L'indipendentismo sardo viene spesso paragonato a un fiume carsico che di tanto in tanto riaffiora in superfice, per poi scomparire nel sottosuolo così come è apparso.
In questo tratto di storia il fiume è alla luce del sole, ma a dispetto della sua crescente portata, rischia di tornare a breve nelle viscere della terra, a meno di una repentina e definitiva deviazione del suo corso.
Da compiere attraverso un rinnovamento dei movimenti indipendentisti tradizionali che, da qui alle prossime elezioni regionali, li renda politicamente credibili agli occhi di un'ampia fetta di opinione pubblica.
Rinnovamento che richiede la democratizzazione delle loro organizzazioni; l'azzeramento del leaderismo; l'archiviazione di un linguaggio obsoleto che ceda il passo ad una comunicazione moderna, rivolta anche ai ceti medi urbani non necessariamente indipendentisti; l'abbandono di atteggiamenti puristi e settari, nonché di alcune forme di nazionalismo ottocentesco e di posizioni antagoniste, ideologiche, conservatrici e di chiusura nei confronti di forze politiche "italiane" e autonomiste.
Invece, mentre a livello globale tramonta l'era del sogno politico e fa capolino quella del nuovo realismo, i movimenti indipendentisti sardi si attardano alla ricerca di un'unità che, anche concretizzandosi (fuori tempo massimo?), risulterebbe inefficace senza il rinnovamento. Le ultime elezioni comunali cagliaritane sono lì a dimostrarlo.
Capiamoci, i movimenti indipendentisti tradizionali, fin qui hanno svolto un opera meritoria, sia dal punto di vista della partecipazione attiva, che del dibattito politico, civile e culturale, ma in questa fase storica il modello movimentista è superato.
E' giunto il momento di abbandonare l'indipendentismo di lotta e abbracciare quello di governo, inteso come l'assunzione di responsabilità nel compiere una scelta di campo che comporti alleanze politiche, programmatiche e elettorali, finalizzate a ricoprire incarichi e a contribuire alla determinazione di scelte politiche all'interno di una maggioranza di governo composita.
Alle elezioni del 2009 i movimenti indipendentisti declinarono l'invito di alleanze per il timore di perdere la verginità politica, ma la Storia richiede prestazioni alla sua altezza, tali da non potersi permettere di andare a quell'appuntamento senza il coraggio di concedersi.
INDIPENDENTISMO DI GOVERNO E NON DI LOTTA
perfettamente d'accordo, indipendenza non si conquista con le manifestazioni contro i radar, ma con il buon governo.




Rispondi Citando
9:
