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Discussione: L'altra menzogna

  1. #2121
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    Kabalot (plurale di Kabalah) = Conoscenze scientifiche nascoste sotto forma di mistica.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #2122
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  3. #2123
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  4. #2124
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  5. #2125
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    Predefinito Re: L'altra menzogna

    Libri proibiti al rogo: una triste realtà della storia umana
    24 settembre 2019 / di Laura Fezia

    Libri proibiti: lasciare le masse nell’ignoranza
    L’informazione è potere, così come lo è la cultura: dunque le forze che governano il Pianeta hanno sempre cercato (e continuano a cercare) di arginare ogni forma di diffusione del libero pensiero. Nel 1953 Ray Bradbury pubblicò il romanzo Fahrenheit 451, ambientato in un non meglio precisato “futuro”, nel quale viene descritta una società distopica in cui leggere o possedere libri è reato: per combatterlo è stato istituito un apposito corpo poliziesco di vigili del fuoco che ha il compito di bruciare ogni tipo di pubblicazione.
    Ma il fenomeno dei roghi di libri (reali o virtuali) non appartiene solo alla fantascienza, di cui Bradbury è una pietra miliare: sono stati una triste realtà della Storia umana.
    La Chiesa cristiana (poi cattolica) si batté fin dai suoi inizi per impedire la divulgazione di idee in contrasto con la dottrina scaturita nel 325 a Nicea e perfezionata nel tempo, ben consapevole – ieri come oggi – che il miglior sistema per governare senza problemi è quello di mantenere la massa nell’ignoranza in modo che non le sia dato modo di acquisire informazioni alternative a una qualsiasi ortodossia, iniziare a pensare autonomamente e – peggio ancora – dubitare.
    Chiesa cristiana: libri proibiti al rogo
    Da Nicea non uscirono solo il Simbolo niceno e i quattro vangeli canonici: fu inventato anche il dogma, ossia i fedeli furono obbligati a credere per decreto, pena il castigo, divino e terreno. Di conseguenza, venne definita l’eresia – rappresentata da scelte diverse da quelle stabilite dall’assemblea – e per evitare che questa si diffondesse, fu ordinato il primo rogo di libri nella storia della nascente (ma già potentissima) istituzione, nel quale vennero distrutti gli scritti di alcuni vescovi dissidenti, in particolare quelli di Ario:
    in alcuni casi i possessori di tali opere e i loro divulgatori vennero messi a morte.
    Seguirono altri falò di libri e persecuzioni contro i loro detentori:
    Anastasio I mandò al rogo le opere di Origene, Innocenzo I compilò una lista di libri da distruggere, Leone I Magno proibì i testi manichei, mentre durante il secondo concilio di Nicea, che nel 787, con un’abile stratagemma, aveva sdoganato una volta per tutte la spinosa questione della rappresentazione di immagini sacre, fu decretato il rogo degli scritti di coloro che continuavano a evocare il divieto di yahweh in materia: qualche ostinato iconoclasta ci rimise anche la vita. Seguirono un sinodo tenutosi a Roma nell’868, che ordinò di dare alle fiamme le opere di Fozio, un ordine di Innocenzo II del 1140 che condannò gli scritti di Abelardo e di Arnaldo da Brescia, un altro ordine di eliminare ogni copia esistente del Talmud e periodicamente la proibizione – più volte ribadita – circa le traduzioni in volgare di Antico e Nuovo Testamento.
    Se si eccettuano alcuni, isolati episodi locali, dalla fine del Duecento fino al XVI secolo non si registrano più falò di libri in grande stile.
    Gutemberg: la rivoluzione che spaventò la Chiesa
    Ma tra il 1448 e il 1454, a Magonza, in Germania, un certo Johann Gutenberg aveva inventato qualcosa che avrebbe rivoluzionato il mondo della cultura: la stampa a caratteri mobili. Ciò aveva consentito una maggior diffusione dei libri, la cui riproduzione, fino a quel momento, era stata affidata agli amanuensi, con le evidenti difficoltà e lentezze che ciò comportava.
    Gli scritti iniziarono, pertanto, a circolare più rapidamente e la Chiesa decise di correre ai ripari, pur sapendo che l’analfabetismo della massa era ancora un valido deterrente alla propagazione capillare di idee ritenute pericolose. Ma se tale regola riguardava il popolo, non era altrettanto valida per i ministri del culto e i predicatori, alcuni dei quali avrebbero potuto farsi sedurre da strampalate eresie e divulgarle con la potenza dei loro sermoni.
    La bolla Inter Sollicitudines di Leone X, pertanto, nel 1515 avvisò i tipografi di stare all’erta: chiunque avesse stampato libri contenenti errori contro la fede, non solo sarebbe incorso nella scomunica, ma si sarebbe visto recapitare una multa onerosa e l’ordine di sequestro delle opere, destinate alle fiamme.
    Martin Lutero e le 95 tesi:
    Due anni più tardi, tuttavia, accadde un altro fatto ancora più allarmante: il 31 ottobre 1517, con l’affissione delle sue 95 tesi contro le indulgenze sul portone della chiesa del castello di Wittenberg, il monaco tedesco Martin Lutero diede il via alla riforma protestante, mettendo in discussione l’autorità papale e l’intero impianto della millenaria istituzione.
