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    Predefinito Destra - Adriano Romualdi

    A. Romualdi - Perchè non esiste una cultura di destra

    Uno dei motivi che più ricorrono sulla nostra stampa e nelle conversazioni del nostro ambiente è la
    condanna del massiccio allineamento a sinistra della cultura italiana. Questa condanna viene
    formulata in tono un po’ addolorato, un po’ sorpreso, quasi fosse innaturale che la cultura si trovi
    ormai schierata da quella parte mentre a destra si incontra un vuoto quasi completo.
    Di solito si cerca di rendersi ragione di questo stato di cose con spiegazioni a buon mercato, quel
    tipo di spiegazioni che servono a tranquillizzare se stessi e permettono di restare alla superficie
    delle cose.
    Si dice — ad esempio — che la cultura è a sinistra perché là si trova la maggior quantità di danaro,
    di case editrici, di mezzi di propaganda. Si dice anche che basterebbe che il vento cambiasse perché
    molti « impegnati a sinistra » rivedessero il loro engagèment.
    In tutto questo c’è del vero. Una cultura, o meglio, la base di lancio di cui una cultura ha bisogno, è
    anche organizzazione, danaro, propaganda. È indubbio che lo schiacciante predominio delle
    edizioni d’indirizzo marxista, del cinema socialcomunista, invita engagèment anche molti che — in
    clima diverso — sarebbero rimasti neutrali.
    Ma ciò non deve farci dimenticare la vera causa del predominio dell’egemonìa ideologica della
    Sinistra. Esso risiede nel fatto che là esistono le condizioni per una cultura, esiste una concezione
    unitaria della vita materialistica, democratica, umanitaria, progressista. Questa visione del mondo e
    della vita può assumere sfumature diverse, può diventare radicalismo e comunismo, neoilluminismo
    e scientismo a sfondo psicoanalizzante, marxismo militante e cristianesimo positivo d’estrazione «
    sociale ». Ma sempre ci si trova di fronte ad una visione unitaria dell’uomo, dei fini della storia e
    della società.
    Da questa comune concezione trae origine una massiccia produzione saggistica, storica, letteraria
    che può esser meschina e scadente, ma ha una sua logica, una sua intima coerenza. Questa logica,
    questa coerenza esercitano un fascino sempre crescente sulle persone colte. Non è un mistero per
    nessuno il fatto che un gran numero di docenti medii ed universitari è comunistizzato, e che la
    comunistizzazione del corpo insegnante dilaga con impressionante rapidità. E, tra i giovani che
    hanno l’abitudine di leggere, gli orientamenti di sinistra guadagnano terreno a vista d’occhio.
    Dalla parte della Destra nulla di questo. Ci si aggira in un’atmosfera deprimente fatta di
    conservatorismo spicciolo e di perbenismo borghese. Si leggono articoli in cui si chiede che la
    cultura tenga maggior conto dei « valori patriottici », della « morale » il tutto in una pittoresca confusione
    delle idee e dei linguaggi.
    A sinistra si sa bene quel che si vuole. Sia che si parli della nazionalizzazione dell’energia elettrica
    o dell’urbanistica, della storia d’Italia o della psicoanalisi, sempre si lavora a un fine determinato,
    alla diffusione di una certa mentalità, di una certa concezione della vita.
    A destra si brancola nell’incertezza, nell’imprecisione ideologica. Si è « patriottico-risorgimentali »
    e si ignorano i foschi aspetti democratici e massonici che coesistettero nel Risorgimento con l’idea
    unitaria. Oppure si è per un « liberalismo nazionale » e si dimentica che il mercantilismo liberale e
    il nazionalismo libertario hanno contribuito potentemente a distruggere l’ordine europeo. O, ancora,
    si parla di « stato nazionale del lavoro » e si dimentica che una repubblica italiana fondata sul
    lavoro che l’abbiamo già - purtroppo — e che ridurre in questi termini la nostra alternativa significa
    soltanto abbassarsi al rango di socialdemocratici di complemento.
    Forse gli uomini colti non sono meno numerosi a destra che a sinistra. Se si considera che la
    maggior parte dell’elettorato di destra è borghese, se ne deve dedurre che vi abbondano quelli che
    han fatto gli studi superiori e dovrebbero aver contratto una certa « abitudine a leggere ».
    Ma, mentre l’uomo di sinistra ha anche degli elementi di cultura di sinistra, e orecchia Marx, Freud,
    Salvemini, l’uomo di destra difficilmente possiede una coscienza culturale di destra. Egli non
    sospetta l’importanza di un Nietzsche nella critica della civiltà, non ha mai letto un romanzo di
    Junger o di Drieu La Rochelle, ignora il « Tramonto dell’Occidente » né dubita che la rivoluzione
    francese sia stata una grande pagina nella storia del progresso umano. Fin che si rimane nella
    cultura egli è un bravo liberale, magari un po’ nazionalista e patriota. È solo quando incomincia a
    parlare di politica che si differenzia: trova che Mussolini era un brav’uomo e non voleva la guerra, e
    che i films di Pasolini sono « sporchi ».
    Basta poco ad accorgersi che se a destra non c’è una cultura ciò accade perché manca una vera idea
    della destra, una visione del mondo qualitativa, aristocratica, agonistica, antidemocratica; una
    visione coerente al di sopra di certi interessi, di certe nostalgie e di certe oleografie politiche.


