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  1. #1
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    Predefinito La staticità della Chiesa

    La mia è una cultura cristiana, sono credente e praticante.
    Sono anche una persona che non vive al di fuori del proprio tempo storico e, come tale, avverto spesso la discrasia che esiste tra la realtà sociale contemporanea e quella che la Chiesa va predicando da duemila anni.
    Mi chiedo se queste due visioni non possano essere allineate in virtu di una maggiore "comprensione" nei confronti di certi mutamenti che il nostro millennio porta con sè.

    La Chiesa, come istituzione clericale, ha sempre dimostrato molta resistenza di fronte alla necessità di adeguarsi alle rinnovate consuetudini della vita comune, dimostrando rigidità di giudizio e facile propensione alla condanna di comportamenti, non rispondenti ai dictat religiosi.
    Ma il sentimento religioso e la corretta condotta cristiana si delineano veramente entro i confini che gli alti prelati hanno scrupolosamente difeso da secoli, senza la possibilità di un minimo allargamento di vedute, pena l'infernale condanna eterna?

    E' veramente questa l'esatta interpretazione del messaggio di Cristo?
    Penso, per esempio, all'esercito di separati, o divorziati, ai quali è negato l'avvicinamento all'Eucarestia, facendoli apparire come degli immondi, ai quali nessuna comprensione è concessa.

    Pur non avendo, io, la possibilità di trovare le giuste risposte, tuttavia ritengo cher la Parola di Dio e i Suoi insegnamenti, per essere ascoltati, capiti ed applicati nella quotidianità, devono essere trasmessi, dagli uomini di chiesa, calandosi nell'epoca in cui vivono.

    I costumi sociali, che sono in continua evoluzione, vanno penetrati ed analizzati, per riuscire ad indicare al credente la giusta strada da seguire, senza che esso si senta combattuto tra due diverse realtà: la società in cui vive e il mondo della Chiesa, che gli prospetta la salvezza, solo a condizione che si inchini alle regole stilate due millenni or sono.
    La mia non è una licenza all'anarchia comportamentale, assolutamente no, è, invece, l'esigenza di trovare un equilibrio tra le scelte individuali e i dogmi, un po' obsoleti, che, ancor oggi, il clero ci propone.

    La Chiesa, se vuole contribuire al recupero di quella dignità umana e cristiana, che sembra scomparsa, deve calarsi nella contemporaneità, cercando di tradurre la Parola di Cristo in messaggi di comprensione, accettazione e guida, verso chi è disorientato e si sente messo al margine, proprio dalla Chiesa stessa, che sottolinea gli errori, mostrandosi incapace di adeguare il proprio codice deontologico alle nuove realtà sociali.

    Non sovrapponiamo la legge dell'Amore e della Salvezza che Cristo ci ha tramandato, con statiche regole, che vescovi e clero tutto, vogliono far rispettare al popolo cristiano, senza un minimo allineamento con i tempi, dimenticando essi stessi, che, se è vero che l'esempio viene dall'alto, molto spesso questo "esempio" non c'è stato, anzi oserei dire, che ciò che è stato offerto al cristiano, da parte loro, è stato un modello deplorevole e condannabile, sia sotto il profilo cattolico che umano.

    Mi auguro che si ravvedano gli alti prelati e si mostrino preparati a capire l'uomo di oggi e che sappiano plasmarsi nel contesto sociale del XXI secolo, tralasciando streghe, eresie e scomuniche, tentando di "ricomporre il gregge" che si è considerevolmente disgregato.

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  2. #2
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    Predefinito Rif: La staticità della Chiesa

    Io ho un sacco di problemi con la Chiesa e quindi non sono propriamente la persona più adatta a risponderti ma mi farebbe piacere parlare di alcune cose che hai scritto.

    Tu scrivi che la Chiesa deve calarsi nella contemporaneità, nell'epoca che viviamo, allinearsi con i tempi, allargare le vedute. Apparentemente sembra bello che la chiesa si chini sull'uomo e gli venga incontro, ma, io credo, quest'idea nasconde un brutto equivoco.

