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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Mistica Fascista
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    Predefinito Contraddizione di Aristotele?

    In questo passo dell'ottavo libro dell'Etica nicomachea, Aristotele afferma:

    L’amicizia tra marito e moglie, si riconosce, è naturale: l’uomo, infatti, è per sua natura più incline a vivere in coppia che ad associarsi politicamente, in quanto la famiglia è qualcosa di anteriore e di più necessario dello Stato, e l’istinto della procreazione è più comune tra gli animali. Ma mentre per gli altri animali la comunità giunge solo fino alla procreazione, gli uomini si mettono a vivere insieme non solo per generare dei figli, ma anche per provvedere alle necessità della vita.

    Nel primo libro della Politica lo Stagirita dice:

    [...] per natura lo Stato è anteriore alla famiglia e a ciascuno di noi perché il tutto dev'essere necessariamente anteriore alla parte: infatti, soppresso il tutto non ci sarà più né piede né mano se non per analogia verbale, come se si dicesse una mano di pietra (tale sarà senz'altro una volta distrutta): ora, tutte le cose sono definite dalla loro funzione e capacità, sicché, quando non sono più tali, non si deve dire che sono le stesse, bensì che hanno il medesimo nome. E' evidente dunque che lo Stato esiste per natura e che è anteriore a ciascun individuo: difatti, se non è autosufficiente, ogni individuo separata sarà nella stessa condizione delle altre parti rispetto al tutto, e quindi chi non è in grado di entrare nella comunità o per la sua autosufficienza non ne sente il bisogno, non è parte dello Stato, e di conseguenza è o bestia o dio.

    A vostro avviso, i due passi da me grassettati sono in contraddizione fra loro o si tratta di una contraddizione solamente apparente? Come si coniugano e giustificano i due concetti espressi?
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Contraddizione di Aristotele?

    Per me Aristotile col primo famiglia intendeva ka coppia che si riproduce, e che per riprodursi e perpetuare la specie umana non ha bisogno di entità statali o amministrative, basta la volontà, l'atto e l'affezione, come appunto negli animali, per cui gli Stati, quando nascono, debbono stare attenti a non rompere gli ingranaggi della coppia.

    Mentre nel Politica visto che l'oggetto in questione è lo Stato ed il suo funzionamento afferma che gli interessi della famigghia non debbono interferire col funzionamento della macchina statale.

    Quindi è una sorta di reciproca legittimazione, lo Stato non interferisca col diritto della coppia a vivere serenamente e riprodursi, non entri in camera da letto per farla breve, e la famiglia non si intrometta nelle stanze dei bottoni, riservate a compiti ben più globali, culturali ed importanti, che non si possono certo risolvere con metodi familistici.

    Libera famiglia in libero Stato.

    Diciamo che l'equivoco, solo linguistico, nasce dal fatto che lui vede lo Stato come una grande famiglia, come sono le famiglie allargate nei clan di animali.
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Contraddizione di Aristotele?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    In questo passo dell'ottavo libro dell'Etica nicomachea, Aristotele afferma:

    L’amicizia tra marito e moglie, si riconosce, è naturale: l’uomo, infatti, è per sua natura più incline a vivere in coppia che ad associarsi politicamente, in quanto la famiglia è qualcosa di anteriore e di più necessario dello Stato, e l’istinto della procreazione è più comune tra gli animali. Ma mentre per gli altri animali la comunità giunge solo fino alla procreazione, gli uomini si mettono a vivere insieme non solo per generare dei figli, ma anche per provvedere alle necessità della vita.

    Nel primo libro della Politica lo Stagirita dice:

    [...] per natura lo Stato è anteriore alla famiglia e a ciascuno di noi perché il tutto dev'essere necessariamente anteriore alla parte: infatti, soppresso il tutto non ci sarà più né piede né mano se non per analogia verbale, come se si dicesse una mano di pietra (tale sarà senz'altro una volta distrutta): ora, tutte le cose sono definite dalla loro funzione e capacità, sicché, quando non sono più tali, non si deve dire che sono le stesse, bensì che hanno il medesimo nome. E' evidente dunque che lo Stato esiste per natura e che è anteriore a ciascun individuo: difatti, se non è autosufficiente, ogni individuo separata sarà nella stessa condizione delle altre parti rispetto al tutto, e quindi chi non è in grado di entrare nella comunità o per la sua autosufficienza non ne sente il bisogno, non è parte dello Stato, e di conseguenza è o bestia o dio.

    A vostro avviso, i due passi da me grassettati sono in contraddizione fra loro o si tratta di una contraddizione solamente apparente? Come si coniugano e giustificano i due concetti espressi?
    Tu che dici Giò, la famiglia è anteriore e prestatale o il tutto viene necessariamente prima delle parti?
    Ultima modifica di Troll; 09-10-11 alle 11:35