    Che cosa significa essere di destra

    Con queste affermazioni che, come tutte le affermazioni veritiere, scandalizzeranno più d’uno,
    crediamo di aver posto il dito sulla piaga.
    Che cosa dovrebbe propriamente significare « esser di Destra »?
    Esser di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti
    scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo.
    Esser di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici,
    progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la
    tirannia delle masse anonime e mostruose.
    Esser di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori
    politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto « a ciascuno il suo » non significa
    uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa.
    Infine, esser di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e
    guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e — in nome di questa spiritualità e dei suoi
    valori — accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa.
    È interessante vedere in che misura questa coscienza di destra sia affiorata nel pensiero europeo
    contemporaneo. Esiste una tradizione antidemocratica che corre per tutto il secolo XIX e che —
    nelle formulazioni del primo decennio del XX — prepara da vicino il fascismo. La si può far cominciare
    con le Reflexions on the revolution in France in cui Burke, per primo, smascherava la
    tragica farsa giacobina e ammoniva che « nessun paese può sopravvivere a lungo senza un corpo
    aristocratico d’una specie o d’un’altra ».
    In seguito, questa pubblicistica cercò di sostenere la Restaurazione con gli scritti dei romantici
    tedeschi e dei reazionari francesi.
    Si pensi agli aforismi di Novalis, col loro reazionarismo scintillante di novità e di rivoluzione («
    Burke hat ein re-volutionàres Buch gegen die Revolution geschrieben »), alle suggestive e
    profetiche anticipazioni: « Ein grosses Fehlerunserer Staaten ist, dass man den Staat zu wenig sieht.
    . . Liessen sich nicht Abzeichen und Uniformen durchaus ein-ftihren? ». Si pensi ad un Adam
    Muller, alla sua polemica contro l’atomismo liberale di Adam Smith, la contrapposizione di una
    economia nazionale all’economia liberale. Ad un Gentz, consigliere di Metternich e segretario del
    Congresso di Vienna, ad un Gorres, a un Baader, allo stesso Schelling. Accanto a loro sta un
    Federico Schlegel con i suoi molteplici interessi, la rivista Europa, manifesto del reazionarismo
    europeo, l’esaltazione del Medioevo, i primi studi sulle origini indoeuropee, la polemica coi liberali
    italiani sul patriottismo di Dante, patriota dell’« Impero » e non piccolo-nazionalista.
    Si pensi a un De Maistre, questo maestro della controrivoluzione che esaltava il boia come simbolo
    dell’ordine virile e positivo, al visconte De Bonald, a Chateaubriand, grande scrittore e politico
    reazionario, al radicalismo di un Donoso Cortes: « Vedo giungere il tempo delle negazioni assolute
    e delle affermazioni sovrane ». Peraltro, la critica puramente reazionaria aveva dei limiti ben
    evidenti nella chiusura a quelle forze nazionali e borghesi che ambivano a fondare una nuova
