Sebbene oggi si finga di dimenticarlo in molti (criticando invece i Comunisti ricchi, come se essi propugnassero una ideologia della povertà) è il Cristianesimo a presentare la Povertà come primo di tutti i requisiti per ingraziarsi Dio. Addirittura, non è necessario procurarsi neppure il minimo necessario per il sostentamento:
"Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena" (Matteo 6;25-34)
"Non vi affannate ad accumulare tesori sulla terra, dove tingola e ruggine consumano, dove ladri scassinano e portano via. Accumulatevi tesori in cielo, dove tingola e ruggine non consumano nè ladri scassinano e portano via" (Matteo 6;19)
Chi segue Cristo, dunque, non accumulerà nulla, né soldi nelle tasche, né due vestiti, né scarpe.
“Non vi procurate oro argento o pecunia per le vostre tasche, non una borsa per il viaggio, né due tuniche, né calzature e neppure un bastone; poiché l’operaio ha diritto al suo sostentamento”
Chi possiede delle ricchezze deve dunque venderle e darle ai poveri, altrimenti non entrerà nel regno dei cieli.
“Va, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo: poi vieni e seguimi” (Mt 19;21); “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel Regno di Dio! […] è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel regno di Dio.
[Noi] poveri, mentre arricchiamo molti; gente che non ha nulla, mentre possediamo tutto! (2co 6;10)
Avendo però di che nutrirci e il necessario per coprirci, accontentiamoci di queste cose. Coloro infatti che vogliono diventar ricchi, incappano nella tentazione, nel laccio di Satana e in molteplici desideri insensati e nocivi, i quali sommergono gli uomini nella rovina e nella perdizione, perché la radice di tutti i mal è l’amore al danaro, per il cui sfrenato desiderio alcuni si sono sviati dalla fede e da se stessi si sono martoriati con molti dolori (1Tm 6;8-10)
Possedere più dello stretto necessario è dunque una indicazione di inimicizia con Dio:
Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo perché fossero ricchi nella fede ed eredi del regno che egli promise a quelli che lo amano? (Gc 1;5) Orsù dunque voi ricchi pienagete e lamentatevi per le sciagure che si abbatteranno su di voi. La vostra ricchezza è putrida e i vostri indumenti sono divenuti preda delle tarme, il vostro oro e argento si sono arrugginiti […] siete vissuti nel lusso sulla terra, vi siete dati ai piaceri: vi siete ingrassati per il giorno del macello! (Gc 5;1-6)
Stranamente, coloro che, pur benestanti o miliardari, si battono il petto nelle Chiese, non sono oggetto di disapprovazione da parte della comunità di fedeli, a cominciare dalle alte gerarchie ecclesiastiche.




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