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    Predefinito Ucronia: Europa 2012-2020

    EUROPA 2012-2020: la storia di domani


    Maggio 2012

    In seguito al continuo aggravarsi della crisi economico-finanziaria, ed al conseguente indebolimento della credibilità delle istituzioni democratiche, si assiste a un colpo di stato nazionalista in Grecia. Il nuovo governo non viene ovviamente riconosciuto dagli altri stati membri dell'Unione Europea, che sospendono la Grecia dal suo stato di membro. Atene fa sapere di ritenere la propria appartenenza all'Unione Europea come cessata, dichiarando nulli i trattati, e rifiutandosi di seguire le procedure previste dall'articolo 50 dei Trattati Europei.
    La Grecia esce dall'Unione Europea e dall'Euro. Atene dichiara che non rimborserà i debiti contratti con finanziatori esteri.
    Il colpo di stato in Grecia indebolisce anche la NATO.


    Giugno 2012

    Peggioramento drastico dei rapporti tra Ankara ed Atene, seguite al colpo di stato ellenico. Gli Stati Uniti cercano di impedire che la situazione degeneri. Manifestazioni antigreche in tutta la Turchia, e antiturche in Grecia.


    Settembre 2012

    Si aggrava drasticamente la crisi economica in Italia e Spagna. Anche la Francia ormai non è più in grado di rifinanziare il proprio debito. Anche il Belgio, sempre più diviso tra fiamminghi e valloni, è in grande difficoltà.


    Ottobre 2012

    Riunione d'urgenza dei governi europei, per decidere come affrontare la drammatica crisi dell'Europa meridionale. I paesi in crisi chiedono una sostanziale svalutazione dell'euro e gli eurobond. Berlino rifiuta assolutamente di accettare una simile proposta. Il vertice è un fallimento.


    Novembre 2012

    In Belgio, manifestazioni nazionaliste fiamminghe e valloni. Ormai si parla apertamente di divisione del paese. L'Unione Europea progetta lo spostamento delle sedi istituzionali in Lussemburgo, nel caso la situazione degeneri.


    Dicembre 2012

    La situazione economica in Francia precipita. Spagna e Italia in condizioni sempre più precarie.


    Gennaio 2013

    Vertice dei paesi dell'area euro. Duro scontro tra Francia e Germania. Berlino rifiuta ogni concessione.


    Febbraio 2013

    Manifestazioni di massa in Belgio, nelle Fiandre e in Vallonia. La crisi politica porta al crollo delle borse, e alla definitiva crisi finanziaria. Le Fiandre annunciano la propria intenzione di dividersi dalla Vallonia.
    Conferenza di Versailles proposta da Francia e Paesi Bassi, per tentare un negoziato tra fiamminghi e valloni. La conferenza fallisce.


    Marzo 2013

    Fiamminghi e Valloni iniziano le trattative che porteranno alla fine dello stato belga.
    Italia e Spagna sull'orlo della bancarotta. Francia in gravissima difficoltà.


    Aprile 2013

    Accordo di Waterloo fiamminghi e valloni. Bruxellese farà parte della Vallonia, di cui sarà, nominalmente, la capitale (ma la capitale reale sarà a Gent). Il collegamento territoriale sarà garantito con la cessione, da parte delle fiandre, del territorio del comune di Sint-Genesius-Rode.
    L'area a maggioranza tedesca, potrà scegliere se unirsi alla Vallonia, o chiedere l'annessione alla Germania.


    Maggio 2013

    Ennesima conferenza europea. Francia, Italia e Spagna chiedono alla Germania di intervenire in loro aiuto. Lunghe e durissime trattative. Alla fine, in una drammatica conferenza stampa, la Germania annuncia che la situazione dell'euro non è più sostenibile, e che la Germania adotterà le misure necessarie per uscire dalla moneta unica, e, di conseguenza, dall'Unione Europea. Crollo delle borse in tutto il mondo.


    Giugno 2013

    L'annuncio dell'uscita della Germania, provoca un effetto domino: annunciano ritirano, nel giro di poche settimane, tutti gli stati orientali, dalla Polonia alla Bulgaria, e vi è una virata verso posizioni maggiormente nazionaliste. Il Regno Unito, affermando che l'Unione Europea di fatto non esiste più, si ritira. Analoga mossa da parte di scandinavi, Finlandia, Olanda, Austria, Slovenia, Malta, Irlanda e Cipro. Quest'utlimo stato proclama l'unificazione con la Grecia.


