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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Euskadi - L'Eta abbandona la lotta armata

    Conferenza separatismo basco: a ETA si chiede fine definitiva violenza

    Conferenza separatismo basco: a ETA si chiede fine definitiva violenza | euronews, mondo

    L’Eta deve cessare la violenza in modo definitivo. Dall’ex segretario dell’Onu Kofi Annan al presidente dello Sinn Féin Gerry Adams, lo chiedono i mediatori che si sono riuniti per la conferenza sul separatismo basco a San Sebastian.

    Nel Paese Basco spagnolo – oltre a esponenti politici locali – c’erano anche altri personaggi protagonisti della gestione del conflitto nordirlandese.

    Secondo indiscrezioni, l’Eta – considerata organizzazione terroristica da Spagna, Unione Europea e Stati Uniti e considerata responsabile della morte di almeno 800 persone – potrebbe esprimersi su un cessate il fuoco definitivo in settimana.

    17 ottobre 2011
    L'Eta annuncia la fine della lotta armata e chiede ai governi spagnolo e francese di avviare il dialogo



    L'Eta annuncia la fine della lotta armata e chiede ai governi spagnolo e francese di avviare il dialogo - Il Sole 24 ORE

    L'Eta annuncia la fine della sua attività armata con un comunicato in cui afferma il suo «impegno chiaro, fermo e definitivo» a «rinunciare allo scontro armato» e chiede ai governi spagnolo e francese di avviare un «dialogo diretto» per risolvere «la conseguenza del conflitto».

    Con un comunicato pubblicato sul giornale Gara, l'Eta ha annunciato la «fine totale della lotta armata» e il suo impegno «per superare il confronto armato». Nel comunicato, che mette fine a quarant'anni di lotta armata, l'organizzazione terroristica basca invita i governi spagnolo e francese ad aprire un «dialogo diretto» per trovare una soluzione alle «conseguenze del conflitto».

    Nello scritto pubblicato sul sito del giornale, l'Eta assicura che «non è stato un cammino facile» e che si è potuti arrivare a questo punto con «la lotta di molti anni». «Il riconoscimento di Euskal Herria - continua il comunicato usando il termine con cui vengono chiamati i Paesi Baschi - e il rispetto della volontá popolare deve prevalere sull'imposizione. È il momento - si legge ancora - di guardare al futuro con speranza, è il momento di agire con responsabilitá e coraggio».

    L'annuncio arriva tre giorni dopo la Conferenza di pace a San Sebastian, cui hanno partecipato l'ex segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, del presidente dello Sinn Fein, Gerry Adams e l'ex capo di gabinetto di Tony Blair, Jonathan Powell.

    20 ottobre 2011
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Euskadi - L'Eta abbandona la lotta armata



    Con questa dichiarazione, Euskadi Ta Askatasuna, l'organizzazione socialista rivoluzionaria basca per la liberazione nazionale, intende dar notizia della propria decisione:

    ETA considera che la conferenza internazionale che ha avuto luogo di recente nel paese basco è un'iniziativa di enorme significato. La risoluzione concordata comprende tutti gli elementi per una soluzione interale del conflitto, e ha guadagnato il sostegno di un ampio spettro della società basca e della comunità internazionale.

    Un nuovo periodo politico sta emergendo nel paese basco. Abbiamo una storica opportunità per trovare una soluzione democratica al conflitto politico vecchio di secoli. Dialogo ed un accordo dovrebbero delineare il nuovo ciclo, oltre la violenza e la repressione. Il riconoscimento del paese basco ed il rispetto per la volontà della popolazione dovrebbero prevalere sull'imposizione.

    Questa non è stata un percorso semplice. La crudeltà della lotta ha portato via la vita di molti compagni. Molti altri stanno ancora soffrendo in prigione ed in esilio. Il nostro riconoscimento ed il più profondo omaggio vanno a loro.

