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  1. #1
    Moderatori anghe noi...
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    Predefinito Il CONFINO durante la DITTATURA FASCISTA DI BENITO MUSSOLINI

    L'uso del confino segnò un passaggio importante nell'instaurazione della dittatura fascista e nella progressiva distruzione dello Stato di diritto: con il suo utilizzo vennero meno i diritti degli oppositori politici e fu degradata la loro dignità personale e quella dei loro familiari.

    Divenuto strumento centrale, sebbene non unico, della repressione politica, il confino risultò un provvedimento molto duro a causa delle difficili condizioni di vita cui furono sottoposti i confinati.

    Questi si trovavano quasi improvvisamente a essere soggetti senza garanzie poiché, secondo l'ottica fascista, si erano dimostrati cittadini non degni di quello Stato la cui sicurezza e il cui ordine erano stati da loro stessi messi in pericolo e minacciati.

    Per la sua procedura, più veloce e agile rispetto a quella di un processo penale ordinario, questa misura fu facilmente applicabile: per essere assegnati al confino era sufficiente un mero sospetto di pericolosità.

    Fondandosi sul giudizio e sull'arbitrarietà, pertanto, il confino poteva colpire tutti i potenziali oppositori, reali o presunti che fossero.
    Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un cobra,
    preferisci chi striscia.
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  2. #2
    Moderatori anghe noi...
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    Predefinito Rif: Il CONFINO durante la DITTATURA FASCISTA DI BENITO MUSSOLINI

    Ecco la definizione precisa di confino:

    - Provvedimento di pubblica sicurezza consistente nell'obbligo di dimorare in un comune della repubblica italiana diverso dalla residenza del confinato o in una colonia agricola, per un periodo da uno a cinque anni, con l'obbligo del lavoro e con l'osservanza delle prescrizioni stabilite dalla legge e dall'autorità competente.

    Nel codice penale Zanardelli, il confino era considerato una pena, mentre la legislazione vigente, abolendolo come tale, l'ha mutato in misura di prevenzione contro le persone socialmente pericolose, cioè, gli ammoniti che perseverino nella loro condotta contraria all'ordine pubblico,e le persone diffidate, ovvero quelle che siano tenute in particolare cattiva reputazione quali sospetti autori di azioni delittuose.
    Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un cobra,
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Il CONFINO durante la DITTATURA FASCISTA DI BENITO MUSSOLINI

    Voglio andare anche io al confino. Ho le valigie pronte, il salviettone, la crema solare, tutto.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il CONFINO durante la DITTATURA FASCISTA DI BENITO MUSSOLINI

    va bene,quindi?

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il CONFINO durante la DITTATURA FASCISTA DI BENITO MUSSOLINI

    anche gramsci fu mandato in vacanza?

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il CONFINO durante la DITTATURA FASCISTA DI BENITO MUSSOLINI

    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    Voglio andare anche io al confino. Ho le valigie pronte, il salviettone, la crema solare, tutto.
    Vengo con te pagano pure , lo ha detto anche BERLUSCONI. E' una vacanza, parole sue.
    Ultima modifica di Ada De Santis; 29-10-11 alle 17:08
    _Non rinnegare e non restaurare__


    Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
    L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele

  7. #7
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    M, ti va?
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    Predefinito Rif: Il CONFINO durante la DITTATURA FASCISTA DI BENITO MUSSOLINI

    Se ci fosse ancora la buonanima i vari rappresentanti del governo verrebbero mandati al confino per le loro imbarazzanti figure che fanno dovunque...anche gli pseudodestri del forum probabilmente avrebbero il loro posto al sole...
    "Non ho dubbi che anche questo forum sia pieno di poliziotti infiltrati costretti da qualche magistrato comunista a prendere nota di tutti quelli che parlano bene di Silvio." by noto forumista 100% certificato :sofico:

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il CONFINO durante la DITTATURA FASCISTA DI BENITO MUSSOLINI

    Gramsci fiu probabilmente il più noto ma non il solo e, tralasciando l'ironia insita in certe battute e la conseguente strumentalizzazione che ne ha fatto la feccia giornalistica italiana di sinistra, bisogna avere altrettanto coraggio e onestà di ammettere le cose senza infingimenti: il regime fascista fu una DITATTURA non fra le più repressive ma certamente pericolosa.

    Basti ricordare l'assassinio del socialista Giacomo Matteotti avvenuto il 10 Giugno 1924 rivendicato moralmente proprio da Benito Mussolini.

    Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi. Molte voci: "Tutti con voi! Tutti con voi!").
    Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi applausi. Molte voci: "Tutti con voi!").

    Di questo bisogna essere consapevoli come bisogna essere consapevoli che se abbiamo assistito in questi anni al revisionismo, all'abiura e alla condanna critica del fascismo analogo processo chiarificatore NON SI E' VERIFICATO per la fazione opposta: quella post-comunista.

