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    Predefinito DUE PAROLE SULLA SCUOLA

    DUE PAROLE SULLA SCUOLA

    Ricevo e pubblico

    Sono anni che insisto ma conto meno di zero e quindi non è servito a nulla. Mi dispiace solo che il sindacato nel quale militavo (CGIL Scuola) non solo non mi abbia ascoltato ma mi abbia emarginato addirittura con veti (accettati da un tal Burattini di Rifondazione) per la mia partecipazione al Congresso del 2002 ed abbia sostenuto l'inizio della fine della Scuola Pubblica (naturalmente loro non sapevano perché amministrano il giorno per giorno rompendo solo le balle al futuro).
    Oggi l'OCSE, un ente fallimentare, di quelli che hanno creato la crisi mondiale perché sostenuto da tutti i fondi ladroni che hanno spogliato tutti noi, tale entità privata viene a dirci che SECONDO SUOI PARAMETRI la scuola italiana non funziona. E dove non funzionerebbe ? L'ha detto quell'arpia che rappresenta l'OCSE: costa troppo e produce poco.

    Cosa c'entra il costo con la qualità in un servizio pubblico ? Come dire che un treno non deve arrivare fino ad uno sperduto paesino di 100 abitanti perché la cosa non rende. Chi segue questi rapinatori mondiali è scemo, sia esso sindacato o partito per non dir di ministro (ma qui mi scompiscerei dal ridere se la cosa non fosse tragica come è tragica l'ignoranza totale, completa, abissale al potere insieme ad interessi da bottega).
    Quindi l'OCSE non ha titolo alcuno sulla vicenda scuola. E' solo interessata alla scuola che non sia più pubblica ma divenga privata perché la scuola muove centinaia di miliardi di euro ogni anno. La cosa fu detta anche in un convegno della Fondazione Gorbaciov (grande comunista di merda che anticipava i D'Alema ed i Veltroni) a San Francisco nel 1995 ... Occorreva riprendersi i soldi e non lasciarli alla gestione pubblica.
    Ma veniamo alla scuola che, indubbiamente ha perso molti punti in qualità.
    La cosa inizia a precipitare con gli ignavi illuministi-liberisti al potere. Il primo governo Prodi (poi D'Alema, poi Amato) è l'inizio delle catastrofi. Il precariato nasce lì da tal Treu, ometto amato da Lanzillotta. Lì nasce la prima guerra mossa dall'Italia ad un Paese terzo che non ci aveva fatto nulla contro di noi (oltre ad aver dato ospitalità ai nostri partigiani (ma che ne sa D'Alema ?): la Jugoslavia; ... Nascono lì tante riforme che non mi metto ad elencare (c'è anche la legittimazione di un marpione come Berlusconi). La peggiore in assoluto fu quella della scuola di Berlinguer e poi De Mauro (un chiacchierone su tutto ... e basta. Tanto è vero che è intoccabile).
    Si smontarono le certezze scolastiche, la continuità didattica e la struttura classe. Si inventarono i dibattiti mimando la TV. Si inventarono i percorsi (vera bestialità), i sei rossi, gli esami facili, le ammissioni regalate, i richiami continui agli insegnanti che lavoravano (sempre soli contro qualunque genitore-sindacalista del figlio), la dirigenza di una massa di servili ignoranti (salvo pochi che però non ho sentito incazzarsi) che non hanno avuto scrupoli a passare a manager senza esami veri, la parità scolastica, i finanziamenti alle scuole dei preti (diplomifici e fabbrica di ignoranti totali), il ruolo ai professori di religione, la soppressione del "pubblico" dal Ministero. Tutto questo e molto altro, basta leggersi i documenti dei pretoriani della distruzione, gli psicopedagogisti (a proposito: dove sono i vecchi chiacchieroni, che quando parlavano si sbrodolavano sporcando non solo il vestito proprio ma anche dell'interlocutore, oggi ?). Un tal Maragliano diceva che occorre togliere alla scuola tutto ciò che sa di scuola. E poi questa matematica così estranea al mondo dei ragazzi, e le discipline poi, ... Insomma la scuola deve diventare un luogo ludico, dove divertirsi. Come Villa Certosa, così insegnano i reality e le mignotatte della Tv.