    Luglio 2013

    Il proclama cipriota fa salire ulteriormente la tensione tra Turchia e Grecia. Scontri di confine. Washington cerca di evitare la guerra aperta.
    Francia, Spagna e Italia, decidono di tentare di mantenere in vita Unione Europea ed euro, che sta perdendo rapidamente valore. La Francia teme che un'uscita dall'Unione favorisca l'estrema destra in rapida ascesa, la Spagna teme per la propria integrità, e l'Italia un misto dei timori delle prime due. Il Portogallo, in condizioni finanziarie disperate, decide di restare nell'euro, come pure il Lussemburgo, dove sono state temporaneamente spostate le ormai mutilate istituzioni europee. Anche il regno di Vallonia, riconosciuto come stato successore del Belgio, resta nell'euro. Le Fiandre, invece, puntano ad una unificazione con l'Olanda.


    Agosto 2013

    Scontro aeronavale nell'Egeo tra turchi e greci. Diversi morti, una nave turca affondata, due caccia greci abbattuti. La situazione precipita. Scontri sul fiume Evros/Meric. Truppe turche invadono Cipro sud. Le pressioni di Washington sono inutili.


    Settembre 2013

    Rivolta ungherese in Transilvania, contro il montante nazionalismo rumeno. Molti morti e profughi. Proteste da parte di Budapest. Conferenza di Berlino tra Ungheria e Romania. Il conflitto pare scongiurato.


    Ottobre 2013

    Crisi Ucraina. Nel paese, profondamente diviso tra filorussi e filoccidentali, si susseguono manifestazioni dei due gruppi. Disordini e scontri di piazza. Varsavia appoggia i filoccidentali, Mosca i filorussi. Insoddisfazione in settori dell'esercito russo per l'inerzia, a loro dire, del Cremlino.


    Novembre 2013

    I Turchi hanno ormai occupato tutta l'isola di Cipro. Migliaia di profughi si trasferiscono in Grecia. Ma intanto, le truppe elleniche, vittoriose sul continente, avanzano verso Istanbul.


    Dicembre 2013

    Grave situazione economica in quello che resta dell'Unione Europea. Disoccupazione molto alta. Inflazione a due cifre, euro in caduta sul dollaro.
    Greci fermati a pochi chilometri da Istanbul.


    Gennaio 2014

    Offensiva d'inverno turca. I Greci sono travolti, e non riescono a costituire una solide linea difensiva.
    Scontri etnici nella Slovacchia meridionale, dove gli ungheresi chiedono l'indipendenza e l'unificazione con l'Ungheria.


    Febbraio 2014

    Peggiora la situazione in Slovacchia. Per evitare una guerra nel cuore dell'Europa, viene indetta la conferenza di Monaco, dove la Svolacchia accetta di concedere una larga autonomia ai territori ungheresi. Questo però non placa la rivolta, che, anzi, si inasprisce.


    Marzo 2014

    Nella seconda conferenza di Monaco, Bratislava accetta di rinunciare ai territori ungheresi, a patto che questi non si uniscano all'Ungheria.
    L'esercito turco conquista Rodi, e gran parte delle isole del Dodecaneso.


    Aprile 2014

    I territori ungheresi, divenuti indipendenti, dichiarano la propria intenzione di unirsi all'Ungheria. Proteste di Bratislava. Blande proteste da parte delle principali capitali europee. Budapest dichiara che non può rifiutare la richiesta da parte di ungheresi che vogliono riunirsi alla madrepatria. L'Ungheria si annette i territori ungheresi ex slovacchi, senza significative conseguenze.


    Maggio 2014

    I Greci fermano l'avanzata turca sulla linea della penisola di Calcedonia. Sbarchi turchi su molte isole minori dell'Egeo. Ad Atene si teme per Creta, che viene fortificata. Situazione di stallo militare tra Atene e Ankara.


    Giugno 2015

    Rivolta armata in Crimea, che proclama la propria indipendenza. Si teme uno scontro tra marine ucraina e russa a Sebastopoli.


    Luglio 2015

    Mosca accetta. su pressioni della comunità internazionale, di spostare la flotta del mar Nero da Sebastopoli a Novorossisk, a patto che l'esercito ucraino si ritiri dalla Crimea, esclusa la base navale di Sebastopoli.


    Agosto 2015

    Disordini in Macedonia. Scontri etnici tra maggioranza macedone e minoranza albanese.


