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    Predefinito SEL il Primo di Ottobre in Piazza a Roma

    Andiamo in piazza. Il tempo dell’alternativa è ora
    sabato 06 agosto 2011 | Nichi Vendola | 42 commenti



    Care compagne e cari compagni,

    viviamo un passaggio d’epoca che ha la potenza e la crudeltà di una guerra, sentiamo l’odore di un temporale che talvolta sembra somigliare al diluvio universale, sappiamo che verranno giorni difficili e amari per il nostro Paese. La crisi è stata colpevolmente negata, occultata, esorcizzata dai pubblicitari di Palazzo Chigi. Oggi questa crisi esplode, continua ad esplodere ogni giorno, percuote il mondo nostro come una febbre misteriosa e crescente. La propaganda non può nascondere la realtà. Non è solo una crisi finanziaria, ma una crisi globale: divora la geografia delle classi sociali, minaccia l’esistenza del ceto medio, riduce il glorioso Welfare all’attivismo caritatevole delle opere pie. Tutto cambia, tutto frana, tranne l’intangibilità degli universi blindati della ricchezza, della speculazione, della rendita. C’è la crisi e quindi, cosi dice questa Europa indecente, occorre tagliare la spesa sociale, comprimere i redditi, razionare i servizi, ridurre i diritti. La politica, colpevolmente genuflessa dinanzi alla signoria del mercato, oggi appare impotente e balbettante. Nulla di concreto si può dinanzi alle piroette speculative dei mercati. E l’Italia si presente a petto nudo al cospetto di questi mostri indomabili che movimentano denari e distruzione: abbiamo una classe dirigente travolta dalle proprie faide intestine e dall’urto degli scandali. Berlusconi e Tremonti sono le principali ragioni della vulnerabilità italiana, sono il vertice di un potere privo ormai di legittimazione morale, e rappresentano la versione casereccia di quel rigorismo a senso unico che sta impiccando il vecchio continente all’albero del patto di stabilità. Si insegue il miraggio del pareggio di bilancio, affamando il Paese, deprimendone l’economia, non affrontando i nodi di una moderna politica industriale, definanziando l’innovazione e la ricerca, spezzando il cuore della pubblica istruzione. Si vuol curare l’ammalato con una medicina letale. In questo contesto appare esitante il profilo di alternativa delle opposizioni parlamentari in Italia. In verità è la sinistra europea che appare incapace di guardare con coraggio a questa deriva e di reinventarsi. Così l’Europa muore, l’Italia affoga in un post-berlusconismo fatto di macerie e di qualunquismo, la sinistra si consegna alle bancarelle come un gadget per turisti. Non possiamo star fermi, assistere a questa discesa agli inferi senza reagire. Le giovani generazioni e parti rilevanti di opinione pubblica chiedono segno tangibile, credibile, radicale di cambiamento. Scontiamo anche la poca credibilità di una rappresentanza parlamentare ostaggio delle nomenclature di partito, con un sistema elettorale che riesce a umiliare i principi del pluralismo democratico non garantendo alcuna stabilità politica.

    Per questo vi chiedo di predisporre i banchetti per la raccolta delle firme per promuovere un nuovo referendum: abroghiamo il porcellum, cancelliamo una legge-vergogna, poniamo il tema di un nuovo sistema elettorale. Non vedere la crisi della democrazia, non reagire alla crisi della democrazia, comporta conseguenze assai gravi per la qualità e la moralità della politica. Organizziamo banchetti, chiediamo le firme, parliamo con i cittadini, segniamo la presenza di una politica capace di ascoltare. Prepariamoci all’autunno. Prepariamoci a tornare in piazza, accanto ai movimenti, con i giovani, lavoriamo perché l’indignazione diventi energia politica e culturale.

    E il 1° ottobre noi di Sinistra ecologia e libertà prepariamoci a riempire una grande piazza di Roma. Fare piazza, intrecciare parole di verità e di ribellione, rendere visibile la voglia di cambiare, aiutare l’Italia migliore a uscire dal guscio della paura e del rancore. Il tempo dell’alternativa è ora.

    Nichi Vendola

    Andiamo in piazza. Il tempo dell’alternativa è ora |

    Era ora !Era assurdo che con questa manovra qui nessun partito dell'opposizione prendesse l'iniziativa per cominciare un autunno caldo contro il Governo, con i Movimenti per costruire davvero l'Alternativa e farla entrare nel senso comune dell'opinione pubblica.

