Assalto tedesco ad Ansaldo Energia
Samuele Cafasso

Genova - Assalto tedesco ad Ansaldo Energia: dopo aver avanzato un’offerta a Finmeccanica per il 55%, i tedeschi di Siemens entrano in trattativa anche con gli americani di First Reserve per rilevare il 45% dell’azienda genovese acquistato a marzo del 2011. Di più: nei giorni scorsi si è tenuto un incontro a tre - Finmeccanica, First Reserve e Siemens - per decidere il da farsi. Da una parte gli accordi stipulati a suo tempo impediscono agli americani di muoversi indipendentemente, dall’altra è facile immaginare che i tedeschi puntino quantomeno ad avere la maggioranza della società per avere voce in capitolo sulle decisioni. Per ora, però, non ci sarebbe nulla di deciso. A riferire dell’incontro a tre tenuto nei giorni scorsi è stato ieri, a poche ore dallo sciopero di oggi dei lavoratori genovesi di Finmeccanica contro il piano di cessioni, il sito Dagospia. Fonti sindacali e vicine all’azienda confermano al Secolo XIX l’incontro a tre, ma l’affare non sarebbe ancora chiuso. Nel 2011, quando ci fu la cessione di quote agli americani, Ansaldo Energia venne valutata un miliardo e 73 milioni di euro, da cui si ricava che il 45% varrebbe poco meno di mezzo miliardo. First Reserve vuole far cassa e in un primo momento ha valutato la proposta di cedere le quote a General Electric, che però si sarebbe fatta da parte.

I contatti a tre tra First Reserve, Siemens e Finmeccanica sono un nuovo tassello nella partita della cessione di Ansaldo Energia, mentre vanno avanti le trattative con Hitachi per AnsaldoBreda e Ansaldo Sts, dove i giapponesi si dovrebbero dividere le quote con la Cassa depositi e prestiti. La cessione del settore ferroviario non basta però alla holding di Piazza Montegrappa per tirare su quel miliardo di euro necessario a ridurre l’indebitamento e rasserenare i mercati. Ecco così che l’attenzione si sposta su Ansaldo Energia, dove sinora l’ipotesi era che First Reserve rimanesse nell’azionariato a fronte del possibile disimpegno di Finmeccanica. Invece i tedeschi, dopo essersi fatti avanti con Finmeccanica, muovono anche su First Reserve. L’affare tra tedeschi e americani, se mai sarà portato a termine, cambia il quadro di riferimento. Finmeccanica ora deve decidere se vendere tutte le quote ai tedeschi o rivolgersi alla Cassa depositi e prestiti, sempre che sia confermata l’intenzione di vendere. La soluzione Siemens al 100% spaventa ovviamente sindacati e istituzioni locali. La paura è che i tedeschi vogliano togliersi di mezzo un concorrente che, in Italia, svolge lo stesso lavoro svolto in tre impianti diversi in Germania.

Diverso sarebbe il caso di una joint attraverso la Cassa depositi e prestiti: i tedeschi e gli italiani operano sulla stessa tecnologia e a quel punto si potrebbe forse immaginare un processo sinergico di cooperazione. Molto dipende ovviamente da quello che vuole Siemens- difficile, per non dire impossibile, che entrino in Ansaldo per fare i soci di minoranza di un’azienda dove decidono altri - ma anche la stessa Finmeccanica. Non è un mistero che la linea delle cessioni portate avanti da Orsi è molto contrastata all’interno del gruppo e dubbi arrivano anche dal governo (lo stesso Monti, secondo indiscrezioni non vedrebbe di buon occhio una cessione tout court). Tanto è vero che il governo ha messo sul tavolo l’opzione dell’impegno della Cassa depositi e prestiti. La domanda è se l’impegno della Cdp è compatibile con l’ingresso di Siemens e che con quali quote possono convivere i due soci: 500? Oppure gli italiani si accontenterebbero di mantenere una quota anche minoritaria ma con alcune garanzie sui processi decisionali?

Su Monti c’è la pressione dei sindacati, delle istituzioni locali liguri che hanno chiesto e ottenuto un vertice con il ministro Passera, ma anche della sua maggioranza. Ieri è intervenuta, tra gli altri, la senatrice Pd genovese Roberta Pinotti che parla di «silenzio davvero assordante da parte del governo. Non ha risposto a nessuna delle moltissime interrogazioni parlamentari presentate».

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