    solidarietà di là dalle negazioni illuministiche. Arndt, Jahn, Fichte, ma anche l’Hegel de La filosofia
    del diritto appartengono all’orizzonte controrivoluzionario per la concezione nazional-solidaristica
    dello Stato, anche se non ne condividono il dogmatismo legittimistico. La chiusura alle forze
    nazionali (anche là dove, come in Germania, si trovano su posizioni antiliberali) è il limite della
    politica della Santa Alleanza. Crollato il sistema di Metternich, per la miopìa della concezione di
    fondo (combattere la rivoluzione con la polizia, e restaurando una legalità settecentesca) la
    controrivoluzione si divide in due rami: l’uno si attarda su posizioni meramente legittimistiche, confessionali,
    destinate ad esser travolte, l’altro cerca nuove vie e una nuova logica.
    Carlyle polemizza contro lo spirito dei tempi, l’utilitarismo manchesteriano (« non è che la città di
    Manchester sia divenuta più ricca, è che sono diventato più ricchi alcuni degli individui meno
    simpatici della città di Manchester »), l’umanitarismo di Giuseppe Mazzini (« cosa sono tutte queste
    sciocchezze color di rosa? »). Egli cerca negli Eroi la chiave della storia e vede nella democrazia
    un’eclissi temporanea dello spirito eroico.
    Gobineau pubblica nel 1853 il memorabile Essai sur l’inegalité des races humaìnes fondando l’idea
    di aristocrazia sui suoi fondamenti razziali. L’opera di Gobineau troverà una continuazione negli
    scritti dei tedeschi Clauss, Gùnther, Rosenberg, del francese Vacher de Lapouge, dell’inglese H. S.
    Chamberlain. Attraverso di essa il concetto di « stirpe », fondamentale per il nazionalismo, viene
    strappato all’arbitrarietà dei diversi miti nazionali e ricondotto all’ideale nordico-indoeuropeo come
    misura oggettiva dell’ideale europeo.
    Alla fine del secolo, la punta avanzata della Destra è nella polemica di Federico Nietzsche contro la
    civilizzazione democratica. Nietzsche, ancor più di Carlyle e Gobineau, è il creatore di una Destra
    modernamente « fascista », cui ha donato un linguaggio scintillante di negazioni rivoluzionarie.
    Nietzschiano è lo scherno dell’avversario, la prontezza dell’attacco, la rivoluzionaria temerità («
    was falli, das soli man auch stossen »). La parola di Nietzsche sarà raccolta in Italia da Mussolini e
    d’Annunzio, in Germania da Junger e Spengler, in Spagna da Ortega y Gasset.
    Intanto, anche all’interno del nazionalismo si è operato un « cambiamento di segno». Già nelle
    formulazioni dei romantici tedeschi la nazione non era più la massa disarticolata, la giacobina
    nation, ma la società standisch, coi suoi corpi sociali, le sue tradizioni, la sua nobiltà. Una società —
    insegnava Federico Schlegel — è tanto più nazionale quanto più legata ai suoi costumi, al suo
    sangue, alle sue classi dirigenti, che ne rappresentano la continuità nella storia.
    Alla fine del secolo, una rielaborazione del nazionalismo nello spirito del conservatorismo è
    compiuta. Maurras e Barrés in Francia, Oriani e Corradini in Italia, i pangermanisti e il «
    movimento giovanile » in Germania, Kipling e Rhodes in Inghilterra, han conferito all’idea
    nazionale una impronta tradizionalistica e autoritaria. Il nuovo nazionalismo è essenzialmente un
    elemento dell’ordine.


