo
fermamente nel progetto»
Il no di Plano: «Investimento
troppo oneroso: inopportuno
in un momento di forte crisi»
Il fronte del sì e quello del No alla Torino-Lione hanno deciso di prendere carta e penna per scrivere al presidente del Consiglio, Mario Monti, e per chiedere un incontro con l’esecutivo per spiegare le ragioni dei loro punti di vista. Il presidente della Regione, Roberto Cota, quello della provincia di Torino, Antonio Saitta, e il sindaco, Piero Fassino, sottolineano come «le istituzioni piemontesi e quelle europee «credono fermamente nella realizzazione della nuova linea» anche come volano per uno sviluppo futuro. Da Bussoleno, replica il presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone, Sandro Plano, che chiede ad «un governo tecnico di aprire un confronto tecnico sulla necessità di realizzare l’opera non solo dal punto di vista politico». Per questo motivo si chiede al governo Monti di sospendere il progetto ad alta capacità.
Il fronte del sì chiede al governo di dare certezze sui tempi di realizzazione dei nuovi interventi (espropri e allargamento dell’area del cantiere della Maddalena) anche alla luce «dello sforzo encomiabile ed impegnativo che le forze dell’ordine locali stanno sopportando da lunghi mesi nella sorveglianza del cantiere di Chiomonte». Nella lettera - resa nota dalla provincia di Torino - Cota, Fassino e Saitta ribadiscono «come siano assolutamente rilevanti, sia dal punto di vista economico sociale che dal punto di vista ambientale, gli effetti di un investimento strategico realizzato anche con il contributo diretto dell’Unione Europea che ha aumentato la quota di cofinanziamento fino al 40% dell’intero investimento». Nell’arco di 10 anni - ha ricordato la Provincia di Torino - la realizzazione della Tav sul territorio torinese genererà una produzione lorda di 18,2 miliardi e un valore aggiunto di 7,9 miliardi. Secondo queste stime, la Torino-Lione potrà generare una crescita del Pil torinese pari all’1% circa e avrà ricadute occupazionali importanti che si possono stimare in almeno 7-8 mila occupati all’anno.
Tesi contesta dal fonte istituzionale No Tav. Plano, infatti, mette in discussione l’utilità del progetto (e lo stesso stanno facendo a Firenze i volontari dell’associazione Idra che si battono contro la realizzazione del nodo Tav nel capoluogo toscano) soprattutto la necessità di investire, in un momento di crisi, dai 15 ai 20 miliardi per realizzare un nuovo collegamento che non è motivato da dati tecnici reali è cioè del fatto che «la linea storica mista merci/passeggeri è utilizzata per meno del 30% della sua capacità e nello stesso tempo i valori del traffico merci sono andati precipitando nel tempo fino ad appena 2,4 milioni di tonnellate con un calo del 72% rispetto al 2000». Da qui la richiesta «ad un governo tecnico, e quindi preparato e competente, di aprire un confronto urgente sui dati trasportistici, sui rapporti costi benefici, sulle criticità ambientali e finanziaria che permetta di valutare l’opportunità dell’opera non esclusivamente dal punto di vista politico».




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