
Originariamente Scritto da
Heidi
La mia è una cultura cristiana, sono credente e praticante.
Sono anche una persona che non vive al di fuori del proprio tempo storico e, come tale, avverto spesso la discrasia che esiste tra la realtà sociale contemporanea e quella che la Chiesa va predicando da duemila anni.
Mi chiedo se queste due visioni non possano essere allineate in virtu di una maggiore "comprensione" nei confronti di certi mutamenti che il nostro millennio porta con sè.
La Chiesa, come istituzione clericale, ha sempre dimostrato molta resistenza di fronte alla necessità di adeguarsi alle rinnovate consuetudini della vita comune, dimostrando rigidità di giudizio e facile propensione alla condanna di comportamenti, non rispondenti ai dictat religiosi.
Ma il sentimento religioso e la corretta condotta cristiana si delineano veramente entro i confini che gli alti prelati hanno scrupolosamente difeso da secoli, senza la possibilità di un minimo allargamento di vedute, pena l'infernale condanna eterna?
E' veramente questa l'esatta interpretazione del messaggio di Cristo?
Penso, per esempio, all'esercito di separati, o divorziati, ai quali è negato l'avvicinamento all'Eucarestia, facendoli apparire come degli immondi, ai quali nessuna comprensione è concessa.
Pur non avendo, io, la possibilità di trovare le giuste risposte, tuttavia ritengo cher la Parola di Dio e i Suoi insegnamenti, per essere ascoltati, capiti ed applicati nella quotidianità, devono essere trasmessi, dagli uomini di chiesa, calandosi nell'epoca in cui vivono.
I costumi sociali, che sono in continua evoluzione, vanno penetrati ed analizzati, per riuscire ad indicare al credente la giusta strada da seguire, senza che esso si senta combattuto tra due diverse realtà: la società in cui vive e il mondo della Chiesa, che gli prospetta la salvezza, solo a condizione che si inchini alle regole stilate due millenni or sono.
La mia non è una licenza all'anarchia comportamentale, assolutamente no, è, invece, l'esigenza di trovare un equilibrio tra le scelte individuali e i dogmi, un po' obsoleti, che, ancor oggi, il clero ci propone.
La Chiesa, se vuole contribuire al recupero di quella dignità umana e cristiana, che sembra scomparsa, deve calarsi nella contemporaneità, cercando di tradurre la Parola di Cristo in messaggi di comprensione, accettazione e guida, verso chi è disorientato e si sente messo al margine, proprio dalla Chiesa stessa, che sottolinea gli errori, mostrandosi incapace di adeguare il proprio codice deontologico alle nuove realtà sociali.
Non sovrapponiamo la legge dell'Amore e della Salvezza che Cristo ci ha tramandato, con statiche regole, che vescovi e clero tutto, vogliono far rispettare al popolo cristiano, senza un minimo allineamento con i tempi, dimenticando essi stessi, che, se è vero che l'esempio viene dall'alto, molto spesso questo "esempio" non c'è stato, anzi oserei dire, che ciò che è stato offerto al cristiano, da parte loro, è stato un modello deplorevole e condannabile, sia sotto il profilo cattolico che umano.
Mi auguro che si ravvedano gli alti prelati e si mostrino preparati a capire l'uomo di oggi e che sappiano plasmarsi nel contesto sociale del XXI secolo, tralasciando streghe, eresie e scomuniche, tentando di "ricomporre il gregge" che si è considerevolmente disgregato.