    Fascismo, nazismo e cultura di destra

    Essenzialmente si è detto. Infatti, il mito imprecisato del « popolo » serve ancora a contrabbandare
    una quantità di idee che di destra non sono. Di qui la scarsa capacità di presa dei regimi fascisti
    d’Italia e Germania nel campo della cultura. Fascismo e Nazismo, se ebbero chiara la loro contrapposizione
    ai movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, se osarono far fronte contro il mito
    borghese e quello proletario, contro capitalismo anglosassone e bolscevismo russo, non riuscirono a
    creare all’interno dello Stato una cittadella ideologica che potesse sopravvivere alla catastrofe
    politica.
    Basti pensare che in Italia la leadership culturale fu affidata a Gentile, un uomo che seppe pagare di
    persona, ma — ideologicamente — solo un patriota di spiriti risorgimentale, legato a filo doppio col
    mondo della cultura liberale. Non a caso, tutti i discepoli di Gentile (quelli intelligenti, che contano
    qualcosa nella cultura), militano oggi in campo antifascista e persino comunista. Chi legga Genesi e
    struttura della società non può non rimanere perplesso di fronte allo spirito democratico-sociale di
    quest’opera che, degnamente, culmina nell’ideale bolscevico dell’umanesimo del lavoro ». Così,
    non può meravigliare che un gentiliano come Ugo Spirito si atteggi, di volta in volta, ora a «
    corporativista », ora a « comunista », senza bisogno di cambiare un rigo di ciò che ha scritto.
    In Italia durante il ventennio si parlò molto di patria, di nazione, ma non ci si preoccupò mai di far
    circolare le idee della più moderna cultura di destra. Il tramonto dell’Occidente di Spengler (che
    pure Mussolini conosceva nell’originale), Der Arbeiter di Junger, Der wahre Staat di Spann non
    furono mai tradotti; romanzi come Gilles di Drieu La Rochelle o I proscritti di von Salomon furono
    completamente ignorati dalla cultura fascista ufficiale.
    In queste condizioni, era naturale che l’opera d’un Julius Evola venisse ignorata. Un libro come
    Rivolta contro il mondo moderno che, tradotto in Germania, destò grande interesse (Gottfried Benn
    scrisse di esso: « Un’opera la cui importanza eccezionale apparirà chiara negli anni che vengono.
    Chi la legge si sentirà trasformato e guarderà l’Europa con sguardo diverso ») in Italia valse come
    non scritto.
    All’ombra del Littorio, dietro la facciata delle aquile e delle divise, continuò a prosperare una
    cultura neutra, insipida, talvolta fedele al regime per un intimo patriottismo piccolo-borghese, più
    spesso in celato atteggiamento polemico e sobillatoria. Oggi sono di moda i memoriali alla
    Zangrandi in cui alcuni mediocri personaggi della politica e del giornalismo si vantano di aver fatto
    carriera come fascisti senza esserlo in realtà. È evidente la malafede di questi squallidi figuri ma, tra
    tante menzogne, una verità rimane: la « cultura fascista », quella ufficiale dei Littoriali della
    gioventù, dietro a una facciata di omaggi adulatori al Duce, al Regime, all’Impero, restava un
    miscuglio di socialismo « patriottico », di liberalismo « nazionale » e di cattolicesimo « italiano ».
    Caduta l’identità Italia-Fascismo, crollato nel 1943 il concetto tradizionale di patria, i socialisti «
    patriottici » sono diventati socialcomunisti, i liberali « nazionali » soltanto nazionali e i cattolici «
    italiani » democratici cristiani.
    È indubbio che l’opportunismo ha contribuito a questa fuga generale, ma è certo che se il Fascismo
    avesse fatto qualcosa per creare una cultura di Destra, un’imprendibile cittadella ideologica,
    qualcosa ne sarebbe rimasto in piedi.
    Il Nazismo si trovò a lavorare su di una base migliore. La cultura di Destra tedesca aveva dietro di
    sé una prestigiosa serie di nomi, a cominciare dai primi romantici fino a un Nietzsche. Lo stesso
    Goethe ha lasciato non equivoche parole di sfiducia per l’infatuazione liberale dei suoi tempi.
    Inoltre, tra il ‘18 e il ‘33, in Germania era fiorita la cosi-detta « rivoluzione conservatrice » con
    autori di fama europea: Oswald Spengler ed Ernst Junger, Othmar Spann e Moeller van den Bruck,
    Ernst von Salomon ed Hans Grimm sono nomi noti anche fuori dai confini tedeschi. Lo stesso
    Thomas Mann aveva dato con le Considerazioni di un impolitico un contributo fondamentale alla
    causa della destra tedesca.
    Anche qui però il mito del « popolo » prese la mano ai governanti e la Gleichschaltung fece
    ammutolire ogni critica, anche quella costruttiva. Ma, nei confronti del Fascismo, il Nazismo ebbe il
    merito di costringere la cultura neutra a una resa dei Conti. Esso, molto più del regime italiano, ebbe
    la coscienza di rappresentare un’autentica visione del mondo, violentemente ostile a tutte le
    putrefazioni e le storture dell’Europa contemporanea. La mostra dell’arte degenerata, il rogo dei
    libri ebbero, se non altro, un significato ideale rivoluzionario, un carattere di aperta rivolta contro i
    feticci di un mondo in decomposizione.
    Ma anche qui si esagerò; ci si accanì contro personaggi che potevano anche esser lasciati in pace
    come un Benn, e un Wiechert, mentre a loro volta gli epuratori mostravano tare populiste e
    giacobine. C’è un libretto intitolato An die Dunkelmànner unserer Zeit (« Agli oscurantisti del
    nostro tempo ») in cui Rosenberg risponde ai critici cattolici del suo Mythus con una volgarità che
    non ha nulla da invidiare a Voltaire o ad Anatole France.
    Comunque, fu in ambiente nazista che si concepì l’ambizioso progetto di creare un
    weltanschaulicher Stosstrupp, una « truppa di rottura nel campo della visione del mondo » per
    aprire un varco nel grigio orizzonte della cultura neutra e borghese.
    E la stessa concezione delle SS, il loro superamento del semplice patriottismo tedesco nel mito della
    razza ariana, la concezione dello Stato come Ordine virile (Ordensia-atsgedanke), l’idea d’un
    impero europeo di nazione germanica, pongono il Nazismo all’avanguardia nella formulazione dei
    contenuti ideologici d’una pura Destra.