    Da qui in avanti la strada nono sarà comunque semplice. Di fronte all'imposizione che ancora esiste, ogni passo, ogni traguardo, saranno il risultato dello sforzo e della lotta dei cittadini baschi. Durante questi anni il paese basco ha accumulato la necessaria esperienza e forza per puntare a questo percorso e ha anche la determinazione per farlo. E' tempo di guardare al futuro con speranza. E' anche tempo di agire con responsabilità e coraggio.

    Quindi, ETA ha deciso la definitiva cessazione delle sue attività armate. ETA chiede ai governi di Spagna e Francia di aprire un processo di dialogo diretto con lo scopo di puntare ad una risoluzione delle conseguenze del conflito e, così, superare il confronto armato. Con questa storica dichiarazione, ETA mostra il suo chiaro, solido e definitivo impegno.

    Per finire, ETA chiede alla società basca di impegnarsi in questo processo fino all'ottenimento della libertà e della pace.

    Lunga vita a Euskal Herria libera! Lunga vita al socialismo basco! Nessuna pausa fino all'indipendenza e al socialismo!

    Paese basco, 20 ottobre 2011

    Euskadi Ta Askatasuna, ETA
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Euskadi - L'Eta abbandona la lotta armata

    L'Eta compie 50 anni e volta pagina



    di Guido De Franceschi

    L'Eta compie 50 anni e volta pagina - Il Sole 24 ORE

    Il 31 luglio 1959, festa di Sant'Ignazio, in pieno regime franchista, nella propaggine nord-orientale della Spagna un gruppo di giovani si staccò dal cattolico Partito nazionalisto basco (Pnv) e fondò una nuova organizzazione, Euskadi ta Askatasuna (Patria basca e libertà). Il gruppo armato, dapprima più timido poi pienamente terrorista, fece la sua prima azione nel 1961.

    Ieri, cioè cinquantadue anni e quasi mille vittime dopo, in un'Europa irriconoscibile rispetto al panorama di metà Novecento e in una Spagna che ha riacquistato la democrazia da più di trent'anni, tre militanti di Eta incappucciati, seduti davanti al tradizionale stendardo con il serpente che si arrotola sull'ascia, hanno annunciato in un video "la cessazione definitiva della lotta armata" da parte del gruppo terrorista basco.
    Per ora prevale la prudenza, dal momento che Eta in passato si è dimostrata piuttosto incline alla marcia indietro e nell'ultimo messaggio non ha parlato né di scioglimento né di consegna delle armi, ma anzi, con la consueta assertività, ha richiesto l'apertura di "un dialogo" con gli Stati spagnolo e francese e il riconoscimento di Euskal herria (il Paese basco) e della "volontà popolare" (leggi: "referendum di autodeterminazione").

    Eppure per la Spagna è stata una giornata storica, salutata sui giornali iberici con i titoli delle grandi occasioni, che hanno relegato in secondo piano quella che ieri nel resto del mondo è stata la notizia del giorno, la morte di Muammar Gheddafi.

    La dichiarazione di Eta non significa un indebolimento del nazionalismo e dell'indipendentismo basco. Anzi, dopo l'annuncio del cessate il fuoco, le organizzazioni politiche della sinistra radicale separatista, la cosiddetta "izquierda abertzale", possono aumentare il consenso popolare. Le elezioni regionali basche del 2009, tenutesi dopo la rottura di una precedente tregua da parte di Eta, avevano estromesso per la prima volta dal governo autonomo locale i nazionalisti moderati del Pnv e avevano condotto alla presidenza il socialista Patxi López, che gode dell'appoggio esterno del Partito popolare.

    Ma già nelle elezioni provinciali e comunali del maggio scorso nel Paese basco e nella Navarra settentrionale ha avuto un formidabile successo la coalizione Bildu. In quell'occasione Bildu, nata da un accordo tra elementi di Batasuna (il partito politico vicino a Eta messo fuorilegge una decina di anni fa) e movimenti politici più moderati ma non meno indipendentisti, ha conquistato la maggioranza nella provincia di Gipuzkoa e ha eletto decine di sindaci, tra cui quello di San Sebastián, approfittando del fatto che Eta era da qualche tempo pressoché inattiva e quindi percepita come meno minacciosa da parte di una popolazione che anche nei settori indipendentisti era stremata da mezzo secolo di violenza. In vista delle elezioni politiche del prossimo 20 novembre non sembra che il cessate il fuoco di Eta possa avere contraccolpi sul voto tali da intaccare la maggioranza assoluta che tutti i sondaggi attribuiscono al Partito popolare guidato da Mariano Rajoy.

