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    Predefinito Il cv di Mario Monti, che Napolitano ha dimenticato

    Il cv di Mario Monti, che Napolitano ha dimenticato



    Chi è Mario Monti?

    Quello che non viene detto e quello che Napolitano finge di non sapere ma le sue ultime mosse politiche, che vanno ben oltre le sue competenze di garante della costituzione, fanno pensare ad una regìa occulta, a “suggerimenti” giunti a lui direttamente dai gestori del mondo: un ambiente familiare sia a Monti, che a Draghi, che a Prodi e a tanti altri innominati; dopo ciò, probabilmente anche Napolitano è tra questi.

    Monti è un tecnico imposto dalla Goldman Sachs (una delle banche mondiali abituate a giocare con il destino degli Stati) in quanto suo advisor, per far quadrare i”loro”conti e garantire i “loro” interessi all’interno della crisi italiana,crisi non casuale ma programmata da tempo; saremo sempre noi (chi lavora) a farne le spese subendo manovre economiche che certamente saranno tutte lacrime e sangue nel falso mito dell’unità nazionale.

    Allora conosciamolo meglio questo Mario Monti!

    Da un editoriale di Ida Magli del 10.11.2011 pendiamo questo breve passo:

    Il Presidente Mario Monti? Un cittadino benemerito della Repubblica e di specchiati costumi? Forse non tutti i cittadini lo sanno o se lo ricordano (e su questa ignoranza ha contato, oltre che sul complice silenzio dei politici e dei giornalisti, Giorgio Napolitano nel nominarlo) che Mario Monti è stato costretto, nella sua qualità di Commissario europeo sotto la presidenza Santer, a dare le dimissioni “per l’accertata responsabilità collegiale dei Commissari nei casi di frode, cattiva gestione e nepotismo” messi in luce dal Collegio di periti nominato appositamente dal Parlamento Europeo.

    La Relazione fatta da questi Saggi al Parlamento, nonostante la prudenza del linguaggio ufficiale, fa paura. Si parla infatti dell’assoluta mancanza di controllo nella “rete di favoritismi nell’amministrazione”, di “ausiliari esterni” e di “agenti temporanei”, di “minibilanci espressamente vietati dalle procedure amministrative”, di “numerosissimi esterni fuori bilancio, ben noti all’interno della Commissione con il soprannome di sottomarini”, che operano con “contratti fittizi”, dietro “raccomandazioni e favoritismi”; di abusi che hanno comportato, con il sistema dei “sottomarini” l’erogazione non controllata di oltre 7.000 miliardi nell’ambito dell’Ufficio Europeo per gli Aiuti umanitari d’Emergenza (miliardi usciti dalle nostre tasche, naturalmente, e che dovevano andare, ma non ci sono arrivati se non in minima parte, ai bambini della Bosnia, del Ruanda morenti di fame).

    ……… Da commissario europeo alla concorrenza, Mario Monti perseguì il gruppo Coca-Cola per abuso di posizione dominante.

    Nel 2004, per evitare un contenzioso, raggiunse un accordo in base al quale il colosso americano rinunciò ad alcuni comportamenti censurati dal commissario Ue. Giusto il tempo di far dimenticare il braccio di ferro e nel 2006, a sorpresa, Monti viene assunto dalla Coca-Cola come membro dell’international advisory board. Ruolo, quest’ultimo, che il probabile futuro premier italiano conserva ancora oggi

    …………Dal 2010 è inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg[6]. Dal 2005 è international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute, presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen


    Il cv di Mario Monti, che Napolitano ha dimenticato - BLOG DI CONTROINFORMAZIONE
    Ultima modifica di Majorana; 16-11-11 alle 22:58
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    Predefinito Rif: Il cv di Mario Monti, che Napolitano ha dimenticato

    ROMA EBRAICA SI COMPIACE

    C’è un piccolo pezzo di Israele nel nuovo Governo italiano, guidato dal Prof. Mario Monti.



    Il neo Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, ha infatti, alle spalle una lunga esperienza diplomatica – attualmente era ambasciatore a Washington.

    Fra i vari incarichi è stato ambasciatore d’Italia in Israele tra il 2002 e il 2004. E’ stato soprattutto colui che ha lavorato e reso operativa la storica visita di Fini nello Stato ebraico nel novembre 2003.

