E’ una storia assai delicata sulla quale la magistratura e le autorità religiose procedono con cautela. Quel religioso, V. B., viene accusato di pedofilia a Genova, dove si è trasferito da molti anni, proprio da Roma. Padre V.B. lavora in un collegio, l’Emiliani di Nervi, è un irreprensibile segretario, si occupa di animazione culturale ed è molto benvoluto. Quando le accuse lo raggiungono, il suo ordine religioso lo invia a Torino.
Accuse gravissime, ancorché lanciate a distanza di vent’anni. E le violenze ai danni di quel bambino si sarebbero protratte per diverso tempo, diversi anni secondo la denuncia. Padre V.B. era un amico della famiglia che ora lo accusa. Le violenze sarebbero avvenute nel convento romano, dove spesso il bambino rimaneva ospite la notte, ma anche a Genova, dove quel bambino, divenuto ormai ragazzo, trascorreva le vacanze.
Padre V.B. è stato iscritto nel registro degli indagati anche con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico, ritrovato quando le indagini sono scattate. Al momento gli inquirenti, coordinati dal pm Silvia Santucci, stanno effettuando delle audizioni e a breve potrebbero disporre una perizia. Di certo, nella sua permanenza a Nervi, padre V.B. non sembra aver mai dato il minimo problema e di lui e della sua attività nel collegio e nelle iniziative sociali e pastorali, si parla in toni lusinghieri.
Nella denuncia, che gli inquirenti definiscono molto circostanziata, il giovane afferma di essere stato violentato in più di una circostanza. Gli inquirenti, nei giorni scorsi, hanno ascoltato i genitori della presunta vittima. I due, assistiti dal noto avvocato Carlo Taormina, avrebbero riferito di non aver mai sospettato nulla di quanto denunciato dal figlio e di aver affidato il bambino al frate per dei soggiorni a Roma in totale fiducia. E ancora prima della denuncia all’autorità giudiziaria (non è chiaro se prima o dopo il tentativo di suicidio), il giovane sarebbe venuto in Liguria per un confronto faccia a faccia con padre V.B.. Sarebbe stato a quel punto che i superiori del frate avrebbero deciso di mandarlo via da Genova, in un convento di Torino.
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