Diario di Samba
223° giorno senza rapine
Sfottono noi abitanti delle "terre di un po' più in là", e quel che è peggio è che sono in realtà figli di napoletani emigrati a Giugliano. Una ragazzina, 14-15 anni, capelli corti castani con un ciuffo lungo biondo, con dei "leggins" neri su cui erano cucite delle stelline argentate ai lati, camicia a quadrettoni bianchi e rossi, reggiseno nero in mostra, parlava con un suo amico, rigorosamente in jeans attillatissimi che non coprono neppure le caviglie, maglietta colore spento con collo ampio e slabbrato (di quelle femminili che servono a far intravedere il decollete, ora indossatissime anche dagli uomini), camicia di jeans aperta e maniche tirate su, collana con palline di legno e croce latina su un petto tutt'altro che villoso, una parola in italiano corrente neanche per sbaglio.
Ebbene prendevano in giro i giuglianesi imitando l'accento: "RicIett facIett'". Pazze risate.
Intanto, da un cellulare di un gruppo di ragazzi sghench (anch'essi pantaloni attilatissimi, magliette slabbrate, mocassino etc.) proveniva una musica soave, le cui parole saranno scolpite nel ricordo dei posteri: "Shake (tunz) that (tunz) ASS (tunz), shake (tunz) that (tunz) ASS (tunz)."
Al ritmo di questa musica la ragazzina mi ha turbato e conturbato ballando soltanto come una signorina sa fare, come se fosse consapevole delle parole del testo pur, ci scommetto il sedere, non conoscendo una parola d'inglese.




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