    Auguri al neo Ministro e all’intero Esecutivo di Governo


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    Predefinito Rif: Il cv di Mario Monti, che Napolitano ha dimenticato

    Quello scandalo che lo costrinse alle dimmissioni è una bella smerdata per coloro che ci parlano di "persona rispettata e seria".

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    Predefinito Rif: Il cv di Mario Monti, che Napolitano ha dimenticato

    A grandi linee, un commento sul suo pensiero politico-economico:
    La via del patriottismo economico Il Monti pensiero raccontato da lui stesso | Matteo Cavallito | Il Fatto Quotidiano
    La via del patriottismo economico
    Il Monti pensiero raccontato da lui stesso
    Favorire la concorrenza, l’accesso alle professioni e la competitività. Provvedimenti necessari per il sostegno alla crescita. Ancora aperto il nodo dell’equità sociale. Su cui pesa un welfare carente
    “Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi”. Il 2 gennaio 2011 la crisi vera, almeno per l’Italia, era ancora lontana. Ma il Mario Monti pensiero, espresso sulle colonne del Corriere della Sera, era già chiaro. In fondo, l’ex commissario europeo, certe cose andava ripetendole da anni. Chiamandosi apertamente fuori tanto dal liberismo senza controllo quanto dallo statalismo più conservatore. Nel 1994, quando Berlusconi vinse per la prima volta, l’allora rettore della Bocconi lo invitò a promuovere una vera rivoluzione fatta di liberalismo disciplinato. Andando incontro, manco a dirlo, a una cocente delusione.

    A quasi 18 anni di distanza, assumendo l’incarico di premier d’emergenza e di ministro dell’economia ad interim, Monti si trova nella condizione di poter finalmente avviare una svolta. Ma quali saranno i provvedimenti chiave del suo esecutivo? Quali scelte caratterizzeranno il piano di ripresa di un Paese sospeso tra lo stallo permanente e il rischio di un collasso? Difficile individuarle con precisione, soprattutto a fronte della spada di Damocle di un sostegno parlamentare tuttora “condizionato” e “condizionante” tanto a destra come a sinistra. Ma qualche ipotesi può già essere fatta. Ripercorrendo magari proprio la storia della collaborazione tra il commissario Ue e il più diffuso quotidiano italiano. Sulle cui pagine, nel corso degli anni, non aveva mancato di ribadire più volte la sua delusione nei confronti della gestione politica del sistema Paese.

    “Gli attacchi si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi appartenenti alla zona euro che sono gravati da alto debito pubblico e che hanno seri problemi per quanto riguarda il controllo del disavanzo pubblico o l’incapacità di crescere (e di rendere così sostenibile la loro finanza pubblica) perché non hanno fatto le necessarie riforme strutturali. È questo il caso dell’Italia”, scriveva Monti meno di venti giorni fa. Al centro di tutto, allora come oggi, il tema delle riforme strutturali. Quelle che, aveva scritto il 14 luglio di quest’anno, servirebbero a “far aumentare la produttività complessiva dei fattori produttivi, la competitività e la crescita, a ridurre le disuguaglianze sociali”. Il significato del progetto lo aveva chiarito in un articolo pubblicato contemporaneamente dal Corriere e dal Financial Times. L’italia, spiegava Monti, non poteva permettersi di cercare l’espansione economica allentando la disciplina di bilancio. Al contrario, avrebbe dovuto impegnarsi nella rimozione degli “ostacoli strutturali alla crescita”, quelle barriere figlie tanto del “corporativismo” quanto della “insufficiente concorrenza”. L’obiettivo, insomma, è chiaro: sistemare i conti ma anche stimolare la ripresa evitando, quindi, di cadere nella trappola austerity/recessione (la malattia contemporanea di Grecia, Spagna e Portogallo). Il “come”, invece, non è ancora evidente. Ma forse è parzialmente intuibile.

    Cercasi capitali privati, anche stranieri

    “Ci vorrebbe un po’ di patriottismo economico” , scriveva Monti lo scorso 8 agosto, non certo, al contrario, quel “di colbertismo de noantri” di chi fa “barriera in nome dell’interesse nazionale contro acquisizioni dall’estero di imprese italiane anche in settori non strategici”. Una storia già sentita, dal caso Alitalia/Airfrance fino alla più recente vicenda Parmalat/Lactalis. Il significato è chiarissimo, l’indicazione per il futuro anche. L’Italia dovrà smettere di sostenere con il denaro pubblico le aziende private in difficoltà, il che significa porte aperte alle acquisizioni degli investitori esteri che siano disposti ad accollarsi i debiti e le perdite. E se la dismissione del patrimonio pubblico implicherà la cessione di qualche partecipazione industriale – le famose golden shares statali in Eni ed Enel – ben vengano le acquisizioni dall’estero. Monti non ne ha mai parlato esplicitamente. Ma c’è da scommettere che di fronte a un’offerta convincente non si tirerebbe indietro.

