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    Predefinito L'odio per le banche è ormai generalizzato

    Perché tutti odiano le banche

    di Paola Pilati
    Nate per favorire l'impresa e quindi il benessere, si sono trasformate in enormi divoratrici dei soldi dei contribuenti. E quello che sta succedendo in queste ore sui mercati le rende ancora più impopolari
    (31 ottobre 2011)
    Insaziabili come i grassoni in marsina disegnati da Grosz negli anni Venti o poveri cristi col cappello in mano in cerca di 100 miliardi di euro (108, secondo l'ultima stima, ma c'è chi dice 200) per tenere in piedi le loro disastrate baracche, prima che prendano fuoco e arrostiscano tutta l'economia continentale? Visti dai contestatori di Occupy Wall Street o dai governi che continuano a dargli soldi, i banchieri non sono mai stati così screditati.

    L'ultimo scandalo, quello della banca franco-belga Dexia, salvata già una volta a spese del contribuente e ora statalizzata con 4 miliardi di euro, è - più che un campanello d'allarme - una campana a morto per la trasparenza dei governi e per la credibilità dei regolatori: l'opinione pubblica è stata imboccata con qualche dolcetto, rassicurata con una ninna nanna, ma sostanzialmente intortata. Gli stress test, le prove di sforzo che dovevano reclamizzare la robustezza del sistema bancario, si sono rivelati una bufala. I tentativi di imporre regole, rigore, limiti etici, al rischio che le banche amavano intrepidamente affrontare, sono stati aggirati con un gioco di lobby. E in questo mestiere le banche francesi sono state all'avanguardia. Come ha ricostruito il "Wall Street Journal", due anni fa un banchiere francese si recò a Washington per convincere il capo del Fondo monetario di allora, Dominique Strauss-Kahn, che le sue preoccupazioni sulla salute del sistema bancario europeo erano infondate. Ci riuscì. Ma questa mossa ebbe solo l'effetto di far sottovalutare il rischio, e di rallentare la messa in campo di misure di emergenza.

    Oggi le tre maggiori banche francesi, Bnp, Crédit Agricole e Société générale sono tra le cause della crisi che ha paralizzato il sistema nervoso bancario europeo, dove il denaro non circola più, cosicché venerdì 21 ottobre i depositi della Bce di Francoforte hanno ospitato "overnight" una montagna di denaro, per la cifra record di 255 miliardi di euro (oltre i 100 è già zona rossa), che nessuno si fida di mettere altrove. Non basta: anche nelle riunioni con la European banking authority per definire gli stress test di quest'anno, racconta sempre il "Wall Street Journal", francesi e tedeschi hanno ottenuto , contro il parere di altri paesi, di non contemplare la variante "default di un paese dell'eurozona". Tutte le maggiori banche europee hanno passato i test: eppure, oggi Dexia è fallita. Retroscena inquietanti. Fatto sta che la francese oggi a capo del Fmi, Cristine Lagarde, ha cambiato idea rispetto al suo predecessore, sentenziando che le banche europee si devono mettere in cerca di 200 miliardi per rafforzare il loro capitale.

    Ma chi li pagherà? Si accettano scommesse: a pagare saranno ancora una volta i cittadini contribuenti. E questo dopo che un fiume di denaro pubblico è già defluito nei forzieri bancari: tra settembre 2008 e la fine del 2010 nell'Europa a 27 i governi hanno messo a disposizione del mondo del credito 4.285 miliardi di euro, di cui 1.240 effettivamente erogati, per 300 miliardi sotto forma di ricapitalizzazioni. La parte del leone l'hanno fatta le banche inglesi, tedesche e francesi. Non è bastato.

    Oggi l'incubo di tutti si chiama Grecia: il debito greco acquistato dalla Francia è di 92 miliardi di dollari, quello in mano alla Germania 69 miliardi (contro i 20 per il Regno Unito e i 43 per gli Usa), allegramente comprati per via dei tassi più che succulenti. Ora è veleno iniettato in vena. "La verità è che, secondo i criteri di Basilea 2 (il corpus di regole e parametri adesso aggiornato in Basilea3, ndr.) acquistare titoli del debito pubblico non comportava un aumento del rischio per le banche", spiega l'economista Marcello Messori. Poi lo scenario è cambiato, e il rischio di default di Atene ha diffuso il panico. "Se si fosse intervenuti sul focolaio greco subito, oggi non ci troveremmo di fronte alla prospettiva di dover pagare molto di più: gestire il salvataggio bancario ci costerà molto più caro", conclude Messori. Oltre che di titoli greci le banche si sono imbottite di bond del debito pubblico un po' di tutti i paesi. Salvarle vuol dire salvare gli Stati. Ed è per questo che la mission è sostenuta da tutti i governi, Merkel e Sarkozy in prima fila, e che su questo obiettivo si potrà chiedere l'intervento del Fondo salvastati, l'Efsf.

    Perché tutti odiano le banche - l’Espresso

  2. #2
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    Predefinito Rif: L'odio per le banche è ormai generalizzato

    Ok quando le si espropria ste banche e le si fa lavorare per il bene della società? Perché criticare e discutere senza far niente non è che cambia le cose.

 

 

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