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    Blut und Boden
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    Predefinito Le balle sugli immigrati

    Le balle sugli immigrati: loro una risorsa? È falso

    L’inchiesta. Cifre alla mano, ecco perché impoveriamo ulteriormente l’Italia. I numeri su lavoro, pensioni e la super crescita demografica

    In queste settimane il dibattito si infuoca attorno alla manovra economica e tutti hanno suggerimenti su dove e come ridurre le spese. Nessuno però dice mai di intervenire su una delle voragini che si inghiottono i soldi della comunità: l’immigrazione. È stata abilmente fatta passare l’idea che gli immigrati siano una risorsa, una ricchezza, che siano quasi i soli a contribuire in positivo alle dissestate casse comuni. Sull’immigrazione è stata fatta una colossale opera di disinformazione.
    I principali gruppi di motivazioni che vengono solitamente tirati fuori per giustificare l’immigrazione sono: 1) che i nuovi cittadini pagheranno le nostre pensioni, 2) che gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, 3) che gli immigrati sono una risorsa economica, 4) che sono una ricchezza sociale, 5) che pongono rimedio alla nostra denatalità, 6) che abbiamo il dovere della solidarietà. Vediamo di esaminare soprattutto i punti aventi incidenza economica, non senza avere prima fatto una indispensabile premessa.
    Il fenomeno è cruciale ma le informazioni per conoscerlo e governarlo sono approssimative. I soli dati ufficiali che si hanno a disposizione sono quelli che riguardano i regolarizzati. Restano vaghi i numeri di quelli appena arrivati o che vivono nel mondo dell’illegalità. Ci si deve perciò affidare principalmente alle informazioni della Caritas-Migrantes che, pur ricevendo finanziamenti pubblici, è una struttura privata che svolge i compiti che toccherebbero allo Stato, ma è anche e soprattutto una organizzazione di parte e questo non la aiuta a fornire le garanzie di imparzialità che la struttura pubblica, pur nelle sue lentezze e inefficienze, dovrebbe invece garantire. La Caritas è anche condizionata dalle sue scelte ideologiche, dal suo evidente schieramento a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza a qualsiasi costo e condizione, oltre che dal non trascurabile dettaglio che proprio dall’ambaradan dell’immigrazione trae sostanziosi finanziamenti.
    Secondo il Dossier statistico 2010 della Caritas-Migrantes, ci sarebbero in Italia all’inizio del 2010 4.235.000 stranieri residenti, o 4.919.000 considerando quelli non ancora iscritti all’anagrafe. Gli stranieri sono triplicati in un decennio e aumentati di quasi un milione nell’ultimo biennio. I clandestini sono stimati fra i 500 e i 700 mila, ma non è certo scorretto pensare che siano almeno il doppio. Si arriva perciò a una cifra di più di 6 milioni di persone (quasi l’11% della popolazione residente, uno straniero ogni 9 italiani), cui vanno aggiunti circa 500 mila naturalizzati italiani negli ultimi anni. Metà circa degli immigrati sono donne. Nel 2007 gli stranieri erano 3.690.000, il 5,6% della popolazione.