    Ottimo cosi ! Ci sarò, spero comunque che si allarghi ad altre forze :giagia:
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  2. #2
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    Predefinito Rif: SEL il Primo di Ottobre in Piazza a Roma

    Articolo 21: “Il 1 ottobre scendiamo in piazza anche noi” giovedì 11 agosto 2011 | Stefano Corradino, Giuseppe Giulietti | Nessun commento

    Condividiamo la proposta di Nichi Vendola per una manifestazione al termine della campagna per la raccolta delle firme, una manifestazione che si rende quantomai opportuna anche alla luce dei ripetuti attacchi alla Costituzione, in particolare all’art.41 recentemente bersagliato. Se si dovesse confermare l’appuntamento del 1° ottobre non solo ci saremo ma il sito di Articolo21 sarà a disposizione per promuovere l’iniziativa.

    Stefano Corradino, Giuseppe Giulietti

    Articolo 21

    Articolo 21: “Il 1 ottobre scendiamo in piazza anche noi” |
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  3. #3
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    Predefinito Rif: SEL il Primo di Ottobre in Piazza a Roma

    Alta quella bandiera, Mao Zedong!
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  4. #4
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    Predefinito Rif: SEL il Primo di Ottobre in Piazza a Roma

    La manovra: avanti verso il passato domenica 14 agosto 2011 | Titti Di Salvo | 3 commenti

    Il decreto appena approvato è il peggiore.
    Il peggiore di una lunga serie di leggi che hanno sempre di più lasciato sole le persone, nei rapporti di lavoro e nella vita. Questa è l’iniquità della manovra, questa la sua inaccettabilità.
    Nel testo ci sono le tante scelte già sottolineate che peggiorano la quotidianità e la condizione materiale non di tutti ma di molti in nome di una prospettiva, di un modello sociale in cui lo Stato si ritira e le politiche pubbliche sono un costo.

    La speculazione finanziaria nei confronti del debito italiano,cioè l’annuncio da parte degli investitori della non credibilità del governo italiano e delle sue politiche viene affrontato dallo stesso governo e dalla stessa classe dirigente responsabile del declino italiano con scelte che hanno lo stesso segno di quelle che hanno determinato la crisi.

    C’è un filo rosso che si dipana da tempo, un’intenzione alimentata da una cultura politica per la quale i diritti sociali e del lavoro,l a libertà e l’autonomia delle persone sono un vincolo che la competizione globale non consente: archiviati dalla modernità.

    Eppure la cultura sottesa alla manovra è un passo indietro verso la notte buia dell’arbitrio,della cancellazione dell’autonomia e della libertà delle persone, verso l’antico.

    Il decreto va letto avendo in mente la manovra precedente dell’inizio di luglio e quella successiva già annunciata con la delega fiscale e assistenziale: è l’insieme che definisce una manovra ideologica .

    Non solo per la scelta di annunciare modifiche costituzionali che modificano l’equilibrio della Costituzione quindi il suo impianto culturale ideale (art.81 e art.41).

    Non solo perché la correzione dei conti avviene colpendo sempre gli stessi, con crudeltà sociale come dice Vendola,aumentando le diseguaglianze (perché tale è la conseguenza dello svuotamento dello Stato sociale) e salvando sempre gli stessi (il senso non cambia con il contributo di solidarietà e con i tagli alla province). E’ ideologica perché utilizza la difficoltà della situazione per portare a compimento lo svuotamento dei diritti sociali,dei diritti del lavoro e del ruolo del sindacato ,operazione che alla manovra non porta un euro ma porta acqua al cambiamento di un modello sociale e consente di strizzare l’occhio alla Fiat.

    Eppure dall’autunno del 2010 la scena pubblica è stata occupata da donne uomini giovani lavoratori pensionati che quasi sempre senza bandiere di partito hanno dimostrato manifestando e votando ai referendum di non essere d’accordo perché hanno in mente un altro modello di sviluppo, una diversa gerarchia di valori sociali, una diversa e possibile politica economica.

    Per questo la manovra è anche uno schiaffo alla democrazia.
    E’ una manovra contro le donne.
    Il filo rosso in questo caso parte con la cancellazioni delle dimissioni in bianco subito dopo l’insediamento del governo; poi la cancellazione del finanziamento per le statistiche di genere; poi la riduzione progressiva del perimetro dello Stato sociale con i tagli dei trasferimenti agli enti locali cioè ai servizi pubblici e a chi eroga i servizi pubblici, i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego; poi l’aumento dell’età pensionabile per le lavoratrici pubbliche; poi la sottrazione di quel tesoretto accumulato attraverso i risparmi conseguiti dall’aumento dell’età pensionabile nel settore pubblico destinati (per chi ci ha creduto) ai servizi e oggi l’accelerazione e prima la decisione dell’aumento dell’età pensionabile di quelle del privato. (800000 ha detto l’Istat le donne costrette a lasciare il lavoro dopo la maternità tra dimissioni in bianco e assenza di servizi; 800.000 cioè le donne lasciate sole).

