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    Predefinito L’Internazionale Bamboccioni

    16 Ottobre 2011

    Scopro che il fenomeno dei giovani che restano con papà e mammà fino a 40 anni – quelli che Padoa Schioppa, il miliardario di Stato, insultò come «bamboccioni» – non è specificamente italiano. In Giappone si deplora l’emergere dei «Parasaito Shinguru» (più o meno: celibi che vivono da parassiti a spese dei genitori). In USA, la crisi ha ingrossato le fila di quella che viene ormai chiamata «Generation Limbo», giovani con alto grado d’istruzione, lauree e spesso dei master, presi persino nelle grandi e prestigiose università Ivy League – un tempo certezza di carriere lucrose – che non trovano altri impieghi che bar manager o MacDonald’s specialists, costretti ad aspettare per anni nel precariato, mentre le loro costose lauree invecchiano e vanno sprecate, non potendosi esercitare nell’attività che – a quel livello – è spesso in continuo aggiornamento.

    In Francia e Gran Bretagna si comincia a parlare, come da noi, di generazione perduta perchè troppo a lungo estranea al lavoro, e alle competenze che consente di acquistare. Come li chiamino in Israele non so, ma le sfilate e le manifestazioni inopinatamente apparse anche là – in una gioventù che non si può pensare contagiata dalle primavere arabe – denunciano lo stesso disagio sociale. Le proteste israeliane infatti sono contro il caro-alloggi: vuol dire che anche lì la proprietà immobiliare, sempre più cara perchè progettata per i ricchi, diventa sempre più un’aspirazione irraggiungibile per giovani con salari da poveri.

    Avviene lo stesso a Roma e a Milano. A Parigi, i meno che quarantenni hanno perso il 25% del loro potere d’acquisto per quanto riguarda l’appartamento: nel 1980 si dedicava all’abitazione il 15% del reddito annuale, oggi il 30%. E le primavere arabe, non sono poi tanto diverse. Il primo movente anche lì è la situazione di troppi giovani, con buon grado d’istruzione, che non trovano lavoro.

    Incredibilmente, il fenomeno si produce anche nella Cina dal travolgente sviluppo economico e dunque, si direbbe, del pieno impiego e dai salari crescenti. Là si parla delle «tribù di formiche». Sono le file di milioni di giovani che trovano impiego solo come stagisti: uno stage dietro l’altro, all’infinito, per dei compensi che non permettono di vivere nella grandi città cinesi d’oggi.

    Lo rileva il sociologo francese Louis Chauvel nel suo studio Les classes moyennes à la dérive, il quale fra l’altro chiama le lauree prodotte dalle università di massa (questa dubbia conquista) degli «assignat accademici», comparandoli alle banconote emesse dalla Rivoluzione Francese, gli assignats, il cui valore vaporizzò con rapidità prodigiosa. «Vediamo quanto le lauree valgono in Italia e in Francia, ed ora anche negli Stati Uniti». (Louis Chauvel: « les classes moyennes en voie de prolétarisation»)

    Da noi conosciamo la scandalosa insufficienza dell’insegnamento universitario, le cattedre occupate da parassiti. Ma se l’inadeguatezza dell’alta istruzione rispetto al mondo del lavoro si verifica in Francia, e persino negli USA, dove le lauree costano una fortuna (e per cui i giovani accendono prestiti che, con le loro paghe attuali, non estingueranno mai più); se gli stagisti, gli auto-impiegati e i precari crescono anche in Cina – insomma se il fenomeno è globale – è un altro dei regali avvelenati della globalizzazione, voluta e imposta dagli interessi finanziari mondializzati.

    Non è solo che il capitalismo terminale ha sottratto posti di lavoro operai o industriali portandoli dove i salari più bassi retribuivano meglio il capitale. È che le nuove tecnologie, computer e telecom, hanno sostituito molti lavori impiegatizi d’ordine o di concetto a cui aspira in massa la gioventù italiana, e a cui li preparano bene o male le lauree-assignats. Questi lavori non torneranno più, come sono scomparsi gli scritturali e i vetturini. Si aggiunga che la corsa all’efficientismo incitata dal capitale in cerca di alti rendimenti, ha conformato la macchina dell’economia reale a funzionare con sempre meno personale, essendo questo il solo costo sostanzialmente comprimibile.

    Ma paradossalmente ciò aumenta il costo del lavoro, a cui si accollano, per tacere delle tasse, le spese sociali in crescita (pensioni, pre-pensionamenti, casse integrazione) a causa dell’invecchiamento e delle ristrutturazioni e, domani, un riformismo complice accollerà i costi della disoccupazione all’entrata della vita lavorativa, quando la politica deciderà di dare una risposta ai giovani.