    PAGANO LE PENSIONI?
    Grande risalto è stato dato al fatto che i contributi degli immigrati hanno aiutato l’Inps a rimettere un po’ a posto i conti. In effetti l’arrivo di tanti nuovi contribuenti che non percepiranno pensioni per un po’ di tempo è salutare. Si tratta però di una situazione temporanea perché, a partire da 20 anni da oggi (quando a maturare pensioni di vecchiaia o anzianità cominceranno a esserci moltitudini di immigrati), si riproporrà anche nella comunità foresta lo stesso schema attuale di un rapporto fra lavoratori e pensionati sbilanciato a favore di questi ultimi, a meno che non si conti su un continuo afflusso di immigrati giovani paganti. In tale caso si tornerebbe in qualche modo al sistema a ripartizione su cui in anni di boom demografico si era basato il sistema pensionistico, facendo saltare ogni buona intenzione di trasformarlo in un sistema a capitalizzazione. Insomma gli immigrati non risolvono i problemi del sistema pensionistico italiano ma lo spostano solo un po’ più in là nel tempo. Oggi il rapporto fra pensionati e abitanti è di circa 1 a 5 per gli italiani e di 1 a 25 per gli stranieri: il divario diminuirà costantemente fino a stabilizzarsi sullo stesso rapporto a meno che - come detto - il numero degli immigranti non continui a crescere in misura esponenziale.
    Dai dati Inps più recenti e completi disponibili (III Rapporto su immigrati e previdenza), risulta che nel 2004 gli stranieri iscritti ai ruolini pensionistici erano 1.537.380, e cioè meno della metà del totale degli immigrati di allora. Non cambia la situazione nel 2010, quando - secondo la Caritas - gli iscritti all’Inps sarebbero circa due milioni, e cioè circa il 40% dei regolari. Questi versano un totale di 7,5 miliardi in contributi previdenziali; nel 2007 le pensioni erogate erano 294.025 con una spesa annua di 2 miliardi e 564 milioni. Oltre a queste c’è una cifra imprecisata ma piuttosto alta per prestazioni sociali d’altro genere. Ci sarebbe così un saldo attivo di qualche miliardo. Occorre notare che il bilancio è migliorato da quando è stata soppressa la facoltà prima concessa agli immigrati di farsi rimborsare i contributi versati in caso di rimpatrio, rafforzando la tendenza a permanere in Italia.

    I DATI NON TORNANO
    Per essere un gruppo sociale la cui presenza viene giustificata come “forza lavoro”, occorre notare come la percentuale di stranieri che pagano i contributi previdenziali sia sospettosamente bassa. Questo significa che la più parte di loro non paga i contributi sociali perché lavora in nero, o evade, o non lavora affatto, o fa “lavori” (criminalità, droga e prostituzione) che non hanno vocazione né possibilità di essere assoggettati a contributi.
    I numeri non tornano. Comprendendo anche gli irregolari, meno di un terzo degli stranieri versa contributi previdenziali: una percentuale inferiore a quella del totale degli italiani al di sotto dei 65 anni (39.318.000 nel 2010) che sono regolarmente occupati (più di 21 milioni), e cioè il 54,7%. Risulta perciò piuttosto evidente (e preoccupante) che l’attuale attivo del bilancio previdenziale degli stranieri sia rapidamente destinato a esaurirsi (salvo una crescita esponenziale degli immigrati e una irrealistica dilatazione del mercato del lavoro) e che perciò la presenza degli stranieri non risolverà ma aggraverà i problemi pensionistici. É del tutto falso affermare che gli stranieri pagheranno le nostre pensioni: lo fanno in parte marginale oggi per la loro età media più bassa, ma impoveriranno ulteriormente in avvenire le sempre più esigue risorse del paese.

    di Gilberto Oneto
    07/10/2011

    Le balle sugli immigrati: loro una risorsa? E' falso - immigrati, balle, risorsa, inchiesta, italia, gilberto oneto - Libero-News.it


    Tutte le balle sugli immigrati. Bugia 1: fanno lavori di scarto
    L’inchiesta di Libero sugli extracomunitari. Altro che risorsa, fanno concorrenza ai commercianti e ci costano quanto due finanziarie

    In queste settimane il dibattito si infuoca attorno alla manovra economica e tutti hanno suggerimenti su dove e come ridurre le spese. Nessuno però dice mai di intervenire su una delle voragini che si inghiottono i soldi della comunità: l’immigrazione. È stata abilmente fatta passare l’idea che gli immigrati siano una risorsa, una ricchezza, che siano quasi i soli a contribuire in positivo alle dissestate casse comuni. Sull’immigrazione è stata fatta una colossale opera di disinformazione. I principali gruppi di motivazioni che vengono solitamente tirati fuori per giustificare l’immigrazione sono: 1) che i nuovi cittadini pagheranno le nostre pensioni, 2) che gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, 3) che gli immigrati sono una risorsa economica, 4) che sono una ricchezza sociale, 5) che pongono rimedio alla nostra denatalità, 6) che abbiamo il dovere della solidarietà. Vediamo di esaminare soprattutto i punti aventi incidenza economica, non senza avere prima fatto una indispensabile premessa.

