Come è noto, l'uomo-lupo, nella tradizione più diffusa, deve la propria anomalia agli influssi della luna: dall'astro riceve i negativi raggi che determinano la sua trasformazione in animale e accentuano la sua selvatichezza latente e il suo istinto sanguinario. La luna, nella medicina popolare, riveste ancora oggi una notevole importanza, in particolare nelle realtà etnologiche dove la cultura autoctona ha mantenuto una propria fisionomia. Ovviamente esiste, alla base di tutto, una forte presenza della superstizione, che in più occasioni è la principale artefice del consolidamento di credenze anacronistiche. Nella luna, ierofania anomala che sotto un certo punto di vista si oppone con i propri influssi negativi all'energia positiva del sole, sono state spesso individuate le origini di malattie «diverse», di atteggiamenti ambigui, capaci di mettere gravemente in crisi le pseudo-certezze di una scienza figlia della ragione. Nel periodo del plenilunio, in particolare, il popolo si lascia spesso influenzare dall'eco di antiche credenze, reagendo con tutta una serie di pratiche utili a limitare certi devastanti effetti prodotti, attraverso canali paranormali, da Selene.
Secondo la tradizione, alcune malattie nervose, la follia, l'epilessia, la licantropia in particolare, sarebbero dovute alle radiazioni emesse dalla luna e assorbite imprudentemente da chi non ha voluto ripararsi nelle notti illuminate dai raggi riflessi dall'astro. La luna era (ed è) l'origine di quelle anomalie in grado di mettere in crisi l'equilibrio della collettività, che per tutta risposta giungeva sempre ad emarginare l'anomalo, individuando in esso l'oggettiva concretizzazione di un male pronto a colpire chiunque potenzialmente potesse esserne vittima. [...]
La licantropia è certamente la malattia che più di altre, secondo l'interpretazione popolare, ha chiari legami con le metamorfosi dei cicli lunari. Un'antica canzone inglese ricorda: «Anche qui è puro di cuore / e dice ogni sera le preghiere / può diventare lupo mannaro quando fiorisce l'aconito / e brilla in ciel la luna piena». Il lupo mannaro è la figura mitica dalla quale si è poi generata la licantropia, che per la medicina moderna è una manifestazione di origine isterica, riscontrabile in persone particolarmente sensibili a certe mutazioni meteorologiche o condizionate da turbe psichiche di diversa origine. Sul fenomeno di uomini che si trasformano o si credono animali, la scienza si è più volte interrogata, ascrivendo certe sindromi psicopatiche, che determinano un'anomalia piuttosto evidente sul piano comportamentale, tra i sintomi della «paranoia zooantropica».
La credenza di un uomo capace, per cause diverse, di trasformarsi in animale è piuttosto nota, ed è presente con una certa solidità in molte realtà etnologiche di tutti i tempi, ma spesso la specie varia in funzione della matrice geografica in cui la leggenda ha trovato origine: se nell'Europa si parla dell'uomo-lupo, in Canada si favoleggia di un uomo-orso, in Asia sono vive le gesta dell'uomo-tigre e in Africa quelle degli uomini-leone. Leggende simili riaffiorano in tutte le mitologie, dove quasi sempre le creature ibride sono assetate di sangue umano e figlie di una maledizione o di una punizione divina; in Cina, in India, in America del Sud, gli «uomini animali» creano incubi e superstizioni dure a morire, riportando il pensiero delle creature evolute ai tempi oscuri in cui «gli uomini erano come animali, e gli animali come gli uomini». [1]
Ma ritorniamo alla licantropia nostrana, e cerchiamo di individuare gli oscuri legami tra questa malattia e la luna. Molti studiosi sono convinti che questi legami esistano, anche se in più occasioni ci si basa solo sulla grande quantità di materiale folklorico reperibile nelle diverse regioni e sui rari casi clinici conosciuti. La malattia dell'uomo-lupo è stata collegata alla luna perché l'astro della malinconia, presenza «negativa» che si oppone all'energia positiva scaturita dal sole, regola molti cicli biologici naturali condizionando anche il comportamento degli esseri umani. [...]
Ma la tradizione a quali cause attribuisce l'origine della licantropia? Accanto alla già citata influenza lunare, esistono altre ipotesi leggendarie poste alla base della trasformazione di un uomo in lupo: la più nota, e apparentemente la più casuale, è quella legata al calendario. Si dice che nascendo in certi periodi dell'anno (in particolare a Natale) si è destinati a trasformarsi, da adulti, in licantropi. In questa tradizione ci pare comunque di scorgere una sorta di pudore tutto cristiano, che intende punire i comuni mortali nati nello stesso giorno in cui venne al mondo il Figlio di Dio.