    Corporativismo, la malattia medievale

    “Nel 1994, dopo decenni di consociativismo, che pure avevano dato anche risultati positivi, l’Italia aveva bisogno di una grande depurazione dalle incrostazioni corporative, destinate a pesare ancor di più nel contesto della competizione globale sempre più dura”. Riflessione amara, quella espressa da Monti a maggio. Ma di certo estremamente chiara. In fondo, non è altro che la linea di pensiero ribadita dall’Economist nel giugno scorso in una lunga analisi dei guai italiani. Perché Berlusconi, scriveva il settimanale britannico, sarà pure “l’uomo che ha fottuto un intero Paese”. Ma certo non può essere considerato l’unico responsabile di uno stallo frutto di resistenze corporative di stampo quasi medievale. Proprio quelle che Monti si propone di abbattere. Ottenendo quindi, per tornare alle parole del neo premier, “meno barriere all’entrata, meno privilegi e rendite per gli inclusi, più possibilità di ingresso per gli esclusi e per i giovani, più spazio al merito e alla concorrenza”.

    Ordini professionali

    Non ha senso parlare di riforma dell’articolo 41 se la l’accesso alle professioni resta condizionato da fattori che nulla hanno a che vedere con il merito, il mercato o la concorrenza. Monti lo aveva ribadito lo scorso 6 febbraio anticipando, forse, ciò che potrebbe avere in mente di fare anche in Italia. “Se si vuole essere seri sulle liberalizzazioni – scriveva – , si rivisiti pure la Costituzione, ma prima ancora si visiti Atene. Il 21 gennaio il governo Papandreou ha adottato una riforma di quelle che i Greci chiamano correttamente le «professioni chiuse» e noi pudicamente le «professioni liberali ». La riforma consiste nell’abolizione, per tutte le professioni, delle tariffe minime, del numero chiuso, delle restrizioni territoriali e del divieto di farsi concorrenza con la pubblicità”. Guerra alle corporazioni, dunque, come per altro aveva già tentato di fare qualcuno. Bersani, è noto, entrò in guerra aperta con i tassisti. Chissà che l’ex commissario non si trovi coinvolto in un conflitto più ampio.

    Metodo Marchionne

    Infine la politica industriale, quella che aveva sostenuto due anni fa lo stesso presidente Napolitano, dovrebbe inserirsi seriamente “nel quadro europeo, cioè secondo le coordinate dell’integrazione europea e in ossequio ai fondamenti della libera competizione e ai principi dell’economia di mercato”. Monti, è noto, ha lodato le scelte di Marchionne e proprio per questo, quindi, potrebbe continuare a spingere sul tasto del superamento della contrattazione collettiva. Ma qui si manifestano non pochi problemi. Parlare di flessibilità contrattuale in un Paese che non prevede garanzie di welfare per i lavoratori flessibili è quanto meno paradossale. Specialmente di fronte alla più volte ribadita necessità di diminuzione delle diseguaglianze sociali. Una crescita del Pil accompagnata a un aumento della diseguaglianza di traduce sempre nel mascheramento di quest’ultima attraverso un sostegno artificiale ai consumi. La bolla del credito, in fondo, è tutta qui. E la lezione statunitense è un monito per chiunque. Ma favorire l’equità sociale attraverso strategie discutibili come gli accordi di Mirafiori e Pomigliano è obiettivamente impossibile a meno che ad entrare in gioco non sia un nuovo e più inclusivo modello di Welfare per il quale, tuttavia, mancano oggi le necessarie risorse contabili. Un rebus aperto, insomma. Che potrebbe anche non essere mai risolto.
    Ultima modifica di Avanguardia; 17-11-11 alle 02:27

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    Predefinito Rif: Il cv di Mario Monti, che Napolitano ha dimenticato