    Ecco, personaggi del genere sarebbero da mandare in galera per aver portato avanti IDIOZIE TOTALI senza riferimenti sperimentali o epistemologicamente controllabili. Lor signori sono gli zerbini del potere e dicono e fanno tutto quello che il potere vuole. In economia si direbbe "partita di giro". Hanno solo accondisceso al populismo di alcuni rimbambiti ministeriali, onnipascenti, che ancora oggi circolano per forum raccontando stesse cose, nonostante il disastro, e, per di più, mettendo molti punti esclamativi. A dieci anni da Berlinguer misuriamo la produzione di quella scuola che la Moratti ha ripreso pari pari e che Fioroni (ma chi era costui ?) ha indefessamente sostenuto (il personaggio è noto per maggiori finanziamenti alle scuole clericali con lettere in cui diceva che "per mio interessamento". Poi si dice che è la sinistra che ha fatto cadere il governo Prodi. Se così fosse stato avrebbe avuto il merito di cacciare uno che come primo provvedimento per salvare l'Italia mi ha ridotto per trattenute la pensione di 50 euro (per non dire degli altri danni infiniti ...come il riempire moduli fino a che morte auspicatamente non arrivi).
    Poi venne il nulla al ministero che parla da cane e fa gli esami a Reggio Calabria. Pure brutta ed odiosa, buona solo per frustate sadomaso. Il merito di costei ? Non lo posso dire ma qualcuno l'ha messa vicino alla Brambilla vestita dark. Costei con la scuola non c'entra nulla e non c'è mai entrata nulla e quando se ne andrà sarà sputtanata a vita (più di quanto non lo sia stata ora). E' una poveretta mai emersa in nulla, a parte il dark, Berlusconi che l'apprezza (caz ...!) e lo zio prete pedofilo.
    Lei dice che basta con le promozioni facili (qui c'è da capire se si è pentita di Reggio Calabria) la scuola deve tornare seria e perché torni seria offre dei bonus a chi se ne vuole andare alle private. Caspita il massacro delle finanze della scuola pubblica risovelrebbe tutto ?. Senza toccare le scuole private e quelle dei preti ? Per sistemare le cose, secondo la racchia, occorre togliere alunni dalle pubbliche per mandarle alle private offrendo soldi. E questo sarebbe un ministro della Repubblica ? Ma esistono ancora i forconi ? Possibile che lo snaturamento della professione abbia reso i professori i pettegoli della sala professori che parlano del matrimonio dell'amica o del battesimo della nipotina ? C'è ancora un poco d'orgoglio ?
    Alle famiglie poi. Avete contribuito in modo vergognoso a questa situazione. Avete attaccato la scuola pubblica facendo i sindacalisti dei vostri figli che andavano spinti a studiare, anche a calcioni. La scuola non è ciò che dice Maragliano ma FATICA. Fatica che serve a crescere, a formarsi, a conquistare spirito critico che permette di difendersi dai buffoni e bugiardi al potere. Ma a chi lo dico ? A chi già non è in grado di capire ? A chi è entrato nella valanga che rotola a valle in attesa del tonfo sul Paese ?
    Con tutto ciò che accade non vedo proteste. Mi arrivano news della CGIL Scuola, di Legambiente, del CIDI, di Proteo. Il nulla ed il pianto conditi con la scuola dell'autonomia la madre di tutte le bestialità di Berlinguer, Maragliano e genio distruttori. Perché non vi sbarazzate di questi parassiti che vivono una vita agiata di distaccati perché vi sono iscritti che glielo permettono ?. Ed il distacco il Ministero lo dà perché si è ubbidienti. Da questi personaggi piccole critiche certamente ma mai ai nodi dei problemi. Cacciateli via prima che potete, sono un grande aiuto al potere, svendono il vostro consenso che diventa il blaterare del nulla, nipote del prete pedofilo.
    E davvero non vorrei parlare più di scuola. E' il luogo principe dove si formano i cittadini. E' l'inizio della democrazia, è la conoscenza indispensabile per scelte consapevoli. Ma da dieci anni sto male osservando cosa sta accadendo nella quasi generale indifferenza. Cosa dovrei aggiungere se le analisi ne ho fatte a iosa e se quelle analisi portano inesorabilmente al sempre peggio ?

