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    Predefinito Respinto il ricorso della Bresso

    politica
    05/10/2011 - il processo
    Piemonte, la Consulta salva Cota
    "Il Tar attenda il giudizio civile"


    L'ex presidente della Regione Mercedes Bresso aveva presentato ricorso per irregolarità nell'elezione di Roberto Cota
    La Corte Costituzionale respinge il ricorso del Consiglio di Stato sulle presunte irregolarità nelle scorse elezioni regionali. Bresso: «Una privazione della giustizia».
    I legali di Cota: «Esito scontato»

    MAURIZIO TROPEANO
    torino

    Per accertare l’irregolarità delle liste elettorali al centro della contesa tra l'ex presidente del Piemonte Mercedes Bresso e l'attuale governatore Roberto Cota, occorrerà attendere il responso del giudice civile. E' quanto ha stabilito oggi la Corte costituzionale respingendo il ricorso del Consiglio di Stato che eccepiva la costituzionalità di diverse leggi «nella parte in cui impongono la sospensione del giudizio amministrativo in caso di querela di falso e precludono in materia elettorale al giudice amministrativo di accertare incidentalmente eventuali falsità in atti del procedimento elettorale». Secondo la Consulta, presieduta da Alfonso Quaranta, la questione non è fondata.

    E ora per stabilire se l'esito delle elezioni regionali del 2010, vinte da Cota con lo scarto di soli novemila preferenze, sono state inficiate dalla lista Giovine, sottoposta a giudizio per falso davanti al giudice civile, ora occorrerà rispettare i tempi della giustizia civile che difficilmente si pronuncerà in modo definitivo prima della fine della legislatura.

    Sul ricorso del Consiglio di Stato aveva pesato anche la condanna, intervenuta in primo grado in sede penale, a due anni e otto mesi per il consigliere regionale Michele Giovine ritenuto responsabile di aver inserito nella sua lista candidati senza il loro consenso o addirittura a loro insaputa. In altre parole un accertamento implicito dell’irregolarità della lista, che ottenne 27mila voti e fu decisiva per il risultato elettorale, ma che a questo punto però dovrà seguire un iter processuale ad hoc. Le motivazioni della decisione della Consulta saranno depositate tra un mese circa.

    «La Corte costituzionale non ha avuto il coraggio di affermare il principio della ragionevole durata del processo nel caso di ricorsi elettorali. Trovo assurdo che la giustizia amministrativa possa dichiarare l'illegittimità delle elezioni dopo molto tempo dal voto. Ci troviamo di fronte a una privazione di giustizia». L’ex presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso, commenta così l’orientamento della Corte Costituzionale che ha ritenuto non fondato il ricorso presentato dai suoi legali: tocca ai giudici ordinari e non a quelli amministrativi dirimere la querelle legata ai ricorsi elettorali e alla firme false della lista Pensionati per Cota. L’ex presidente si rammarica perché «la Corte non ha riconosciuto la particolarità del procedimento giudiziario in materia elettorale. Vorrà dire che per avere giustizia in caso di elezioni palesemente truccate bisognerà aspettare oltre la durata dei mandati politici». Secondo Bresso, infatti, «si tratta di un falso palese già accertato dal Tribunale penale di Torino, nella cui sentenza è chiara la modalità criminale della Lista a sostegno di Cota. A questo punto, come cittadino non rimane che attendere i tempi ordinari della giustizia penale e civile».

    Di segno opposto, ovviamente, la reazione dei legali del presidente Cota . «Ci avevo creduto fin dall’inizio, era una decisione scontata. Sul piano ordinamentale sarebbe stato un rivolgimento molto significativo», ha commentato Angelo Clarizia, che insieme all’avvocato Luca Procacci, ha seguito l’iter processuale.

    Stessa sorte di Cota anche per Formigoni. La Corte costituzionale ha stabilito oggi che soltanto il giudice civile è autorizzato a controllare la veridicità delle firme per la presentazione di liste e candidati alle elezioni. Per questo, visto che i tempi della giustizia civile sono in genere superiori a quelli della durata di una legislatura, il governatore lombardo non rischia più l'annullamento del voto che lo ha eletto per la quarta volta alla guida della Regione. Ad essere sconfitti sono invece i radicali che annunciano di voler ricorrere nelle sedi internazionali e che hanno scritto una lettera di protesta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La conseguenza della decisione della Consulta, scrive Marco Cappato, già candidato della Lista Bonino-Pannella alla presidenza della Lombardia escluso dalla competizione elettorale, al Capo dello Stato, «non riguarda soltanto le elezioni regionali del Piemonte, né soltanto quelle della Lombardia, dove noi Radicali abbiamo portato le prove della gigantesca truffa elettorale compiuta nella presentazione delle Liste di Roberto Formigoni, con un migliaio di persone che hanno confermato in Procura della Repubblica di non aver mai firmato quelle liste».