    Secondo l’Istat, nel gennaio 2011 ci sono in Italia 22.832.000 occupati, 14.989.000 inattivi (fra i 15 e i 64 anni) e 2.145.000 disoccupati: l’8,6% della forza lavoro, il 29,4% di quella giovanile. Nel biennio 2009-2010 gli occupati sono scesi di 532.000 unità, cioè la disoccupazione è in aumento. Nel 2010 un quinto dei disoccupati è straniero, e cioè più di 400.000 persone. Alla fine del 2007 gli stranieri disoccupati erano il 9,5% e gli italiani il 6,6%. Nel 2010 il tasso di occupazione degli stranieri è sceso dal 64,5 del 2009 al 63,1, e quello di disoccupazione è passato da 11,2 a 11,6. Nel 2005 i cassintegrati stranieri sono stati 65.546 su 613.151: il 10,7% del totale. Nel 2010 ogni 10 nuovi disoccupati, 3 sono immigrati. Da tutto questo si deduce con grande chiarezza che il mercato del lavoro italiano è in crisi, che diminuiscono i posti di lavoro e che non c’è alcuna necessità di altri stranieri che non vengono a sopperire a mancanza di mano d’opera ma a sostituire quella italiana, addirittura favorendone l’espulsione dal mercato.

    Questo trend è dimostrato dal fatto che fra il 2005 e il 2006 circa il 42% dell’aumento di occupati è straniero, la percentuale diventa il 66% nel 2006-07, cioè gli stranieri si inseriscono nel mercato del lavoro più degli italiani (nel 2007 il tasso di attività della popolazione italiana in età fra 15-64 anni è del 60,0% , quello degli stranieri del 73,2%). A questo concorre il fatto che gli italiani sono più vecchi ma anche che le retribuzioni medie degli stranieri sono inferiori del 24% rispetto a quelle dei lavoratori italiani.

    Insomma non si tratta di fare lavori che gli italiani rifiutano, ma di farli a stipendi più bassi. Questo ha anche a che fare con l’identikit delle imprese che prediligono forza lavoro immigrata, che sono essenzialmente artigiane, collocate in settori tradizionali, a basso livello tecnologico e basate su un modello organizzativo centrato sui bassi salari più che da aumenti consistenti di produttività. Sono perciò le attività più a rischio di chiusura e che tentano di combattere la concorrenza estera facendo lavorare manodopera immigrata, quasi una sorta di delocalizzazione del lavoro invece che dell’imprenditorialità. È un cerchio rischioso oltre che immorale: si toglie lavoro agli italiani a vantaggio di chi costa meno facendone ricadere i costi sociali sulla comunità. Tutto questo nel campo del lavoro dipendente e scarsamente qualificato.

    IL COMMERCIO
    I dati ci raccontano però anche un’altra storia. A fine 2007 gli stranieri sul mercato del lavoro erano il 6,5% della forza lavoro totale, più della metà dei quali (il 56,2%) nei servizi, nel commercio e nell’artigianato, cioè lavoratori autonomi. Nel 2010 c’erano 213.267 imprese con titolare straniero: il 3,5% di tutte le imprese e il 7,2% di quelle artigiane. Il fenomeno conosce tassi di aumento vertiginosi. Altri 69.439 stranieri sono soci di imprese cooperative.