Ma come si può scampare alla sanguinaria follia dell'uomo lupo? Pare che per farlo fuggire lontano sia sufficiente accendere una luce o mostrargli una croce; [2] in alcuni casi per porsi in salvo si può anche salire su una scala o lasciare almeno tre scalini di distanza tra la nuda terra e il fuggitivo (si noti un possibile legame col gioco del «rialzo»). Non mancano leggende di santi che riuscirono ad ammansire un lupo mannaro, costringendolo a restituire le vittime rapite (quasi sempre bambini), ma qui è abbastanza evidente la risonanza della più nota vicenda del lupo di Gubbio di francescana memoria.
Malgrado tutto, la leggenda vuole che la licantropia si possa anche guarire. Ad esempio, quanti sono lupi mannari perché nati nel giorno di Natale potranno risanare, solo per un anno, se baceranno i piedi della Madonna e assisteranno alla benedizione del presepe. Il lupo può ritornare uomo anche se, durante una crisi, si tufferà nell'acqua; è bene quindi che i familiari abbiano l'avvedutezza di tenere dietro la porta una catinella con l'acqua affinchè rientrato quegli, senza essersi tuffato nell'acqua durante la notturna scorribanda nei campi, vi si bagni e riacquisti la propria personalità umana fino a nuova crisi del male. [3]
Un'altra cura, altrettanto empirica, consiste nel toccare con una chiave mascolina (non cava) il mostro, oppure costringerlo a impugnare una chiave femmina... Il sistema migliore sarebbe però quello caratterizzato da un contatto cruento: si dovrebbe colpire il licantropo con un coltello da calzolaio e fare uscire il « sangue cattivo », purificando in questo modo il corpo della bestia che, dopo il salasso, potrà finalmente ritornare a essere un uomo (quest'ultimo espediente ricorre ampiamente nelle leggende dell'uomo-lupo raccolte sulle Alpi Pennine).
Il lupo, temuto e adorato, con la malattia della luna ha trasferito nell'uomo la sua violenza insita, la sua inarrestabile sete di sangue. Ma il lupo non perde, malgrado tutto, la sua collocazione radicata nella cultura popolare già nell'antichità, quando l'animale era simbolo di un potere superiore, a tratti diabolico. [...]
L'uomo-lupo infrange ogni regola e si pone nello spazio quotidiano come una presenza anomala, alla quale pare anacronistico credere, ma che comunque è concretamente presente e pronta a colpirci in determinati periodi segnalati dalla malinconica luce riflessa della luna. Comunque sia, il «morbo lupino», individuato da Galeno (131-200 d.C), ha in sé la forza di stravolgere l'equilibrio umano, portando l'essere apparentemente evoluto verso una dimensione interamente votata al male cosmico e totalmente dominata da un'animalità atavicamente riposta nell'ego più profondo della creatura superiore.
Come abbiamo visto, anche se la licantropia potrebbe essere « solo » una malattia con i suoi sintomi e con una casistica in parte nota agli scienziati, resta comunque, per la maggioranza, un'aberrazione che facilmente scivola nell'occulto e nel mistero. Infatti è evidente la paura per un essere che ritorna al livello bestiale, al primo stadio, per comportarsi nel modo peggiore e devastare ogni volontà votata alla perfezione. Una bestialità latente, ma sempre pronta a esplodere, a stravolgere le nostre apparenti certezze costruite nel corso di un'evoluzione che, attimo dopo attimo, ci ha allontanati dall'animale primigenio che ci originò.
NOTE
1. C.G. Leland, Algonquin Legends of New England, Boston, 1884, p. 31
2. D. Priori. Folclore abruzzese, Lanciano, 1964.
3. Si noti il legame, neanche tanto sotterraneo, tra il vampiro, l'indemoniato e il licantropo, che fuggono terrorizzati davanti al simbolo della cristianità. Per un primo approccio alle problematiche dell'etnopsichiatria e ai risvolti mistico-religiosi dei fenomeni legati alla licantropia, può esere utile: AA.VV., Mal di luna. Folli, indemoniati, lupi mannari: malattie nervose e mentali nelle tradizioni popolari, Roma, 1981
Massimo Centini, L'Uomo selvatico (Oscar Mondadori, pag. 146 e seguenti)