    Ciò non solo portò a uno scisma, ma provocò la pubblicazione di opere eretiche, tra le quali alcune versioni della Bibbia, così si rese necessaria una severa controffensiva per stabilire senza ombra di dubbio quali libri potessero leggere senza “pericoli” i buoni cattolici timorati di Dio… e la Storia insegna che santaromanachiesa non ha mai avuto la mano leggera quando si è trovata nella necessità di ristabilire il proprio potere.
    Index e cataloghi dei libri eretici
    Un primo elenco di libri proibiti venne stilato dal cardinale Giovanni Pietro Carafa, futuro papa Paolo IV, nel 1543 la Serenissima Repubblica di Venezia si mosse – minacciando sanzioni pecuniarie – contro i tipografi che avessero pubblicato volumi senza preventiva autorizzazione e nel 1549 monsignor Giovanni della Casa, più conosciuto come autore del Galateo, diede alle stampe il Catalogo di diverse opere, compositioni et libri, li quali come eretici, sospetti, impii et scandalosi si dichiarano dannati et prohibiti in questa inclita città di Vinegia, che comprendeva circa centocinquanta titoli.
    Dopo essere stato eletto papa nel 1555, il buon Carafa, si diede da fare per continuare l’opera già iniziata quando cingeva solo la porpora cardinalizia e dopo un periodo di gestazione, nel 1559 l’Index librorum prohibitorum con il bollino blu di santaromanachiesa vide finalmente la luce.
    Vi finì dentro un po’ di tutto, rasentando il ridicolo, come, per esempio, circa cinquecento titoli di autori vari, indipendentemente dal fatto che trattassero di dottrina oppure no, alcuni semplicemente perché «contrari alla morale» e fu stigmatizzata l’intera produzione di una sessantina di tipografi, quasi tutti svizzeri e tedeschi.
    Naturalmente furono vietate le edizioni della Bibbia non conformi ai canoni cattolici (ne entrarono ben quarantacinque) e fu proibita la lettura di Antico e Nuovo testamento in lingua volgare senza previa autorizzazione, concessa solo in casi particolari.
    Inutile dire che tra le prime opere a cadere sotto la santa mannaia vi fu quella di Lorenzo Valla, che circa un secolo prima aveva denunciato come falsa la Donazione di Costantino sulla quale la Chiesa aveva edificato il proprio potere temporale.
    Presero posto nella lista di proscrizione anche il De Monarchia di Dante, il Decameron di Boccaccio, le Satire di Ariosto, l’opera omnia di Guglielmo di Ockham, quella di Machiavelli e molto altro.
    Nel 1564, a conclusione del Concilio di Trento, vide la luce l’Index tridentino che – allo scopo di sembrare meno severo – inserì la censura parziale: quando un’opera conteneva solo alcuni passaggi in contrasto con la dottrina o la morale, era sufficiente tagliare o edulcorare le parti incriminate.
    La storia dell’Index è fatta di continui aggiornamenti: nel 1571 nacque addirittura un’apposita congregazione adibita a tale scopo e ne furono stilate numerose edizioni. Inutile dire che in quella del XVII secolo finirono tra i libri proibiti le opere di Copernico, Keplero e il Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo di Galileo.
    L’ultimo elenco dei libri proibiti è del 1948!
    Ma poco per volta la Chiesa dovette riconoscere i cambiamenti sociali e culturali in atto, così, pur continuando ad aggiornare e stampare l’Index si trovò costretta a rinunciare a prendere provvedimenti contro gli autori, pur continuando a rendere la vita difficile ai tipografi.
    L’ultima edizione del famigerato elenco risale al XX secolo, precisamente al 1948: era talmente affollato di titoli da risultare non solo ingestibile, ma da rasentare il ridicolo;
    vi figuravano nomi quali quelli di: Voltaire, Flaubert, Zola, Balzac, Hugo, Dumas padre e figlio, D’Annunzio, Leopardi, Foscolo, Simone de Beauvoir, Sartre, Camus, Moravia, Malaparte e numerosissimi altri, praticamente la crème de la crème della letteratura mondiale.

    1966: da libri proibiti a libri sconsigliati
    Arrendendosi all’evidenza, nel 1966, a più di quattrocento anni dal suo debutto ufficiale, Paolo VI mandò in pensione l’Index librorum prohibitorum, declassandolo a elenco di libri sconsigliati ai bravi cattolici.
    Ciò provocò non pochi turbamenti negli ambienti benpensanti, nel cui ambito la madri continuarono ancora a lungo ad andare a chiedere consigli al parroco prima di consentire ai figli (e soprattutto alle figlie) certe letture, per essere ben sicure che la loro anima non si perdesse e la loro moralità rimanesse integra secondo i dettami di santaromanachiesa, senza farsi sedurre da quel modernismo, datato ai tempi del Sillabo di Pio IX e che Pio X, nel 1907, con l’enciclica Pascendi Dominici gregis aveva definito la «sintesi di tutte le eresie».

    https://unoeditori.com/libri-proibit...-storia-umana/
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  6. #2126
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    Predefinito Re: L'altra menzogna

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