  4. #4
    Mistica Fascista
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    Predefinito Rif: Contraddizione di Aristotele?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    Tu che dici Giò, la famiglia è anteriore e prestatale o il tutto viene necessariamente prima delle parti?
    Credo che lo Stato sia anteriore alla famiglia in ordine al bene comune, dal momento che il bene della parte dev'essere subordinato al bene del tutto.
    Il singolo individuo però viene generato da suo padre e da sua madre e non dallo Stato, quindi si trova in primo luogo in una famiglia e senza la famiglia non sussiste lo Stato, perché se la parte necessita del tutto, anche il tutto necessita, per essere tale, delle parti.
    Forse la contraddizione apparente si può risolvere così.
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  5. #5
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    Predefinito Re: Rif: Contraddizione di Aristotele?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Credo che lo Stato sia anteriore alla famiglia in ordine al bene comune, dal momento che il bene della parte dev'essere subordinato al bene del tutto.
    Il singolo individuo però viene generato da suo padre e da sua madre e non dallo Stato, quindi si trova in primo luogo in una famiglia e senza la famiglia non sussiste lo Stato, perché se la parte necessita del tutto, anche il tutto necessita, per essere tale, delle parti.
    Forse la contraddizione apparente si può risolvere così.
    ************************************************** **************************

    Il Tutto ( è sempre relativo a qualcosa) comprende l'infinitesimo che lo compone e non può farne a meno.Questo è innegabile sia nei sistemi organici della Natura sia in quelli strutturati dalle culture umane.
    GLF

  6. #6
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    Post Re: Rif: Contraddizione di Aristotele?

    Certo, la contraddizione è quantomeno evidente; ma le due cose possono essere viste in chiave sociologica e comunque impossibile per Aristotele, visto che alludo a concettualizzazioni successive allo sviluppo della Sociologia come scienza. Lo Stato, in quanto struttura sociale, olisticamente pre-esiste ai singoli individui e perciò alla famiglia. Per tale ragione ha una propria esistenza e proprie specificità avulse dagli stessi nuclei familiari che possono venirsi a sviluppare all'interno di esso. Ma lo Stato, proprio perché struttura sociale, è qualcosa di astratto; che vive se gli danno vita le persone che lo rappresentano. Per cui le singole persone e le singole famiglie conferiscono allo Stato importanza e vitalità. Insomma, la struttura non è niente senza le persone; ma anche le persone non sono nulla se avulse dalla struttura sociale. Ecco l'importanza reciproca dei due elementi. Ma le contraddizioni in Aristotele non si limitano a tanto. In questa sede non intendo uscire fuori tema; ma ritornerò presto sulla faccenda. A risentirci a presto. Ciao

  7. #7
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    Predefinito Re: Rif: Contraddizione di Aristotele?

    Caro Amico, ti ho detto stamattina che sarei ritornato al più presto sulle palesi contraddizioni rilevabili in Aristotele. Ebbene rieccomi ad offrirti un'altra deludente contraddizione in cui cadde Aristotele.

    A suo dire, però, tutta la natura è organizzata in forma piramidale; al cui interno, ciascun gradino inferiore è un’opportunità di sviluppo per quello immediatamente a lui sovrastante. Ad esempio, le erbe dei campi vengono ad essere una opportunità di sviluppo per gli erbivori; che, nutrendosene, fisiologicamente traducono in energia vitale (e perciò in forza lavoro) tutta l’energia che da esse proviene loro. Seguendo questa logica, Aristotele pone al vertice della piramide l'uomo, “il signore della natura, in grado di trasformare in atto tutte le potenzialità contenute nei gradi inferiori e per questo giustificato per ogni uso ed abuso degli esseri naturali”.

    Nel fare questa affermazione, però, cade in un terribile errore (o aberrazione mentale) forse terminologica. E, infatti, se dapprima definisce l’uomo come “il signore della natura”; in un secondo momento, nel giustificare “ogni suo uso ed abuso” nei confronti dei restanti “esseri naturali”, comprende in quest’ultima fattispecie gli stessi esseri umani, se qualificabili come “schiavi”. “Lo schiavo è uno strumento umano” - dice il Filosofo - “il cui valore commerciale è proporzionato a quanto egli stesso riesce a produrre per il suo padrone”.



    Ma lo schiavo non è forse – anch’esso – un essere umano? Dunque l’uomo è schiavo o signore della natura?

    In quest’ottica, una simile affermazione (oggigiorno nemmeno discutibile, perché avulsa da qualsiasi logica moderna) appare come l’indegno frutto di una mente eccelsa come quella di Aristotele; o una dichiarazione mirata che avrebbe dovuto procacciare al Filosofo l’apprezzamento di qualche aristocratico del tempo, per qualche recondito scopo.

    Essa affermazione non può nemmeno essere ascritta all'arretratezza del tempo, atteso che, tra i suoi coevo (o quasi) Antifonte afferma che



    “per natura tutti siamo uguali in tutto, barbari e Greci. [...] Infatti, tutti respiriamo l'aria con la bocca e con le narici, e mangiamo con le mani tutti”.



    Ed Alcidamante, secondo quanto riportato da Aristotele nella Retorica, sostiene che è importante mantenere l'originaria libertà di tutti gli uomini, perché “la natura non creò nessuno schiavo”.

    Dunque, errore madornale o affermazione machiavellicamente opportunistica? E la definisco machiavellica una cosa del genere perché fu proprio l'Autore del "principe" a dedicare l'opera al buon Lorenzo il Magnifico quando ambiva ad un impiego presso il comune fiorentino. Incredibile dictu !!!!desidererei la collaborazione di


    P.S. Se leggi il mio profilo vedrai che sto scrivendo un libro sulla grecità classica e che desidererei la collaborazione di qualcuno che possa migliorare il lavoro. Se ti fa piacere teniamoci in contatto. Grazie

 

 

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