    Un paese sempre meno per donne ,quindi sempre meno ospitale per tutti: era lo slogan della manifestazione del 13 febbraio.
    E’ una manovra contro la libertà e la dignità del lavoro.

    Il fondamento di entrambi sono la Costituzione, lo Statuto dei lavoratori, il Contratto nazionale cioè la certezza e l’universalità dei diritti sottratti ai rapporti di forza in virtù della loro stessa estensione: diritti fondamentali per tutti lavoratori,per tutti i lavoratori dello stesso settore. Al posto dell’universalità dei diritti del lavoro gli accordi aziendali non solo sul salario, non solo sull’orario, anche sulle modalità di assunzione e su quelle di licenziamento: è per questo che è toccato l’articolo 18.

    Il filo rosso in questo caso è l’obiettivo perseguito ossessivamente di erodere il corpo di leggi e contratti che dà tutela collettiva alle persone per arrivare al contratto individuale cioè alla solitudine del singolo lavoratore di fronte all’azienda in modo da rimuovere gli ostacoli alla libertà d’impresa.

    Fa il paio con l’idea di spezzare l’universalità dei diritti sociali per consegnarli ai singoli territori, alle singole regioni: la modernità è interpretata come ritorno alle piccola patrie e alla legge del più forte.
    Era tutto ciò contro cui erano stati proclamati gli scioperi della Cgil fino all’ultimo del 6 maggio.

    E’ una manovra contro i giovani.
    Il filo rosso qui è l’ampliamento praticato dall’inizio dell’azione di governo della solitudine delle persone nella vita e nel lavoro;la condanna a vita alla precarietà non dichiarata ma implicita nell’indebolimento delle tutele collettive e quindi nell’aumento dello scambio lavoro dignità diritti,nello stesso allungamento dell’età pensionabile, nell’assenza di misure pensate a loro favore.Era il tema della manifestazione per riprendersi il futuro dei giovani fatta ad aprile.

    Lo vuole l’Europa?
    Sono da sempre stata fortemente convinta che sia l’Europa lo spazio pubblico naturale per il nostro paese Ciò non c’entra niente col riconoscere il segno delle proposte che arrivano dall’Europa governata da istituzioni espresse dalla maggioranza di governi nazionali di destra.

    Oggi l’Europa propone una politica economica fortemente regressiva. Opporsi ad essa non è antieuropeo. Al contrario. Il punto è sostenere una proposta di politica economica italiana ed europea diversa e alternativa. Non farlo equivale ad assumere che esiste una oggettività nelle scelte economiche, cioè non c’è più la politica, né nazionale né europea.
    Siccome è proprio questa la posta in gioco, l’esistenza stessa di un’alternativa culturale prima ancora che politica di modernità,quello che sta capitando è troppo grande ed importante.E’ un passaggio d’epoca ,per noi fuori dal Parlamento ancora più difficile da affrontare.

    Ma nonostante ciò,noi dobbiamo sentire la responsabilità come se fossimo in Parlamento di richiamare il centro sinistra al senso di questa svolta epocale. Dobbiamo chiedergli di mettersi in sintonia con i movimenti nazionali che hanno attraversato il paese, le donne, i giovani, i lavoratori e le lavoratrici, perché qui si misura la sua capacità di parlare all’Italia fuori dal coro per mantenere viva e concreta l’esistenza di un diverso modello di sviluppo: è questa l’unità del paese.

    Noi ci dobbiamo provare,ora come ha fatto l’intervista di Vendola sull’Unità di oggi. Anche prima del primo ottobre. Anche per fare grande l’appuntamento del primo ottobre.

    Titti Di Salvo

    La manovra: avanti verso il passato |
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    Predefinito Rif: SEL il Primo di Ottobre in Piazza a Roma

    Ora tocca noi, tutti in piazza il 1 ottobre
    lunedì 29 agosto 2011 | Claudio Fava | 9 commenti



    L’abbiamo detto, l’abbiamo scritto molte volte: c’è un paese migliore, un’Italia che non si riconosce nei colpi di coda di questo regime e neppure nelle esitazioni di un’opposizione parlamentare che balbetta invece di dire, che esita invece di fare. C’è un paese migliore che non rassomiglia alla cartolina slabbrata e malinconica che Berlusconi propone ogni giorno dell’Italia.

    Un paese che ha conosciuto i giorni felici di lotta per i referendum, che è sceso in piazza per difendere il diritto di dire dei giornalisti, le ragioni dei lavoratori, l’autonomia dei magistrati, la rabbia legittima dei precari, la dignità e il sapere degli studenti e dei loro insegnanti. Un paese che vuole costruire adesso un’alternativa di governo e di futuro, che non intende attendere rassegnato il corso delle cose. A quest’Italia vogliamo dare voce e fiato, il coraggio delle parole smarrite, la fermezza dei principi irrinunciabili. Adesso tocca a noi: e mai come adesso questa parola – “noi” – dev’essere l’impegno per una mobilitazione collettiva, vasta, popolare che vada ben oltre gli iscritti e i militanti del nostro partito.