    Indicazioni per una nuova cultura di destra

    Quali problemi si pongono a coloro che vogliono affrontare il problema della cultura di Destra?
    Innanzitutto, si rende necessaria una corretta impostazione del problema. E il primo contributo a
    questa impostazione è la definizione dei rapporti che corrono tra Destra e cultura.
    Bisogna mettere in chiaro che, per l’uomo di destra, i valori culturali non occupano quel rango
    eccelso cui li innalzano gli scrittori di formazione razionalistica. Per il vero uomo di destra, prima
    della cultura vengono i genuini valori dello spirito che trovano espressione nello stile di vita delle
    vere aristocrazie, nelle organizzazioni militari, nelle tradizioni religiose ancora vive e operanti.
    Prima sta un certo modo di essere, una certa tensione verso alcune realtà, poi l’eco di questa
    tensione sotto forma di filosofia, arte, letteratura.
    In una civiltà tradizionale, in un mondo di destra, prima viene lo spirito vivente e poi la parola
    scritta.
    Solo la civilizzazione borghese, scaturita dallo scetticismo illuministico, poteva pensare di sostituire
    allo spirito eroico ed ascetico il mito della cultura, la dittatura dei philosophes.
    Il democratico ha il culto della problematica, della dialettica, della discussione e trasformerebbe
    volentieri la vita in un caffé o in un parlamento. Per l’uomo di destra, al contrario, la ricerca
    intellettuale e l’espressione artistica acquistano un senso soltanto come comunicazione con la sfera
    dell’essere, con un qualcosa che — comunque concepito — non appartiene più al regno della
    discussione ma a quello della verità. Il vero uomo di destra è istintivamente homo religiosus non nel
    senso meramente fideistico-devozionale del termine, ma perché misura i suoi valori non col metro
    del progresso ma con quello della verità.
    « Essere conservatori — ha scritto Moeller van den Bruck — non significa dipender dall’immediato
    passato, ma vivere dei valori eterni ».
    La cultura e l’arte di destra non possono pretendere di essere loro stesse il tempio, ma solo il
    vestibolo del tempio. La verità vivente è oltre.
    Di qui una certa diffidenza del genuino uomo di destra nei confronti della cultura moderna, un
    disprezzo impersonale per il volgo dei letterati, degli esteti, dei giornalisti. Si ricordino le parole di
    Nietzsche: « Una volta il pensiero era Dio, poi divenne uomo, ora si è fatto plebe. Ancora un secolo
    di lettori e lo spirito imputridirà, puzzerà ».
    Di qui l’ostilità del Fascismo e del Nazismo al tipo dell’intellettuale deraciné. In essa non c’è solo la
    rozza diffidenza dello squadrista e del lanzichinecco per le raffinatezze della cultura ma anche
    l’aspirazione ad una spiritualità fatta di eroismo, fedeltà, disciplina, sacrificio. José Antonio
    raccomandava ai suoi falangisti il « sentimento ascetico e militare della vita ».
    Fatta questa premessa, consideriamo più da vicino il compito di animare una cultura di destra. Il
    fine, lo abbiamo detto, è la costruzione di una visione del mondo che si ispiri a valori diversi da
    quelli oggi dominanti. Non teoria o filosofia, ma « visione del mondo ». Questo lascia un largo
    margine di libertà alle impostazioni particolari. Si può lavorare a creare una visione del mondo di
    destra sia da parte cattolica che da parte « neo-pagana », sia proiettando il mito novalisiano
    delPEuropa-Cristianità che sostenendo l’identità Europa-Arianità.
    Un esempio modesto, ma interessante, di questa concordia discors ci è offerto dalle riviste giovanili
    del primo neofascismo. Cantiere e Carattere da parte cattolica, Impe-rium e Ordine Nuovo da parte
    evoliana hanno contribuito non poco a un processo di revisione di certi miti borghesi e patriottardi
    caratteristici della vecchia Destra.
    Queste riviste, ed altre che non abbiamo nominato (Il Ghibellino, Barbarossa, Tradizione etc.)
    contribuirono — pur con dei grossi limiti — ad avviare un certo discorso. Esse dovettero tutto o
    quasi tutto a colui che si può ben definire il maestro della gioventù neofascista: Julius Evola.
    Senza libri come Gli uomini e le rovine e Cavalcare la tigre non sarebbe stato possibile mantenere
    libero a destra uno spazio culturale. Ma Evola è un grande isolato, e la sua opera giace ormai alle
    sue spalle. Occorrono nuove forze creatrici, o almeno un’opera di diffusione intelligente.
    Vanno coltivati i domimi particolari della storia, della filosofia, della saggistica. Va tentato qualcosa
    sul piano dell’arte. Non per nulla Evola ha paragonato la tradizione ad una vena che ha bisogno di
    innumerevoli capillari per portare il sangue in tutto il corpo.