    Riesce a questo punto difficile sostenere che i cinesi – ad esempio – facciano i bottegai perché gli italiani rifiutino tale lavoro, o gli egiziani i pizzaioli, o gli albanesi gli artigiani e così via. I lavori legati al commercio sono, in particolare, un evidente segno di colonizzazione e conquista del mercato, non certo una forma di sopravvivenza economica o – meno che meno – di supporto a una manodopera carente. Insomma, più della metà degli stranieri che lavorano regolarmente si dedica ad attività che in nessun modo possono essere considerate rifiutate dagli italiani.

    Se le liste di collocamento, le statistiche di disoccupazione o gli elenchi di cassintegrati si riempiono di stranieri, che senso ha farne venire altri? Inoltre, è vero che alcuni di loro fanno lavori pesanti, socialmente squalificati o anche pericolosi ma è sicuramente vero che tali lavori non vengano assunti dagli italiani solo perché non vengono pagati abbastanza. È un problema che potrebbe essere risolto sia lasciando operare la legge del mercato (se non si trova nessuno che lo voglia fare a quel prezzo, si aumenterà il prezzo) che incentivando economicamente i lavori più disagiati.

    Il primo caso non può però funzionare se il mercato viene lasciato aperto a tutti i disperati del mondo: ci sarà sempre qualcuno disposto anche solo temporaneamente ad accettare le condizioni più sfavorevoli e il prezzo sarà perciò tenuto basso. Lo fanno solo per un po’ e poi si trovano qualcosa di meglio innescando così un doppio processo perverso: l’esigenza di lavoratori a basso costo diventa continua e l’operazione di abbassamento del costo del lavoro si trasferisce anche verso l’alto e finisce per intaccare tutti i livelli sociali. Il danno è generale con il degrado della qualità del lavoro, l’abbassamento dei salari e l’allontanamento dei lavoratori autoctoni più anziani o meno specializzati che non possono sostenere la concorrenza dei nuovi arrivati. Questi accettano posizioni disagiate (o a condizioni meno favorevoli) per un po’ ma poi si sindacalizzano e così il gioco si ripete all’infinito con danno per tutti. Con alcuni miliardi di diseredati al mondo ci sarà sempre qualcuno disposto a concedersi per meno fino alla catastrofe economica e sociale. Già oggi ci sono stranieri con ruoli dirigenziali e il processo di “scavalco” delle fasce più deboli degli italiani è favorito dai livelli di istruzione degli immigrati (il 12% ha una laurea, il 41,2% un diploma): il fenomeno del brain waste (sottoutilizzo delle capacità intellettuali) non può che essere temporaneo e nel tempo gli stranieri più giovani, più scaltri o istruiti finiranno per “scavalcare” gli italiani meno capaci relegandoli sempre in fondo alle classifiche sociali ed economiche. Da mettere in conto al fenomeno immigratorio c’è il peggioramento delle condizioni degli italiani più deboli.

    IPOTESI DI RISPARMIO
    Si parla di lavoratori da fare venire in un paese in cui c’è un tasso di disoccupazione fra i più alti del mondo occidentale, in cui si pagano sussidi di disoccupazione e stipendi a “lavoratori socialmente utili” giusto per mantenerli, in cui ci sono milioni di pubblici dipendenti (una bella fetta dei quali “poco utili”), ci sono milioni di pensionati baby e di finti invalidi a cui si passa una pensione a mo’ di regalia, e dove ci sono legioni di cassintegrati. Una grossa fetta della ricchezza prodotta serve per mantenere gente che non ha lavoro, che non vuole lavorare o che fa pochissimo per il vantaggio della comunità. Si tratta di una cospicua forza lavoro che potrebbe essere impiegata a uguale costo in attività più utili per tutti. In ogni caso è folle sostenere la necessità di fare venire da fuori qualcuno che faccia il lavoro che potrebbero benissimo fare tutti questi.