    Risultato: si divarica ineluttabilmente la forbice (lo spread) fra il costo del lavoro tutto incluso per l’impresa – eccessivo – e il livello salariale dell’occupato dopo i prelievi: sempre più insufficiente, ed è quello a cui il banchiere guarda per concedere mutui e prestiti. Un nodo scorsoio, che l’ideologia terminale userà per incitare a nuovi tagli, a sempre maggiori slealtà verso chi chiede di entrare nel mondo del lavoro, sempre più sfruttato, e indotto ad accettare volentieri il nero per esimersi da spese sociali da cui non avrà alcun beneficio.

    Perchè dico questo? Perchè, ora che finalmente i figli della borghesia in via di marginalizzazione sembrano sollevarsi sul piano globale contro il sistema, non basteranno sfilate e sit-in in settanta città del pianeta, nè tantomeno gli incendi, i vandalismi e le violenze dei centri sociali a Roma (rigurgito dell’ineliminabile sedimento d’inciviltà italica, abietto quanto insignificante nei risultati) per conquistare un cambiamento. Qui si tratta di imporre un modello sociale completamente nuovo, che non si è nemmeno cominciato a pensare.

    È questo il punto cruciale, dopo 20 anni di rinuncia a pensare, di dominio totale del pensiero unico.

    Il fatto positivo è che il movimento sociale nascente è internazionale, la protesta si è coordinata via internet (le stesse tecnologie che hanno fatto sparire i lavori impiegatizi); si veda al proposito il sito in 14 lingue www.avaaz.org/fr/v senza chiedersi chi lo paga.

    È un bene, perchè la regolamentazione che occorre per mettere a freno la speculazione globale, ha da essere globale; il che però può essere strumentalizzato dai poteri forti del governo unico mondiale, che al loro progetto hanno pensato completamente, e da un secolo almeno, approntando tutti i mezzi per realizzarlo.

    La protesta è singolarmente ben informata, e lo è dai blog alternativi; non ha appreso certo dai grandi media a vedere nelle banche e nella Borsa il nemico principale, lo sfruttatore essenziale, nè da loro ha tratto ispirazione per slogan come «non paghiamo il debito che non abbiamo fatto noi», e «diritto all’insolvenza» (1).

    Ma Mario Draghi può dire tranquillo, dall’alto dei suoi due milioni annui, «i ragazzi hanno ragione», e imporre austerità più feroci agli Stati indebitati, perchè i banchieri creditori siano pagati. Segno che non sente il fiato sul collo del pericolo imminente.

    I grandi media, dopo aver censurato e soppresso informazioni sulla protesta a Wall Street, ora sono tutti sorrisi e compiacenza. Sono gli stessi commentatori e poteri che fino a ieri, alla gioventù rimasta senza lavoro per le delocalizzazioni, suggerivano di studiare di più per occupare gli spazi alti della competizione globale, e da ultimo, visto che il trucco non reggeva più, hanno consigliato: «Fate come Steve Jobs». Che significa: assoggettatevi al sistema, che è giusto e leale e meritocratico... milioni di Steve Jobs, ecco la soluzione.

    Più sinceri mi paiono i miliardari americani come Warren Buffett: «È lotta di classe, ed è la mia classe, i ricchi, a scatenarla». O Bill Gross, il capo del colossale fondo d’investimento Pimco: «Il 99% fa la lotta di classe? È naturale, rispondono a trent’anni di fuoco sparato contro di loro». O Joseph Dear, capo-gestione del fondo pensionistico californiano CALPERS (250 miliardi di dollari gestiti): «Capisco questa protesta: Wall Street è un gioco truccato».

    Un gioco truccato, « a rigged game» (2). Ecco il tono della sincerità americana: il gioco del darwinismo sociale, a cui crediamo, non è più leale. È persino probabile che i miliardari della speculazione privata non ne possano loro stessi più, e non potendo uscire da un gioco truccato a cui la competitività globale costringe anche loro, finiscano per esigere o accettare una qualche regolamentazione globale. E farla attuare dai politici sul loro libro-paga.

    In Europa abbiamo un problema diverso, abbiamo l’eurocrazia, abbiamo Draghi e i grand commis come Trichet, Barroso, che difendono il sistema. Inamovibili, si sono sottratti al controllo democratico.