    La massoneria di Goldman Sachs



    Monti, Draghi, Papademos e il “capitalismo di relazioni della banca d’affari Usa

    Governatori dal capo cinto d’alloro finti inviati a redimere le corrotte province dell’Impero, sull’orlo della bancarotta, piuttosto che massoni tanto spietati quanto fedeli della “loggia americana Goldman Sachs”. Il neo establishment europeo, forte dell’ingresso di Mario Draghi, Mario Monti e Lucas Papademos alla testa rispettivamente della Banca centrale europea, del governo italiano e di quello greco, lascia perplessa la stampa internazionale. L’inglese Financial Times e il francese Le Monde, due giganti della stampa mainstream, hanno riportato alla luce il loro comune passato ai piani più alti della banca d’affari Goldman Sachs. Uno degli istituti bancari corresponsabili della crisi finanziaria mondiale scoppiata nel 2008. Per una volta il documentatissimo quotidiano francese vicino alla sinistra si trova d’accordo con i no-strani Giornale, Libero o il Manifesto.
    Ecco allora una storia dettagliata e ragionata del “capitalismo di relazioni” – come lo definisce il corrispondente da Londra, Marc Roche – di cui la banca d’affari Goldman Sachs sarebbe l’apostolo in Europa. I crociati più agguerriti sarebbero per l’appunto il governatore della Bce, Draghi e i neo premier Monti e Papademos.
    IL PRIMO fu addirittura vicepresidente della Goldman Sachs International per l’Europa tra il 2002 e il 2005, con il compito ufficiale di occuparsi delle imprese dei paesi sovrani, ma corso in aiuto alla Grecia “camuffando i suoi conti grazie a prodotti finanziari swap”. Monti, dal 2005 a ieri consigliere internazionale di Goldman, sarebbe stato a lungo un “apritore di porte” con il compito di entrare nel cuore del potere europeo per difendere gli interessi di GS.
    Dal catalogo Goldman, il neo premier aveva la missione di consigliare i vertici della banca su non meglio specificati “affari europei e i grandi dossier della politica mondiale”.
    Papademos, già governatore della Banca centrale greca tra il ‘94 e il 2002, avrebbe invece giocato un ruolo importante con l’aiuto della Goldman nel nascondere i rovinosi conti pubblici ellenici. Ma la banca d’affari, al contrario degli istituti suoi concorrenti, non cerca di fare pressione sui deputati, sui ministri, insomma sugli esponenti delle compagini politiche europee, bensì cerca di mettere direttamente i suoi consiglieri o gli ex esponenti del suo vertice a capo delle Banche centrali o delle commissioni europee. Mario Monti è stato infatti a lungo commissario europeo.
    Il loro compito è di raccogliere informazioni sulle operazioni che le Istituzioni europee stanno mettendo a punto e sulla politica dei tassi d’interesse in via di realizzazione da parte delle Banche centrali. Tutto ciò per avvantaggiare gli stessi soci della Goldman. La banca privata quindi usa i suoi uomini come api per impollinare esponenzialmente le istituzioni pubbliche e far fiorire governi compiacenti.



    La massoneria di Goldman Sachs, Roberta Zunini
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    Predefinito Rif: Il cv di Mario Monti, che Napolitano ha dimenticato

    E' nato il governo Vichy



    Sta insediandosi proprio in queste ore il nuovo governo di occupazione, presieduto da Mario Monti, novello Presidente del Consiglio con delega al ministero dell'Economia e composto da 16 ministri, rigorosamente tecnici.
    Tutti, Monti compreso, mai eletti dagli italiani e deputati a portare avanti un programma di governo imposto nei dettagli dalla BCE e mai sottoposto al vaglio degli elettori, che a suo tempo votarono i programmi di Berlusconi e Veltroni, di natura profondamente diversa, se non antitetica, rispetto a quello che verrà realizzato nei prossimi mesi.
    Dovrebbe essere chiaro a tutti che non si tratta di un ribaltone, bensì di un'azione estremamente più grave, consistente nell'esautorare completamente il popolo dal diritto di scegliere chi lo governerà e sulla base di quale programma espliciterà il proprio mandato.
    In tutta evidenza chiaro non lo è dal momento che i cittadini e le cosidette parti sociali, anzichè trovarsi in strada con il forcone, sono comodamente seduti a guardare la TV o impegnati a tentare di conquistare la benevolenza del nuovo padrone, ragione per cui ci sembra giusto constatare la morte cerebrale intervenuta per asfissia del mito della democrazia.
    La lista dei ministri scelti da Monti, che in queste ore sta tenendo banco su giornali e TV, risulta molto oculata e dimostra chiaramente come ci si trovi davanti ad un progetto costruito nel tempo con cura certosina e non certo ad una squadra improvvisata dal professore nel corso dell'ultimo paio di giorni....