    Roberto Renzetti


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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: DUE PAROLE SULLA SCUOLA

    Conosco la produzione di Roberto Renzetti da un po' di anni e devo dire che, per chi si interessa di scuola, ma non solo, vale davvero la pena di leggerlo.

    Sulle questioni che si accennano in questo suo breve intervento rimando al mio articolo sulla scuola pubblicato sull'ultimo numero della rivista Comunismo e Comunità.

    Riporto il link del suo sito. Ne vale la pena.


    http://www.fisicamente.net/

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: DUE PAROLE SULLA SCUOLA

    Un forte invito a tutte e tutti a partecipare: il 15 luglio stiamo preparando un importante appuntamento al Parlamento contro il licenziamento dei precari e contro la legge Aprea

    MARTEDI' 23 GIUGNO
    DALLE ORE 16,00 ALLE ORE 19,00
    presso ITIS" G.GALILEI" (Via di Conte Verde)

    ASSEMBLEA A ROMA

    valutazione della situazione nelle scuole dopo gli ultimi provveddimenti della Gelmini
    mobilitazione del 15 luglio
    ripresa a settembre

    PROMUOVONO:
    CIP Comitato Insegnanti Precari
    Comitato Precari Roma
    MIP Movimento Insegnanti precari
    Coordinameto Castelli Romani
    Coordinamento scuole XXII e XXX Distretto
    Soscuola


    Per la Comunità Umana
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  4. #4
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    Chi viene dei romani?

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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    Chi viene dei romani?

    Verso la Comunità Umana
    Tentar non nuoce...

  6. #6
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    L'OCSE, L'ITALIA E LA SCUOLA DI CLASSE

    Negli ultimi giorni l'OCSE, una delle più importanti organizzazioni sovranazionali del capitalismo, si è divertita a sfottere l'Italia. Prima ha constatato che le stime di “crescita”– o di “decrescita”, sarebbe meglio dire, visto che siamo a -5,3% del PIL – erano da rivedere al ribasso, poi ha sostenuto che la ripresa arriverà più tardi del previsto, e sarà comunque debolissima (parliamo del +0,4% nel 2010), poi che la disoccupazione quest'anno continuerà a salire fino al 10%, con un debito pubblico fino al 120%... Il tutto corredato da calo dei consumi, degli investimenti e del commercio estero. Poi, per farsi due risate, l'OCSE ha aggiunto: “tutte le previsioni sono soggette a una forte incertezza”. Insomma, può andar peggio. L'incertezza però non gli impedisce di consigliare la ricetta su misura per noi: ricapitalizzare le banche, fare riforme strutturali per aumentare la competitività, un bel giro di vite sulla pubblica amministrazione...

    Cos'è che di sta storia fa ridere, se non facesse piangere? La smania con la quale il centrosinistra ed il centrodestra rivendicano la loro adesione ai dettami neoliberisti. Mentre l'opposizione accusa il Governo di non aver fatto le famose liberalizzazioni, il Governo usa il rapporto per dire: l'emergenza c'è, quindi bisogna riformare, intervenire, spezzettare. Il caso della Scuola è eclatante. L'OCSE ha messo gli istituti superiori italiani in coda alla sua personale classifica. La Gelmini se la ride: abbiamo ragione! Dobbiamo tagliare il personale. Ridurre le ore di lezione. Misurare le performance di presidi e docenti. Spingere sull'autonomia degli istituti scolastici. Chiuderli, persino! E dare un bel bonus alle famiglie per mandare i figli alle scuole private...