    In Italia abbiamo un problema in più: da noi la classe politica, i sindacati e la loro clientele parassitarie familiari, non solo non hanno contrastato a tempo il mondialismo economico-finanziario, per non sapere cosa proporre in alternativa (e qui il tradimento è stato soprattutto delle sinistre cosiddette). L’hanno visto arrivare in tempo e – con l’astuzia che in certi primati sub-umani (i babbuini ad esempio) sostituisce l’intelligenza – hanno messo al riparo se stessi e i propri cari dalla competizione globale. Si sono aumentati gli stipendi e gli emolumenti, del tutto fuori mercato, e li hanno inchiodati con leggi. Si sono salvaguardati dalla competizione elettorale escogitando sistemi elettorali dove non sono gli elettori a sceglierli e a rifiutarli, ma i loro capi-bastone. E si sono dati, ed hanno moltiplicato, tutti i mezzi per divorare il denaro pubblico impunemente, farsi sostenere da milioni di precari che dovrebbero invece rovesciarli.

    Insomma, si sono fatti l’ombrello d’oro per resistere alla gragnuola della competizione globale, mentre hanno lasciati tutti altri noi fuori, sotto la grandine. A pagare anche il loro conto.

    Il sistema che hanno messo a punto e perfezionato – e che non è il capitalismo competitivo (altrimenti il Trota non si beccherebbe i 7 mila euro mensili come consigliere regionale, e la Minetti dovrebbe prenderli esercitando un altro mestiere) – è arrivato al punto che non riesce a far cadere il governo più ridicolo della storia, perchè anche i deputati dell’opposizione vogliono la pensione del compimento della legislatura.

    Berlusconi non ha cambiato nulla di questo sistema; ma l’opposizione non ha nel programma di cambiarlo, e non può cambiarlo perchè le sue clientele sono le caste pubbliche parassitarie, a cominciare dai magistrati per finire con gli intellettuali sussidiati alla RAI e nei teatri pubblici.

    Il gioco truccato, da noi, non lo fanno (solo) i miliardari privati, ma i nostri rappresentanti. Il che richiede una battaglia politica su due fronti.

    Il movimento, Occupy Wall Street, indignati spagnoli, greci e italiani, piraten tedeschi (un bel successo a Berlino: avevano 15 candidati ed hanno vinto 16 posti, tuttavia l’8,9% dei voti) sono lo stato nascente di una protesta contro il gioco truccato.

    Riuscirà a fare la rivoluzione che la fase storica esige? E quale modello imporrà: la demondializzazione? La de-crescita? La democrazia diretta assembleare via internet elaborerà il modello mai pensato?

    Insomma: quella che nasce sarà l’ Internazionale Bamboccioni, nel senso marxista dell’Internazionale Proletaria?

    Speriamo bene. Certo che Marx avrebbe puntato ben poche sterline su un movimento sociale che è tenuto fuori dai processi produttivi, che non ha le mani sui mezzi di produzione da bloccare e sabotare, da inceppare come mezzo contrattuale. Ma in ogni caso è nata una linea di forza contraria al pensiero unico. È già qualcosa, dopo un ventennio di individualismi frazionatori e polverizzatori.

    Giova sperare.



    1) Una ventina d’anni fa andai in estate in un’università americana a migliorare il mio inglese in un corso per stranieri: tra la folla di ragazzine giapponesi e cinesi, noi italiani eravamo in due, il resto spagnoli. Gli era stato detto, che non avrebbero trovato lavoro se non sapevano correntemente l’inglese, la lingua globale, e obbedivano alla regola. Giocavano leale, credendo che il gioco fosse leale. Non mi stupisce che il movimento degli indignados sia nato nella penisola iberica.
    2) Ciò rende ancor più stridente il fatto che i grandi media, dalla CNN e Fox fino ai risibili TG italioti, continuino a segnalare gli alti e i bassi convulsionari delle Borse globali come fossero significativi del mercato: senza mai dire che metà delle transazioni azionarie avvengono ormai dentro dark pools, paludi oscure dove azioni passano di mano senza influire sui corsi ufficiali, e per il resto sono operazioni in mano a supercomputer che fanno milioni di compravendite al secondo. Basterebbero leggi che dichiarassero nulle e non avvenute tutte le transazioni fuori-Borsa; basterebbe la Tobin Tax, che il povero Tobin concepì appunto come granello di sabbia per rallentare la corsa folle della speculazione più devastante per l’economia reale. Ma quando si dice basterebbe, si evoca una volontà politica che non appare da nessuna parte, e che per giunta dovrebbe (dovrebbe) essere applicata globalmente.