    Se proprio ci sono attività molto sgradite, si deve risolvere il problema con i mezzi che abbiamo, magari integrando gli stipendi per i lavori sgraditi ma necessari. Costerà sempre meno che mantenere tutto l’ambaradan dell’immigrazione. Si possono dare stipendi da nababbi a conciatori e raccoglitori di rifiuti e risparmieremo in ogni caso, come comunità, una montagna di soldi che ora va in assistenza, accoglienza, prevenzione, controllo, rimpatrio eccetera, degli immigrati.

    di Gilberto Oneto
    07/10/2011
    Tutte le balle sugli immigrati Bugia 1: fanno lavori di scarto - immigrati, bugie, lavoro, concorrenza sleale, commercianti, artigiani, gilberto oneto - Libero-News.it


    Bugia 2 sugli extracomunitari. Sono una grande ricchezza
    Spese record per scuola, sanità e previdenza. Senza di loro l’economia italiana non si fermerebbe, anzi potrebbe ripartire

    «Gli immigrati sono una ricchezza» aveva sentenziato sicura una ministra che si era fatta affettuosa promotrice di una legge estremamente accogliente e permissiva. Qualcuno ha anche cercato di quantificare tale ricchezza. Le tre affermazioni più gettonate sono: 1) pur costituendo solo il 5,7% della popolazione residente, gli immigrati contribuiscono per l’11,1% alla produzione del Pil (Caritas su stima Unioncamere, 2008); 2) nel 2010 gli immigrati (...)
    (...) hanno pagato in tasse contribuendo alla cassa comune 10.827 milioni di euro, costando alla comunità solo 9.950 milioni, con un utile di 877 milioni; 3) senza gli immigrati, l’economia del paese si fermerebbe.
    Vale la pena di esaminare e confutare tali dati considerando innanzi tutto la loro “precarietà”, se non peggio. Si tratta di dati disomogenei, per periodi diversi, estrapolati con criteri mutevoli da organismi vari: le voci sono disaggregate, scorporate e sparse in mille capitoli diversi di spesa. Non guasta neppure ricordare che i numeri sono quasi sempre forniti da strutture partigiane, che sono nate per dimostrare la bontà dell’immigrazione e che spesso vivono grazie a essa. La prima affermazione “bara” sull’incidenza demografica degli stranieri: il conto va effettuato sulle fasce di età “produttive”, comprese fra i 15 e i 65 anni, nelle quali gli stranieri (dato 2010, ma costante negli ultimi anni) sono l’8,4% della popolazione. A questo si aggiunga che la struttura demografica degli stranieri è diversa, con prevalenza di lavoratori singoli. Il rapporto più giusto sarebbe dato dai circa 3.170.000 lavoratori stranieri su 22.831.000 occupati, e cioè il 13,9 per cento.
    Il Pil italiano complessivo nel 2008 era di 1.272.852 milioni di euro: secondo la Caritas gli stranieri avrebbero prodotto 141.287 milioni, che stridono coi 10.827 milioni che gli stessi avrebbero versato alle casse comuni due anni dopo. La seconda affermazione è ancora più stravagante e carica di benevolenza nei confronti dell’immigrazione. Il “trucco” è nelle voci che lo stesso XX Rapporto sull’immigrazione (sempre redatto dalla Caritas-Migrantes) dettaglia nel 2010. Vediamole. Nelle entrate vengono specificati i contributi previdenziali (7,5 miliardi), l’Irpef (2,2 miliardi), l’Iva (un miliardo) e le tasse per permessi di soggiorno e cittadinanza (100 milioni). In 2.665.791 fanno dichiarazioni dei redditi.
    Prendiamo con generosità questi dati per buoni. Le uscite sono più interessanti. Si dichiarano 2,8 miliardi per la spesa sanitaria. È credibile che, a fronte di una spesa complessiva che si aggira (per difetto) attorno ai 106 miliardi solo il 2,7% sia speso per il 10% e oltre della popolazione residente? Non sarebbe più corretto indicare una cifra approssimata per molto difetto a 10-11 miliardi? Giova ricordare che fra gli immigrati regolari solo il 68% è iscritto al servizio sanitario nazionale: per questo ci sono più ricoveri d’urgenza e ricorsi al pronto soccorso che sono i più costosi.
