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  1. #1
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    Predefinito Comprare debito pubblico è un favore alle banche?

    Comprare debito pubblico è un favore alle banche?
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    8 novembre 2011

    Vittorio Malagutti ci spiega che l’appello ad acquistare Btp è una truffa

    Oro alla patria? Con calma, pensiamoci bene. Soprattutto cercando di capire con chi abbiamo a che fare. Vittorio Malagutti sul Fatto Quotidiano ci spiega che cosa significa veramente aderire all’appello ad acquistare titoli di Stato per motivi patriottici. Ricordando in primo luogo che l’impegno dei parlamentari non è stato decisivo sui mercati:

    Il popolo dona il suo oro alla Patria per sfuggire all’assedio dei mercati cinici e bari. E infatti Bocchino e Stracquadanio hanno solennemente annunciato di aver messo mano al portafoglio: il primo ha comprato 20 mila euro di Btp e il secondo addirittura il doppio. Sfortunatamente i mercati, in apparenza non troppo impressionati dalla discesa in campo di Bocchino e Stracquadanio (o forse sì, ma in senso contrario a quello auspicato dagli interessati), hanno tirato dritto per la loro strada. Ieri le quotazioni dei bond targati Italia hanno perso ancora quota e lo spread ha frantumato l’ennesimo record superando quota 490 punti. Nel futuro prossimo, in assenza di novità sul fronte politico, la situazione non potrà che peggiorare, anche nella fantascientifica ipotesi che gli italiani accorrano in massa in banca per comprare titoli di Stato. Alcuni di coloro che in questi giorni si sono precipitati ad applaudire pubblicamente il simpatico Melani lo sanno benissimo, ma indossare la maschera del patriota può servire a farsi con comodo gli affari propri.

    Prendiamo i banchieri, che negli anni scorsi si sono abbuffati di Btp per ingrassare i bilanci:

    Ora che si mette male, i top manager tipo Passera e Vigni, hanno un disperato bisogno che qualcuno prenda il posto delle banche, almeno in parte, quando si tratterà di sottoscrivere i titoli di stato nelle aste dei prossimi mesi (300 miliardi da piazzare da qui a fine 2012). Secondo i dati dell’ufficio studi della Banca d’Italia, gli istituti di credito nazionali possiedono il 12,6 per cento del totale dei titoli pubblici italiani in circolazione, che ammontano a circa 1.600 miliardi. Alla fine del 2009, la quota delle banche non arrivava al 10 per cento (9,8). Nel giro di meno di due anni, quindi, i gruppi creditizi hanno aumentato la loro esposizione al debito sovrano di Roma di oltre il 20 per cento. Adesso però quel malloppo scotta. E allora può far comodo, eccome, scaricarne un po’ sulle famiglie. Tanto più che, queste ultime, invece, tra il 2009 e il 2011 hanno mantenuto invariata al 14,3 la loro quota sullo stock complessivo di titoli di stato. Il banchiere vende, la famiglia compra. Quello che ci vuole per dare una mano ai conti degli istituti.

    Insomma, non si capisce quale sia la convenienza per i piccoli risparmiatori a farsi carico dell’invenduto delle banche:

    Le stesse banche che, negli ultimi due anni sono riuscite a risparmiare decine e decine di milioni di imposte con operazioni finite nel mirino della magistratura. A questo proposito Melani potrebbe chiedere informazioni ai vertici di Unicredit, il gruppo creditizio per cui lavora, che pochi giorni fa si è visto sequestrare 245 milioni di euro dal tribunale di Milano nell’ambito di un’inchiesta per una presunta truffa all’erar io. A ben guardare, però, non si spiega neppure l’entusiastica accoglienza che l’appello di Melani avrebbe raccolto, secondo il Corriere della Sera, tra i piccoli imprenditori del Nordest. Tutti ricordano gli appelli provenienti da quella parte del Paese a ridurre gli sprechi statali e a indirizzare i capitali verso la produzione. Meno rendite più lavoro, questo lo slogan caro al Nordest. Che invece adesso plaude a una proposta che vorrebbe gettare altro denaro nel gran falò del debito improduttivo gestito dallo centralista e sprecone. Come si spiega l’inversione di rotta? Mistero. A meno di non malignare che i tanti padroncini di Verona, Padova e Treviso, un’area dove si concentra buona parte dell’e vasione fiscale del Paese, non cerchino in realtà di esorcizzare lo spettro delle tasse. Perchè di questo passo l’a m m i n i s t ra z i o – ne pubblica, messa alle strette, potrebbe anche decidere di mettersi a combattere seriamente i furbetti. O magari (disgrazia delle disgrazie) a Roma potrebbero inventarsi addirittura un qualche tipo di imposta patrimoniale.

    http://www.giornalettismo.com/archiv...e-alle-banche/

  2. #2
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    Predefinito Rif: Comprare debito pubblico è un favore alle banche?

    e' un favore all'italia... dopo tutto fino a poco tempo fa eravamo noi italiani a essere proprietari del debito italiano... e cmq un 6,7% di resa dei BTP non è male.... se l'italia non fallisce
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

  3. #3
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    Predefinito Rif: Comprare debito pubblico è un favore alle banche?

    Non vedo perche' sarebbe "un favore alle banche".

    Invenduto? La scelta se vendere o meno sta alla banca mica a tizio o a sempronio.
    Se tutte le banche italiane dovessero vendere il proprio stock lo spread sparerebbe ad oltre 1000 punti e saremmo inevitabilmente costretti al default come stato, l'unico interesse che hanno le banche è evitarlo.

    Se poi uno ritiene che non si debba dare le risorse allo stato per pagarsi le spese correnti, faccia pure, non si lamenti poi delle conseguenze se la scuola o la sanità si ferma e il debito privato si raddoppia per l'uscita dall'Euro.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  4. #4
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    Predefinito Rif: Comprare debito pubblico è un favore alle banche?

    Neanche io sono d'accordo. Mica stiamo parlando di carta straccia della Lehmann Bros. Sono titoli di stato italiani, alla scadenza lo stato è obbligato a restituire a meno che non decida di fare default.

 

 

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