  2. #2
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    Predefinito Rif: L’Internazionale Bamboccioni

    Ovviamente quanto scritto è sicuramente più che condivisibile .. anzi direi che è l'immagine della realtà, quello che mi vien da pensare (da mero uomo dela strada e non da economista, è che pero in fondo questi miliardari non siano tanto preoccupati dalla loro coscienza (dubito che qualcuno di questi abbia mai pensato a neanche un nanosecondo a qualche bislacca punizione divina nell'aldilà o in un vita futura, ma piuttosto costoro sanno benissimo che il sistema fondato su queste basi non reggerà a lungo.
    Non nel senso che si prospetti una rivoluzione globale (scarsamente ipotizzabile a mio avviso neanche lontanemante considerata da lorsignori) bensi da un modello di società basato sullo sfuttamento (perchè questo è, di nazioni più povere per produrre a basso costo beni godibili nel "ricco" occidente; il "ricco" occidente sta svanendo, venuta meno la generazione del baby boom (diciamo degli over 50) che attualmente reggono l'economia, nel senso che, anche se sempre meno, hanno i soldi per acquistare beni, la generazione sucessiva (tranne poche eccezioni dei famosi figli di...) sarà a poco più che alla sussistenza e a quel punto occorrerà una scelta : o mettiamo i soldi in tasca alla gente (occidente o oriente poco conta) tagliando i loro faraonici guadagni e riequilibrando i redditi.. o crolla tutto ... l'economia mondiale come l'abbiamo vista e la stiamo vedendo non ha sicuramente un lungo e glorioso futuro.

    Magari mi sbaglio ... ma credo proprio di no .. perlomeno nessuno a oggi mi ha dimostrato il contrario!!

  3. #3
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    Predefinito Rif: L’Internazionale Bamboccioni

    Purtroppo non crolla tutto, crollerà il benessere del famoso 99%, ma i pochi che fanno parte della casta giusta non crolleranno e avranno sempre i soldi per pagare mercenari in loro difesa.

    Siamo in una situazione identica a quella dell'impero romano, e questo, nonostante la maggioranza della popolazione fosse ridotta in povertà, ha resistito un 500 anni prima di crollare.
    Ultima modifica di Perseo; 16-10-11 alle 20:28

  4. #4
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    Predefinito Rif: L’Internazionale Bamboccioni

    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    Purtroppo non crolla tutto, crollerà il benessere del famoso 99%, ma i pochi che fanno parte della casta giusta non crolleranno e avranno sempre i soldi per pagare mercenari in loro difesa.

    Siamo in una situazione identica a quella dell'impero romano, e questo, nonostante la maggioranza della popolazione fosse ridotta in povertà, ha resistito un 500 anni prima di crollare.
    La cosa è un po diversa .. allora i benestanti erano latifondisti e il bene prezioso era fondamentalmente il cibo, oggi chiaramente l'alimentare è una risorsa base insostituibile ma se guardi alle aziende a maggiore capitalizzazione quelle alimentari sono un gruppo ridottissimo, la maggior parte sono industrie pruttive .. e normalmente per guadagnare deve esserci qualcuno che il tuo prodotto l'acquista .. non puoi pensare di vendere un'audi o una crociera in polinesia a chi guadagna il giusto per sopravvivere... e fra un po manco una panda...
    Ultima modifica di heint; 16-10-11 alle 20:38

  5. #5
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    Predefinito Rif: L’Internazionale Bamboccioni

    Chi l'ha detto?


    "Oggi il padre teme i figli. I figli si credono uguali al padre e non hanno né rispetto né stima per i genitori. Ciò che essi vogliono è essere liberi. Il professore ha paura degli allievi, gli allievi insultano i professori; i giovani esigono immediatamente il posto degli anziani; gli anziani, per non apparire retrogradi o dispotici, acconsentono a tale cedimento…”.
    Platone

    “La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, se ne infischia dell’autorità e non ha nessun rispetto per gli anziani. I ragazzi d’oggi sono tiranni. Non si alzano in piedi quando un anziano entra in un ambiente, rispondono male ai loro genitori…”
    Socrate

    “Non ho più speranza alcuna per l’avvenire del nostro Paese, se la gioventù d’oggi prenderà domani il comando, perché è una gioventù senza ritegno e pericolosa”
    Esiodo

    “Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico. I ragazzi non ascoltano più i loro genitori. La fine del mondo non può essere lontana”
    Sacerdote egizio 2000 a.C.

    “Questa gioventù è guasta fino in fondo al cuore. Non sarà mai come quella di una volta. Quella di oggi non sarà capace di conservare la nostra cultura”
    Iscrizione babilonese 3000 a. C.