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    Predefinito Rif: Respinto il ricorso della Bresso

    giovedì 06 ottobre 2011, 08:00
    Sventato il golpe contro Cota e Formigoni
    di Anna Maria Greco
    Roma

    Roberto Cota rimane governatore del Piemonte e, di conseguenza, anche Roberto Formigoni è più solido al vertice della Lombardia. I due antagonisti di centrosinistra, l'ex-presidente regionale Mercedes Bresso e l'indagato per corruzione Filippo Penati, sembrano non avere più chance di ribaltare il risultato elettorale del 2010.
    È la Corte costituzionale a mettere una pietra tombale sulle loro speranze, respingendo perch´ infondato il ricorso del Consiglio di stato, che voleva intervenire nella vicenda delle sospette firme false a sostegno di Cota. La Consulta ribadisce, invece, che l'accertamento del falso in materia elettorale è di competenza del giudice ordinario. E i giudici amministrativi si potranno pronunciare sulla validità delle elezioni solo dopo la sentenza del tribunale civile di Torino.
    Considerati i tempi lunghi del procedimento, il leghista Cota e la sua giunta riusciranno probabilmente a concludere il mandato. Stesso discorso per Formigoni (Pdl), che gode di riflesso del verdetto anche se l'Alta Corte aveva escluso dalla sua decisione la Regione Lombardia, coinvolta in un analogo episodio di contestazione di firme per le candidature.
    Il due governatori apprendono praticamente in contemporanea di essere salvi. Per tutta la mattina c'è un fitto scambio di chiamate tra Torino e Milano. Cota e Formigoni sono al telefono quando le agenzie battono la notizia sulla decisione della Consulta e Cota la comunica subito al collega lombardo. «Golpe sventato», sarebbe stato il commento concorde dei due. Ma n´ l'uno n´ l'altro poi fanno dichiarazioni ufficiali. Il presidente del Piemonte lascia solo filtrare il fastidio per tutta la vicenda, che considera un'inutile perdita di tempo. «Ci avevo creduto fin dall'inizio», commenta il suo legale, Luca Procacci.
    Chi non ci sta è la Bresso, il cui ricorso alla giustizia amministrativa finisce nel nulla. E l'ex governatore attacca la Consulta, che «non ha avuto il coraggio di affermare il principio della ragionevole durata del processo nel caso di ricorsi elettorali» e che «non ha riconosciuto la particolarità del procedimento giudiziario in materia elettorale». La Bresso trova «assurdo che la giustizia amministrativa possa dichiarare l'illegittimità delle elezioni dopo molto tempo dal voto» e denuncia «una privazione di giustizia». Per lei, si tratta di «un falso palese già accertato dal tribunale penale di Torino, nella cui sentenza è chiara la modalità criminale della lista a sostegno di Cota». Si riferisce alle 27mila firme della lista «Pensionati per Cota» raccolte da Michele Giovine, che ha contribuito alla vittoria del presidente leghista, con uno scarto di 9mila voti. A giugno Giovine è stato condannato in sede penale, in primo grado, a due anni e otto mesi per aver inserito in lista candidati senza il loro consenso.
    Ma Enzo Ghigo, coordinatore regionale del Pdl in Piemonte, invita la Bresso a rassegnarsi: «Spiace che per non aver accettato una sconfitta sul campo si sia dovuti arrivare addirittura ad una pronuncia della Corte Costituzionale. Una scelta dettata dalla testardaggine di una persona che ha solo contribuito ad intasare con dei ricorsi pretestuosi la giustizia italiana». Ghigo aggiunge che ora il Pdl può affrontare con più tranquillità la fase congressuale e la discussione con la Lega sulle deleghe.
    Al consiglio regionale di Torino, intanto, scoppia una bagarre dopo la decisione della Consulta e la seduta viene sospesa. Alcuni leghisti sventolano cartelli con la scritta «A volte rivincono i buoni». Uno ha sulla maglietta verde la frase: «Bresso cucù, due ricorsi non ci sono più» e viene espulso.
    Sul fronte lombardo, sconfitti sono anche i Radicali, che hanno fatto ricorso contro l'elezione di Formigoni. In una lettera di protesta al Presidente Giorgio Napolitano annunciano di voler ricorrere nelle sedi internazionali. «La realtà - dice Silvio Viale - è che abbiamo un presidente eletto col trucco. Una condizione comune per i governatori di Piemonte e Lombardia».

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  3. #3
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    Predefinito Rif: Respinto il ricorso della Bresso

    La Bresso poveretta si è messa contro la lega.

    No ha ancora capito quali protezioni ha la lega.
    O si taglia o il caos

 

 

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