Finanza, Sindacati, Lavoratori, Stato, chi sono i responsabili della crisi?

Siamo a Londra nel cuore della Finanza mondiale, proprio nel periodo in cui si avverte pesantemente la crisi prodotta dall’economia speculativa dei titoli americani tossici, che si è cercata di tenere segreta per molto tempo, ma che per i risvolti sfavorevoli causati alla gente comune non si può più tacere. In un giornale londinese Lite che è distribuito gratuitamente ai lettori, viene pubblicata un’ agghiacciante statistica che, plasticamente, rende palesi gli effetti negativi della crisi prodotta dalla finanza “creativa”: “In Gran Bretagna si perde un posto ogni 30 secondi e si è raggiunta una della più alte percentuali di disoccupazione della storia di questa nazione”. Tendenza confermata purtroppo anche da altri paesi europei e in Italia, nonostante le nostre banche siano state le meno esposte e le più solide. Per cui la crisi si riverbera pesantemente in maniera particolare sulle classi sociali umili e fa scivolare la classe media verso la soglia di povertà. Anzi noi italiani secondo la confcommercio corriamo il rischio, molto concreto, di vedere il nostro potere d’acquisto ridotto addirittura ai parametri del 2001. Una deriva disastrosa che ci riporterebbe indietro economicamente e farebbe svanire in un attimo 10 anni di conquiste salariali. Senza poi contare che, mancando alle famiglie le disponibilità economiche, vi è stata una pericolosa, quanto necessaria, contrazione dei consumi e, non girando la moneta, all’aziende mancano le entrate e la liquidità, per cui, aumentano le loro passività e gli indebitamenti. Infatti, quasi tutte le imprese stanno passando un periodo di grande sofferenza e si vedono costrette a licenziare, a rischiare di fallimento, oppure, nei casi estremi, a chiudere l’attività. Il quadro è inquietante e se vogliamo difficile e se non si pone rimedio subito a questa deriva, le ricadute sociali potrebbero essere gravi e le conseguenze imprevedibili. Il 2009, dopo il 1789 (rivoluzione francese e caduta delle monarchie), 1989 (caduta del muro di Berlino e del comunismo), segna, nei fatti, la caduta del mercato finanziario e del capitalismo speculativo e globale. Siamo ad una tragica, evidente contraddizione economica delle democrazie occidentali: il capitalismo basa tutta la sua teoria sull’asse produzione-vendita-profitto, in parole povere sul consumismo, ma, allo stesso tempo, restringe anzi toglie gli strumenti per consumare e le fonti di reddito (lavoro) alla gente. Il risultato è meno consumo, meno produzione, meno lavoro, meno profitto, proprio l’esatto contrario di quello che il capitalismo afferma. Ma il dato inquietante è un altro, la maggior parte dell’Umanità soffre e diventa più povera , mentre una ristretta cerchia di super capitalisti si arricchisce a dismisura sulla povertà altrui. Di più lo Stato non può e non vuole far nulla contro questo turbo capitalismo apolide. Inoltre, cosa assurda, gli economisti che hanno prodotto un sistema economico usurocratico che, di fatto, ha fortemente ridotto e penalizzato le capacità d’acquisto e il lavoro delle persone, non pagano con la dura galera l’enorme disastro sociale che hanno prodotto, anzi sono ancora tutti liberi e, per premio, saranno gli stessi che determineranno gli assetti economici futuri e il nostro destino. Colpa della politica che ha permesso che l’economia prendesse il sopravvento su di lei e come diceva Pound che i politici diventassero i camerieri dell’alta finanza. Infatti oggi l’agende politiche vengono programmate e dettate dai poteri forti, da gruppi finanziari defilati, dalle multinazionali, dalle commissioni, dalla confindustria e via dicendo. Piano, piano, nel nome del progresso, della democrazia e dell’economia si è ridotto, fino a renderlo nullo il peso contrattuale dello Stato e dei Sindacati. In realtà in Italia si è passati dalla carta del lavoro del 1927 con l’obbligatorietà della stipula di Contratti nazionali collettivi di categoria e della maggioranza dei contratti di lavoro a tempo indeterminato, alla realtà del terzo millennio con contratti non più nazionali e collettivi e di lavoro a tempo parziale, al precariato. Che limita fortemente la prospettiva sociale e familiare del futuro dei lavoratori. In pratica, sono stati scientificamente spogliati del loro grande potere ma anche lo Stato e i sindacati, colpevolmente, si sono fatti togliere il loro ruolo di garanti di un politica sociale garante dei giusti diritti dei lavoratori. Inoltre, per completare l’opera, i grandi speculatori finanziari sono diventati gli editori dei più importanti mezzi di comunicazione mondiale, dirigendo così, fino a manipolare a loro vantaggio, l’informazione. Un escursus storico e una premessa necessaria per comprendere meglio con i fatti il quadro generale della situazione in atto. Un esempio lampante di conferma che quanto sopra esposta risponde a verità, ci viene dalla visita che ho fatto a Londra con il sindacato dei giornalisti (National Union of Journalist). In pratica questo sindacato