    Preso da qui: BOOK AND TALK - COMMENTANDO I LIBRI: Parlando di gioventù: chi l'ha detto?
    Ultima modifica di Patto; 16-10-11 alle 20:53

  6. #6
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    Predefinito Rif: L’Internazionale Bamboccioni

    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    Purtroppo non crolla tutto, crollerà il benessere del famoso 99%, ma i pochi che fanno parte della casta giusta non crolleranno e avranno sempre i soldi per pagare mercenari in loro difesa.
    Siamo ancora lontani da quel rapporto per me, ora siamo all'80/20, nel senso che l'80% sta sempre peggio ed un 20% sempre meglio o comunque resiste al turbocapitalismo e alla globalizzazione, è, come ha detto Blondet, la casta, il ceto politico, le corporazioni che si sono costruite l'ombrello anti-concorrenza (ordini professionali in primis), certo settore pubblico etc

    se il rapporto fosse davvero 99 a 1 sarebbe già scoppiata la rivoluzione e pure l'avremmo vinta.
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  7. #7
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    Predefinito Rif: L’Internazionale Bamboccioni

    Cos'è la violenza?
    pubblicata da Anarchici Senza Confini

    E’ una massa indefinita che comprende migliaia di visioni, di concetti, di posizioni, di metodi, di idee.



    C’è la violenza madre: è quella che proviene dai palazzi del potere, dalle banche, dalle multinazionali e da tutti gli organi di questo sistema capitalista. Non si ripercuote sui cittadini e sulle cittadine direttamente, ma indirettamente con mezzi subdoli. Parte con la precarizzazione dello studio, poi con quella del lavoro determinando la precarizzazione finale che è quella della tua vita. Si infila in ogni angolo del tuo respiro questa violenza, e non si sfugge. Tasse, canone RAI, aumenti, benzina, mutuo, tasse, abbonamenti, aumenti, tasse, tasse, tasse, spese necessarie alla sopravvivenza, bollette, tasse… E’ l’inferno di ogni giorno, ogni giorno è una battaglia, arrivi per un soffio a fine mese, ti chiedi se il prossimo novembre riuscirai a reggere, metti da parte gli spiccioli, finisce novembre e sei vivo per miracolo. Poi arriva dicembre, fa freddo, ma non puoi accendere i termosifoni e nemmeno usare l’acqua calda perché non puoi permetterti di pagare un euro in più di gas. In casa si gela ma in fondo pensi “almeno ce l’ho una casa”. Ma poi perdi quella merda di lavoro che avevi, crolla tutto, crollano i muri della lucidità ed è la fine. I tentacoli della banca a cui paghi il mutuo cominciano ad entrare dalle finestre. Cadi nella disperazione, forse è meglio non piangere perché non bisogna consumare energie, non hai soldi nemmeno per mangiare. E poi da un giorno all’altro ti arriva l’avviso di sfratto. Ed eccoti in strada. E’ febbraio e fa freddo. Con la tua famiglia decidi di rivolgerti ad un amico ed insieme trovate la soluzione. Vivrete in un furgone. Per cinque anni.



    Poi esplode la rabbia, ti rendi conto che è partita una piccola protesta di altre famiglie sotto sfratto e vai lì da loro, cerchi la solidarietà, la trovi. La rabbia diventa sempre più indomabile davanti alla sofferenza perpetua. Vai sotto un misero palazzo del potere attendi i signori in giacca e cravatta e gli sbatti in faccia la tanica di benzina che hai comprato nonostante non potessi permettertela. E allora gli fai capire che nella disperazione più totale o dai fuoco a loro o dai fuoco a te stesso.

    Questa è violenza. Dunque voi, uomini e donne benpensanti, siete pacifisti? Se sì condannerete quest’uomo. Se no avete dei problemi seri con il vostro credo.





    Di famiglie ridotte all’estremo ve ne sono ogni giorno. E sono tutte invisibili, anonime. C’è anche chi decide di vivere a proprio rischio e pericolo in una casa assolutamente non stabile, sempre meglio che dormire coi propri bambini in stazione. Poi un bel giorno ti crolla in testa il tetto. Per forza, i pilastri che lo reggevano erano solo dei tubi di ferro. Chi è fortunato finisce in ospedale, chi non lo è finisce in cimitero.

    La mamma che sopravvive è accecata dalla rabbia, si unisce alle proteste di altri ridotti al lastrico, prende a pugni l’ufficiale giudiziario che si presenta sotto casa di una vicina con tailleur e tacchi a spillo per dirle gentilmente di consegnare le chiavi di casa e portare il suo culo altrove, anche sotto un ponte.

    Questa è violenza. Dunque voi, uomini e donne benpensanti, siete pacifisti? Se sì condannerete questa donna. Se no avete dei problemi seri con il vostro credo.