    Settembre 2015

    La Macedonia precipita nella guerra civile. Volontari albanesi, provenienti da Albania e Cossovo, varcano il confine, e si uniscono alla lotta contro il governo di Skopje. La Macedonia, sull'orlo del disfacimento, chiede aiuto ai "cugini" bulgari.


    Ottobre 2015

    Le forze armate bulgare, su richiesta del legittimo governo macedone, penetrano in Macedonia. proteste di Tirana e Pristina. Il rifiuto di Sofia a fermare le operazioni del suo esercito, provoca l'intervento delle forze armate albanesi. Scontri tra i due eserciti nella Macedonia occidentale. I bulgari, superiori militarmente, non riescono però a penetrare in profondità nell'area abitata da albanesi, a causa delle azioni locali di guerriglia. Il fronte si assesta così sulla linea approssimativa del confine etnico.


    Novembre 2015

    Approfittando della situazione generale, e della crisi di Unione Europea e Nato, la Repubblica Serba di Bosnia proclama unilateralmente la propria indipendenza, e la successiva unificazione con la Serbia. Riprende la guerra di Bosnia.


    Dicembre 2015

    Dopo la Crimea, focolai di rivolta si accendono anche nell'Ucraina sudorientale. L'Ucraina scivola verso la guerra civile.


    Gennaio 2016

    Reciproche accuse tra Belgrado e Zagabria di appoggiare una delle fazioni bosniache. Incidenti di frontiera tra Serbia e Croazia.
    In Grecia, cresce insoddisfazione verso il governo, a causa della situazione economica, e di una guerra che si trascina stancamente, con parte del paese in mano al nemico.


    Febbraio 2016

    Insurrezione di Odessa. L'esercito ucraino si dispone attorno alla città. Rivolte in tutte le principali città dell'Ucraina orientale. La minoranza russa chiede l'aiuto della Russia.
    Guerra aperta tra Croazia e Serbia.
    Rivolta antigovernativa ad Atene. Dura repressione del regime. Iniziano trattative diplomatiche tra Grecia e Turchia.


    Marzo 2016

    Instabilità a Mosca. Alcuni settori militari e nazionalisti, giudicano troppo debole la risposta del governo alla crisi ucraina, e premono per un intervento diretto. Volontari russi partono per l'Ucraina, qualcuno dice armati da settori dell'esercito russo. Le città dell'Ucraina orientale sono ormai campi di battaglia. Prosegue l'assedio di Odessa.La Crimea chiede la protezione del Cremlino.
    Unità serbe entrano in Cossovo. Il contingente internazionale si ritira nelle caserme. I cossovari rispondono con la guerriglia.


    Aprile 2016

    Colpo di stato militare in Russia. Preoccupazione nel Mondo. Reparti russi si schierano sul confine tra Russia e Ucraina. La flotta russa entra a Sebastopoli. dove il grosso della flotta ucraina si autoaffonda, per evitare la cattura. Truppe aviotrasportate russe sbarcano in Transnistria, dove costituire una base per un'eventuale operazione per rompere l'assedio dei governativi ucraini ad Odessa. Proteste da parte della Moldavia per la violazione della propria sovranità. Alcune navi russe lasciano la Crimea, e si dirigono verso Odessa.
    Le truppe croate, supportate da quelle governative bosniache, respingono i serbi, si assicurano Brcko, e avanzano nella parte settentrionale della Repubblica Serba di Bosnia. Belgrado è costretta a richiamare parte delle truppe inviate in Cossovo, per tentare di arginare l'offensiva croato-bosniaca.
    Trattato di pace tra Grecia e Turchia: Cipro, la Tracia occidentale, e il Dodecaneso (ed altre isole dell'Egeo) passano alla Turchia.


    Maggio 2016

    La Moldavia, ritenendosi minacciata dalla forte presenza russa in Transnistria, chiede aiuto alla Romania. Le prime unità rumene varcano il confine e si dirigono verso il Dnestr, mantenendosi comunque ad una certa distanza dal fiume. Bucarest assicura Mosca che il suo esercito interverrà solo nel caso in cui i russi minaccino l'indipendenza della Moldavia.
    Svolta filo-serba in Montenegro, che sentendosi minacciato dal nazionalismo albanese, si riavvicina a Belgrado.
    I governativi ucraini tolgono l'assedio ad Odessa, e lentamente cominciano a ritirarsi dall'Ucraina sud-orientale.


    Giugno 2016

    La minoranza ungherese in Transilvania, approfittando dell'impegno delle forse armate rumene in Moldavia, insorge. Tensione tra Budapest e Bucarest.
    Prime fratture nell'alleanza croato-bosniaca.
    Seconda rivolta antiregime ad Atene. Unità dell'esercito passano dalla parte dei rivoltosi. Guerra civile greca.