di categoria conta 38.000 iscritti ma concretamente è senza potere in quanto Margaret Hilda Roberts in Thatcher mise in pratica i dettami del turbo capitalismo con una sferzata a favore del mercato a discapito dei diritti dei lavoratori. Infatti, “la donna di ferro” approntò un programma economico secondo i rigido principio dell’ultra capitalismo; un mercato del lavoro senza vincoli: disoccupazione, Privatizzazioni, flessibilità nel mercato del lavoro, riforma pensionistica, liberalizzazione dei servizi pubblici: il Paese ha bisogno di mercato. Il Governo inglese guidato dalla Thatcher favorì a dismisura le privatizzazioni che sono state il capitolo più famoso e nefasto della politica economica della Thatcher. Un'uscita radicale dello Stato dall'economia: furono cedute ai privati le industrie automobilistica, aerospaziale, estrattiva, meccanica, elettronica, dello zucchero, dell'acciaio, cantieristica e petrolifera. Lo stesso si fece con servizi pubblici quali aeroporti, linee aeree, ferrovie, telecomunicazioni, elettricità, porti, gas, distribuzione dell'acqua e trasporti su strada. Inoltre, in soli quattro anni, il Governo Thatcher vendette quasi 600.000 unità immobiliari di enti locali e incoraggiò tutti i ministeri ad affidare ai privati, scelti con procedure concorrenziali, la fornitura di servizi. Le privatizzazioni dei servizi pubblici finalizzate a liberalizzare i mercati: in sei anni venne completamente ridefinito il quadro giuridico e regolatorio. Contemporaneamente alle privatizzazioni si operò una massiccia liberalizzazione del mercato del lavoro: in otto anni si ridussero i sussidi di disoccupazione, si limitò il diritto allo sciopero, si tolse l'obbligo di negoziazione sindacale dei contratti collettivi di lavoro. Ricette economiche devastanti proseguite e peggiorate anche dai governi successivi. Oggi il risultato sociale che ne deriva, ci tengo a ribadirlo, è distruggente: si licenzia un inglese ogni 30 secondi e il grado della disoccupazione è diventato molto preoccupante. Per cui, quando l’interlocutore sindacale ci ha riferito che, in generale, il sindacato inglese è stato ridotto ad una valenza di semplice club settoriale di supporto per gli iscritti, ma che in effetti dispone di limitata agibilità e di pochissime possibilità giuridiche di far valere i diritti dei lavoratori. Siccome l’Inghilterra è sempre anticipatrice di modelli da seguire, la stessa cosa si prospetta per tutta l’Europa. Infatti in Italia con l’ultime elezioni politiche del 2008 il sistema è diventato bipolare (che già è un limite al pluralismo), in effetti è diventato monopolare con programmi economici simili, dove l’agenda politica viene dettata dalla confindustria che a sua volta riceve gli indirizzi dai grandi potentati economici mondiali. L’ulteriore riprova di questa devastante accelerazione sono i quesiti referendari sul sistema elettorale che si stanno votando oggi e lunedì 22 giugno 2009, che se dovessero passare, dopo lo sbarramento che già limita la rappresentanza popolare, darebbero al partito che prende un voto in più la maggioranza assoluta.Ma che guarda caso trovano d’accordo indistintamente i due partiti maggiori: PDL e PD. I filosofi, gli economisti e i mass media funzionali al sistema, ci dicono che questo è il migliore dei mondi possibili, la democrazia, il migliore sistema di governo, l'economia finanziaria l'unica possibilità di progresso economico e umano. Però i frutti amari sociali del loro agire che stiamo sperimentando sulla nostra pelle hanno dimostrato che invece sono parole vuote, il paravento dietro il quale si celano invece i più luridi interessi del partito unico ultra-liberista e l' inganno continuo nei confronti della gente. Siamo di fronte ad un momento critico non solo a livello di economia globale, ma al sorgere di un nuovo governo mondiale dai contorni sociali inquietanti. E’ tempo che i sindacati, i mass media, i lavoratori prendano coscienza della realtà che li aspetta e non della scientifica disinformazione che le viene fatta. E’ ora che queste strutture ritornino autonome, libere e realmente condizionino chi, attraverso la speculazione finanziaria sta mettendo a repentaglio il nostro futuro e gli equilibri sociali del mondo. Senza lavoro non può esistere dignità per l’uomo e senza dignità del lavoro non esiste umanità. Infine le conquiste sociali si raggiungono con anni di dure lotte, si perdono in un attimo. Riprendere la lotta significa difendere i nostri diritti sociali ed affermare una nuova civiltà che è l’armonia fra capitale, lavoro e Stato, e che è la dignità di uno Stato, in questi momenti di crisi generale, si afferma non permettendo che dei gruppi defilati e ristretti possano condizionare negativamente la nostra vita. Questa è una battaglia di civiltà a cui nessuno coscientemente può e deve sottrarsi. Questa è la prova per cui o si è veramente liberi o si è soggiogati da una suadente realtà che, di fatto, è un'insoddisfacente vera bugia.

Articolo di Ettore Bertolini

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