    Un bel giorno a Roma si riversano migliaia e migliaia di persone. Lo chiamano il corteo degli indignados. Chi lo fa è evidente che non ha capito un cazzo di come stanno le cose. Quello era il corteo di nessuno. Ci sono dei distinguo da fare ed è bene che si facciano.

    C’erano dunque tutti questi indignados che fanno tanto per definirsi apartitici ma che si comportano esattamente come i partiti. La loro è soltanto una nuova sigla che vuole comunque il suo posticino caldo in Parlamento. Sono insomma un partito che odia i partiti.

    Poi c’erano i partiti fieri di essere tali che, raccolti dietro i rispettivi furgoncini dotati di sound, ballavano e danzavano al ritmo di balli di gruppo (e non è uno scherzo). E poi altre anime come il Popolo Viola che in nulla si differenziavano dalle marmaglie sopra citate. Fra tutte queste persone i veri disagiati sociali si potevano contare sulle dita della mano di un mutilato. Per questo inneggiavano alla non violenza. Quando poi hanno visto persone con caschi e passamontagna (aldilà se fossero infiltrati o meno) si sono scagliate contro di loro utilizzando VIOLENZA FISICA e VIOLENZA VERBALE. Hanno filmato e fotografato i manifestanti che non volevano il comizio o la scampagnata romana e stanno consegnando tutto il set fotografico alla polizia.

    Questa è violenza. Dunque voi, uomini e donne benpensanti, siete pacifisti? Se sì condannerete i vostri amici pacifisti. Se no avete problemi con il vostro credo. In ogni caso siete caduti nel paradosso.



    Poi è successo quel che è successo e non entro nel merito degli scontri, dei black bloc e degli infiltrati, su quello ci sarebbe da scrivere un trattato a parte.

    E’ il concetto di violenza che mi interessa approfondire.

    Dunque voi, pacifisti, condannate chi ha lanciato pietre e chi ha incendiato caserme e blindati senza sapere chi c’era dietro quei passamontagna. Siete di una superficialità disarmante. Certo magari c’erano persone che avevano solo voglia di fare un po’ di casino ma non è per tutti così.

    Fermatevi.

    Riflettete.

    E se dietro quei passamontagna ci fossero volti di persone che non hanno una casa, un lavoro, che vorrebbero andare all’università ma non possono, che vorrebbero farsi una famiglia e che invece devono sottostare alla precarietà del proprio impiego?.. e se ci fosse chi è stato calpestato da Equitalia? E se ci fosse chi ogni giorno è torturato dallo Stato con i soliti mezzi meschini che ti sfiancano l’esistenza?

    Ditemi, avete pensato a questo, o siete talmente egoisti da pensare soltanto ai vostri ideali sulla non violenza?

    Per mesi ho visto le vostre pagine e i vostri profili pieni di parole di solidarietà alle rivolte dell’Egitto, della Tunisia, della Grecia… e ora che accade in Italia state criminalizzando tutto e tutti. Avete dato a questa gente dei fascisti, dei vigliacchi, dei delinquenti e terroristi. State usando una VIOLENZA di cui non vi rendete neanche conto e di cui non conoscete il peso che ha su quelle persone che a voi non hanno mai fatto del male.

    Oggi capisco che in questa società non esistono buoni e cattivi così come non esistono violenti e non violenti. Siamo tutti VIOLENTI. Abbiamo la violenza nel sangue. Ciò che ci differenzia sono i destinatari delle nostre violenze. Voi pacifinti avete attaccato il popolo, noi ieri abbiamo attaccato i servi del potere che per anni hanno ucciso, violentato e torturato senza pietà.



    Siete la vergogna dell’umanità. Si sta riproponendo in chiave moderna il ventennio fascista nei suoi lati peggiori e voi, ahimè, ci state sguazzando in quei lati peggiori.

  8. #8
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    Predefinito Rif: L’Internazionale Bamboccioni

    Lettera aperta dei black bloc: “A voi pacifisti dedichiamo un Vaffanculo”

    Sulla pagina di Antifascismo Militante è apparsa poco fa la lettera degli esponenti di quelli che si definiscono black bloc o blocco nero. Ecco il testo:

    Bene. Si è concluso questo weekend dove i giornalisti sentono ancora i postumi della sbronza, ubriaci ingordi pronti ad enfatizzare ogni singola goccia di rum concorrenti in una gara di fantasia. Rimane tanta amarezza tra tutti gli indignati, pacifici e non. Gli unici a festeggiare coloro che la violenza la vedono come un fine e non un mezzo.