    (segue)

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    Predefinito Riferimento: A. Romualdi - Destra

    Orientamenti per una nuova cultura di destra

    Quali potrebbero essere i compiti di una destra culturale?
    Nel campo della visione del mondo, la definizione di una concezione organica, e non meccanica,
    qualitativa e non quantitativa, una Ganzheitslehre per la quale esistono tutta una serie di punti di
    riferimento da Schelling fino a Othmar Spann. Ma anche taluni filoni dell’idealismo — depurati da
    una certa mitologia storicistica — possono costituire dei punti di riferimento contro il neomarxismo
    e il neoilluminismo. Dall’Hegel de La filosofia del diritto fino al miglior Gentile, taluni elementi
    possono essere utilizzati. Non da trascurarsi è la critica della scienza e della concezione matematica
    del cosmo, nella quale sia la critica al concetto della legge di natura d’un Boutroux, e perfino Yélan
    vital di Bergson possono servire quali elementi di rottura per una concezione non matematica, ma
    volontaristica e spiritualistica dell’universo.
    Così, in questo dominio esistono dei punti di riferimento abbastanza numerosi. L’importante è
    rendersi conto che una visione del mondo dev’essere formulata anche in termini logici, e non solo
    mitici. L’importanza di un Evola rispetto a un Guénon è che egli ha alle spalle una Teoria e una
    Fenomenologia dell’Individuo Assoluto, e cioè un vero e proprio pensiero, e della massima
    consequenziarietà e coerenza. In un’epoca di razionalismo dominante, non si può pretendere di fare
    accettare un « tradizionalismo » che si presenti in termini più o meno fideistici.
    Per ciò che riguarda la vera e propria scienza, sono innanzitutto da utilizzare le riserve formulate da
    grandi scienziati contemporanei come un Heisenberg e un Weis-zacker di fronte al metodo
    scientifico come strumento di conoscenza assoluta. È importante rendersi conto che la più moderna
    fisica non conosce una « materia » ma una serie di ipotesi intorno a un quid concettualmente
    indefinibile.
    Un secondo dominio è quello dell’antropologia. Antropologi come l’americano Jensen (The
    heritability of intelligence) e l’inglese Eysenck (Race, Intelligence and Education) hanno analizzato
    lo scarto intellettuale tra bianchi e neri dando risalto ai fattori ereditari. Un altro americano,
    Carleton S. Coon nel suo The origin of races — considerato il più importante studio sulle origini
    dell’uomo dopo quelli di Darwin — ha mostrato come le razze umane non abbiano un comune
    progenitore ma abbian superato separatamente la soglia dell’ominazione. Si tratta di affermazioni
    fondamentali, che i mass-media si sforzano di ignorare ma di cui una Destra non può disinteressarsi
    per le loro conseguenze anti-egualitarie.
    Ai margini della scienza si colloca uno degli argomenti oggi più discussi: l’ecologia. Ebbene,
    sarebbe assurdo che la Destra abbandonasse alle sinistre questo tema quando tutto il significato
    ultimo della sua battaglia si identifica proprio con la conservazione delle differenze e delle peculiarità
    necessarie all’equilibrio spirituale del pianeta, conservazione di cui la protezione
    dell’ambiente naturale è una parte.
    Quello della storia è uno dei campi più violentemente battuti dall’offensiva avversaria. Dimostrare
    che la Destra è contro « il senso della storia » è uno dei mezzi più a buon mercato per screditarla
    agli occhi d’un’epoca pronta a scambiare il progresso tecnico col progresso in assoluto.
    È necessario innanzitutto far posto a una concezione non banalmente evolutiva della storia. Un
    Oswald Spengler, un Toynbee, un Gùnther, uno Altheim possono offrire dei punti di riferimento.
    Alla concezione della storia come un meccanico « progresso » va opposta una visione storica che
    conosce periodi di sviluppo e periodi di involuzione. In genere, non esiste una storia dell’umanità,
    ma solo una storia delle differenti stirpi e civiltà, ad esempio — una storia dell’Europa come
    divenire delle stirpi indoeuropee attraverso i cicli preistorico, greco-romano e medievale-moderno.
    Questa concezione d’una « cultura » europea è anche quella che ci aiuta a comprendere la storia più
    recente. Tutta la storiografia di destra dall’800 in poi è stata scritta in chiave nazionale e
    nazionalistica. Questo schema non era metodologicamente errato, ma angusto. Esso mostrò i suoi
    limiti quando il fascismo si pose come movimento europeo per la ristrutturazione dell’intera civiltà
    europea. È per questo che i libri degli epigoni del nazionalismo come un Tamaro {Vent’anni di
    storia) ci lasciano insoddisfatti per la mancanza d’una adeguata prospettiva storiografica.
    Un cenno particolare merita il dominio dell’arte. Qui non basta la chiarezza degli orientamenti ma
