Bandiera greca istituita dal regime dei Colonnelli dal 1970 e mantenuta fino al 1975
Il colpo di stato del 1967, ed i seguenti sette anni di dittatura militare, furono la conseguenza dell’anomala situazione politica sviluppatasi nel dopoguerra. Secondo gli accordi di Yalta, l'influenza politica nella penisola ellenica spettava per il 70% agli Stati Uniti e per il restante 30% ai sovietici (mentre nelle restanti nazioni europee c'era una chiara dominanza dell'una o dell'altra parte).
Data tale convivenza di interessi e la mancanza di una casa reale autorevole, gruppi cospiratori di destra e di sinistra fomentarono le tensioni sociali già esistenti, che sfociarono inizialmente nella guerra civile greca combattuta dal 1945 al 1949, e successivamente in governi deboli e precari.
Dopo un breve intervallo la guerra civile riprese a marzo del 1946 quando i comunisti dell'ELAS arroccati nel nord del paese rifiutandosi di riconoscere la monarchia proclamarono una repubblica; dopo alterne vicende la guerra terminò nel 1949 con la sconfitta dei comunisti e la messa fuori legge del KKE, che vide molti suoi membri costretti all'emigrazione per evitare le repressioni interne che seguirono. Durante gli anni della guerra civile, e fino al 1952, i governi erano formati da coalizioni di partiti di centro con maggioranze instabili, e travagliati da continue accuse di corruzione ed inefficienza che permisero ad enti extranazionali come la CIA di operare tranquillamente sul proprio territorio. Nel 1952, con l'adozione del sistema maggioritario, al posto del proporzionale fino ad allora vigente, iniziò una serie di governi monocolori di destra. Fino al 1964 regnerà Re Paolo dopodiché gli succederà il giovane Re Costantino II, giovane ed inesperto, nel tentativo di mantenere il controllo sull'esercito, si scontrò con il primo ministro Papandréu. Nel luglio del 1965, con il pretesto della scoperta, all'interno dell'esercito, di un gruppo di cospiratori di sinistra, rifiutò le dimissioni del ministro della Difesa, carica che Papandréu voleva assumere egli stesso, costringendo alle dimissioni quest'ultimo. Iniziò così una stagione turbolenta, di governi incapaci di ottenere la fiducia in parlamento, e proteste popolari, che culminerà con il colpo di stato del 1967.
Nella notte fra il 20 ed il 21 aprile 1967 venne dato a tutti gli appartenenti al gruppo degli insurrezionisti il segnale per agire. Alle 2:00 Papadopoulos, Makarezos e il colonnello Ioannis Ladas (Ιωάννης Λαδάς) entrarono nella sede dello Stato Maggiore dell’Esercito e annunciarono al comandante in capo Georgios Spantidakis il colpo di stato. Spantidakis non si oppose, anzi facilitò i piani dei colonnelli. Alle 20 un reggimento di paracadutisti con a capo il maggiore Georgios Konstantopoulos occupò il Ministero della Difesa.
Contemporaneamente le truppe al comando del brigadiere Stylianos Pattakos guadagnarono il controllo dei centri di comunicazione, del parlamento e del palazzo reale. Le unità mobili della Polizia Militare (Elliniki Stratiotiki Astynomia ESA) seguendo liste già predisposte dal capo Ioannis Ladas, arrestarono più di 10.000 persone. Dirigenti politici, incluso il primo ministro Panagiotis Kanellopoulos, figure di rilievo ed anche semplici cittadini che avessero mostrato simpatie per la sinistra, furono arrestati o messi nella condizione di non poter comunicare.
L'ambasciatore USA ad Atene Phillips Talbot disapprovò il complotto militare affermando che esso rappresentava "uno stupro alla democrazia", al che il responsabile della CIA ad Atene, Jack Maury, rispose: "come è possibile stuprare una puttana?"
Comunque, nei fatti, il nuovo governo dittatoriale ebbe un'origine legale essendo stato legittimato dal capo dello stato, circostanza che ebbe un notevole peso sulla definitiva presa del potere da parte dei militari. In seguito Costantino II cercò di ritornare, senza successo, sulla sua decisione. Per molti greci l'atteggiamento di Costantino II lo legò indissolubilmente ai colonnelli, convinzione che giocò un ruolo fondamentale nella decisione finale di abolire la monarchia, decisione sancita nel 1974 attraverso un referendum popolare.
I colonnelli preferivano riferirsi al colpo di stato del 21 aprile come a una rivoluzione per salvare la nazione. La loro giustificazione ufficiale fu che cospiratori comunisti si fossero infiltrati nella burocrazia, nelle università, nei centri di comunicazione ed anche nell'esercito, rendendo quindi necessaria un'azione drastica per proteggere la Grecia da un rivolgimento. Così la principale caratteristica della Giunta fu un implacabile anticomunismo unito alla costante battaglia contro gli invisibili agenti del comunismo.
Il termine anarcocomunisti (αναρχοκομμουνιστές) fu spesso usato per indicare tutti coloro con idee di sinistra. In quest'ottica la Giunta cercò di influenzare l'opinione pubblica non solo con la propaganda ma anche inventando nuove parole che esprimessero i concetti chiave della sua ideologia come palaiokommatismos (vetero-partitismo) e Hellas Hellinon Christianon (La Grecia dei cristiani greci).
La creazione di nemici veri e fittizi fu una pratica usuale. Ateismo, cultura pop, musica rock, hippies, erano aspetti della cospirazione comunista. Nazionalismo e moralismo cristiano divennero i valori principali.
Il 13 dicembre 1967 Re Costantino II tentò un contro-colpo di stato (consigliatogli dal Presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson), il piano si rivelò un fallimento a causa della sua eccessiva fiducia nel fatto che gli ordini emessi dai generali fedeli al Re venissero immediatamente eseguiti. Altro motivo di debolezza della posizione del Re fu il non aver cercato la collaborazione con le forze politiche contrarie al regime. In pratica, nell'arco di poche ore la situazione si ribaltò, i quadri intermedi dell'esercito arrestarono i generali monarchici e avanzarono verso Kavala con lo scopo di arrestare il re.
Comprendendo che il suo piano era fallito, Costantino lasciò la Grecia insieme alla sua famiglia, a bordo del suo aeroplano per atterrare a Roma nelle prime ore del 14 dicembre. Costantino II rimase in esilio volontario fino a quando i militari rimasero al potere (benché fino al 1 giugno 1973 fosse ancora nominalmente re di Grecia) e non rientrò più in patria come Capo di Stato.
Con l'obiettivo di risolvere la questione costituzionale e contrastare la crescente opposizione al regime, Papadopoulos varò una nuova Costituzione che abolì la monarchia e fece della Grecia una Repubblica (la terza della sua storia). Papadopoulos un anno dopo indisse un referendum popolare che sancì con vittoria schiacciante la Costituzione repubblicana.




0 un reggimento di paracadutisti con a capo il maggiore Georgios Konstantopoulos occupò il Ministero della Difesa.
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