    Cosa c'entrino queste scelte con il rapporto è tutto da capire. Persino l'OCSE – il cui obbiettivo, sia chiaro, è educare i ragazzi alla competizione e al nozionismo, secondo dispositivi standardizzati che potranno renderli lavoratori obbedienti e produttivi – dice che le differenze di “performance” fra gli studenti sono attribuibili a condizioni materiali (come la regione d'appartenenza ed il reddito familiare). Persino l'OCSE si propone compassionevolmente di “contenere il gap educativo fra Nord e Sud [...] per ridurre le differenze economiche e sociali complessive” e di “recuperare le scuole e gli studenti più deboli, specialmente quelli a rischio abbandono”.

    Ma non è finita qui. Proprio oggi il Ministero decide, secondo una pratica inusuale, di anticipare i numeri dei bocciati (oltre 370.000) e dei non ammessi alla maturità (oltre 25.000). Con il chiaro intento di orientare gli insegnanti ancora alle prese con gli scrutini, la Gelmini minaccia il pugno di ferro e manda a dire che la Scuola deve essere rigorosa. Peccato che tutti i pedagogisti prendano come paradigma dell'insuccesso dell'intero sistema proprio la cosiddetta dispersione scolastica: bocciature, evasioni e abbandoni.

    Su una cosa però la Gelmini ha ragione: “questa scuola prepara i ragazzi alla vita”. È vero: è una scuola che rispecchia perfettamente la società italiana. Una scuola di classe, dove l'ingresso è deciso dal quartiere di appartenenza, le amicizie dalla marca dei vestiti, i risultati garantiti dall'aiutino delle lezioni private. Una scuola che penalizza il Sud, gli istituti tecnici. Dove il bullismo si svela come l'arroganza del più ricco e del più forte, oppure lo sfogo disperato di ragazzi che sentono di non aver nulla da perdere, nulla da fare, nulla da imparare, perché comunque quella parentesi subita 5 ore al giorno non ti porterà da nessuna parte. Una scuola in cui la “cattiva condotta” (sulla cui definizione ci sarebbe molto da dire) non viene compresa nelle sue origini sociali, ma cattolicamente attribuita, come fosse colpa morale, all'indole del ragazzo.

    Da parte sua il centrosinista si limita a constatare che tanti ragazzi che restano negli istituti costano allo Stato tre miliardi in più. Perché non promuoverli allora, infischiandosene di cosa vadano mai a fare con un titolo sempre più squalificato, senza alcuno strumento critico-culturale, in tempi come questi? Strano che Alfano abbia dichiarato proprio oggi che si stanno costruendo nuove prigioni...

    Ora, le considerazioni sarebbero tante. La prima intorno al ruolo dell'OCSE e degli organismi sovranazionali che dettano le politiche mondiali. E questo ci porterebbe direttamente alla contestazione del G8 dell'Aquila, come il luogo di gestione e sintesi (per quanto precaria) delle diverse azioni ultra/neo/iperliberiste. La seconda considerazione verterebbe invece intorno alla mancanza di rappresentanza politica dei lavoratori, degli studenti e delle classi sociali più deboli: quale partito o sindacato decide di opporsi a queste direttive? Quale le contesta frontalmente? Ecco un invito a sviluppare i sentieri di autorganizzazione, di contestazione radicale che abbiamo cominciato a percorrere quest'autunno in modo trasversale, fra studenti-lavoratori-genitori-insegnanti...