    Ciò a totale onore di chi ha avuto questo coraggio e altrettanto disprezzo per i VILI che non l'hanno avuto.
    Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un cobra,
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Il CONFINO durante la DITTATURA FASCISTA DI BENITO MUSSOLINI

    Le mosche sono insetti fastidiosi, un errore, se ci è consentito dirlo scherzosamente, che la Divinità ha commesso nell'atto creativo.

    Per cui si ignora, si compatisce e si resta nel tema: il CONFINO.

    Colonie di confino politico (1926-1943)

    Dopo l’attentato a Mussolini, il 31 ottobre 1926 a Bologna, il governo fascista promulgò le nuove leggi di pubblica sicurezza con il Regio Decreto n. 1848 del 6 novembre dello stesso anno, istituendo il confino di polizia, misura di carattere politico-amministrativo.

    A partire da questo momento, chiunque fosse ritenuto «pericoloso» per la sicurezza pubblica poteva essere allontanato dalla sua abituale residenza ed inviato coattivamente in località sperdute dell’Italia centro meridionale. Di fatto venivano colpiti anche coloro che avevano semplicemente manifestato la propria contrarietà al regime, qualsiasi antifascista o presunto tale.

    Dal 1926 al 1943 i confinati politici furono circa 10.000; quelli ritenuti più «pericolosi» venivano inviati prevalentemente nelle colonie di confino delle isole di Lampedusa, Favignana, Ustica, Lipari, Ponza, Tremiti e Ventotene.

    A partire dal 1930, in queste ultime tre colonie, in modo particolare, venne destinata la maggior parte degli antifascisti recidivi da sottoporre a speciale sorveglianza, in seguito all’evasione dei fratelli Rosselli, Lussu e Nitti da Lipari.

    Gli altri confinati, ritenuti meno «pericolosi», erano costretti a soggiornare in piccoli villaggi; quelli della Calabria, della Basilicata e dell’Abruzzo ne ospitarono il maggior numero.

    Nel 1939 fu istituita la prima colonia di lavoro in terra ferma a Pisticci, in provincia di Matera, dove il regime impose il recupero dei confinati antifascisti attraverso il lavoro.

    L’assegnazione al confino veniva decisa da apposite commissioni provinciali che, secondo la legge, potevano infliggere una pena che andava da 1 a 5 anni; ma le autorità fasciste raramente rispettarono questi termini, ed in molti casi ai condannati veniva automaticamente rinnovare la pena.


    Tra i confinati politici più noti ricordiamo:
    Antonio Gramsci,Umberto Terracini, Luigi Longo, Pietro Secchia, Mauro Scoccimarro (comunisti);
    Ernesto Rossi, Riccardo Bauer, Ferruccio Parri, (azionisti);
    Alessandro Pertini (socialista),
    Cencio Baldazzi ( repubblicano);
    Tullio Benedetti (liberale); Spartaco Stagnetti, Giov. Battista Domaschi (anarchici)
    e tanti altri.

    La VERITA' non si deve nascondere, non se ne deve aver paura.
    Il vero democratico non teme la VERITA'.
    Il vero democratico non sarà MAI comunista.
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Il CONFINO durante la DITTATURA FASCISTA DI BENITO MUSSOLINI

    Citazione Originariamente Scritto da Kobra Visualizza Messaggio
    Gramsci fiu probabilmente il più noto ma non il solo e, tralasciando l'ironia insita in certe battute e la conseguente strumentalizzazione che ne ha fatto la feccia giornalistica italiana di sinistra, bisogna avere altrettanto coraggio e onestà di ammettere le cose senza infingimenti: il regime fascista fu una DITATTURA non fra le più repressive ma certamente pericolosa.

    Basti ricordare l'assassinio del socialista Giacomo Matteotti avvenuto il 10 Giugno 1924 rivendicato moralmente proprio da Benito Mussolini.

    Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi. Molte voci: "Tutti con voi! Tutti con voi!").
    Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi applausi. Molte voci: "Tutti con voi!").

    Di questo bisogna essere consapevoli come bisogna essere consapevoli che se abbiamo assistito in questi anni al revisionismo, all'abiura e alla condanna critica del fascismo analogo processo chiarificatore NON SI E' VERIFICATO per la fazione opposta: quella post-comunista.

    Ciò a totale onore di chi ha avuto questo coraggio e altrettanto disprezzo per i VILI che non l'hanno avuto.
    Hai pienamente ragione : almeno quello fu chiaro.

    Pensiamo un poco a bersani ch' era convinto di appartenere ad un partito morale, naturalmente penati non lo conosceva:
    Penati? Chi era costui? é grave non conoscere il proprio primo segretariop e non sapere che portava sacchi di soldi nelle casse del partito.


    Bersani potev a non sapere?

    Cosa ne direbbe dipietro?

 

 
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