    Non vogliamo prendere parola per descrivere il disagio che sicuramente gli indignati “pacifici” hanno subito, non rientrando tra questi, ma pretendiamo di prendere parola per il disagio che abbiamo e stiamo subendo noi, razza mista o bastarda che condivide ideali degli uni e mezzi degli altri.

    Mi spiace esplicitare le intenzioni di sabato rubando e restringendo lo spazio a disposizione della fantasia giornalistica ormai divenuta una disciplina candidata al premio Nobel, ma sentire cazzate al telegiornale mi ferisce, e mi ferisce ancor più vedere il popolo dissetarsi con lo stesso rum di cui hanno abusato i giornalisti.

    Sabato il corteo doveva dividersi in “via dei Fori imperiali”, lasciando agli antagonisti più decisi l’opportunità di provare ad arrivare al parlamento occupando la piazza antistante per poi dedicarla all’accampamento degli indignati “pacifici”.

    Ciò non è stato neanche provato per colpa di quei 15enni teppisti amanti della violenza per la violenza. Con ciò voglio delucidarvi, cari indignati, sul fatto che il fine è sempre stato considerato lo stesso, che siamo vostri compagni e non vostri nemici, che seppur non abbiamo bandiere abbiamo un’identità propria e una dignità personale, la quale sabato ci è stata tolta doppiamente: in primis dai decelebrati fautori del bordello; sucessivamente da voi che ci avete accomunato a loro.

    Voglio informare voi cari che chi ha bruciato macchine, spaccato vetrine, distrutto santini, non era tra quelli che il 3 luglio in Val di Susa hanno cercato di riappropriarsi del cantiere ne tra quelli che il 14 dicembre a Roma hanno cercato di arrivare al parlamento. E seppur ora siete dominati da odio, incomprensione e sfiducia, vi preghiamo di non generalizzare, di non chiederci “Cosa cazzo avete fatto?!” perchè non abbiamo fatto nulla che abbia mai potuto ledervi e da quelle vandale rappresaglie ci vogliamo dissociare.

    Invece si c’eravamo in piazza S.Giovanni, non per odio ne per sete di guerra, ma per semplice difesa di un punto d’arrivo.

    Non eravamo in 500, ma in 5.000. E saremo sempre di più contro un sistema che ha solo da togliere.

    Per voi invece, cari giornalisti, cara Digos e quant’altro, mi spiace dirvelo ma a differenza di quanto pensiate non eravamo organizzati per niente. Se solo lo fossimo stati non saremmo qui a parlare di macchine bruciate o di vetrine distrutte, ma di occupazione del parlamento, di sabotaggio della Banca d’Italia e di sovversione ad un sistema che rimane mafioso e corrotto.

    Per voi altri “pacifisti” che alla prima notizia di macchine bruciate avete accusato i nostri compagni presenti e indignati come voi, che come voi erano nel corteo vi dedichiamo un bel “vaffanculo”.

    Un “vaffanculo” per non sapere ma voler giudicare.

    Un “vaffanculo” perchè in Val di Susa ci incitavate a non demordere, ringraziandoci di essre venuti.

    Un “vaffanculo” perchè sabato quando ne avevate bisogno ci avete chieste aiuto, limoni e malox

    E infine per voi luridi teppisti 15enni che avete trasformato Roma in un teatro dove siete stati attori della vostra stessa rabbia repressa, a voi che avete rovinato una grande opportunità, vi diciamo “arrivederci”, “arrivederci” a presto. La prossima volta non ci saranno i Cobas, la CGIL o i viola a urlarvi “VIA, VIA, VIA!”, ma ci saremo noi, e non saremo cosi clementi.

    Si, siamo d’accordo con la sfasciatura simbolica delle banche;

    si, non neghiamo l’uso della violenza per fini più nobili;

    si, c’eravamo in piazza S.Giovanni;

    no, i carabinieri sulla camionetta non sono scesi da soli ma li abbiamo fatti scendere;

    no, seppur non cattolici non ci saremmo mai permessi di distruggere sampietrini offendendo credenze altrui.

    no, ci dissociamo dall’assalto alle macchine di precari come noi;

    no, non ci siamo mai permessi di rovinare cortei che non ci appartenessero.



    NON GENERALIZZATE!

    Cordialmente,

    Quello che chiamate “Blocco Nero”

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    Predefinito Rif: L’Internazionale Bamboccioni

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    16 Ottobre 2011


    Più sinceri mi paiono i miliardari americani come Warren Buffett: «È lotta di classe, ed è la mia classe, i ricchi, a scatenarla». O Bill Gross, il capo del colossale fondo d’investimento Pimco: «Il 99% fa la lotta di classe? È naturale, rispondono a trent’anni di fuoco sparato contro di loro». O Joseph Dear, capo-gestione del fondo pensionistico californiano CALPERS (250 miliardi di dollari gestiti): «Capisco questa protesta: Wall Street è un gioco truccato».