    La terza considerazione, e le altre, preferiamo non farle. Perché lasciamo la parola a chi a Milano, qualche giorno fa, ha saputo esprimere un sentire diffuso, contestando e mandando via Gelmini. Sono stati subito chiamati “talebani” e “fascisti rossi”. Noi speriamo ce ne siamo molti, di questi “rossi”, per opporsi ai veri fascisti e ai veri buffoni in ogni scuola e facoltà... In ogni caso, saremo fra quelli!

    RED-NET
    rete delle realtà studentesche autorganizzate
    www.red-net.it


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    Predefinito Riferimento: DUE PAROLE SULLA SCUOLA

    La società di classe produce percorsi non dico obbligati ma fortemente condizionati. Questa è un dato difficilmente contestabile a meno che non si voglia dipingere una realtà irreale. Detto questo ritengo che il documento di Red-Net sia inadeguato (e controproducente) a proporre una lettura della scuola che faccia capire che cosa essa sia oggi veramente. Si ripropone in questo documento un'ideologia sessantottina che paradossalmente (per gli estensori del documento s'intende) è del tutto funzionale al sistema. La promozione generalizzata non produce nulla di buono se non l'ignoranza che i sostenitori di questa posizione a-marxista e a-comunista voglio diffondere nelle classi che solo verbalmente affermano di voler difendere.

  8. #8
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    Gli errori della "Gelmini-Giavazzi" sui concorsi universitari

    Ricevo e pubblico

    Alessandro Figà Talamanca


    Tra i molti problemi che dovrebbe affrontare il sistema universitario italiano, quello delle procedure dei “concorsi” di prima e seconda fascia, sembrerebbe, a priori, uno dei meno importanti. Questi concorsi, infatti, riguardano, in massima parte promozioni di docenti ultraquarantenni e ultracinquantenni che già insegnano all’università. Certamente le promozioni sono molto importanti per i diretti interessati, le loro famiglie, i loro amici ed i loro sostenitori accademici. Ma non sembra proprio che abbiano la stessa importanza per gli studenti o la società in generale. L’esito del concorso può modificare lo “status” e lo stipendio dei vincitori, ma non la loro funzione di docenti all’interno del sistema universitario. Inoltre, normalmente, tutti i candidati ragionevoli usufruiscono di diverse opportunità di competere per ottenere una promozione. L’esito di un concorso che a qualcuno appare “ingiusto” è spesso corretto in un concorso successivo. Per fare un esempio (apertamente reso pubblico dall’interessato in
    www.renatobrunetta.it/documenti/new/2e.pdf) il Ministro Renato Brunetta, non promosso ad ordinario in un concorso molto controverso degli anni novanta, ebbe modo di far valere i suoi meriti in un concorso successivo.
    Eppure sono i “concorsi”, specialmente quelli di prima fascia, che infiammano l’animo degli interessati e dei loro sostenitori, e che danno luogo a discussioni, che assumono il carattere di vere e proprie guerre di religione.
    Dobbiamo osservare, a questo punto, che sarebbe un gran brutto segno se tutti fossero d’accordo in un ambito così opinabile come è quello dei giudizi sul valore dei contributi scientifici. Vorrebbe dire che prevale un “pensiero unico” difficilmente compatibile con il vero progresso della scienza e della cultura. Un giudizio ragionevolmente sicuro sul valore di un contributo scientifico può essere dato, con poche eccezioni, a distanza di diversi decenni dal conseguimento del risultato. Non è un caso che i premi Nobel vengano spesso attribuiti a settuagenari per risultati conseguiti quando erano trentenni. I giudizi sul valore di contributi recenti sono invece più incerti e quindi più discutibili.
    Una discussione accesa sugli esiti dei concorsi è quindi fisiologica, ed anche opportuna, se ristretta all’ambito degli esperti. E’ anche naturale che questi esiti possano essere previsti e criticati in anticipo da chi è interno al sistema. Infatti le valutazioni concorsuali riguardano “pubblicazioni” che sono appunto pubbliche, e le diverse opinioni in merito alla validità delle ricerche possono trovare maggiore o minore credito nella comunità scientifica destinata ad esprimere le commissioni. Per quanto strano possa sembrare a chi non riflette sulla natura di un concorso universitario, è ben possibile che l’esito di un concorso, o di una analoga valutazione per una promozione in ambito internazionale, sia noto con grande anticipo rispetto al suo svolgimento.
    E’ invece un’anomalia, credo solo italiana, che un professore, deluso dal prevedibile esito di concorsi per la sua disciplina, si appelli al governo perché blocchi attraverso lo strumento del decreto legge (che la Costituzione riserva ai “casi straordinari di necessità ed urgenza”), oggi con la fiducia convertito in legge, i concorsi già banditi ed in procinto di essere svolti per tutte le discipline, anche quelle per le quali egli non può sapere nulla. Ancora più strano è che il governo si affretti, nel giro di pochi giorni, ad accogliere l’appello e che il parlamento assecondi senza molte obiezioni questa stranezza. Perché di questo stiamo parlando: di un provvedimento che, sui concorsi universitari, recepisce l’appello di Francesco Giavazzi, un simpatico economista di Milano. Questa legge dovrebbe infatti passare alla storia come legge Gelmini-Giavazzi dai nomi del ministro proponente e del professore suggeritore.