    Le personalità ed i curriculum sono estremamente rilevanti, così come scientificamente studiata appare la collocazione dei singoli nei vari ministeri.

    Ministro della Difesa, nella persona di Giampaolo di Paola, sarà un soldato (ammiraglio) di lungo corso, uomo di spicco della Nato e organizzatore di quasi tutte le missioni di guerra italiane all'estero.

    Ministro degli Esteri, nella persona di Giulio Terzi, già ambasciatore a Israele e Washington, sarà un uomo molto vicino all'aministrazione USA, ma anche con lunghe esperienze in seno alla Nato e all'ONU.

    Ministro della Giustizia, nella persona di Paola Severino, specializzata nella difesa di personaggi illustri, anche qualora indifendibili, come ad esempio Romano Prodi, Caltagirone e Geronzi, nonché molto vicina agli ambienti dell'università Luiss, sarà un avvocato di grande peso, certo gradito a chiunque perori la "giustiza del portafoglio".

    Ministro dell'istruzione, nella persona di Francesco Profumo, sarà un ingegnere molto vicino al PD, ad Unicredit, a Pirelli e al sole 24 Ore.

    Ministro degli Interni, nella persona di Anna Maria Cancellieri, sarà un prefetto in pensione che ha vissuto una lunga carriera da commissario straordinario fra l'emilia e la Lombardia.

    Ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture, nella persona di Corrado Passera, sarà un banchiere fino a ieri ad di Intesa, da sempre vicino a De Benedetti e al gruppo Repubblica.

    Ministro per gli Affari Europei, nella persona di Enzo Moavero Milanesi, sarà un giudice già in squadra con Monti presso la UE, ai tempi consigliere dei poco rimpianti governi Amato e Ciampi negli anni 90.

    Ministro del Welfare, nella persona di Elsa Fornero, sarà un'economista specializzata nella "riforma" delle pensioni, con carriera in Intesa SanPaolo, già editorialista del sole 24 Ore e moglie di Mario Deaglio, economista ed editorialista della Stampa.

    Ministro della Coesione territoriale (che roba è?) nella persona di Fabrizio Barca, sarà un economista che ha saputo spendersi fra il MIT, la Stanford University e la Bocconi.

    Ministro della Salute, nella persona di Renato Balduzzi, sarà un giurista esperto in sanità che già lavorò per Rosy Bindi e con il governo Prodi.

    Ministro della Cooperazione internazionale, nella persona di Andrea Riccardi, sarà uno storico già fondatore della comunità di Sant'Egidio.

    Ministro alle politiche Agricole e forestali, nella persona di Mario Catania, uomo da sempre impegnato a Bruxelles, con carriera inossidabile in grado di sopravvivere eternamente all'alternanza fra Prodi e Berlusconi.

    Ministro del Turismo e dello sport, nella persona di Piero Gnudi, sarà un commercialista consigliere di amministrazione di Unicredit e membro dell'Aspen Institute, ex presidente di Enel ed ad di IRI, di RAI holding e di Astaldi.

    Ministro dell'Ambiente, nella persona di Corrado Clini, sarà un medico del lavoro, sostenitore del protoccollo di Kyoto e della crescita verde, frequentatore di Harvard e membro dell'Agenzia europea dell'ambiente.

    Ministro per i Beni culturali, nella persona di Lorenzo Ornaghi, sarà l'ex Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, presidente dell’Agenzia per le Onlus.

    Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, sarà l'immarcescibile Antonio Catricalà, fino ad oggi (da tempi immemorabili) garante della concorenza e del mercato.

