Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito E’ morto Giovanni Arrighi. Un lutto per il pensiero critico anticapitalista

    E’ morto Giovanni Arrighi. Un lutto per il pensiero critico anticapitalista

    La redazione di Contropiano


    La morte di Giovanni Arrighi è una grave perdita per la comunità scientifica non addomesticata all’attuale vigenza dell’ideologia del capitale. Giovanni Arrighi è stato un brillante studioso il quale nella sua lunga attività teorica ha speso tutte le sue energie per scandagliare a fondo il modo di produzione capitalistico, la sua genesi storica e le variegate dinamiche che compongono la categoria del sistema/mondo. Da tempo docente alla facoltà di Sociologia della Johns Hopkins University e collaboratore fisso della New Left Review non mancava di contribuire al dibattito internazionale.


    Giovanni Arrighi, assieme a Immanuel Wallerstein, ha offerto delle prospettive interpretative di tipo nuovo dalle quali è possibile osservare non soltanto la crisi, ma tutta la storia dell’economia capitalistica mondiale (o economia-mondo) dalla sua nascita alle tribolazioni attuali di questo inizio di secolo. Le loro proposte, profondamente influenzate dall’approccio storico- comparativo dello storico francese Fernand Braudel, hanno provato a rompere gli schemi imperanti della storiografia ufficiale. Recuperando una visione della storia lunga, ed andando alla ricerca delle caratteristiche salienti del sistema capitalistico, al fine di individuarne il funzionamento e di poter formulare ipotesi sulle prospettive future, Arrighi è riuscito a ricostruire le dinamiche del mutamento in atto particolarmente per quella area del mondo (il continente Cina e l’Asia) in cui è in corso un poderoso, ed inedito, sviluppo il quale segna distintamente questo scorcio della competizione globale interimperialistica.


    Ci mancheranno gli apporti di Giovanni Arrighi ad un dibattito che, al di là delle differenze e delle diverse accentuazioni argomentative, occorrerà, ulteriormente, qualificare con una rinnovata ricerca teorica la quale resta, comunque, una condizione fondante per una ipotesi di trasformazione radicale della società.

    Negli ultimi due numeri di Contropiano nell’abituale rubrica Avviso ai Naviganti, curata da Giorgio Gattei, vengono ripresi, a tratti anche polemicamente, alcuni concetti di Giovanni Arrighi espressi nella sua poderosa opera “Adam Smith a Pechino” (Feltrinelli 2008). [/CO

    Verso la Comunità Umana
    Ultima modifica di Muntzer; 24-06-09 alle 15:20 Motivo: errori
    Muntzer il Sopravvissuto

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: E’ morto Giovanni Arrighi. Un lutto per il pensiero critico anticapitali

    In memoria di Giovanni Arrighi

    http://cpr.splinder.com
    http://comunitarismo.it

    Dopo una battaglia contro un tumore durata un anno Giovanni Arrighi
    si è spento il 18 giugno nella sua casa di Baltimora, città dove insegnava Sociologia
    alla Johns Hopkins University.
    Nanni, come lo chiamavamo, era nato in Italia nel 1937 e si era laureato in
    economia all'università Bocconi di Milano nel 1960.
    Dopo un breve periodo d'insegnamento nel nostro Paese, nel 1963 si
    recò in Africa, per insegnare all'Università della Rhodesia (ora Zimbabwe).

    Lì resse il circolo di pensatori liberali che sostenevano
    attivamente il movimento di liberazione nazionale, ma a seguito
    delle azioni di repressione del governo dovette uscire dalla Rhodesia
    per sfuggire all'arresto. Si stabilì così in Tanzania dove si mise a
    insegnare all'Università di Dar es Salaam, dove strinse
    relazioni con militanti e singoli intellettuali africani (ad
    esempio fece parte del cosiddetto "Committee ofNine Lecturers ",
    un gruppo internazionale e interdisciplinare che si prefiggeva lo scopo
    di articolare proposte da presentare alla "Conference on the Role of the University
    College, Dar es Salaam, in a Socialist Tanzania").

    Risalgono a quel periodo le elaborazioni che portarono al lavoro edito
    da Einaudi nel 1969: "Sviluppo economico e sovrastrutture in Africa".

