IO BOICOTTO IL CENSIMENTO!
DI LEONARDO FACCO
Nel 2001 mi sono opposto al censimento. Ho prima avuto uno scambio epistolare con il prefetto di Bergamo, e successivamente un incontro, per spiegargli che non avrei aderito al formulario statale. Qui, il resoconto di quella battaglia, che è stata la prima nel segno della disubbidienza civile che contraddistingue il Movimento Libertario che ho fondato quattro anni dopo.
Oggi, ribadisco quanto ho sostenuto allora e rispedirò al mittente il plico che l’Istat sta inviando, o ha inviato, a milioni di famiglie. Ecco la motivazione: “Ritengo necessario, per la difesa dei miei diritti individuali e della mia libertà personale, non compilare il questionario relativo al 15° censimento nazionale, considerato che tutte le domande poste sono inutili, pletoriche e/o intrusive della mia sfera privata, oppure ancora in merito a ciò che chiedete potrete trovare risposta negli uffici pubblici di competenza, considerato che per qualsiasi atto da me compiuto son sempre stato costretto a compilare modelli vari, pagare bolli vari, registrare contratti vari”.
Sarò anche un po’ pazzo, come spesso ruggisce mia moglie, ma sono convinto che senza passi concreti (e il libertario non è un’utopista) non riusciremo mai a toglierci ci dosso il peso di questo Stato occhiuto.
A suo tempo Gramellini scrisse quanto segue del censimento: “Una montagna di 34 milioni di questionari, raggruppati in 115.000 pacchi, raccolti da 95.000 persone e trasportati da 150 automezzi ha partorito il classico censimento-topolino. Masse di carta, tempo e denaro per scoprire che l’Italia del Duemila è esattamente come ci era stata raccontata in questi anni da giornali, cinema e tv. Più single e meno bebè ma popolazione stabile, dato che in un decennio si sono triplicati gli stranieri (quelli in regola, almeno). Città in calo a beneficio dei sobborghi, più respirabili e meno cari. Insomma, delle ovvietà a tal punto metabolizzate da tutti, che ieri (27 marzo ndr) la notizia del censimento è stata oscurata dai dati sull’aumento dell’occupazione, quelli sì sorprendenti per davvero. In altre epoche il censimento decennale era l’unico strumento per tastare il polso alla nazione. Ma oggi che siamo sempre sotto tiro, «monitorati», ogni movimento del corpaccione sociale viene fotografato all’istante dal primo sondaggio”.
Roberto Bellei, su “Italia Oggi” sostenne allora che il censimento è la dimostrazione che gli uffici pubblici, in cui lavorano troppi mantenuti, sono inefficienti: “Una sconcertante notizia apparsa in questi giorni mi costringe a riprendere il discorso sul censimento 2001. La notizia è questa: La banca dati dell’anagrafe di Roma non viene aggiornata da oltre 30 anni. Inoltre, se i dati dell’anagrafe sono gli stessi alla base dei certificati elettorali come si è potuta protrarre questa situazione per decenni? È lecito domandarsi quale validità abbia tutta l’operazione censimento, vista la scarsa attendibilità dei dati che ne deriveranno e soprattutto se la spesa vale l’impresa”.
Pare che persino i Comuni, taglieggiati dal fede(ragli)smo leghista abbiano in animo di boicottare questa mastodontica e costosissima operazione di controllo.
Chiaro che anziché autodenunciarsi, come è nello stile di chi scrive, c’è anche la possibilità di riempirlo di dati falsi e degenerati, ma il sottoscritto, oltre a non voler pagare per le inefficienze di uno Stato canaglia – in punta di principio – ancor meno desidera essere controllato a vista da un apparato di tipo sovietico, che ha solo pruriti da secondino.
Vade retro censimento, vade retro Stato!
IO BOICOTTO IL CENSIMENTO! | Movimento Libertario




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