    occorre integrare le tesi « giuste » con quell’infallibilità del gusto che conferisce ad un sentimento
    del mondo nobiltà artistica.
    Che cos’è l’arte di destra? Non si tratta semplicemente di fare dei buoni romanzi o delle poesie
    diversi per il contenuto ma di esprimere una differente tensione stilistica. Vi sono libri di autori «
    impegnati » a destra in cui difficilmente si potrebbe rinvenire questa nuova dimensione. Essa può
    affiorare invece in scrittori meno engagé. Si veda, ad esempio, Sulle scogliere di Marmo di Junger.
    Questo autore, se in un certo periodo è stato molto vicino al Nazismo, in seguito se ne è distaccato
    assumendo atteggiamenti critici. Ma difficilmente potremmo trovare qualcosa che sia più « a destra
    » di questo racconto: l’impersonalità aristocratica della narrazione, lo stile impeccabile e
    scintillante, l’assenza della sia pur minima scaglia di psicologismo borghese ne fanno un modello
    difficilmente di-menticabile.
    In genere, questi caratteri si ritrovano in tutte le migliori opere di Junger. Il contenuto letterario di
    Junger è un poco prezioso. Ma un sentimento artistico « di destra » può animare anche una materia
    scarna, povera, « naturalistica ». Così i romanzi del norvegese Hamsun, in gran parte storie di
    paesani del Nord: pescatori, marinai, contadini. Anche qui, sia pure in tono minore, una ferma e
    misurata dignità e — al tempo stesso — un elemento mitico nelle vicende di queste anime semplici
    che lottano contro il destino nell’atmosfera magnetica del paesaggio boreale.
    Qui dobbiamo limitarci a un paio di esempi, i primi che ci vengono in mente. Ma ognuno può
    comprendere quello che abbiamo voluto dire e integrare questi accenni con la sua sensibilità e le sue
    conoscenze. Queste riflessioni valgono per tutte le arti: il contenuto passa in seconda linea di fronte
    alla forma. Si veda ad esempio la disinvoltura con cui il Fascismo si è appropriato dell’architettura
    moderna per esprimere un sentimento del mondo che « moderno » non è. Si veda l’architettura
    classico-moderna dell’Università di Roma o quella del Foro Mussolini. Si tratta di opere minori, ma
    di opere ben riuscite, e lo spirito che emana da quella scintillante geometria non è l’aridità dei
    grattacieli, ma la sostanza dura e lucente dell’anima antica: ordine, misura, forza, disciplina,
    chiarezza.
    E veniamo ad un’arte minore, il cinema. Anche qui faremo alcune riflessioni sparse che possono
    servire a inquadrare il problema.
    Ognuno può vedere che L’assedio dell’Alcazar è un buon film di propaganda fascista. Ma, a rigore,
    con lo stesso linguaggio, si sarebbe potuta fare anche una epopea antifascista. Vi sono invece talune
    inquadrature dell’ebreo comunista Eisenstein (abbiamo in mente alcuni fotogrammi di Ivan il
    Terribile) che, per il loro misticismo nazionalista e autoritario non possono non esser definite « di
    destra ». Così è noto che Fritz Lang, il regista de I Nibelunghi, era un comunista convinto che
    abbandonò la Germania all’avvento di Hitler. Ma pochi films più del suo capolavoro riescono ad
    esprimere la Stimmung eroica, mitica e pagana della Germania nazista. E Goebbels dimostrò una
    notevole intelligenza quando pensò a lui per la regia del film del Congresso di Norimberga.
    Ancora un esempio: Ingmar Bergman. Questo autore non può certo essere detto « fascista »
    (sebbene i comunisti una volta ci abbiano provato). Ma vi è in talune sue opere una potenza
    simbolica, che — trasportata dall’arte nel dominio sociale — non può non esercitare talune, precise
    suggestioni che gli avversari definirebbero volentieri « irrazionalistiche e fasciste ». Abbiamo
    presenti alcune inquadrature de II settimo sigillo. Si ricordino i paesaggi mitici e solenni, la
    presenza dell’invisibile nel cuore del visibile, il dramma dell’eroe. Qui non si vuol bandire nessun
    messaggio politico, ma l’impressione che lo spettatore ricava dallo insieme è tutt’altro che «
    democratica », « sociale » ed « umanistica ».
    Naturalmente, anche qui chi decide è l’istinto. Chi è veramente di destra, chi è interiormente
    improntato da taluni valori, da un particolare ethos saprà immediatamente distinguere le impressioni
    artistiche che appartengono al suo mondo. Estetica viene da aisthànomai, un conoscere per
    sensazione immediata.
    Le considerazioni qui svolte non hanno carattere sistematico. Esse vogliono solo affrontare un
    problema, non definirlo. D’altronde, in questo campo bastano anche degli orientamenti generici. Di
    là da questi ognuno deve procedere con le sue conoscenze e le sue capacità.
    Bastano pochi cenni per tracciare le linee di sviluppo di una cultura di destra. Ma questo astratto
    orientamento incomincerà a prendere forma quando dei singoli si metteranno a scrivere e a fare.