    Luglio 2016

    Disordini in Bielorussia.
    Truppe ungheresi penetrano in Transilvania, con la motivazione della difesa della minoranza ungherese.
    L'esercito rumeno, più numeroso, ma in parte impegnato nell'operazione in Moldavia, è costretto a cedere terreno.


    Agosto 2016

    Scontri armati tra Bosniaci e Croati.
    La Transnistria chiede di entrare a far parte dell'Ucraina sudorientale, che si proclama indipendente. Scontri alla periferia di Kiev tra governativi e ribelli.


    Settembre 2016

    Minsk chiede l'aiuto di Mosca per fermare i disordini. Truppe russe in Bielorussia. Grande preoccupazione in Polonia, che mobilita l'esercito alla frontiera con la Bielorussia. Washington assicura un forte appoggio a Varsavia, in funzione antirussa. Mosca si affretta a garantire di non avere mire sulla Polonia. Scetticismo a Varsavia.
    L'esercito rumeno è costretto a ritirarsi oltre i Carpazi, dove riesce a costituire una solida linea di resistenza.
    Accordo bulgaro-albanese per la spartizione della Macedonia.


    Ottobre 2016

    Truppe albanesi entrano in Cossovo. Scontri con l'esercito serbo.
    La Germania, preoccupata per la situazione nell'Europa orientale, e non più efficacemente tutelata dalla NATO, ormai ridottasi ad un guscio vuoto, decide di approvare un programma di riarmo, anche allo scopo di rivitalizzare un'economia in difficoltà. In Germania, forte crescita dei partiti di estrema destra e sinistra.
    Preoccupazioni per il riarmo tedesco nei paesi rimasti nell'Unione Europea.


    Novembre 2016

    I paesi dell'Unione Europea, di fronte alla situazione continentale, e impossibilitati, a causa della gravissima situazione economico finanziaria, ad aumentare le spese militari, decidono di stipula un'alleanza militare difensiva. La Slovenia, circondata da guerre e nazionalismi, si associa all'alleanza, e chiede di essere riammessa nell'Unione.


    Dicembre 2016

    Trattative tra Belgrado, Zagabria e Tirana per la fine delle ostilità. A Sarajevo si teme che la pace sia fatta a costo del territorio bosgnacco. Pressioni di Washington affinché i bosgnacchi abbiano un proprio stato indipendente. Le trattative non interrompono, comunque, le ostilità, che proseguono, anche se su scala minore.


    Gennaio 2017

    Offensiva invernale dei rumeni sui Carpazi e controffensiva ungherese. Nessun significativo progresso da parte di entrambi gli eserciti.
    Nonostante i ripetuti sforzi, le forze ribelli filorusse non riescono a conquistare Kiev, e vengono anzi respinte dai sobborghi della capitale.


    Febbraio 2017

    Mosca chiede concessioni territoriali agli stati slavo baltici: alla Lituania la cessione di una striscia di territorio che unisca la Bielorussia alla provincia di Kalingrad (il famoso Corridoio di Kaliningrad), mentre alla Lettonia le aree di confine con forte componente russa.
    Riga e Vilnius rifiutano, e chiedono l'appoggio della Polonia. Varsavia è però costretta a rifiutare, su pressioni statunitensi, che vogliono arrivare ad un accordo coi russi.


    Marzo 2017

    Stanchi della guerra, ungheresi e rumeni intavolano trattative di pace.
    In Ucraina, pressioni di Washington e Mosca (interessate ad un accordo), portano ad una tregua.


    Aprile 2017


    Pace di Arad: all'Ungheria va la parte di Transilvania abitata da ungheresi, e quella tra quest'area ed il territorio dell'Ungheria. L'esercito ungherese si impegna a sgombrare ogni altro territorio conquistato.


    Maggio 2017

    La fine della guerra magiaro-rumena spinge la Serbia a intensificare le trattative di pace con Croazia e Albania, nel timore di una crisi con gli ungheresi di Vojvodina. Anche l'Albania è ormai prostrata economicamente, e spera solo nella pace. La Croazia teme, dopo la rottura con i Bosgnacchi, di ritrovarsi da sola contro la Serbia, e si associa quindi agli sforzi di pace. Col Trattato di Osjeck, la Repubblica Serba di Bosnia viene divisa in due: la parte settentrionale passa alla Croazia, che si impegna a risarcire, almeno parzialmente, i serbi che vogliano lasciare le loro case (praticamente tutti), mentre la parte meridionale va alla Serbia. La Repubblica di Bosnia si riduce all'area popolata da bosgnacchi (l'Erzegovina croata va alla Croazia). Per quanto riguarda il Cossovo, il terzo superiore torna alla Serbia, mentre la restante parte si aggrega all'Albania.