    21 ottobre 2011
    Ultima modifica di Bèrghem; 22-10-11 alle 01:41
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Euskadi - L'Eta abbandona la lotta armata

    In migliaia in piazza in nome dell'indipendenza dei Paesi Baschi

    In migliaia in piazza in nome dell’indipendenza dei Paesi Baschi | euronews, mondo

    Due giorni dopo l’annuncio storico dell’Eta di porre fine a 40 anni di lotta armata ieri migliaia di separitisti baschi sono scesi in piazza a Bilbao. Politici locali accanto a cittadini: tutti uniti nel voler trovare il prima possibile una soluzione alla questione dell’indipendenza dei territori baschi. Un nodo questo che è diventato il baluardo della violenza dell’organizzazione terroristica.

    "Vorrei che il popolo basco potesse decidere in pace e liberamente sulle questioni della propria regione. Niente di più". "Chiediamo che tutti i prigionieri baschi possano tornare in carcere in questa regione. Solo così per noi inizierà un nuovo capitolo". Molti dei manifestanti scesi in strada non hanno fatto mistero di condividere la richiesta dell’ETA: spostare i circa 700 detenuti che si trovano in Spagna e Francia nella regione basca.

    Una strategia sostenuta dalla sinistra indipendentista basca, che condanna la violenza ma anche molti medoti politici. Un messaggio forte, condiviso da molti, che dovrebbe essere preso in considerazione anche dagli altri partiti. Per ora il presidente del governo basco, Paxi Lopez, non sembra deciso al dialogo: nulla deve essere concesso all’Eta e ai suoi seguaci. Un concetto espresso durante la campagna elettorale del Partito Socialista per le elezioni d novembre e ribadito anche dopo l’annuncio della fine delle violenze.

    23/10/2011
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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    Predefinito Rif: Euskadi - L'Eta abbandona la lotta armata

    ETA: i detenuti restano il nodo da sciogliere

    ETA: i detenuti restano il nodo da sciogliere | euronews, mondo

    Addio, ETA. Un capitolo lungo e doloroso si è chiuso il venti ottobre con l’annuncio, da parte del braccio armato dei separatisti baschi, dell’abbandono definitivo della violenza. Una nuova epoca si è aperta per i partiti politici che dovranno gestire la sfiducia di una parte della società spagnola e basca. Il tutto durante la campagna elettorale per le legislative del 20 novembre.

    Sabato scorso, a San Sebastián, durante una riunione a cui era presente il candidato socialista ed ex ministro dell’Interno Alfredo Perez Rubalcaba, i dirigenti del Partito socialista di Euskadi, al potere nei Paesi Baschi, hanno insistito soprattutto sulla necessità dell’unità delle forze politiche per affrontare questa svolta.

    Ramón Jauregui, ministro spagnolo per la Presidenza: “Non occorre cedere su nulla, ciò che bisogna fare è essere capaci di mantenerci uniti e costruire assieme quella che chiamiamo la soluzione dei problemi umani”. Un altro modo per definire la questione dei prigionieri dell’ETA che, secondo i socialisti, deve essere trattata solo a certe condizioni.

    Odón Elorza, partito Socialista Basco: “Con l’accordo dei partiti politici democratici, con l’applicazione della legge, con l’adozione delle garanzie corrispondenti. Poco a poco si prenderanno provvedimenti per reinserire i detenuti nella legalità”.

    Ma per la sinistra indipendentista, ormai la priorità è portare i prigiornieri baschi verso l’amnistia. Sabato a Bilbao sono scesi in piazza migliaia di manifestanti. "Vogliamo – dice un dimostrante – riportare i detenuti a casa e iniziare un nuovo cammino".