    La Chiesa deve andare incontro all'uomo per portarlo a Dio, per redimerlo, per indicargli la strada. In questo compito essa deve essere misericordiosa e perdonare gli errori che gli uomini inevitabilmente compiono. Ma non deve smettere di indicare la meta, cioè la salvezza dell'anima e spronare verso di essa. Poi ognuno darà quel che può: 10, 100, 1000. E' nella natura delle cose che ci sia chi può dare di più e chi di meno.

    La Chiesa non deve andare incontro all'uomo per dirgli che è già perfetto così com'è e che vivendo il proprio tempo (cioè le mode che questa società c'impone) troverà la felicità. Non deve chinarsi sull'uomo per dirgli che la parola di Dio è troppo dura da seguire e che basta volersi bene per poter comportarsi come ci piace.

    Che ne pensi?
    Ultima modifica di napici; 15-10-11 alle 19:39
    Così mi disse che quel giorno era uscita coi fiori gialli tra le mani perché finalmente la trovassi e che se non fosse successo si sarebbe avvelenata perché la sua vita era vuota. - M. A. Bulgakov

  3. #3
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    Predefinito Rif: La staticità della Chiesa

    Citazione Originariamente Scritto da Heidi Visualizza Messaggio
    La mia è una cultura cristiana, sono credente e praticante.
    Sono anche una persona che non vive al di fuori del proprio tempo storico e, come tale, avverto spesso la discrasia che esiste tra la realtà sociale contemporanea e quella che la Chiesa va predicando da duemila anni.
    Mi chiedo se queste due visioni non possano essere allineate in virtu di una maggiore "comprensione" nei confronti di certi mutamenti che il nostro millennio porta con sè.

    La Chiesa, come istituzione clericale, ha sempre dimostrato molta resistenza di fronte alla necessità di adeguarsi alle rinnovate consuetudini della vita comune, dimostrando rigidità di giudizio e facile propensione alla condanna di comportamenti, non rispondenti ai dictat religiosi.
    Ma il sentimento religioso e la corretta condotta cristiana si delineano veramente entro i confini che gli alti prelati hanno scrupolosamente difeso da secoli, senza la possibilità di un minimo allargamento di vedute, pena l'infernale condanna eterna?

    E' veramente questa l'esatta interpretazione del messaggio di Cristo?
    Penso, per esempio, all'esercito di separati, o divorziati, ai quali è negato l'avvicinamento all'Eucarestia, facendoli apparire come degli immondi, ai quali nessuna comprensione è concessa.

    Pur non avendo, io, la possibilità di trovare le giuste risposte, tuttavia ritengo cher la Parola di Dio e i Suoi insegnamenti, per essere ascoltati, capiti ed applicati nella quotidianità, devono essere trasmessi, dagli uomini di chiesa, calandosi nell'epoca in cui vivono.

    I costumi sociali, che sono in continua evoluzione, vanno penetrati ed analizzati, per riuscire ad indicare al credente la giusta strada da seguire, senza che esso si senta combattuto tra due diverse realtà: la società in cui vive e il mondo della Chiesa, che gli prospetta la salvezza, solo a condizione che si inchini alle regole stilate due millenni or sono.
    La mia non è una licenza all'anarchia comportamentale, assolutamente no, è, invece, l'esigenza di trovare un equilibrio tra le scelte individuali e i dogmi, un po' obsoleti, che, ancor oggi, il clero ci propone.

    La Chiesa, se vuole contribuire al recupero di quella dignità umana e cristiana, che sembra scomparsa, deve calarsi nella contemporaneità, cercando di tradurre la Parola di Cristo in messaggi di comprensione, accettazione e guida, verso chi è disorientato e si sente messo al margine, proprio dalla Chiesa stessa, che sottolinea gli errori, mostrandosi incapace di adeguare il proprio codice deontologico alle nuove realtà sociali.

