
Originariamente Scritto da
Garat
Questo voto — come quello per il Parlamen*to europeo, e assai più di quello per il pri*mo turno delle amministrative — dimostra che anche il centrodestra (un centrodestra che pure ha messo le sue radici in molte re*altà locali dove tradizionalmente era assen*te o balbettava) incontra le sue difficoltà, maggiori di quanto si potesse ritenere alla vigilia: e la più grave tra queste risiede sen*za dubbio nell’appannamento, chiamiamo*lo così, del profilo del suo leader, sin qui in*discusso e indiscutibile. Si capisce bene, dunque, perché il segretario del Pd tira un sospiro di sollievo. Il suo partito non è usci*to schiantato dalla prova, come molti teme*vano, anzi, ha dato persino qualche segno di imprevista vitalità; e l’avversario ha gua*dagnato sì una quantità di comuni e di pro*vince, ma ha perso qualcosa di quell’aura di invincibilità che lo circondava e gettava l’opposizione in uno stato di frustrazione al*meno all’apparenza inguaribile. In molti ca*si (non in tutti) il Pd e i suoi partner sono riusciti a rimobilitare per il secondo turno il proprio elettorato più e meglio di quanto sia riuscito a farlo il centrodestra: anche questo è un segnale, e per nulla scontato.
Qualcosa si muove. Viste le condizioni di partenza, e le aspettative diffuse nell’uno e nell’altro fronte, non è poco.
Professorino, leggiti questa parte dell'articolo e confrontala con le tue esultanze. O con quelle di tolomeo, malik e altre banane.