    Si dichiarano 2,8 miliardi per la spesa scolastica. Indicata come il 4,5% del Pil, la spesa per l’istruzione dovrebbe aggirarsi attorno ai 57 miliardi. I ragazzi foresti iscritti nelle scuole sono 673.592 e cioè il 7,5% della popolazione scolastica : sarebbe perciò più corretto indicare una quota di spesa di 4,3 miliardi.
    Si dichiarano 400 milioni per le spese sociali dei Comuni, e qui è davvero difficile fare dei conteggi anche approssimativi. Suona in ogni caso molto poco credibile che i Comuni spendano solo 60-65 Euro per ogni immigrato in un anno. Le voci di contribuzione sono tantissime e uno sguardo veloce ai bilanci comunali permette di stimare spese almeno cinque volte superiori.
    Si dichiarano 400 milioni per la casa, e vale la stessa considerazione del caso precedente. Non esiste alcun dato completo e attendibile circa la presenza di stranieri negli alloggi di edilizia pubblica: si sa solo che in molti comuni essi superino il 10% e che il loro numero sia in rapido aumento. In alcuni casi essi sono più del 60% delle nuove domande di assegnazione: il comparto si sta piano piano trasformando in loro appannaggio quasi esclusivo. La creazione del patrimonio edilizio pubblico è stata fatta con grandi sacrifici economici da parte dei lavoratori e di tutti i contribuenti: esso oggi dovrebbe essere un bene a disposizione dei ceti più deboli della nostra società, un ammortizzatore delle storture sociali. É impossibile quantificare un costo complessivo del patrimonio e quindi il beneficio economico di chi lo utilizza ma sicuramente si tratta per gli stranieri di una cifra molte, molte volte superiore a quella
    Si dichiarano 2 miliardi per spese di tribunali e carceri. In realtà tale cifra basta a malapena a coprire le spese di mantenimento e sorveglianza per i 24.404 stranieri detenuti nelle carceri italiane nel 2011, che sono il 36,2% del totale della popolazione carceraria. Questo significa che il loro costo vero è più di un terzo di tutte le spese del Ministero della Giustizia pari a 7 miliardi e 561 milioni nel 2009, e cioè 2 miliardi e 737 milioni, cui vanno sommate le spese per i carabinieri e tutti gli altri organi di polizia implicati nella gestione. Si dichiarano 500 milioni per i centri di espulsione ed accoglienza. Solo nei centri di identificazione nel 2010 ci sono passate più di 18mila persone, oggi sono molti di più. Si dichiara un miliardo per le spese previdenziali. Questo è un dato evidentemente infedele. Solo per pensioni nel 2007 sono stati corrisposti 2 miliardi e 564 milioni (294.025 percettori), poi ci sono 380 milioni per 292.130 assegni per nucleo famigliare, sussidi ai disoccupati (125.098 nel 2005) e ai cassintegrati (65.546 nel 2005). Solo così - sommando le voci esaminate - i 9,95 miliardi diventano fra i 25 e i 30, sempre per difetto.
    Ci sono poi i rifugiati politici che costano 1,6 miliardi.

    Un decreto del 1996 stanziava, ad esempio, 35.000 lire giornaliere per ogni zingaro profugo dalla ex Jugoslavia. A tutti questi costi vanno aggiunte altre voci, alcune delle quali incontrollabili e difficilmente calcolabili: Fondo nazionale per l’inclusione sociale, Caritas, Opera Nomadi e una miriade di associazioni di assistenza, le spese per le operazioni di vigilanza e di polizia, gli sgomberi degli abusivi, il lavoro della Guardia costiera, l’impegno del volontariato, gli oboli e le donazioni volontarie dei cittadini. C’è poi l’enorme costo della malavita straniera, il ricavato di furti e di rapine, dei traffici di droga e della prostituzione. Ci sono gli effetti nefasti sul valore degli immobili nei quartieri occupati dagli stranieri. Sono queste ultime spese che non possono neppure essere stimate ma che dilatano molto il costo dell’immigrazione che pagano i cittadini.

