
Originariamente Scritto da
S&S
Il marito che uccise l'amante della moglie
merita le attenuanti per lo “stato d'ira”
ROMA - Non si può negare l'attenuante di aver agito in stato d'ira a un marito che ha ucciso l'amante della moglie dopo aver sorpreso la 'coppia clandestinà in adulterio flagrante mentre, lei discinta e lui tutto nudo, guardavano un film porno sul divano in casa dei suoceri. Per questo la Cassazione, che per la seconda volta ha affrontato questo "delitto d'onorè - avvenuto a Genova il 2 agosto del 2006 - ha annullato il 'nò allo sconto di pena decretato per tre volte dai giudici di merito della Liguria e della Lombardia nei confronti della guardia giurata che, in simili circostanze, spar• all'amante della moglie uccidendolo.
L'uomo, Angelo Piro (47 anni), venne condannato dal gup di Genova a 14 anni di reclusione per l'omicidio non premeditato di Giovanni Grasso (38 anni). Piro era salito in casa dei suoceri per pulire la sua arma e, scoperto il tradimento che si stava consumando, sparò tre colpi non mortali sul rivale, poi rincorse in un'altra stanza la moglie insultandola, quindi tornò dalla vittima che giaceva a terra e gli sparò due colpi fatali in testa.
Secondo la Corte di Appello del capoluogo ligure, simili modalità escludevano lo stato d'ira in quanto l'omicida «si era mostrato perfettamente in grado di recuperare i propri freni inibitori nei confronti della moglie, graziando la madre dei suoi figli, per cui il suo ritorno verso Grasso, ormai inerme ed inoffensivo, era condotta sorretta non già da una mente obnubilata dal furore, ma da una lucida e consapevole volontà omicida».
Questo verdetto fu annullato dalla Cassazione che affidò il caso, per una valutazione più clemente, alla Corte di Assise di Appello di Milano. Ma niente da fare: anche i magistrati milanesi - nel maggio 2010 - arrivarono alla conclusione che aver "risparmiato" la moglie voleva dire che la guardia giurata non aveva perso «totalmente ogni controllo così da non capire più nulla e da agire spinto unicamente da impulsi aggressivi».
Ora la Cassazione - con il secondo annullamento con rinvio - avverte, con una certa verve, che le «corre l'obbligo» di «rimarcare» che «lo stato d'ira non può farsi coincidere con un così totale annichilimento del controllo di sè da privare chi agisce della consapevolezza delle proprie azioni: una condizione psichica di tal fatta eccede visibilmente i limiti della nozione di "ira"».
Per ira - spiega la sentenza 36442 dei supremi giudici - deve certamente intendersi «un forte turbamento connotato da impulsi aggressivi e idoneo a influire sulla capacità di autocontrollo della persona», ma che «per il suo manifestarsi non richiede necessariamente la perdita, sia pure momentanea, della coscienza del proprio agire». La clemenza per i delitti passionali - finita nel 1981 con l'abrogazione delle disposizioni sul delitto d'onore - sembra dunque resistere e attecchire ancora, con una certa pervicacia, in Cassazione.
Venerdì 07 Ottobre 2011 - 18

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