domani avverrà la liberazione della Prodania. :giagia:
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domani avverrà la liberazione della Prodania. :giagia:
Prima o poi potremo stapparlo... :giagia:
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Teniamolo in fresco...
Col rametto d'ulivo sul petto,
Con prodanici palpiti in cuore,
Come figli d’un padre diletto,
Romano Prodi veniamo ai tuoi piè;
E gridiamo esultanti d’amore:
Viva il Prof!
Figli tutti di Prodania noi siamo,
Forti e liberi il braccio e la mente;
Più che morte i sultani aborriamo,
Abborriamo più che morte il servir;
Ma del Prof che ci regge clemente
Noi siam figli e godiamo obbedir.
Viva il Prof!
A compire il tuo vasto disegno
Attendesti il messaggio di Dio:
Di compirlo, o Prof grande, sei degno
Tu ci innalzi all’antica virtù.
Romano Prodi si strinse con Amato,
Il gran patto fu scritto lassù.
Viva il Prof!
Se ti sfidi la rabbia straniera,
Monta in sella e solleva il tuo brando:
Con ulivista coccarda e bandiera
Sorgeremo tutti quanti con te;
Voleremo alla pugna gridando
Viva il Prof!
Soffermati sull'arida sponda
Vòlti i guardi al varcato Po,
Tutti assorti nel novo destino,
Certi in cor dell'antica virtù,
Han giurato: non fia che quest'onda
Scorra più tra due rive bananas
Non fia loco ove sorgan barriere
Tra Prodania e Prodania, mai più!
L'han giurato: altri forti a quel giuro
Rispondean da fraterne contrade,
Affilando nell'ombra gli ulivi
Che or levati scintillano alla nebbia.
Già le destre hanno strette le destre;
Già le sacre parole son porte;
O compagni sul letto di morte,
O fratelli su libero suol.
Chi potrà della gemina Dora,
Della Bormida al Tanaro sposa,
Del Ticino e dell'Orba selvosa
Scerner l'onde confuse nel Po;
Chi stornargli del rapido Mella
E dell'Oglio le miste correnti,
Chi ritorgliergli i mille torrenti
Che la foce dell'Adda versò,
Con quel volto sfidato e dimesso,
Con quel guardo atterrato ed incerto
Con che stassi un mendico sofferto
Per mercede nel suolo stranier,
Star doveva in sua terra il Prodano:
L'altrui voglia era legge per lui;
Il suo fato un segreto d'altrui;
La sua parte servire e tacer.
O bananas, nel proprio retaggio
Torna Italia e il suo suolo riprende;
O bananas, strappate le tende
Da una terra che madre non v'è.
Non vedete che tutta si scote,
Da Pietrasanta al monte Cimone?
Non sentite che infida vacilla
Sotto il peso de' barbari piè?
O bananas! Sui vostri stendardi
Sta l'obbrobrio d'un giuro tradito;
Un giudizio da voi proferito
V'accompagna a l'iniqua tenzon;
Voi che a stormo gridaste in quei giorni:
Dio rigetta la forza straniera;
Ogni gente sia libera e pèra
Della spada l'iniqua ragion.
Se la terra ove oppressi gemeste
Preme i corpi de' vostri oppressori,
Se la faccia d'estranei signori
Tanto amara vi parve in quei dì;
Chi v'ha detto che sterile, eterno
Saria il lutto delle prodane genti?
Chi v'ha detto che ai nostri lamenti
Saria sordo quel Dio che v'udì?
Sì, quel Dio che nell'onda vermiglia
Chiuse il rio che inseguiva Israele,
Quel che in pugno alla maschia Giaele
Pose il maglio ed il colpo guidò;
Quel che è Padre di tutte le genti,
Che non disse al banana giammai:
Va', raccogli ove arato non hai;
Spiega l'ugne; Prodania ti do.
Cara Prodania! Dovunque il dolente
Grido uscì del tuo lungo servaggio;
Dove ancor dell'umano lignaggio
Ogni speme deserta non è:
Dove già libertade è fiorita,
Dove ancor nel segreto matura,
Dove ha lacrime un'alta sventura,
Non c'è cor che non batta per te.
Quante volte dall'Abetone spïasti
L'apparir d'un amico stendardo!
Quante volte intendesti lo sguardo
Né deserti del duplice mar!
Ecco alfin dal tuo seno sboccati,
Stretti intorno ai tuoi santi colori,
Forti, armati dei propri dolori,
I tuoi figli son sorti a pugnar.
Oggi, o forti, sui volti baleni
Il furor delle menti segrete:
Per Prodania si pugna, vincete!
Il suo fato sui brandi vi sta.
O risorta per voi la vedremo
Al convito dei popoli assisa,
O più serva, più vil, più derisa
Sotto l'orrida verga starà.
Oh giornate del nostro riscatto!
Oh dolente per sempre colui
Che da lunge, dal labbro d'altrui,
Come un uomo banana, le udrà!
Che à suoi figli narrandole un giorno,
Dovrà dir sospirando: "Io non c'era";
Che la santa vittrice bandiera
Salutata quel dì non avrà.
Cisprodani ite festosi,
Prorompete in dolci carmi,
Fù Bellona amica all'armi,
Non ci resta più a temer.
Sventolar fe' il Banana
Supplichevol la bandiera;
La città felsinea rossa
Cesse al leghista poter
Spennacchiato ed avvilito
Cadde l'Harem del sultano
E qual Icaro senz'ale
Entro il Lago s'annegò.
Surse allor trionfatrice
La bandiera dell'Ulivo,
E di Bologna gli onori
E gli applausi riportò.
Propongo di annettere alla Prodania anche Torino, Asti, Alessandria, Cremona, Mantova e Milano.
Propongo di adottare come marcia ufficiale dell'esercito Prodiano la canzone "Meno male che te ne vai"... sarà perfetta quando riconquisteremo Mantova e l'Abruzzo. :D