    Non basta. C’è un’altra voce che viene normalmente ignorata: quella delle rimesse. Secondo l’Eurispes gli immigrati regolari in Italia avrebbero trasferito tramite canali consentiti circa sei miliardi di euro di rimesse verso i loro paesi di origine nel 2007, con un aumento del 30% rispetto ai 4,5 miliardi dell’anno precedente. La Banca Mondiale stima l’ammontare del reale trasferimento ad almeno il doppio. Nel 2007 i turisti stranieri hanno portato in Italia valuta per 31 miliardi e 79 milioni di Euro (dati Turismo & Finanza): considerando l’aumento continuo degli immigrati e dell’uscita legale e illegale di denaro, e la crisi del mercato turistico, non è sbagliato direche oggi le rimesse dei lavoratori stranieri annullano gli effetti benefici di almeno metà del turismo straniero in Italia.Da tutto questo risulta con chiarezza che, non solo l’immigrazione non sia una ricchezza, ma che incida ogni anno sulla comunità come un paio di finanziarie. Alla fine non serve neppure più confutare l’ultima delle affermazioni da cui si è partiti: é certo che, senza gli immigrati, l’economia del paese non si fermerebbe affatto. Anzi.

    di Gilberto Oneto

    (2.Continua)
    07/10/2011

    Bugia 2 sugli extracomunitari Sono una grande ricchezza - immigrati, balle,. ricchezza, previdenza, sanit
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

    •   Alt 

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  2. #2
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    E' chiaro che l'immigrazione è anti-economica, soprattutto se c'è la disoccupazione al 10%, se gli immigrati godono dei diritti degli autoctoni (i diritti costano) e se gli immigrati hanno parenti all'estero.
    E allora si deve andare avanti col ragionamento: se l'immigrazione è anti-economica e se accà nisciun è fess, perché vengono fatti arrivare (a un ritmo impressionante, tra l'altro)?
    Due possibili spiegazioni:
    1. vogliono distruggere la razza bianca in Europa (perché? per paura? paura di cosa? e poi a chi farebbe paura?)
    2. stanno organizzando una guerra civile in stile Libano su scala europea (perché? quando hanno in mente di farla?)

    in tutti e 2 i casi siamo nella melma fino al collo
    Ultima modifica di k21; 27-10-11 alle 15:56

  3. #3
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    Predefinito Rif: Le balle sugli immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da k21 Visualizza Messaggio
    E' chiaro che l'immigrazione è anti-economica, soprattutto se c'è la disoccupazione al 10%, se gli immigrati godono dei diritti degli autoctoni (i diritti costano) e se gli immigrati hanno parenti all'estero.
    E allora si deve andare avanti col ragionamento: se l'immigrazione è anti-economica e se accà nisciun è fess, perché vengono fatti arrivare (a un ritmo impressionante, tra l'altro)?
    Due possibili spiegazioni:
    1. vogliono distruggere la razza bianca in Europa (perché? per paura? paura di cosa? e poi a chi farebbe paura?)
    2. stanno organizzando una guerra civile in stile Libano su scala europea (perché? quando hanno in mente di farla?)

    in tutti e 2 i casi siamo nella melma fino al collo
    Antieconomica....x chi? Per me...x te forse...,ma x gli industriali una caduta verticale del costo del lavoro conviene ....eccome se conviene...
    Per loro più disperati ci sono meglio è....
    Documentario mai visto in Italia....nn è difficile capire perchè....