    In questo saggio venivano analizzati i meccanismi politici ed
    economi di passaggio dal periodo coloniale a quello dell'allora
    supposto sviluppo post-coloniale, ad esempio il ruolo dei
    partiti che si autodefinivano "socialisti"come surrogati di
    inesistenti borghesie nazionali, o venivano elaborate categorie
    economiche per spiegare il passaggio all'economia
    capitalistica, come quella di "effort-price" ovvero "prezzo in termini di fatica"

    ("l'unica categoria di costo possibile per un'economia
    nella quale il salario non rappresenta ancora un fenomeno sociale ").
    Il 1969 è anche l'anno del suo rientro in Italia dall'Africa.
    E in questo momentaneo rientro nasce la breve storia del mio
    incontro con questo grande maestro.
    Nel 1971 fondò a Milano assieme ad altri militanti ed
    intellettuali il Gruppo Gramsci. Il clima era quello della frantumazione del
    movimento studentesco e della riaggregazione nei gruppi della cosiddetta
    "sinistra rivoluzionaria". Tuttavia a Milano il Movimento Studentesco si
    stava già trasformando in gruppo politico extraparlamentare con esplicite
    tendenze staliniste,così che la lotta politica interna aveva preso una piega
    molto più dura e del tutto particolare rispetto al resto d'Italia.

    Il mio liceo era notoriamente una roccaforte del Movimento
    Studentesco quando con altri militanti avevamo iniziato a riunirci con l'ala
    dissidente del movimento universitario che già era in contatto con
    Nanni Arrighi. Il tutto in un clima un pò carbonaro tanto
    è vero che quando decisi di difendere esplicitamente in
    una affollatissima assemblea le posizioni dei dissidenti,
    scoprii con sorpresa di non essere isolato come credevo (il
    tema del dissidio era in quell'occasione - se si sarebbe andati
    incontro ad una "respressione generalizzata" - tesi del nucleo
    dirigente che così voleva spingere verso l'unità "antifascista" delle sinistre - o ad una
    "repressione selettiva" - tesi dei dissidenti).
    Da quel momento, ero all'ultimo anno di liceo, entrai
    ufficialmente nel Gruppo Gramsci. E fu nelle sue riunioni che
    conobbi Nanni. Le facevamo a volte nel piccolo salotto della
    casa che lo ospitava, letteralmente invaso da pile di libri di
    economia, sociologia e matematica, libri che a noi liceali
    facevano un effetto reverenziale e un pò esoterico.

    E' di Nanni l'impronta delle "Tesi del Gruppo Gramsci" del 1972
    dove si sosteneva che il capitalismo era un modo di produzione che normalmente
    produceva crisi. Accompagnò l'uscita delle Tesi una canzone scritta da Gianfranco
    Manfredi il cui refrain recitava: "La crisi è strutturale/è nata col capitale./Sta in mezzo al
    meccanismo di accumulazione./ Il riformismo non sarà una soluzione."
    In realtà, Nanni Arrighi, aveva incominciato a comporre i
    pezzi del suo immenso puzzle intellettuale che lo portò anni dopo al concetto di
    "crisi sistemica di un [i]ciclo egemonico di accumulazione" (ciclo egemonico che è un concetto, come vedremo, molto simile a quello di "fase monocentrica").

    Quando nel 1973 il Gruppo Gramsci dà vita alla rivista "Rosso" e decise di confluire
    nell'Autonomia Operaia (tendenza di Toni Negri), Arrighi se ne staccò.
    Il problema, a mio avviso, era che nell'operaismo (un'interpretazione che spesso, specialmente ai suoi inizi, fu comunque stimolante) il marxiano "modo di produzione
    capitalistico" agiva di fatto come un concetto ideal-tipico, con tutti i pregi dei concetti
    ideal-tipici, ma anche con tutti i loro limiti, sostanzialmente il fatto che per diventare astrazioni determinate e non pure ipostatizzazioni, essi devono essere continuamente rivisti
    e la loro capacità di mettere ordine nel caos dei dati empirici deve essere messa continuamente in discussione e storicizzata, esattamente come i concetti paradigmatici delle
    altre scienze. L'alternativa è spingere sempre di più il pedale dell'astrattizzazione.
    Penso che sia in parte dovuto a questi motivi se Arrighi non seguì l'evoluzione del Gruppo Gramsci, così come - per motivi meno coscienti ed elaborati, ma simili - non la seguii io.

    Infatti la seconda opera, "Geometria dell'imperialismo" (Feltrinelli, 1978), aggiungeva un nuovo tassello alla sua visione e cercava di sistematizzare in uno schema logico quelle
    considerazioni di carattere storico che già nelle Tesi davano ai cicli sviluppo-crisi un carattere ricorsivo legandolo, questa era la grande novità, al concetto storico di stato-nazione.
    In realtà, per Arrighi non si può parlare di [i]capitalismo senza usare quelle due
    nozioni (ma possiamo aggiungere che senza di esse non si può parlare nemmeno di anticapitalismo).
    Infatti per Arrighi il capitalismo nasce da una lunga differenziazione
    tra il Potere del Territorio e il Potere del Denaro e dalla necessità interna ai meccanismi di accumulazione da un lato, e ai meccanismi di dominio ed egemonia dall’altro lato,
    di un scambio politico tra questi due poteri. Uno scambio necessario ma conflittuale.
    Per Arrighi, le contraddizioni principali nel sistema capitalistico
    sono dovute al feroce conflitto (sostanzialmente di potere) tra differenti segmenti e schieramenti capitalistici, alleati in determinate fasi con differenti poteri territoriali, conflitto
    che è insito nella logica stessa del capitalismo. In questo quadro le lotte delle classi subordinate possono ricevere l'impronta dalla lotta intercapitalistica o, come nella crisi sistemica attuale, sono state esse stesse a condizionare il conflitto intercapitalistico, che tuttavia
    rimane solitamente (ma non necessariamente sempre) la contraddizione principale sulla scena.