    Non sovrapponiamo la legge dell'Amore e della Salvezza che Cristo ci ha tramandato, con statiche regole, che vescovi e clero tutto, vogliono far rispettare al popolo cristiano, senza un minimo allineamento con i tempi, dimenticando essi stessi, che, se è vero che l'esempio viene dall'alto, molto spesso questo "esempio" non c'è stato, anzi oserei dire, che ciò che è stato offerto al cristiano, da parte loro, è stato un modello deplorevole e condannabile, sia sotto il profilo cattolico che umano.

    Mi auguro che si ravvedano gli alti prelati e si mostrino preparati a capire l'uomo di oggi e che sappiano plasmarsi nel contesto sociale del XXI secolo, tralasciando streghe, eresie e scomuniche, tentando di "ricomporre il gregge" che si è considerevolmente disgregato.
    Guarda, è molto semplice: nella popolazione umana ci sono decine di migliaia di interpretazioni della Verità, più o meno diverse o completamente opposte.

    La Chiesa propone la sua Verità (che è la vera Verità) e dunque, coerentemente, l'ha proposta nel passato, la propone nel presente e la proporrà nel futuro.

    Chi comprende che quanto dice la Chiesa è la vera Verità allora vi aderisce; chi non lo comprende allora non vi aderisce. E' semplice.

    I comportamenti immorali che vanno di moda oggi non sono "moderni" nel senso che non sono delle novità, sono comportamenti che esistono dall'alba dei tempi.

    Non interessa ne alla Chiesa ne ai cattolici se a seguire la Chiesa sono tantissimi, tanti, pochi o pochissimi. Nel senso che, è ovvio, come cattolico mi farebbe piacere che a comprendere la Verità siano tutti ma il fatto che invece attualmente lo capiscano in pochi non è un qualcosa che mi fa cambiare idea sul fatto che la dottrina cattolica è la Verità: la Verità è la Verità indipendentemente da quanti la seguono.

    Il compito della Chiesa non è solo "piacere alla maggioranza" ma innanzitutto è quello di insegnare cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è vero e cosa è falso.

    Per questo quello che scrivi tu non ha senso, perché sembra che secondo te il compito della Chiesa è prima di tutto raggiungere il consenso della maggioranza invece che difendere la Verità, adeguando il proprio messaggio per piacere a più gente possibile.

    riguardo i separati e i divorziati: è giusto che la Chiesa insegni che il vero amore è quello che dura per sempre e che occorre impegnarsi affinché il matrimonio duri per tutta la vita, per il bene dei figli e dunque della società intera.
    La Chiesa tollera in alcuni casi la separazione e il divorzio civile e questo dunque è già abbastanza.
    E' giusto che la comunione venga negata a chi è in stato di grave peccato: questo vale per qualsiasi grave peccato di cui il credente cattolico non si vuole pentire e correggere. Infatti prima di prendere la comunione bisogna essersi "ripuliti" con la confessione, ovvero con un sincero pentimento dei propri peccati e il sincero proponimento di riparare e di non peccare ancora.

    ripeto: se ci sono persone che non trovano giusta la dottrina cattolica, possono benissimo aderire a qualcos'altro.
    La Chiesa non obbliga a fare niente di niente, semplicemente promuove la sua Verità e chiede coerenza a coloro che si vogliono definire cattolici.

    Tu, innanzitutto, sei sicuro di conoscere la dottrina cattolica?Ti consiglio la lettura del catechismo corrente: http://www.bol.it/libri-scuola/Catec...a978882097428/
    Ultima modifica di TEBELARUS; 16-10-11 alle 10:08
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  4. #4
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    Predefinito Rif: La staticità della Chiesa

    Citazione Originariamente Scritto da AURELIO AUGUSTO Visualizza Messaggio
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    la Verità è la Verità indipendentemente da quanti la seguono.
    Giusto, ma su quali basi sostieni che la verità cristiana sia tale a prescindere da chi la propugna?
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  5. #5
    ...
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    Predefinito Rif: La staticità della Chiesa

    Credo ti possa essere molto utile la parte dove in questo video papa Benedetto XVI parlava delle "impalcature". Non ricordo a che minuto del video si trova questa parte del suo discorso.

    http://forum.politicainrete.net/catt...emocrazia.html
    Ultima modifica di Cuordy; 16-10-11 alle 11:55
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  6. #6
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    Predefinito Rif: La staticità della Chiesa

    Citazione Originariamente Scritto da Heidi Visualizza Messaggio
    La mia è una cultura cristiana, sono credente e praticante.
    Sono anche una persona che non vive al di fuori del proprio tempo storico e, come tale, avverto spesso la discrasia che esiste tra la realtà sociale contemporanea e quella che la Chiesa va predicando da duemila anni.
    Mi chiedo se queste due visioni non possano essere allineate in virtu di una maggiore "comprensione" nei confronti di certi mutamenti che il nostro millennio porta con sè.

    La Chiesa, come istituzione clericale, ha sempre dimostrato molta resistenza di fronte alla necessità di adeguarsi alle rinnovate consuetudini della vita comune, dimostrando rigidità di giudizio e facile propensione alla condanna di comportamenti, non rispondenti ai dictat religiosi.
    Ma il sentimento religioso e la corretta condotta cristiana si delineano veramente entro i confini che gli alti prelati hanno scrupolosamente difeso da secoli, senza la possibilità di un minimo allargamento di vedute, pena l'infernale condanna eterna?

    E' veramente questa l'esatta interpretazione del messaggio di Cristo?
    Penso, per esempio, all'esercito di separati, o divorziati, ai quali è negato l'avvicinamento all'Eucarestia, facendoli apparire come degli immondi, ai quali nessuna comprensione è concessa.

    Pur non avendo, io, la possibilità di trovare le giuste risposte, tuttavia ritengo cher la Parola di Dio e i Suoi insegnamenti, per essere ascoltati, capiti ed applicati nella quotidianità, devono essere trasmessi, dagli uomini di chiesa, calandosi nell'epoca in cui vivono.

    I costumi sociali, che sono in continua evoluzione, vanno penetrati ed analizzati, per riuscire ad indicare al credente la giusta strada da seguire, senza che esso si senta combattuto tra due diverse realtà: la società in cui vive e il mondo della Chiesa, che gli prospetta la salvezza, solo a condizione che si inchini alle regole stilate due millenni or sono.
    La mia non è una licenza all'anarchia comportamentale, assolutamente no, è, invece, l'esigenza di trovare un equilibrio tra le scelte individuali e i dogmi, un po' obsoleti, che, ancor oggi, il clero ci propone.

    La Chiesa, se vuole contribuire al recupero di quella dignità umana e cristiana, che sembra scomparsa, deve calarsi nella contemporaneità, cercando di tradurre la Parola di Cristo in messaggi di comprensione, accettazione e guida, verso chi è disorientato e si sente messo al margine, proprio dalla Chiesa stessa, che sottolinea gli errori, mostrandosi incapace di adeguare il proprio codice deontologico alle nuove realtà sociali.

    Non sovrapponiamo la legge dell'Amore e della Salvezza che Cristo ci ha tramandato, con statiche regole, che vescovi e clero tutto, vogliono far rispettare al popolo cristiano, senza un minimo allineamento con i tempi, dimenticando essi stessi, che, se è vero che l'esempio viene dall'alto, molto spesso questo "esempio" non c'è stato, anzi oserei dire, che ciò che è stato offerto al cristiano, da parte loro, è stato un modello deplorevole e condannabile, sia sotto il profilo cattolico che umano.