    Giugno 2017

    Anche in Ucraina si arriva alla pace. Il paese viene diviso in due: la Repubblica Ucraina, con capitale Kiev, e la restante parte, che, dopo un referendum viene annessa dalla Russia. Corollario al trattato è la cessione alla Russia del Corridoio di Kaliningrad e alcune aree lettoni.


    Luglio 2017

    Proteste a Barcellona: la pesante crisi economica acuisce le spinte indipendentiste.


    Agosto 2017

    Disordini in Irlanda del Nord e Paesi Baschi.


    Settembre 2017


    Si tiene il previsto referendum in Scozia sull'indipendenza. Il "sì" vince con ampio margine. Iniziano le trattative che porteranno ad una Scozia indipendente.


    Ottobre 2017

    Scontri nei Paesi Baschi. Inquietudine in Catalogna e in tutta l'area di lingua catalana. Si teme che la situazione possa precipitare. L'Irlanda del Nord scossa da scontri e violenze.


    Novembre 2017

    Conferenza di Marsiglia, tra i paesi dell'Unione Europea, per discutere della situazione spagnola. Proposta francese per un riconoscimento dell'indipendenza delle comunità di lingua catalana e dei Paesi Baschi, ma all'interno di una federazione europea, insieme alla Spagna. Quest'ultima rifiuta.


    Dicembre 2017

    Manifestazioni e scontri in Catalogna. I Paesi Baschi sull'orlo della guerra civile.


    Gennaio 2018

    I Paesi Baschi proclamano la propria indipendenza. Si teme un colpo di stato a Madrid. Manifestazioni di vario orientamento nella capitale spagnola. Il governo spagnolo cerca di mantenere la situazione sotto controllo. Inquietudine in Galizia


    Febbraio 2018

    Seconda conferenza di Marsiglia. La Francia ripropone il proprio piano, e stavolta Madrid accetta. Soddisfazione in Catalogna, Comunità Valenziana e Baleari, che accettano le condizioni per l'indipendenza. I Paesi Baschi, invece, dichiarano di essere già indipendenti, e rifiutano la condizione posta di entrare in una federazione europea. Dopo tese trattative, i Paesi Baschi accettano di rivedere la propria posizione, e di entrare nella federazione. La Galizia resta una regione spagnola.


    Marzo 2018

    Continuano gli scontri in Irlanda del Nord. A Londra, sempre più politici sostengono che sia ora di liberarsi della scomoda regione, concedendo l'indipendenza.


    Aprile 2018

    Bielorussia e Ucraina sud-orientale e Crimea chiedono l'annessione alla Russia. La richiesta è prontamente accolta da Mosca.
    Si riaccende la guerra tra Armenia e Azerbaijan. Vittorie della prima, che si annette ufficialmente il Nagorno Kharabakh e il territorio che lo separa dall'Armenia.


    Maggio 2018

    La provincia azera di Nahicevan, sempre più isolata da Baku, si dichiara indipendente.
    Abkhazia e Ossezia meridionale chiedono l'annessione alla Russia, che anche in questo caso accetta prontamente.


    Giugno 2018

    Movimenti di truppe russe alla frontiera settentrionale azera. Baku chiede il supporto degli Stati Uniti, che fanno pressioni su Mosca perché garantisca di non avere mire sull'ex repubblica sovietica.


    Luglio 2018

    Conferenza di San Pietroburgo, tra i rappresentanti di Mosca, Washington, Jerevan, Tbilisi e Baku. L'Armenia si vede riconosciute le conquiste, mentre Mosca ottiene il riconoscimento per l'annessione di Abkhazia e Ossezia meridionale. In cambio, Azerbaijan e Georgia ottengono garanzie da Mosca per la propria indipendenza.


    Agosto 2018

    Fine della guerra civile greca. Il nuovo governo provvisorio promette elezioni per la successiva primavera.
    Serie di attentati in Irlanda del Nord. La popolazione inglese è stanca della situazione nel territorio d'oltremare.


