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    Predefinito L'equivoco del partito sociale

    L'equivoco del partito sociale

    Liberazione

    Franco Russo

    Le proposizioni ovvie sono vere, spesso però scarsamente informative. E' il caso dell'espressione "partito sociale", che dovrebbe essere la cifra del nuovo corso di Rifondazione Comunista e che vuole sottolineare la necessità dell'insediamento sociale del partito per superare la crisi di consenso rivelatasi nelle diverse tornate elettorali. Che Rifondazione Comunista abbia un debole radicamento sociale è svelato dal solo fatto che si è dovuto creare un dipartimento ad hoc, come se esso fosse una questione specifica e non il problema che hanno tutti i circoli. L'ovvietà del progetto di partito sociale si evidenzia in base a semplici considerazioni di storia politica. Si prenda la Dc. Non aveva forse un insediamento sociale che andava dai contadini al ceto medio produttivo e alla classe operaia, strutturato in una serie di organizzazioni di massa satellitari - dalla Cisl alle organizzazioni degli artigiani e dei commercianti, alla Coltivatori diretti e alla Federconsorzi, alle cooperative bianche e alle banche popolari? Non aveva la Dc le sezioni territoriali? Non c'erano le organizzazioni cattoliche degli universitari, degli insegnanti, delle famiglie? Per non parlare del retroterra delle parrocchie che costituivano un legame permanente con tutti gli strati della popolazione. Oggi si dice che la Lega di Bossi è il solo partito a stabilire legami sociali tramite una diuturna attività di banchetti e gazebo per la propaganda, capace di occuparsi di campetti di calcio e di ospedali, così come delle fabbrichette in cui padroncini e operai condividono lo stesso lavoro su cui viene stabilita la loro alleanza e sulla cui base si costruiscono sentimenti identitari tramite i conflitti con gli immigrati e con il diverso. Tralascio di ricordare l'esperienza del Pci, ben nota in Rifondazione tanto da essere oggetto quasi di culto e ricordata sempre con un velo di nostalgia. Con la formula di Pasolini si può riassumere la vicenda del Pci con l'affermazione che esso con le sue molteplici organizzazioni sociali e culturali costituiva un "paese nel paese", ferreamente guidato con i metodi del centralismo democratico e della cinghia di trasmissione. Cosa hanno in comune queste diverse esperienze di partito sociale? Le accomuna la volontà di potenza, che trasforma il consenso sociale in potere politico del partito. Che cosa si vuole oggi in Rifondazione Comunista? Semplicemente essere di nuovo nella società per costruire consensi da tradurre in potere politico nelle elezioni. Sono queste la missione e l'ispirazione della sinistra, di un partito comunista? Oppure essi devono essere lo strumento di emancipazione e di liberazione delle persone, nella loro espressioni individuali e collettive? La questione, che il "partito sociale" evita di affrontare, è quella della rappresentanza e del suo monopolio. Chi rappresenta chi, è il tema. Il partito, di avanguardia o di massa che sia, ha sempre preteso di rappresentare l'interesse generale, di essere lo strumento per andare oltre l'economicismo, oltre gli interessi particolari, fossero anche quelli della classe operaia che poteva assurgere a classe dirigente solo tramite il partito. Questa concezione, fondata sulla separazione tra "sociale" e "politico", non ha prodotto né emancipazione né liberazione: il partito ha usato le energie sociali per acquisire potere nel ‘cielo' della rappresentanza politica. Anche in Gramsci, quello maturo (a differenza di quello dei consigli del biennio rosso), si ritrova questa visione tanto che per lui è l'intellettuale collettivo, cioè il partito (il moderno principe), a rendere possibile l'elevazione della classe operaia a classe dirigente nazionale. Divenire classe dirigente, è questa l'ispirazione della sinistra e dei comunisti? Oppure è il superamento della scissione dirigenti-diretti? L'estinzione della politica come attività separata, ramo dell'attuale divisione del lavoro capitalistico-borghese, è rinviata a un indeterminato futuro, oppure deve essere ‘ideale regolativo' della nostra odierna attività? La rappresentanza non può essere appannaggio esclusivo dei partiti e anzi oggi, se si vuole superare il partito tipo Lega o il partito del leader, è necessario riarticolare i legami tra società, politica e istituzioni. Per questo è necessario operare il superamento della scissione tra sfera politica e sfera sociale, riportando, nelle pratiche della sinistra, la rappresentanza a forma di espressione delle forze sociali anticapitalistiche. Così si riannodano anche i fili con le storie della sinistra comunista, quella consiliarista, con le critiche di R. Luxemburg al partito leninista, con il Gramsci del biennio rosso.