    Mi auguro che si ravvedano gli alti prelati e si mostrino preparati a capire l'uomo di oggi e che sappiano plasmarsi nel contesto sociale del XXI secolo, tralasciando streghe, eresie e scomuniche, tentando di "ricomporre il gregge" che si è considerevolmente disgregato.
    bè sinceramente moltissime dottrine etiche della Chiesa sono validissime ancora oggi mi pare, ad ogni modo il cattolicesimo, essendo una religione non tanto del Libro, quanto della Parola, la Chiesa non fa altro che annunciare la voce di Cristo, e quindi di Dio, nei tempi odierni, quindi, siamo sicuri davvero che quello che la Chiesa dice sia davvero in contrasto con la Volontà di Dio?
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  7. #7
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    Predefinito Rif: La staticità della Chiesa

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Giusto, ma su quali basi sostieni che la verità cristiana sia tale a prescindere da chi la propugna?
    Sulla base della mia razionalità e della mia fede: a seguito di un assidua ricerca della verità sono giunto alla solida conclusione che le regole morali cattoliche sono la verità e, in base a questo, in base alla storia di Cristo e della Chiesa, ho scelto di credere per fede anche a quello che non posso dimostrare razionalmente, come la natura divina e umana di Gesù Cristo, la Trinità, il monopolio interpretativo dottrinale del clero cattolico, ecc.ecc. tutti gli altri dogmi simili; dogmi che, comunque, mi sembrano del tutto logici, secondo le spiegazioni di San Tommaso D'Aquino.

    Ora tu mi dirai che gli umani non hanno strumenti veritativi oggettivi e io ti dico già qui che infatti per questo motivo la dottrina cattolica non è solo ragione ma anche fede: ovviamente non la fede in senso ottuso come la intendono certi ateisti anticattolici ma la fede intesa come fiducia appoggiata sulle proprie capacità logiche.
    Ultima modifica di TEBELARUS; 16-10-11 alle 13:27
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  8. #8
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    Predefinito Rif: La staticità della Chiesa

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    Citazione Originariamente Scritto da AURELIO AUGUSTO Visualizza Messaggio
    Sulla base della mia razionalità e della mia fede: a seguito di un assidua ricerca della verità sono giunto alla solida conclusione che le regole morali cattoliche sono la verità e, in base a questo, in base alla storia di Cristo e della Chiesa, ho scelto di credere per fede anche a quello che non posso dimostrare razionalmente, come la natura divina e umana di Gesù Cristo, la Trinità, il monopolio interpretativo dottrinale del clero cattolico, ecc.ecc. tutti gli altri dogmi simili; dogmi che, comunque, mi sembrano del tutto logici, secondo le spiegazioni di San Tommaso D'Aquino.
    San Tommaso si è impegnato a mostrare l'interna coerenza logica dei dogmi, senza pretendere di ricondurli a fondazione assoluta (mica era gnostico): rimangono questione di fede. E se la rivelazione è questione di fede e ad aver fede è l'uomo, come puoi pretendere di affermare che la verità cristiana prescinda da chi la propugna? da quel che tu stesso scrivi qui sopra, segue proprio l'opposto. La replica dei cattolici è la seguente: è l'uomo ad avere fede ma la fede gli è concessa in dono da Dio. Risposta: che sia Dio a trasmettere la fede, anche ciò è questione di fede. Che se l'uomo non si limitasse ad aver fede nel fatto che sia Dio a trasmettergli la fede, ma sapesse che è così, si cadrebbe in un circolo spaventoso: l'uomo può credere in Dio solo conoscendolo, ma conoscendolo non può credervi (posto che non si può sapere e credere che qualcosa sia, visto che il sapere non lascia spazio a dubbi e il crederci si).

