La grande truffa e gli “statisti europei” visti dallo scemo del mio paese
C’erano una volta gli “Stati sovrani”. Gli Stati erano “sovrani” perché avevano gli “attributi” (volgarmente detti “coglioni”) e la “sovranità monetaria”. Poi arrivarono i “coglioni”. Voglio dire: degli ometti che non avevano i coglioni, ma erano coglioni. Successe dunque che gli “statisti coglioni” privatizzarono le loro Banche centrali. E, con esse, l’oro e le valute estere frutto dei risparmi dei popoli. Da allora le Banche centrali finirono di essere del popolo, ma diventarono roba di alcuni banchieri, più o meno rapaci.
Inutile dire che i banchieri (più o meno rapaci) rivendicarono la loro “autonomia” e la loro “indipendenza”. Concetti questi sani, ove s’intenda che i banchieri non devono assecondare la politica dei “politici che passano”, ma dei “popoli che restano”. Concetti insani se i banchieri cominciano a gestire l’oro e le riserve di valuta estera, che sono dei popoli, come “roba propria”. Da amministrare secondo calcoli e principi di speculazione finanziaria più o meno sofisticata.
Eravamo a questo punto. Coi mercati e i buoni degli Stati ex sovrani che ballavano al suono degli speculatori internazionali, quando all’orizzonte si annunciarono alcuni miracoli;
1. In Italia nasceva il “governo dei tecnici”, con alla guida il super tecnico Mario Monti, definito giustappunto “Super Mario”;
2. I “Grandi dell’Europa” (Merkel e Sarkozy) invitavano a convegno Super Mario per riceverne dei lumi sulla gestione dell’Euro.
Ed io mi ero detto: “E’ fatta. Stavolta la barca riprende a navigare nella giusta direzione”. Ed invece..... Ed invece i 3 “Grandi” si riunirono, si dissero “bla, bla, bla” e, patapunfete, le borse tornarono in rosso e i tassi degli Stati ex sovrani fecero un altro capitombolo.
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Deluso e frastornato, interpello Jachinu, lo scemo del mio paese. Jachinu non sa leggere e non sa scrivere; ma, appunto per questo, Jachinu è il “saggio dei saggi”.
Jachinu ascolta e poi dice: “Se vogliamo parlarne mettiamo alcuni paletti: 1. Alcuni Popoli consumano più di quanto producono. E dovrebbero darsi una regolata; 2. La Banca Centrale Europea fa bene a richiamare i Governi e i Popoli all’ordine, quando sforano. E, sforando costringono la BCE ad intervenire. Sei d’accordo?”. Rispondo: “Sì, sono d’accordo”. E Jachinu riprende: “Convieni tu che la BCE stampa una certa quantità di Euro in ragione dell’oro e delle valute estere che detengono le Banche centrali dei Paesi aderenti all’EUROZONA?”.
Convengo. E Jachinu riprende: “Ora rispondi a questo mio quesito:
1. la BCE, avendo una ricchezza valutata mille X stampa mille Y di Euro;
2. la BCE, avendo una ricchezza valutata mille X stampa 2 mila Y di Euro;
3. la BCE, avendo una ricchezza valutata mille X stampa 3 mila Y di Euro;
4. sai dirmi se, nelle 3 ipotesi che ti ho esposto la “ricchezza reale” di cui dispone la BCE aumenta, diminuisce oppure resta stazionaria?”.
Faccio un po’ di conto e rispondo: “Cambia il valore del singolo Euro, ma la ricchezza complessiva di cui dispone la BCE non cambia”. Jachinu sorride: “Ecco, se la BCE stampasse degli Euro e li prestasse agli Stati europei, si svaluterebbero i singoli Euro, ma la ricchezza della BCE resterebbe immutata. E, così facendo, si salverebbero gli Stati e si taglierebbero le unghia degli speculatori”.
Trasecolo: “Scusa, ma se è così facile ed ovvio perché non lo fanno?”. Jachinu sorride: “Ti sei scordato che abbiamo perso la guerra? Quelli che passano per statisti europei sono tutti al servizio degli speculatori internazionali. Ci hanno dato ad intendere che siamo stati liberati, ci danno ad intendere che i Tedeschi (formiche) si dovrebbero sacrificare per i popoli mediterranei (cicale); mentre invece siamo tutti divorati dagli usurai”.
Mah! Questo Jachinu è proprio scemo: dice quello che pensa. E non farà mai carriera. Più che giusto che mentre gli Italyani cantano “Bella Ciao”, Mario Monti ci governi. E che i banchieri interni ed internazionali ne siano tutti contenti. Ma non avevamo detto che i banchieri non hanno Patria? Mario Monti, invece, pure.
Antonino Amato




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