    Viva la Comune

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    Predefinito Riferimento: L'equivoco del partito sociale

    Il partito sociale per la ricomposizione di un'alternativa


    Liberazione


    Claudio Ursella*

    Le interessanti riflessioni del compagno Franco Russo sul tema del "partito sociale", pongono questioni ineludibili per chiunque non interpreti questo tema, semplicemente come un ovvio richiamo ad una maggiore presenza nei territori e nei luoghi di lavoro. In particolare interrogano chi, irriducibilmente leninista, continua ad individuare nel partito, inteso come luogo in cui si organizza la parte più cosciente e determinata della classe, il luogo specifico della direzione politica. Ora, prescindendo da ogni valutazione sul fatto che il Prc sia il «luogo in cui si organizza la parte più cosciente e determinata della classe», cosa obbiettivamente discutibile, ciò su cui invece vorrei soffermarmi è sul nodo della "direzione politica", concetto questo progressivamente abbandonato e sostituito da quello di "rappresentanza politica", a sua volta banalmente tradotto in "rappresentanza istituzionale".
    Nel passaggio dall'ambizione alla direzione politica, alla semplice rappresentanza istituzionale, si è consumata l'esperienza dei comunisti negli ultimi anni, e con essa anche l'intuizione leninista, banalizzata e ridotta a semplice teoria della presa del potere, è finita nella pattumiera della storia. Nel frattempo, la vocazione alla rappresentanza politico-istituzionale, trasformava il partito, non solo nella sua linea, ma nella materialità della sua vita quotidiana, tutta votata allo scadenzismo elettorale, alla conseguente necessità di visibilità mediatica, e alla successiva subalternità agli equilibri istituzionali che il partito riusciva a costruire. In questo suo ruolo di "appaltatore" della rappresentanza politico istituzionale il partito ha speso fino all'ultimo spicciolo della sua rendita storica, mentre il capitale rappresentato da un blocco sociale a cui garantire rappresentanza, si esauriva nei processi di frammentazione e neocorporativismo che hanno investito la società. Finita la rendita e finito il capitale il partito rischia la bancarotta politica oltre a quella economica.
    E' in questo quadro che va collocato il tema del "partito sociale", che non è ovviamente un "settore di lavoro" da organizzare in un dipartimento, ma un'altra modalità di ricollocazione del partito, rilanciandone umilmente l'ambizione al ruolo di soggetto della direzione, e non della rappresentanza; una direzione che ovviamente va prodotta "in basso a sinistra", nella materialità delle relazioni sociali, attraverso la promozione dei processi autorganizzativi, in una visione ricompositiva di un blocco sociale per l'alternativa, che vada oltre le dinamiche carsiche e frammentarie, con cui le soggettività sociali si rappresentano. Una direzione il cui fine non è la spendibilità elettorale e istituzionale, ma la concreta, seppur molecolare, trasformazione dello stato di cose presente. In sostanza si tratta di modificare la "ragione sociale" del nostro partito, che non può essere più la rappresentanza in sede istituzionale di determinati interessi, ma la diretta organizzazione di questi interessi, in pratiche e percorsi concreti, tali da offrire sia risposte immediate ai problemi, sia di evocare un'altra visione di società. Ovviamente si tratta di un lavoro né semplice né breve, e le cui verifiche non si faranno certo alle prossime regionali.

    *segreteria federazione di Roma

    Viva la Comune

 

 

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