    Curriculum senza dubbio inossadibili, competenza nei singoli campi fuori discussione, conflitti d'interesse con banche, multinazionali, nazioni straniere, chiesa e organizzazioni di vario genere, così tanti da travalicare qualsiasi pudore, ecco dunque la squadra "vincente" di Mario Monti.
    Una squadra che al di là di qualsiasi considerazione impone una domanda su tutte. Dal momento che il popolo italiano non ha mai delegato questi 17 "eroi" a governarlo, quale autorità (alle spalle di Napolitano) ha dato loro il potere per farlo? E con quale mandato imporranno le proprie decisioni a chi non li ha scelti e fino a ieri magari neppure li conosceva?
    Misteri di una democrazia in stato di decomposizione, dove si può amministrare una banca fino al giorno prima e la mattina successiva salire al governo senza essere stati eletti, per ritrovarsi a legiferare in tema di economia, naturalmente con la massima onestà e per il bene del paese, ma quale paese?


    E' nato il governo Vichy, Marco Cedolin
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    Predefinito Rif: Il cv di Mario Monti, che Napolitano ha dimenticato

    Siamo all’epilogo dell’Italia canile, era belva ai tempi di Roma ed ora è vile cagna di ogni padrone



    Tra pochi musi noti e molti sconosciuti nasce il Governo Monti di stretta osservanza finanziaria e di immarcescibile fede atlantica. Questo è un Esecutivo che per composizione, appartenenze, simpatie, relazioni, interessi, frequentazioni, carriere, comunanze ideologiche favorite con rapide promozioni professionali e facili ascese sociali, risponderà direttamente alla Casa Bianca, ai centri occulti del denaro, alle massonerie mondiali, alle lobbies bancarie, ai think thanks universitari e alle centrali militari anglosassoni, agli organismi internazionali influenzati da Washington, e a chissà quali altri cerchi sovrastrutturali ignoti ma non meno ferali. Insomma, risponderà a tutti fuorché al popolo italiano. Ci renderemo presto conto che Berlusconi, al confronto del Professore Bocconiano, era soltanto un Re Travicello, sovrano immobile ed immobilizzato di questa malsana palude chiamata Italia, e che adesso è invece arrivato, strisciando e sibilando, il vero serpente con la borsetta di pitone e le scarpe di coccodrillo, lo stile che piace alla gente che lecca e che tace, il quale stritolerà, senza indugi, gli abitanti del pantano. Il gabinetto tecnico imposto dal Presidente della Repubblica e asseverato dai partiti sfatti dello Stato su ordine planetario dovrà svendere il possibile per realizzare l’impossibile, cioè quell’appianamento dei conti che dipende da una strutturale debolezza politica della nazione, in una fase in cui per allontanare gli assalti e le provocazioni ci sarebbero voluti coraggio e cannoni. L’Italia, invece, vacilla senza reagire agli sganassoni che le giungono in faccia da oltre i confini, porgendo l’altra guancia e facendosi svuotare la pancia. Il deficit che ci ha indebolito non è economico ma politico, debito di ossigeno, di idee, di strategie e di soluzioni che ha annebbiato il pensiero riducendo in cenere le speranze di una risalita. Ergo, si smobilita e si svende per non mobilitare gli eserciti proprio nel momento in cui solo una prova di forza poteva salvarci. La democrazia è stata sospesa da quattro liquidatori ben vestiti e malintenzionati che si fanno spalleggiare dai poteri forti internazionali. Gli avvoltoi girano sull’Italia annusando il suo fetore cadaverico mentre gli sciacalli autoctoni, discendenti dal Colle e dai Monti, indicano quali Bocconi attaccare per primi. E all’intorno le cornacchie della stampa istituzionale accompagnano il sacco vorace con il loro gracchiare stordente e petulante finalizzato a coprire i passi dei traditori che marciano calpestandoci l’onore e rapinandoci la dignità. Siamo ai titoli di coda con la coda tra le gambe, di questo Paese rognoso che dimena la coda per pagare le spese, alla resa incondizionata del branco di cani che si è disperso senza nemmeno digrignare i denti, alla fine miserabile di uno Stato pulcioso e peloso preso per il collo e tenuto alla catena come una bestia sconfitta senza lottare. Mondo cane per popoli bassotti. Siamo all’epilogo dell’Italia canile che era belva ai tempi di Roma ed ora è vile cagna di ogni padrone.



    Siamo all’epilogo dell’Italia canile, era belva ai tempi di Roma ed ora è vile cagna di ogni padrone, Gianni Petrosillo
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    Predefinito Rif: Il cv di Mario Monti, che Napolitano ha dimenticato

    Monti fa parte del Bilderberg group e della Trilateral.
    Che poi sono quelli che comandano veramente: i circoli mondialisti dell'alta
    finanza e della massoneria.

  9. #9
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