    La manifestazione che Sinistra Ecologia e Libertà convoca il primo ottobre a Roma, a piazza Navona, non sarà una liturgia ma un’occasione per far sentire la voce di un paese che non si è mai piegato al corso delle cose. Non si tratta solo di archiviare Berlusconi ma di rimettere in campo una filiera di pensieri lunghi, di proposte politiche, di valori alti che aprano una nuova stagione civile e morale per l’Italia. Dalla crisi si esce ricostruendo una pratica della politica che sappia redistribuire risorse, opportunità, diritti e doveri. Per questo vi chiediamo di esserci, di partecipare, di dare il vostro contributo per fare del primo ottobre una data d’inizio, il principio di un nuovo tempo della politica e della nostra vita.

    Claudio Fava

    Ora tocca noi, tutt@ in piazza il 1 ottobre |

    Io ci sarò con tutti gli altri compagni della Federazione di Teramo, compagni è ora di mobilitarsi !
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    Predefinito Rif: SEL il Primo di Ottobre in Piazza a Roma

    12-09-11
    VENDOLA A BERSANI, TUTTO CENTROSINISTRA INSIEME IN PIAZZA



    (ASCA) - Roma, 12 set - ''Serve subito una grande piazza di alternativa. Io metto a disposizione di Pd e Idv la nostra data, se non va bene il primo ottobre possiamo sceglierne un'altra tutti insieme. Dobbiamo muoverci, la crisi politica del centrodestra non trova uno sbocco virtuoso perche' noi appariamo divisi''. Lo afferma Nichi Vendola, leader di Sel e governatore della Puglia, in un'intervista all'Unita'.

    ''L'ossessivo e monotono appello alle forze centriste non ha consentito finora al Pd di compiere il gesto fondamentale di una chiamata alle altre forze del centrosinistra per ritrovare la tela dell'unita'. L'inseguimento delle sirene del moderatismo - continua Vendola - porta tutti noi verso la sconfitta. Dobbiamo aprirci, ma a partire da un'idea forte di cambiamento che si sta facendo strada anche nei ceti medi''.

    Vendola auspica le elezioni anticipate e respinge l'ipotesi di un governo di unita' nazionale. ''Buttiamo giu' dalla torre Berlusconi per salvare Tremonti? Non credo alle fantasie di una destra buona che va liberata da quella cattiva. E poi per fare cosa? Una macelleria sociale ancora peggiore dell'attuale, magari con qualche tecnocrate piu' presentabile? Io non ci sto, e soprattutto non ci stara' il Paese''.

    Sul caso Penati, ''non sono tra chi pensa di lucrare sulle difficolta' del Pd'', dichiara Vendola, ''ma c'e' un problema che tocca il centrosinistra da Sud a Nord, non possiamo evocare complotti. La questione morale - aggiunge - rischia di affondare il centrosinistra proprio ora che dovremmo volare. Le primarie possono farci uscire dal guado, essere un momento rifondativo''.

    GOVERNO VENDOLA A BERSANI TUTTO CENTROSINISTRA INSIEME IN PIAZZA - Agenzia di stampa Asca
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    Non se ne può più
    giovedì 22 settembre 2011 | Nichi Vendola | Nessun commento



    Non se ne può più. Non e’ possibile che mentre questo Paese si squaglia, mentre cominciamo ad entrare in una fase che assomiglia ad un dopoguerra, e senza le speranze che normalmente ci sono in un dopoguerra, questo Paese e’ ipotecato da una sorte di porcile istituzionale, che investe il dibattito pubblico, il dibattito politico, il sistema informativo e che rischia di travolgere le Istituzioni.Insomma mentre un’intera generazione di ragazzi e ragazze sta diventando una generazione a perdere, mentre la disoccupazione e’ tornata ad essere un fenomeno di massa, mentre c’e’ la reale prospettiva della poverta’ per una parte rilevante della societa’ italiana, dover continuare a parlare delle escort del premier e’ veramente insopportabile.

    Tutti in piazza il 1 ottobre!

    Nichi Vendola

    Non se ne può più |
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  10. #10
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    Predefinito Rif: SEL il Primo di Ottobre in Piazza a Roma

    Prima del comizio conclusivo di NICHI VENDOLA interverranno anche ANTONIO DI PIETRO (in rappresentanza dell'Italia dei Valori), AMELIA FRASCAROLI (assessora al Welfare di Bologna, SEL), MASSIMO ZEDDA (sindaco di Cagliari, SEL) e GIULIANO PISAPIA (sindaco di Milano, Sel)

    hefico: sarà una bellissima manifestazione :giagia:
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