    Settembre 2018

    Viene ufficialmente proclamata l'indipendenza della Repubblica dei Paesi Baschi e della Repubblica delle Comunità Catalane (Catalogna, Comunità Valenziana e Baleari).
    Iniziano i lavori per la stesura della costituzione della futura federazione europea.
    Il primo ministro inglese promette entro pochi mesi un referendum in Irlanda del Nord per l'indipendenza.


    Ottobre 2018

    Manifestazioni di gruppi estremisti di destra e sinistra in molte città tedesche.
    In quella che appare come un'evidente risposta all'espansionismo russo, Varsavia e Kiev annunciano l'intenzione di creare un'unione tra i due paesi.


    Novembre 2018

    Bancarotta del Giappone. Ripetuti crolli delle borse mondiali. Peggioramento della crisi economica in Europa.


    Dicembre 2018

    La Russia decide di cambiare il proprio nome da federazione russa a repubblica russa. I poteri residui delle repubbliche autonome vengono sempre più ridotte. Inizia un'opera di intensa russificazione da parte del Cremlino.


    Gennaio 2019

    A tempo di record viene presentata la costituzione della futura Costituzione Europea.
    Referendum in Irlanda del Nord. Di poco vince l'indipendenza, condizionata però al divieto di unificazione con il resto dell'Irlanda.


    Febbraio 2019

    Inizia il processo di ratifica della costituzione europea.
    Tensione tra Russia E Kazakhstan a proposito dei milioni di russi residenti nel secondo.


    Marzo 2019

    La Slovenia, a sorpresa, decide di non ratificare la costituzione. A Lubiana si ritiene che la situazione balcanica, ora che le guerre si sono concluse, non sia più tale da costituire un rischio alla sicurezza del paese.
    L'Irlanda del Nord diviene indipendente. Ma proseguono gli scontri tra opposte fazioni.


    Aprile 2019

    Insurrezione della minoranza russa nel nord del Kazakhstan. L'esercito kazaco tenta di reprimere la rivolta. Reparti russi si schierano sul confine kazaco, minacciando di intervenire.


    Maggio 2019

    Il governo di Ashtana è costretto a venire a patti con gli insorti, e promette di concedere loro una larghissima autonomia.


    Giugno 2019

    Con l'accordo di Mosca, Ashtana accetta una presenza militare russa sul suo territorio a tutela della minoranza russa e della stabilità della regione.
    Il Kazakhstan diventa una sorta di protettorato russo.


    Luglio 2019

    Termina il processo di ratifica della costituzione europea.
    Le elezioni in Grecia segnano il ritorno della democrazia.


    Settembre 2019

    Proclamazione ufficiale della Federazione Europea, composta da sette stati: Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Comunità Catalana, Vallonia e Lussemburgo. La lingua di fatto è il francese. La Francia voleva che la capitale fosse Parigi, ma questo avrebbe dato un senso di "annessione" agli altri membri. Si decide quindi per un compromesso: Lione. Ma le condizioni economiche restano assai preoccupanti, con l'euro moneta debole, e una disoccupazione a livelli allarmanti.


    Ottobre 2019

    Negli Stati Uniti, l'economia è stagnante. Forti critiche al governo federale. Molti chiedono maggiore autonomia da parte degli stati. Altri guardano con favore una trasformazione in senso confederale. Qualcuno si spinge oltre...
    Preoccupazione nella neonata Unione polacco-ucraina, che vede un ulteriore indebolimento del peso americano in Europa in funzione antirussa.


    Novembre 2019

    Nella capitale dell'Unione polacco-ucraina, Cracovia, si decide un netto aumento delle spese per la difesa, compatibilmente con la perdurante crisi economica.
    Anche la Romania, preoccupata dall'espansionismo russo, decide misure analoghe a quelle dei polacco-ucraini.


    Dicembre 2019

    Budapest, allarmata dal riarmo rumeno, che si teme possa preludere ad una nuova guerra transilvana, potenzia le proprie forze armate. Ma lo stesso fanno, temendo una nuova stagione di espansionismo ungherese, la Serbia e la piccola Slovacchia.


    Gennaio 2020

    Croazia e Albania reagiscono al riarmo serbo riarmandosi a loro volta.


    Febbraio 2020

    Anche la Bulgaria, in risposta ad un possibile rafforzamento dell'Albania, decide di potenziare le proprie forze armate.


    Marzo 2020

    Sull'Europa aleggia un clima di tensione, e vi è il sempre diffuso timore che gli anni '20 del secolo saranno una triste replica del decennio precedente...




    Saluti.