    Veniamo ora però al merito della legge, dopo questa necessaria introduzione. Cominciamo con un aspetto positivo. L’innovazione di prevedere solo professori di prima fascia nelle commissioni per i concorsi di ricercatore, è certamente positiva. E’ sperabile che, in tal modo, questi concorsi, che sono gli unici veri strumenti per il reclutamento, acquistino un carattere nazionale e internazionale. Il commissario designato dalla facoltà dovrà confrontarsi con due colleghi dello stesso rango. Saranno quindi incoraggiate le domande provenienti da chi non appartiene alla stretta cerchia degli allievi del “membro interno” della commissione. Forse si scateneranno “guerre di religione” (un buon segno, come ho già detto) anche per questi concorsi, che finora erano stati avvolti da un clima di omertà, in base al principio “cujus regio ejus religio”, applicato a piccoli feudi accademici. Certo, sarebbe stato meglio eliminare anche l’ipotesi di un “membro interno” delle commissioni, come è da anni richiesto da una associazione sindacale (ANDU) che raccoglie molti ricercatori universitari. Ma sicuramente è stato fatto un passo avanti.
    Diverso è invece il giudizio sulle innovazioni introdotte per i concorsi di prima e seconda fascia. Non parlo del passaggio dal sistema elettivo (per i 4/5 delle commissioni) al sistema misto, di elezioni seguite da sorteggio. Questo passaggio potrebbe modificare le dinamiche interne delle comunità scientifiche dando luogo a diverse aggregazioni, alleanze e competizioni. I risultati, almeno a medio termine, non sarebbero modificati di molto: dipenderebbero, come sempre, dal livello dei candidati e, poiché stiamo parlando, in massima parte, di candidati “interni”, dal livello raggiunto dalla comunità scientifica di riferimento. Del resto abbiamo già avuto per quasi venti anni commissioni scelte in base a questo sistema misto.
    Il problema, invece, è che, sul piano tecnico, le disposizioni della legge Gelmini-Giavazzi non stanno in piedi. Per ogni concorso già bandito di prima e seconda fascia (considerati assieme) bisognerebbe eleggere 12 professori ordinari. Dall’insieme complessivo degli eletti verrebbero sorteggiate le commissioni. La Camera, nel ratificare il decreto, si è accorta che l’elezione di un così alto numero di professori poteva risultare impossibile per un piccolo settore, e ha saggiamente disposto che quando il numero dei professori ordinari è insufficiente, si proceda direttamente al sorteggio. Non ha però fatto il passo ulteriore di prevedere il sorteggio anche nel caso in cui il numero dei professori ordinari è sufficiente, ma non si raggiunge un numero sufficiente di eletti. Facciamo il caso di un settore scientifico disciplinare che conosco bene: quello dell’Analisi Matematica. In questo settore i professori ordinari e straordinari sono 280, godrebbero dell’elettorato passivo 231 professori (tolti cioè 30 straordinari e 19 membri interni). Con 15 concorsi di seconda fascia e 4 di prima, già banditi, bisogna eleggere 228 professori. Possono 280 elettori eleggerne 228? A priori nulla lo vieta. Ma la partecipazione al voto per le commissioni di concorso si è attestata nel