Tubercolosi polmonare - In ottobre un allievo extracomunitario manifesta i sintomi del morbo. Scatta la procedura dell'Asl, che sottopone il ragazzo a profilassi e i compagni al test. Dopo la guarigione, il giovane viene riammesso a scuola. Ma dopo una gita il caso si "riattiva": test per un campione più allargato, in sette risultano positivi.
Studente straniero malato di tbc
l'Istituto Pesenti è in ansia
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Un caso accertato di tubercolosi polmonare e sette casi di positività al test (non necessariamente è segno di malattia in atto) tengono in ansia l'istituto tecnico Pesenti. Tutto inizia nell'ottobre scorso, quando si scopre che uno studente extracomunitario è stato infettato dal batterio. L'Asl fa scattare la procedura del caso: il ragazzo viene sottoposto a profilassi, mentre i compagni e i professori vengono sottoposti a intradermoreazione secondo Mantoux, ovvero il test che rileva la presenza del morbo. Non emerge nessun altro caso: tutto sembra risolto, lo studente sembra guarito e viene riammesso a scuola dopo il nulla osta dell'Asl, senza rischi per i compagni.
Ma a maggio, dopo una gita scolastica, il focolaio si riattiva: il ragazzo presenta nuovi sintomi. L'Asl interviene nuovamente e sottopone al test un cerchio più ampio di persone con cui il paziente è entrato in contatto. Fra queste, anche studenti di un'altra classe e professori che sono stati in gita con lui. Stavolta emergono sette positività: quattro allievi e tre insegnanti. Il che non significa che i sei abbiano sviluppato la malattia, anche perché il periodo di incubazione è di sei mesi, ma tanto basta per scatenare comprensibili reazioni preoccupate tra gli studenti e i genitori del Pesenti.
Il 9 giugno il preside Marco Pacati, "in merito alle allarmistiche notizie diffusesi in seguito alla riattivazione del caso di tubercolosi polmonare", precisa in una circolare che "la scuola si è attenuta scrupolosamente a quanto indicato dall'Asl già all'inizio novembre e nuovamente all'inizio di giugno". I soggetti "positivi" sono costantemente monitorati dall'Asl, che invita a evitare, appunto, allarmismi. La domanda però sorge inevitabile: si poteva evitare tutto questo? E' stato fatto tutto il possibile per isolare il caso accertato?
Il preside Marco Pacati pensa di sì. "Qualche timore c'è stato, è ovvio - spiega - ma l'Asl è intervenuta subito, un dottore (Massimo Giannetta, responsabile del settore prevenzione) è anche venuto a scuola per parlare della malattia con i docenti e gli allievi. Ci ha spiegato che la situazione era sotto controllo". La tubercolosi è una malattia quasi scomparsa in Occidente. A Bergamo l'andamento dei casi è stabile, se ne registrano un centinaio circa l'anno.




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