DIALOGHI - Massimo Dadea
L'assessore studia male
In molti ricordano le dichiarazioni dell’assessore della Sanità al momento del suo insediamento. Alla domanda del cronista che le faceva notare la sua scarsa esperienza, con disarmante sincerità risponse che più che inesperta, si sentiva assolutamente incompetente e s’impegnava però a studiare di buona lena. Qualcuno, con sottile ironia, siaffrettò ad aggiungere che la speranza era che almeno studiasse dai testi giusti e soprattutto si affidasse a dei buoni maestri. A distanza di un congruo lasso ditempo dobbiamo amaramente constatare che forse l’assessore avrà studiato con impegno, ma non dai testi giusti e purtroppo si è affidata a dei cattivi maestri.
Infatti, come si evince dalla relazione sullo “Stato di attuazione dell’assistenza sanitaria per l’anno 2010”, che accompagna la legge Finanziaria regionale, la condizione della Sanità sarda risulta ulteriormente peggiorata rispetto allo scorso anno. Si sono accentuati i nodi strutturali di una organizzazione finalizzata quasi esclusivamente a rispondere alle patologie acute, ma che trascura la prevenzione primaria e secondaria. Un Servizio sanitario regionale che riesce a dare risposte efficaci al paziente ospedalizzato ma che una volta dimesso viene abbandonato a se stesso in mancanza di un sistema di servizi territoriali capaci di assicurare una adeguata continuità assistenziale.
Un’organizzazione sanitaria segnata da quella che viene chiamata la distorsione “ospedalocentrica”, imperniata sulla preminenza dell’ospedale a discapito dei servizi territoriali deputati alla prevenzione, come testimonia la distribuzione della spesa sanitaria: il 51% all’assistenza ospedaliera, il 5% all’assistenza collettiva in ambiente di vita e di lavoro, il 44% all’assistenza distrettuale. Una spesa sanitaria fuori controllo, gravata da un disavanzo che è ulteriormente aumentato, passando dai 265 milioni di euro per il 2009, ai quasi 273 milioni per l’anno 2010 e con una previsione per il2011 diun ulteriore incremento. La spesa farmaceutica, dopo la contrazione registrata negli anni 2007 e 2008, durante l’esperienza della giunta disinistra, registra un nuovo irresponsabile aumento, tanto da confermare per la Sardegna il deplorevole primato di regione con “la più alta incidenza della spesa farmaceutica”.
Emblematico è l’incremento della spesa per il personale, così come quello per le consulenze e le collaborazionie quello assai sospetto dei contratti interinali, dove si distingue per intraprendenza l’Azienda ospedaliera Brotzu. Un’organizzazione sanitaria ormai senza governo che è andata sempre più configurandosi come un vero e proprio sistema feudale, dove le ASL sono dei veri e propri feudi sottratti al controllo dell’assessore e che rispondono al “signorotto” locale. L’assenza di un’efficace azione di controllo e d’indirizzo da parte della giunta regionale ha consentito alle Asl una gestione “allegra”, attenta più alla bottega e alla clientela che al contenimento della spesa.
Un comportamento incoraggiato dall’inerzia e dalla connivenza della giunta regionale che, come è avvenuto anche in questi giorni, continua a ripianare a piè di lista e senza battere ciglio ildisavanzo delle Asl. La sensazione è che, a dispetto dell’impegno e dell’applicazione dell’assessore, la Sanità in Sardegna sia funzionale più agli appetiti clientelari della maggioranza di destra che ai bisogni di salute dei cittadini sardi.
2 dicembre 2011di Massimo Dadea