    http://video.google.it/videoplay?doc...entario&hl=en#

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Dredd83 Visualizza Messaggio
    Antieconomica....x chi? Per me...x te forse...,ma x gli industriali una caduta verticale del costo del lavoro conviene ....eccome se conviene...
    Per loro più disperati ci sono meglio è....
    mica vero che per loro è meglio:
    1. la disoccupazione era già abbastanza alta per comprimere gli stipendi
    2. tanti stranieri diminuiscono anche la loro sicurezza (rapine in villa)
    3. le rimesse sono soldi che non vengono utilizzati per comprare beni e servizi offerti da loro
    4. se lo stato aumenta la spesa sociale, aumenta anche le tasse (che pagano anche loro)
    5. la globalizzazione li costringe a delocalizzare, cioè a muovere il sedere e ad andare all'estero, in posti dove le loro proprietà sono meno tutelate

    se non ci hanno guadagnato gli imprenditori medio-piccoli, con la globalizzazione non ci hanno guadagnato nemmeno i grossi imprenditori, che hanno "diviso la torta" con le classi dirigenti cinesi e indiane.

    I conti non tornano, la faccenda è molto strana.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Le balle sugli immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da k21 Visualizza Messaggio



    I conti non tornano,
    la faccenda è molto strana.

    non tanto strana;

    anche se i conti non tornano,
    è del tutto ininfluente per la finanza
    apolide, il cui progetto finale
    era e rimane, la disintegrazione dei popoli.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Le balle sugli immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da k21 Visualizza Messaggio
    mica vero che per loro è meglio:
    1. la disoccupazione era già abbastanza alta per comprimere gli stipendi
    2. tanti stranieri diminuiscono anche la loro sicurezza (rapine in villa)
    3. le rimesse sono soldi che non vengono utilizzati per comprare beni e servizi offerti da loro
    4. se lo stato aumenta la spesa sociale, aumenta anche le tasse (che pagano anche loro)
    5. la globalizzazione li costringe a delocalizzare, cioè a muovere il sedere e ad andare all'estero, in posti dove le loro proprietà sono meno tutelate

    se non ci hanno guadagnato gli imprenditori medio-piccoli, con la globalizzazione non ci hanno guadagnato nemmeno i grossi imprenditori, che hanno "diviso la torta" con le classi dirigenti cinesi e indiane.

    I conti non tornano, la faccenda è molto strana.
    Non è così...la presenza di disperati pronti a tutto non fa decadere solo i salari ma anche la ricattabilità diventa notevole. Agli industriali è convenvenuto e conviene eccome.
    Documentario mai visto in Italia....nn è difficile capire perchè....

    http://video.google.it/videoplay?doc...entario&hl=en#

  7. #7
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    Predefinito Rif: Le balle sugli immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da Dredd83 Visualizza Messaggio
    Non è così...la presenza di disperati pronti a tutto non fa decadere solo i salari ma anche la ricattabilità diventa notevole. Agli industriali è convenvenuto e conviene eccome.
    Nel complesso pero ci hanno perso.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Le balle sugli immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da ShOcK Visualizza Messaggio
    Nel complesso pero ci hanno perso.
    Ci abbiamo perso....loro credo un pò meno sai. Basta vedere come definita la generazione che si è da poco affacciata e/o si affaccia adesso al mondo del lavoro: "generazione mille euro"...
    Sempre se sei fortunato....chiaramente...
    Documentario mai visto in Italia....nn è difficile capire perchè....

    http://video.google.it/videoplay?doc...entario&hl=en#

  9. #9
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    Predefinito Re: Rif: Le balle sugli immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da ShOcK Visualizza Messaggio
    Nel complesso pero ci hanno perso.

    ci hanno guadagnoto, eccome!!!

  10. #10
    288 amu
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    Predefinito Re: Le balle sugli immigrati

    La storia è vecchia. Fomentando i malumori decade la coscienza di classe in quanto la zona che soffre si allarga a dismisura.

 

 

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