    da: http://www.fiammacanicatti.it/libri/...di_cultura.pdf
    da: Adriano Romualdi, Una Cultura per l'Europa

    (fine)

    __________________________________________________ ___________________________________

    Il testo è piuttosto lungo ma credo che in molti lo abbiano già letto.
    L'ho riportato non tanto per proporne la lettura ma piuttosto perchè mi sembra un giusto manifesto della sezione.

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: A. Romualdi - Destra

    Citazione Originariamente Scritto da Leone Visualizza Messaggio
    Il testo è piuttosto lungo ma credo che in molti lo abbiano già letto. L'ho riportato non tanto per proporne la lettura ma piuttosto perchè mi sembra un giusto manifesto della sezione.
    Esatto, è un gran testo. Per non parlare della fantastica definizione di Destra data da Romualdi, che tutti dovrebbero assimilare.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Adriano Romauldi

    "Il compito della destra è quello di recuperare i venticinque anni sin qui perduti, di spogliare i panni dell'oleografia patriottarda per divenire l'elemento di punta nella lotta per la liberazione dell'Europa. Cioè a dire: per la rinascita d'una coscienza politica in Europa. Non salari, non sindacati, né sesso, né libertà, ma politica, armi, dignità, indipendenza".

    Adriano Romualdi

  5. #5
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    Predefinito Rif: Adriano Romauldi

    "Lo Stato dell'Ordine Nuovo" di Adriano Romualdi

    Le arti plastiche e figurative, come le più grandi concezioni architettoniche, comunicano con maggiore immediatezza gli ideali e il sentimento di un'epoca. Ammirando il Partenone o una cattedrale gotica noi capiamo immediatamente cosa siano stati l'antichità e il medioevo. Nella nostra epoca di crisi e transizione, così come difetta una solida idea formatrice, mancano certi criteri urbanistici ed architettonici. Qualcuno ha scritto che se le nostre città dovessero essere distrutte, la più superba rovina superstite sarebbe qualche magazzino ebreo. E' certo che l'impostazione utilitaria della nuova architettura, l'eclissi del monumentale, lo spezzettamento dell'iniziativa urbanistica in aree dominate dalla confusione e dalla speculazione, riflettono l'incertezza politica ed ideale dei nostri tempi. Noi intendiamo proteggere lo sviluppo delle arti plastiche, rivalutiamo l'architettura come arte politica per eccellenza; vogliamo che dalla nostra idea sorga una volontà plastica formatrice, che dia un nuovo volto alle nostre città.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Adriano Romauldi

    Che cosa dovrebbe propriamente significare « esser di Destra »?

    Esser di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo.

    Esser di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose.

    Esser di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto « a ciascuno il suo » non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa.

    Infine, esser di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e — in nome di questa spiritualità e dei suoi valori — accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa.


    A. Romualdi

  7. #7
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    Predefinito Rif: Adriano Romauldi

    Adriano Romualdi è monumentale. 'Perchè non esiste una cultura di Destra' è geniale, indescrivibile la sua lucidità.
    Una Destra reazionaria non potrà mai farne a meno.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Adriano Romauldi

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Che cosa dovrebbe propriamente significare « esser di Destra »?

    Esser di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo.

    Esser di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose.

    Esser di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto « a ciascuno il suo » non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa.

    Infine, esser di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e — in nome di questa spiritualità e dei suoi valori — accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa.


    A. Romualdi
    Ma Adriano Romualdi esaltava la Rivoluzione Francese? Vedo che dice che fu fonte che scaturi' diversi movimenti ma poi ribadisce che l'uguaglianza "egalité" non esiste, mi sembra vi sia una contraddizione a distanza di poche righe

  9. #9
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    Predefinito Rif: Adriano Romauldi

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    Ma Adriano Romualdi esaltava la Rivoluzione Francese? Vedo che dice che fu fonte che scaturi' diversi movimenti ma poi ribadisce che l'uguaglianza "egalité" non esiste, mi sembra vi sia una contraddizione a distanza di poche righe
    Guarda che A. Romualdi dice proprio che la Destra si oppone ai movimenti sovvertitori scaturiti dalla Rivoluzione Francese.
    'Riconoscere il carattere sovvertitore' va inteso in tal senso.

  10. #10
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    Thumbs up Rif: Adriano Romauldi

    Grandioso!
    Vi sarebbe da riflettere un po' per tutti coloro che si definiscono di Destra o lo sono pur non dichiarandosi tali, dai pagani ai tradizionalisti cattolici, dai tradizionalisti ai liberaloidi.
    Ultima modifica di José Frasquelo; 12-11-09 alle 16:41

 

 
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