    E' questo in grande sintesi uno dei capisaldi del saggio del 1994 "The Long Twentieth Century. Money, Power and the Origins of Our Times "(tradotto in Italiano dal Saggiatore nel 1996).
    In questo lavoro, scritto dopo il suo trasferimento negli Stati Uniti e nell'ambito della sua collaborazione col Centro Fernand Braudel e con la State University di New York Binghamton, ovvero con la cosiddetta scuola della World System Analysis, venivano ripercorsi i grandi cicli egemonici storici, ovvero i cicli scanditi da una fase di accumulazione mondiale coordinata ed egemonizzata da uno stato-nazione, dalla crisi spia di questa egemonia, da una fase lunga di transizione dove la finanziarizzazione dell'economia e i conflitti interstatali (due fattori collegati) venivano esasperati, dalla crisi terminale e dal passaggio del testimone ad un nuovo centro (stato-nazione) egemonico.Secondo Arrighi ora ci troveremmo nel bel mezzo della crisi terminale del ciclo egemonico statunitense. Tuttavia, avvertiva, i fattori che solitamente nei precedenti cicli storici si sono concentrati in un nuovo attore predominante, ovvero egemonia finanziaria, politica e militare, in questo caso sono divaricati: mezzi di pagamento tutti concentrati in Asia e specialmente in Cina e potenza militare-politica concentrata negli USA.

    Nonostante quindi l'Asia, e in essa specificatamente la Cina, per una serie di profonde motivazioni storiche e non solo per dati di fatto attuali, possa essere pensata come il prossimo centro egemonico, tuttavia quella divaricazione tiene aperte altre possibilità. E' quanto possiamo leggere sia in conclusione de "Il lungo XX secolo" sia per tutto il saggio collettaneo "Caos e governo del mondo. Come cambiano le egemonie e gli equilibri planetari"
    (Bruno Mondadori, 2003), curato insieme a sua moglie Beverly Silver.


    Arrighi fu anche uno dei primi ad accorgersi che il "capitalismo" cinese non è riconducibile al capitalismo studiato da Marx (anzi, lo chiama "capitalismo smithiano"). Si veda per questo il suo ultimo grande saggio "Adam Smith a Pechino. Lineamenti del ventunesimo
    secolo" (Feltrinelli, Milano, 2008).
    Insomma, un pensatore geniale e scomodo, che sparigliava certezze
    politiche, ingessature scientifiche e ideologiche e quindi pochissimo amato in Italia.
    Riflessivo e mai aggressivo, sapeva di avere dalla sua la forza di molte
    ragioni. Ma nel nostro strano e stralunato Paese dove immensi mediocri sono contrabbandati come maîtres à penser, non poteva avere cittadinanza. L'ha avuta negli Stati Uniti a riprova dell'enorme differenza che c'è tra centro dell'impero e sua periferia.

    E così Nanni è morto nella ormai "sua" Baltimora.

    Riposi in pace. Noi, al contrario, riflettiamo sulle parole conclusive
    de "Il lungo XX secolo" che commentavano l'inedita divisione dei tre fattori che uniti avevano
    storicamente dato origine ai nuovi cicli sistemici:
    "Prima di soffocare (o respirare) nella prigione (o nel paradiso) di un impero mondiale postcapitalistico o di una società mondiale di mercato postcapitalistica,
    l'umanità potrebbe bruciare negli orrori (o nelle glorie) della crescente violenza che ha accompagnato la liquidazione dell'ordine mondiale della guerra fredda."

    Piotr Roma, 24 giugno 2009

    Verso la Comunità Umana
    Muntzer il Sopravvissuto

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 18-09-10, 22:24
  2. I tortuosi sentieri del capitale / Giovanni Arrighi intervistato
    Di Muntzer nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 20-11-09, 20:26
  3. è morto Giovanni Arrighi
    Di Kowalsky nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 06-07-09, 22:39
  4. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 01-07-09, 13:54
  5. Frammenti di un pensiero critico
    Di Muntzer (POL) nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 15-03-08, 15:44

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito