Una svolta contro la recessione
martedì 29 novembre 2011 | Redazione Sel | 8 commenti
Non è più stagnazione: adesso è recessione. Se le previsioni dell’Ocse si riveleranno precise la crescita dell’Italia nel 2012 passerà dal sinora preventivato più 0,1% a meno 0,5%. E’ una pessima notizia. Il rendimento dei titoli di Stato nell’asta di oggi è del 7,1%, con spread oscillante intorno ai 480 punti. Non è una notizia, dal momento che va così ormai da un bel pezzo. Ma il dato è pessimo lo stesso.
Questa doppia Caporetto registra, in via definitiva e senza appello, il fallimento della politica con cui Giulio Tremonti aveva affrontato la crisi: un esercizio di gretta e iniqua ragioneria basato su tagli lineari, soffocamento degli enti locali, progressivo smantellamento anche delle ultime vestigia di Stato sociale. I tagli , come era facilmente prevedibile, bloccano ogni possibilità di ripresa e sviluppo e neppure raggiungono l’ambito risultato di rimettere a posto i conti.
E’ un gioco a somma zero: non presenta vantaggi di sorta. Eppure ancora oggi un numeroso coro insiste nell’indicare con piglio sicuro la disastrosa china già imboccata da Berlusconi e Tremonti: più tagli, più rigore, più sacrifici per i sacrificati.
Pare incredibile che l’Europa, patria e culla del Welfare, debba volgere l’orecchio verso i ringhiosi e competitivi Stati uniti per ascoltare una parola di saggezza e una critica alla strategia fallimentare sin qui dispiegata dalla Ue e dalla Bce. E tuttavia è un fatto che proprio il paese della reaganomics sappia in questo momento guardare più di noi le cose senza il velo spesso di ottundente ideologia che impera da questa parte dell’Atlantico.
Oggi il presidente Obama incontrerà alla Casa Bianca i vertici della Ue, Barroso e van Rompuy. Se le indiscrezioni della vigilia non mentono, gli chiederà di modificare le linee di condotta adottate e, tra le altre cose, di ripensare la strategia del rigore a tutti i costi sin qui considerata dogma. Si possono stringere i cordoni della borsa quanto si vuole, ma se la conseguenza è recessiva il solo risultato sarà quello di mettere in ginocchio il territorio e le popolazioni senza migliorare di una virgola la situazione dei conti pubblici. Il problema è nel manico, infliggere badilate sempre più pesanti farà danno a tutti senza servire a nulla. Non è teoria: il caso italiano sta qui a dimostrarlo.
Noi speriamo che la Ue ascolti il consiglio del presidente degli Usa. Ma ci aspettiamo anche che il governo italiano chieda le stesse cose, segni così la propria discontinuità con lo sfacelo provocato da chi lo ha preceduto, insista per ottenere una simile discontinuità anche dall’Europa.
Non è una pretesa astrusa. E’ quel che è ovvio e lecito attendersi da un governo che è nato con la missione di imboccare una via diversa da quella percorsa nel passato e che solo nell’adempimento di questo compito può trovare la sua legittimazione.
Sinistra Ecologia e Libertà
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