passato al 60%. E’ improbabile comunque che votino più di 200 professori. Si vota in genere per colleghi noti. Chi è noto ad una persona sarà noto anche a due o tre altre persone. In pratica i voti, quando espressi, si concentreranno su un centinaio di persone note. Eppure secondo la legge almeno 228 persone dovrebbero essere votate per essere sorteggiate. La stessa situazione si verifica, in misura più o meno grave in tutti i settori della matematica, e presumibilmente in molti altri settori. Chi è responsabile di questo pasticcio? Certamente non il professore ispiratore. Non solo egli aveva originariamente chiesto il puro sorteggio ma è così lontano dal rendersi conto del problema, che ha proposto che non siano eletti per il sorteggio professori che non sono più molto attivi nella ricerca.
    Possiamo dire che è responsabile il Ministro? Anche lei aveva portato in Consiglio dei Ministri la proposta di puro sorteggio. E’ responsabile dunque il Ministro Brunetta che, a quel che si è saputo, avrebbe chiesto, in Consiglio dei Ministri, di introdurre la elezione prima del sorteggio? Ma Brunetta ha fatto una proposta politica che doveva essere messa a punto sul piano operativo dai tecnici. Allora è colpa dei tecnici? Quali tecnici? E come, se il decreto, approvato un venerdì, doveva essere pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale prima di lunedì, per bloccare, secondo gli ordini impartiti dal prof. Giavazzi, le elezioni delle commissioni?
    Ritorniamo quindi alle considerazioni iniziali. Un simpatico professore, un po’ superficiale, ha tutto il diritto di pensare che la mancata promozione dei suoi allievi o dei candidati da lui sostenuti, configuri un “caso straordinario di necessità ed urgenza” ai sensi dell’art. 77 della Costituzione, per il quale sia opportuno e costituzionalmente lecito, intervenire con un decreto-legge, ed ha certamente diritto di esprimere questo parere su un quotidiano. In un paese normale, però, il Governo dovrebbe agire con continuità secondo una politica chiara non soggetta ad improvvisazioni, sostenuta da analisi tecniche sulle effettive possibilità di applicare le disposizioni che si propongono.
    Gli errori della legge Gelmini-Giavazzi in tema di concorsi saranno corretti in qualche modo. Ma la lezione dovrebbe essere appresa e meditata. Le risse concorsuali dei professori sono fisiologiche, ma non dovrebbero interferire nell’attività legislativa. Inoltre, visto che non esiste un sistema di concorsi a prova di errore, il Ministro dovrebbe vigilare perché siano sempre assicurate le possibilità di correggere gli inevitabili errori, attraverso successive opportunità offerte ai candidati perdenti. In altre parole, indipendentemente dal sistema di formazione delle commissioni, dovrebbe essere assicurato un flusso costante (anche se modesto) di concorsi per promuovere il personale docente. E’ quello che, miracolosamente, è avvenuto negli ultimi dieci anni, dopo anni di arbitrarie sospensioni dei concorsi. Speriamo che la legge Gelmini-Giavazzi non sia un segnale che si vuole interrompere questo flusso.

    Verso la Comunità Umana
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