La gioventù greca è bruciata e quella europea non sta tanto meglio
Claudia Santini
YOUniversal
22 novembre 2011
Tra misure di austerità e disoccupazione a livelli record, si rischia l’affermazione di una “generazione persa”
Sotiris Pastras ha abbandonato la carriera di nuotatore professionista e campione per perseguire qualcosa di più pratico: un lavoro nei media. Da quando lo studente greco 25enne si è iscritto ad un corso di studi dei media ad Atene lo scorso anno, circa 350.000 persone hanno perso il lavoro, portando il tasso di disoccupazione del paese a uno spaventoso 18.4 per cento. Questa una delle tante storie della Grecia in crisi.
PANORAMA DRAMMATICO - In Grecia, al momento, lavorano meno persone di quante ne siano disoccupate o in pensione. Le cifre sono particolarmente brutte soprattutto per i giovani greci: il 43,5 per cento dei cittadini sotto i 25 anni sono senza lavoro. Piove sempre sul bagnato: la disoccupazione giovanile è in aumento in tutta l’Unione europea, dove più di 5 milioni di giovani sono attualmente senza lavoro. Le tempistiche perfette di Pastras, che gli hanno consentito di nuotare alle Olimpiadi di Atene nel 2004 a soli 18 anni, lo hanno abbandonato: il momento non gli è favorevole. Dallo scorso anno, la Grecia è stata risucchiata in un vortice di debiti che oggi minacciano le basi stesse della moneta unica europea. La crisi ha preso di mira tutti i tipi di industrie in Grecia, compresi i media. I ricavi pubblicitari sono in picchiata e una carenza di liquidità ha portato alla chiusura di diversi quotidiani nazionali e regionali, stazioni radio e canali televisivi. Pastras racconta: “Pensavo che avrei preso la laurea e avrei iniziato a lavorare come giornalista, guadagnando uno stipendio per non pesare più sui miei genitori. Ma vedo che ciò non accadrà e sono ferito”.
MANCANO LE PROSPETTIVE - Pastras, che detiene tuttora il record nazionale greco per i 100 metri a farfalla, sa che le sue prospettive al di fuori della piscina non miglioreranno presto. La Grecia sta combattendo il rischio default grazie ai prestiti di emergenza da parte dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale. Il paese ha accettato un pacchetto da 110 miliardi di euro a maggio scorso e il suo nuovo primo ministro, Lucas Papademos, un tecnocrate il cui governo ad interim ha ricevuto un voto di fiducia la scorsa settimana, sta negoziando un secondo salvataggio da 130 miliardi di euro per garantire che la Grecia possa pagare i debiti e rimanere nell’euro. Papademos si è recato ieri a Bruxelles per convincere i funzionari dell’Unione europea a rilasciare una rata del prestito da 8 miliardi di euro, fondi di cui la Grecia ha bisogno per metà dicembre per evitare l’esaurimento dei soldi. La continua assistenza economica dell’FMI impone gli stessi termini rigorosi che hanno portato il governo greco ad imporre il programma di austerità più rigoroso d’Europa.
AUSTERITA’ E FUGA - La Grecia è costretta a rivedere il suo settore pubblico troppo inefficiente, realizzare profonde riforme strutturali ed effettuare un rapido aggiustamento fiscale in modo che possa produrre un avanzo di bilancio entro l’anno prossimo. I tagli della spesa pubblica e gli aumenti delle tasse hanno però accelerato la recessione della Grecia e le opportunità di lavoro per i giovani stanno letteralmente scomparendo. Pastras ha lasciato la sua città natale, Volos nella Grecia centrale, per giungere a sud di Atene, in modo da poter completare la sua laurea e trovare un lavoro. Uno studio condotto da Labrianidis dimostra però che molti laureati greci sono ora pronti a lasciare il paese per cercare lavoro. L’ultima grande ondata di emigrazione della Grecia si è verificata nel 1960 e i protagonisti erano operai in partenza per lavorare in fabbrica in paesi come la Germania. Lois Labrianidis, un geografo economico presso l’Università di Macedonia, sostiene che la Grecia affronta ora una fuga di cervelli. Il ricercatore ha scoperto che dall’inizio della crisi, oltre la metà dei titolari di dottorati di ricerca hanno lasciato il paese, insieme con oltre il 10 per cento dei laureati.
SEMPRE MENO CERVELLI IN PATRIA - “Purtroppo, andrà molto peggio”, dice Labrianidis. “La crisi economica sta creando un circolo senza fine, il che significa che stiamo perdendo le nostre menti migliori e ciò renderà molto più difficile per il paese di andare avanti”. Pastras, che recentemente ha visto uno dei suoi migliori amici trasferirsi in Australia, commenta: Questa è la nostra patria e noi dovremmo cercare di crearci un futuro qui, ma le probabilità sono contro di noi”. I dati sulla disoccupazione in Europa indicano che i giovani di altri paesi potrebbero trovarsi ad affrontare sfide simili a quelle dei giovani greci. Il tasso medio di disoccupazione per i minori di 25 anni nell’Unione europea è del 21,4 per cento, aumentando nel corso degli ultimi mesi man mano che cresceva la crisi economica. Il Regno Unito ha dichiarato la scorsa settimana di avere 1 milione di giovani disoccupati, con un tasso del 21,9 per cento, il più alto dal 1992. I dati più preoccupanti sono in Spagna, dove il 48 per cento dei giovani spagnoli sono senza lavoro.
IL PANORAMA EUROPEO - Andrew Watt, un ricercatore senior in materia di politica occupazionale all’European Trade Union Institute (ETUI), sostiene che i regolamenti lavorativi in molti paesi europei proteggono i posti di lavoro dei più anziani, sacrificando i dipendenti più giovani con contratti a scadenza e senza certezze. Negli ultimi due anni, per esempio, il governo greco non è riuscito a rinnovare circa 100.000 contratti a tempo determinato, molti dei quali appartenenti a giovani. Queste pratiche hanno aggravato l’effetto dannoso della contrazione economica sul mercato del lavoro, che ha seguito la crisi finanziaria degli Stati Uniti. “Le autorità sono riuscite a evitare che l’economia europea scivolasse indietro nella stagnazione e forse nella depressione”. Gli effetti della disoccupazione giovanile e del sacrificio dei giovani si farà sentire, peggiorando ulteriormente una situazione già abbastanza nera. Siamo di fronte al nascere di una nuova “gioventù bruciata”?
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