    Un gioco truccato, « a rigged game» (2). Ecco il tono della sincerità americana: il gioco del darwinismo sociale, a cui crediamo, non è più leale. È persino probabile che i miliardari della speculazione privata non ne possano loro stessi più, e non potendo uscire da un gioco truccato a cui la competitività globale costringe anche loro, finiscano per esigere o accettare una qualche regolamentazione globale. E farla attuare dai politici sul loro libro-paga.

    In Europa abbiamo un problema diverso, abbiamo l’eurocrazia, abbiamo Draghi e i grand commis come Trichet, Barroso, che difendono il sistema. Inamovibili, si sono sottratti al controllo democratico.

    In Italia abbiamo un problema in più: da noi la classe politica, i sindacati e la loro clientele parassitarie familiari, non solo non hanno contrastato a tempo il mondialismo economico-finanziario, per non sapere cosa proporre in alternativa (e qui il tradimento è stato soprattutto delle sinistre cosiddette). L’hanno visto arrivare in tempo e – con l’astuzia che in certi primati sub-umani (i babbuini ad esempio) sostituisce l’intelligenza – hanno messo al riparo se stessi e i propri cari dalla competizione globale. Si sono aumentati gli stipendi e gli emolumenti, del tutto fuori mercato, e li hanno inchiodati con leggi. Si sono salvaguardati dalla competizione elettorale escogitando sistemi elettorali dove non sono gli elettori a sceglierli e a rifiutarli, ma i loro capi-bastone. E si sono dati, ed hanno moltiplicato, tutti i mezzi per divorare il denaro pubblico impunemente, farsi sostenere da milioni di precari che dovrebbero invece rovesciarli.

    Insomma, si sono fatti l’ombrello d’oro per resistere alla gragnuola della competizione globale, mentre hanno lasciati tutti altri noi fuori, sotto la grandine. A pagare anche il loro conto.
    In Italia abbiamo la patologia della furbizia.
    Sentivo oggi al TG che il "Corteo" sarebbe stato frutto di un compromesso: si evitano i palazzi del potere (soprattutto bankitalia, non sia mai) e diventa la solita liturgia inutile e noiosa. Ma democratica passarella di tutti.
    In cambio "spazi politici" (leggi poltroncine e strapuntini, l'intervista per la piccola comparsata mediatica) per i leaderini dei vari gruppetti.

    Fortunatamente l'azione contro le cupole finanziarie la stanno facendo negli USA, perchè qui finisce come al solito a pizzimmuri e pernacchi.


    Occupy Wall Street prova a darsi una moneta

    David De Graw, uno degli organizzatori del movimento ha pubblicato sul sito Ampedstatus un comunicato che suona:

    «L’assemblea generale ha cominciato i lavori per cercare di attuare una moneta per questo movimento. Le banche di Wall Street e i loro maggiori clienti, le multinazionali, controllano la fonte e il flusso dei $. Vi invitiamo ad unirvi al progetto in corso! C’incontreremo alle 11 di mattina ogni giorno, ogni settimana fino alla conclusione, al cubo rosso, all’angolo sud-orientale …


    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  10. #10
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    Predefinito Rif: L’Internazionale Bamboccioni

    VIOLENZA DI POPOLO
    La manifestazione di ieri a Roma è stata organizzata dalle solite classi iper-protette dello stato (cgil, politici, sindacati, sinistra in genere e figli di papà). Questi privilegiati pretendevano di ergersi a rappresentanti delle nuove generazioni di disperati che invece, a differenza loro, in vita loro non hanno mai visto uno stipendio, un sindacato, un gesto di solidarietà, un aiuto - niente! Una generazione che non si è mai lamentata, che non ha mai protestato - una generazione che però è arrivata a un punto che non ha più nulla da perdere !
    E ieri questi disperati hanno rotto le uova nel paniere della sinistra dei figli di papà e hanno voluto finalmente farsi sentire in prima persona nell'unico modo possibile visto tutto era già stato pianificato per tenerli fuori dai microfoni, fuori dai palchi e fuori dalle telecamere.
    Ecco perchè ora tutti i media del regime DI SINISTRA E DI DESTRA tutti in coro , con un bombardamento mediatico senza precedenti, vogliono convincerci che si tratta di un piccolo manipolo di violenti .
    Ieri a Roma c'è stata violenza di popolo: questa è la verità e la sinistra se ne faccia una ragione.

 

 

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