    La questione dei prigionieri è difficile da gestire per chiunque. Anche per l’ETA è un fardello che, secondo un analista, le ha impedito di fare una dichiarazione ancora più forte. Gorka Landaburu, analista: "ETA non si è sciolta per una ragione molto semplice: avrebbe potuto già sciogliersi però ha 750 prigionieri, 600 in Spagna e 150 in Francia. Secondo la sua ottica non può abbandonare i detenuti. Questo è ciò che negozierà con il prossimo governo. Per questo non si scioglie. Quando risolverà il problema dei suoi detenuti, allora ETA sarà storia, e sarà sparita per sempre".

    Ma prima, al nuovo governo che uscirà dalle urne, occorrerà definire una politica di reinserimento che però sia rispettosa delle vittime del terrorismo e questa dovrà passare dal riconoscimento della loro condizione di vittime.

    24/10/2011
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    Predefinito Rif: Euskadi - L'Eta abbandona la lotta armata

    La protesta dei baschi a Bilbao

    Le foto dell'affollata manifestazione che chiedeva il trasferimento nei Paesi Baschi dei militanti dell’ETA oggi detenuti nelle carceri spagnole



    La protesta dei baschi a Bilbao | Il Post

    Ieri sera a Bilbao, in Spagna, decine di migliaia di persone sono scese in strada per chiedere che tutti i detenuti dell’organizzazione terrorista e indipendentista Euskadi Ta Askatasuna (ETA) vengano trasferiti nelle carceri dei Paesi Baschi. La manifestazione si è svolta per lunghi tratti in silenzio: le autorità hanno vietato ogni coro che inneggiasse all’ETA o l’utilizzo di foto di terroristi arrestati, minacciando di interrompere la manifestazione qualora si fossero verificati eventi di questo tipo. I manifestanti, dunque, si sono limitati a qualche striscione – «La soluzione: prigionieri baschi nelle prigioni basche» – e a qualche piccolo coro in favore della causa separatista della regione.

    Alla manifestazione hanno partecipato anche alcuni partiti baschi come Amaiur (una nuova coalizione politica della sinistra nazionalista basca), che ha conquistato sette seggi al Parlamento nazionale alle ultime elezioni legislative. Proteste di questo tipo avvengono ogni anno nei Paesi Baschi, e in particolar modo a Bilbao. Ma la grande manifestazione di ieri sera aveva un significato particolare, in quanto è stata la prima dall’insediamento del governo del nuovo premier spagnolo Mariano Rajoy e soprattutto la prima dal 20 ottobre 2011, giorno in cui l’ETA ha annunciato la fine della lotta armata.

    I manifestanti hanno protestato contro un emendamento alla legge antiterrorista approvata nel 1975, che prevede che i militanti dell’ETA arrestati siano trasferiti in molteplici carceri di Spagna e Francia. Questo per sfavorire ogni contatto tra loro e i militanti a piede libero nei Paesi Baschi. I familiari dei detenuti non sono d’accordo e chiedono da tempo un’amnistia, anche perché dicono che andare a visitare i loro parenti nelle carceri del Paese è troppo costoso. Gli ex militanti dell’ETA detenuti in Spagna sono attualmente più di 700. Di questi, si stima che meno di trenta siano rinchiusi nelle carceri dei Paesi Baschi.

    Anche se aveva già annunciato per due volte in passato una tregua, l’annuncio di ottobre da parte dell’ETA è stato considerato da molti esperti credibile, soprattutto alla luce degli ultimi arresti e operazioni di polizia che hanno minato la sua base organizzativa. Dagli anni Sessanta a oggi, gli attentati dell’ETA, che persegue l’indipendenza totale della regione dei Paesi Baschi, hanno ucciso 829 persone. Per il Partito popolare, la condizione necessaria a un eventuale cambiamento di approccio è il disarmo completo dell’ETA sotto il controllo dello Stato spagnolo e la sua dissoluzione, come già avvenuto con l’IRA (Irish Republican Army) in Irlanda del Nord.

    8 gennaio 2012
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

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