    Midìl




    P.S.1: Mappa del'Europa nel 2020:



    (Mappa originale: qui)



    P.S.2: Si noterà che si salta dal maggio 2014 al giugno 2015. Troppo tardi per correggere... Ehm, facciamo finta di niente...
    Ultima modifica di Midìl; 26-11-11 alle 22:11

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Ucronia: Europa 2012-2020

    Da aggiungere che ho chiamato penisola di Calcedonia la penisola Calcidica (vabbé, errare è umano), e ho indicato Gent, citta fiamminga, come capitale di fatto della Vallonia (e questo è un errore decisamente più imbarazzante). Non credo comunque, purtroppo, che siano i soli errori...

    Saluti.

    Midìl

  3. #3
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    Predefinito Rif: Ucronia: Europa 2012-2020

    bellissimo e molto realistico... comunque questi confini europei mi piacciono molto di piu' di quelli attuali, dove assistiamo a stati assurdi: Macedonia, Moldavia, Kossovo, Bosnia, Bielorussia

    Una piccola osservazione: la Germania non è affatto interessata a riprendersi i tedeschi del Belgio (Eupen e Malmedy) mentre il piccolo e ricchissimo granducato de Lussemburgo potrebbe rafforzarsi non poco e potrebbe mettere sul piatto fin da subito i miliardi necessari per sviluppare quella zona, ho letto recentemente un libro sulla questione
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 16-12-11 alle 19:16
    non piu' interessato a questo forum

  4. #4
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    Predefinito Rif: Ucronia: Europa 2012-2020

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Da aggiungere che ho chiamato penisola di Calcedonia la penisola Calcidica (vabbé, errare è umano), e ho indicato Gent, citta fiamminga, come capitale di fatto della Vallonia (e questo è un errore decisamente più imbarazzante). Non credo comunque, purtroppo, che siano i soli errori...

    Saluti.

    Midìl
    infatti, la capitale della vallonia potrebbe essere Namur, sempre che il ricco Lussemburgo non approfitti della crisi economica per comprare il Lussemburgo belga, di cui Namur fa parte
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  5. #5
    Nichilismo Cristiano
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    Predefinito Rif: Ucronia: Europa 2012-2020

    La Germania rimane ferma? Sarebbe logico che cercasse di fare una sua alleanza con Paesi Bassi, Austria, Repubblica Ceka. Forse anche Slovenia e Ungheria.

  6. #6
    Super Troll
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    Predefinito Rif: Ucronia: Europa 2012-2020

    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    La Germania rimane ferma? Sarebbe logico che cercasse di fare una sua alleanza con Paesi Bassi, Austria, Repubblica Ceka. Forse anche Slovenia e Ungheria.
    e poi con l'ingrandimento della Polonia a est potrebbe cercare di riprendersi qualche fetta ex tedesca tipo la Slesia o la Prussia
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  7. #7
    Super Troll
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    Predefinito Rif: Ucronia: Europa 2012-2020

    i tre paesi Baltici potrebbero unirsi in un unico stato federale, oppure Finlandia e Estonia, paesi molto simili, potrebbero unirsi
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  8. #8
    Nichilismo Cristiano
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    Predefinito Rif: Ucronia: Europa 2012-2020

    La cosa più probabile è che la Germania in questa situazione voglia attirare nell'area del marco i paesi vicini con i conti a posto. A quel punto il Lussemburgo dovendo scegliere tra pagare i debiti dei paesi latini ed entrare nell'area economica tedesca non dovrebbe avere molti dubbi.

    Facile che il Lussemburgo dopo aver comprato il suo pezzo di Belgio passi con i tedeschi, assieme a Paesi Bassi, Austria e Ceki.

    Rimarrebbe una federazione dei paesi di lingua neo-latina occupata a cercare un modo per pagare i debiti.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Ucronia: Europa 2012-2020

    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    La cosa più probabile è che la Germania in questa situazione voglia attirare nell'area del marco i paesi vicini con i conti a posto. A quel punto il Lussemburgo dovendo scegliere tra pagare i debiti dei paesi latini ed entrare nell'area economica tedesca non dovrebbe avere molti dubbi.

    Facile che il Lussemburgo dopo aver comprato il suo pezzo di Belgio passi con i tedeschi, assieme a Paesi Bassi, Austria e Ceki.