    [SIZE=2][COLOR=black]
    Ora tu mi dirai che gli umani non hanno strumenti veritativi oggettivi e io ti dico già qui che infatti per questo motivo la dottrina cattolica non è solo ragione ma anche fede: ovviamente non la fede in senso ottuso come la intendono certi ateisti anticattolici ma la fede intesa come fiducia appoggiata sulle proprie capacità logiche.
    L'uomo ha tutti gli strumenti veritativi per giungere alla verità, quel che si tratta di capire è che la filosofia non si è fermata a San Tommaso, a meno che non sia lo studente ad essersi fermato nello studio.
    Ultima modifica di Platone; 16-10-11 alle 13:52
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  9. #9
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    Predefinito Rif: La staticità della Chiesa

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    San Tommaso si è impegnato a mostrare l'interna coerenza logica dei dogmi, senza pretendere di ricondurli a fondazione assoluta (mica era gnostico): rimangono questione di fede. E se la rivelazione è questione di fede e ad aver fede è l'uomo, come puoi pretendere di affermare che la verità cristiana prescinda da chi la propugna? da quel che tu stesso scrivi qui sopra, segue proprio l'opposto. La replica dei cattolici è la seguente: è l'uomo ad avere fede ma la fede gli è concessa in dono da Dio. Risposta: che sia Dio a trasmettere la fede, anche ciò è questione di fede. Che se l'uomo non si limitasse ad aver fede nel fatto che sia Dio a trasmettergli la fede, ma sapesse che è così, si cadrebbe in un circolo spaventoso: l'uomo può credere in Dio solo conoscendolo, ma conoscendolo non può credervi (posto che non si può sapere e credere che qualcosa sia, visto che il sapere non lascia spazio a dubbi e il crederci si).
    forse non mi sono spiegato bene e/o forse tu hai voglia di puntigliosare, comunque non volevo negare quanto stabilito dalla dottrina cattolica:

    1814 La fede è la virtù teologale per la quale noi crediamo in Dio e a tutto ciò che egli ci ha detto e rivelato, e che la Chiesa ci propone da credere, perché egli è la stessa verità. Con la fede « l'uomo si abbandona tutto a Dio liberamente ». Per questo il credente cerca di conoscere e di fare la volontà di Dio. « Il giusto vivrà mediante la fede » (Rm 1,17). La fede viva « opera per mezzo della carità » (Gal 5,6).

    1815 Il dono della fede rimane in colui che non ha peccato contro di essa. Ma « la fede senza le opere è morta » (Gc 2,26). Se non si accompagna alla speranza e all'amore, la fede non unisce pienamente il fedele a Cristo e non ne fa un membro vivo del suo corpo.

    1816 Il discepolo di Cristo non deve soltanto custodire la fede e vivere di essa, ma anche professarla, darne testimonianza con franchezza e diffonderla: « Devono tutti essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini, e a seguirlo sulla via della croce attraverso le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa ». Il servizio e la testimonianza della fede sono indispensabili per la salvezza: « Chi [...] mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli » (Mt 10,32-33).


    FONTE: Catechismo della Chiesa Cattolica - Le virtù


    Ultima modifica di TEBELARUS; 16-10-11 alle 14:43
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  10. #10
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    Predefinito Rif: La staticità della Chiesa

    Amici, le vostre risposte sono tutte molto interessanti.
    Condivido i concetti espressi sulla Verità e sulla Fede.
    E' giusto dire che chi sceglie una Dottrina deve anche seguire con coerenza e sottomissione la sua Legge, ma il mio intervento non era mirato a spingere la Chiesa ad accettare l'uomo di oggi, sic et simpliciter, con i suoi errori, avallando i suoi comportamenti sbagliati.
    Volevo solo dire che, a volte, ho l'impressione che la Chiesa, ferma nelle Sua rigidità, voglia chiudere le porte a chi ha commesso degli errori, invece di guidarlo verso il "Giusto", offrendogli sempre una possibilità di redenzione, senza condannarlo, già su questa terra, in questa vita, a sentirsi escluso dall'abbraccio di Dio.

    L'evoluzione dei tempi porta con sè, inevitabilmente, dei cambiamenti, di cui bisogna tener conto.
    Giovanna d'Arco, oggi, dovrebbe ancora essere condannata perchè vestiva abiti maschili, o perchè ritenuta una strega?

    Ci sono mutamenti sociali che rendono necessaria un'interpretazione "aggiornata" dei comportamenti umani, rispettando, senza dubbio, quelle che sono le basi della Cristianità.

 

 
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