    Rimarrebbe una federazione dei paesi di lingua neo-latina occupata a cercare un modo per pagare i debiti.
    ma non possiamo paragonare la situazione del debito francese a quella italiana, i francesi in larghissima parte le tasse le pagano, il giorno in cui i francesi subiranno una riforma neanche troppo dura, tipo la pensione a 65/67 anni e qualche altro ritocco, la struttura resta buona, quella italiana invece è molto piu' problematica, io non vedo la Francia nel girone dei paesi a rischio fallimento...
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 16-12-11 alle 20:45
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Ucronia: Europa 2012-2020

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    Una piccola osservazione: la Germania non è affatto interessata a riprendersi i tedeschi del Belgio (Eupen e Malmedy) mentre il piccolo e ricchissimo granducato de Lussemburgo potrebbe rafforzarsi non poco e potrebbe mettere sul piatto fin da subito i miliardi necessari per sviluppare quella zona, ho letto recentemente un libro sulla questione
    Non credo sia possibile che il Lussemburgo inglobi le minoranze tedesche in Belgio. Almeno non tutte, perché l'area germanofona belga acquisita da Bruxelles dopo la Grande Guerra, è divisa in due aree non contigue geograficamente, di cui quella più a nord non confinante con il Lussemburgo. Mi aspetto quindi che quest'ultima, in caso di possibilità di scelta, opti per la Germania. Quella più a sud potrebbe anche scegliere il Lussemburgo, dove però la lingua principale non è esattamente il tedesco, ma il lussemburghese, cosa non trascurabile (anche per gli equilibri interni del granducato). Quindi, a mio parere, l'esito più probabile di un qualche referendum, sarebbe un ritorno alla Germania (esclusi, al limite, alcuni comuni di lingua lussemburghese). Di fronte ad una richiesta di riunificazione, non osteggiata internazionalmente, non credo che Berlino rifiuterebbe (non ne avrebbe motivo, considerando anche che stiamo parlando di poche decine di migliaia di persone).

    http://en.wikipedia.org/wiki/German-...ity_of_Belgium

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    La Germania rimane ferma? Sarebbe logico che cercasse di fare una sua alleanza con Paesi Bassi, Austria, Repubblica Ceka. Forse anche Slovenia e Ungheria.
    e poi con l'ingrandimento della Polonia a est potrebbe cercare di riprendersi qualche fetta ex tedesca tipo la Slesia o la Prussia
    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    La cosa più probabile è che la Germania in questa situazione voglia attirare nell'area del marco i paesi vicini con i conti a posto. A quel punto il Lussemburgo dovendo scegliere tra pagare i debiti dei paesi latini ed entrare nell'area economica tedesca non dovrebbe avere molti dubbi.

    Facile che il Lussemburgo dopo aver comprato il suo pezzo di Belgio passi con i tedeschi, assieme a Paesi Bassi, Austria e Ceki.

    Rimarrebbe una federazione dei paesi di lingua neo-latina occupata a cercare un modo per pagare i debiti.
    Secondo me la Germania ha poche possibilità di uscire da un suo "isolamento". Dopo la rottura con la Francia, sarebbe circondata solo da stati piccoli, esclusa la Polonia. Di conseguenza, ogni forma di unione politica (ma anche economica) risultante, sarebbe totalmente dominata da Berlino. Se ad esempio consideriamo la popolazione, la Germania ha 80 milioni di abitanti, i Grandi Paesi Bassi (dopo l'annessione delle Fiandre), ne avrebbero un po' più di 20 milioni, mentre Repubblica Ceca e Austria non andrebbero oltre, rispettivamente i dieci e gli otto milioni, in totale, circa 40 milioni, contro gli 80 della Germania. Dubito che si potrebbe trovare un equilibrio soddisfacente. A mio parere, una Germania senza la Francia, è condannata ad una relativa "solitudine" (la sola (forse) possibile alternativa, la Polonia, non mi pare adatta al ruolo che dovrebbe ricoprire).
    La possibilità poi che Germania provi a riprendersi la Slesia o la Prussia Orientale, mi pare assai improbabile, a meno che non sia disposta ad una gurerra con la Polonia, cosa poco probabile nel medio periodo (sono arrivato al 2020). Più in là, se ci fosse una svolta germanica militarista e revanscista, tutto sarebbe possibile. Ma questo potrebbe scatenare una nuova grande guerra europea (mentre io mi sono limitato a conflitti locali, diffusi ma circoscritti), con Germania e Russia da una parte, Polonia-Ucraina in mezzo, e potremmo assistere ad un tentativo di quinta spartizione della Polonia (dopo quelli, riusciti, della seconda metà del '700 e quello del 1939).

    Saluti.

    Midìl
    Ultima modifica di Midìl; 17-12-11 alle 15:29

 

 
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