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  1. #1
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Grecia: una nuova fase di lotta armata diffusa?

    Intervista a Yianna Kurtovik, avvocato greco che difende i militanti dell'estrema sinistra
    Sembra di essere tornati agli anni Settanta. Il 17 giugno scorso, davanti a un edificio anonimo di Atene, un uomo viene assassinato da dieci colpi di pistola. E' un poliziotto del nucleo anti terrorismo greco. Piantonava la casa di Sofia Kyriakidou, ex militante di Lotta del Popolo Rivoluzionario (Ela), attivo in passato nell'ambiente marxista extraparlamentare.

    Oggi è arrivata la rivendicazione dell'attentato, recapitata alla redazione del quotidiano Ta Nea.
    La firma è nota agli inquirenti greci: la Setta dei Rivoluzionari, una sigla salita alla ribalta nell'ultimo biennio caldo che ha infiammato la Grecia con attentati quotidiani. ''Continueremo a uccidere poliziotti e altri maiali di stato'', dice il comunicato, ''strapperemo la lingua a chiunque collaborerà con il potere. D'ora in poi le esecuzioni politiche saranno all'ordine del giorno''. Nella nota, oltre alle minacce, sono anche delineate linee strategiche del gruppo: ''Siamo una formazione di guerriglia urbana, che si muove sulla base dell'insegnamento maoista: colpirne uno per educarne cento''. Nel mirino poliziotti, imprenditori, politici, giornalisti. L'ultima parte del comunicato è dedicato alla Kyriakidou e ai possibili testimoni oculari. Chi parla verrà ucciso. Un clima d'altri tempi, ma la situazione in Grecia diventa sempre più calda. Ai gruppi come la Setta, si aggiungono i movimenti sorti tra gli studenti e i disoccupati e, a causa della crisi, la mobilitazione dei principali settori d'impiego della vita economica ellenica. Per capire quali legami, veri o presunti, esistano tra la situazione attuale e la stagione dei gruppi armati del passato, PeaceReporter ha intervistato Yianna Kurtovik, uno degli avvocati più noti in Grecia. Nel 2002, ha assunto la difesa dei vertici della 17 Novembre, che prese il nome dal giorno della violenta repressione della rivolta degli studenti del Politecnico di Atene, il 17 novembre 1973, durante la dittatura dei colonnelli (1967-1974) e ha avuto come obiettivi principali gli interessi Usa in Grecia e alcuni imprenditori. Si avevano ben poche notizie su questo gruppo fino al 2002 quando venne arrestato uno di loro. Nel 2003 sono stati tutti condannati. Yianna è stanca. Lo dicono i suoi occhi, arrossati da mille documenti spulciati con minuzia.

    Cosa accade in questo Paese? Stanno tornando gli anni di piombo? ''Le azioni della 17 novembre si svilupparono in un clima particolare, dopo la dittatura, dove la destra dominava comunque in Grecia, grazie a una sorta di Stato nello Stato, nelle istituzioni e nelle forze dell'ordine. Godeva, e questo non si può negare, della simpatia popolare'', risponde l'avvocato Kurtovik. ''Questa prossimità è durata fino a quando non ci è andato di mezzo il primo civile. A quel punto il sostegno popolare si è raffreddato. Adesso non succede, le azioni di questi gruppi non vengono supportate come prima''. Non bisogna mai abbassare la guardia, però. ''Certo, anche perché la Grecia è un Paese particolare. Una guerra civile, una dittatura e una crisi sociale molto forte. Quello greco è un popolo che ha sofferto molto e qui tutte le forme di resistenza trovano alloggio. Magari ci si divide sui metodi, ma tutte le forme di lotta sono rispettate. Anche io, in fondo, le rispetto. Nel senso che io resisto in modo differente, ma sono una forma di resistenza del popolo. Sono dalla parte dei poveri, non da quella dei potenti. Quando c'era il processo contro la 17 novembre e Ela, sulla carta, tutti erano a favore di punizioni esemplari all'inizio dei dibattimenti. Poco a poco, però, tutta la società ha fraternizzato durante il processo con questi imputati. Mi fermavano per strada e mi dicevano che lo sostenevano. In fondo, in Grecia, alla sinistra é rimasta l'egemonia della questione morale della lotta e la sinistra, in Grecia, scrive ancora la storia'', dice Yianna sorridendo.

    La reazione furiosa dei giovani all'omicidio del 15enne Alexis Grigoulopoulos, a dicembre, da parte di un poliziotto, è il segnale di una possibile saldatura tra i gruppi estremisti 'politici' e la rabbia 'anarchica' dei giovani?
    ''I fatti di dicembre non sono arrivati per caso: c'è un senso d'impunità delle forze dell'ordine in Grecia che estremizza la protesta. L'omicidio di Alexis è stato l'apice di un clima di violenza che ha scatenato la reazione delle persone non per il singolo episodio, ma per la cultura dell'impunità che gravita attorno a questi episodi'', spiega Yianna. ''Una sequela di abusi, soprattutto negli ultimi due-tre anni, ha generato questa mobilitazione tra i giovani, in particolare per gli studenti. L'articolo 16, per esempio (La revisione dell'articolo 16 della Costituzione Greca in cui si stabilisce il diritto di ogni cittadino ad una istruzione pubblica e libera. Perciò, le università private e commerciali potranno diffondersi e altre istituzioni private di formazione saranno riconosciute ufficialmente dallo Stato ndr) ha portato in piazza migliaia di studenti, a questa mobilitazione la polizia e le forze dell'ordine hanno risposto con una violenza inaudita. Addirittura con l'uso di gas e sostanze chimiche e spray urticanti spruzzati in faccia. Molto pericoloso. Abbiamo provato a dar vita a cause collettive, ma aspettiamo di vedere dei risultati - continua l'avvocato Kurtovik - E a dicembre non solo i giovani sono scesi in piazza esasperati. Perché in quei giorni è esploso un malcontento che viene da anni e anni di abusi. Si parla, negli ultimi trenta anni, di 67 omicidi di Stato impuniti. Pene minime o impunità''

    Ma questo potrebbe essere il segnale della nascita di una nuova generazione affascinata dalla lotta armata, dove magari gruppi come la Setta dei Rivoluzionari possa raccogliere adepti?
    ''Una nuova generazione della lotta armata esiste già'', risponde con durezza Yianna. ''La repressione violenta e i metodi utilizzati ai tempi della lotta contro la 17 novembre ha influito anche su persone che non hanno mai dimostrato di essere legate al gruppo nel 2002. Una repressione molto dura. Si è creato un nuovo fronte contro lo Stato e a favore della lotta armata, che pareva sconfitta. La violenza è diventato il metodo di una nuova generazione. Esiste, certo che esiste - conclude Yianna - Questo sistema repressivo dà a queste azioni di lotta armata un senso, ne sono un prodotto. Sono il pretesto per nuove misure repressive. Ma lo Stato non lo capisce e la situazione non promette nulla di buono''.

    Christian Elia


    http://it.peacereporter.net/articolo...+ancora+piombo

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Grecia: una nuova fase di lotta armata diffusa?

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Intervista a Yianna Kurtovik, avvocato greco che difende i militanti dell'estrema sinistra
    Sembra di essere tornati agli anni Settanta. Il 17 giugno scorso, davanti a un edificio anonimo di Atene, un uomo viene assassinato da dieci colpi di pistola. E' un poliziotto del nucleo anti terrorismo greco. Piantonava la casa di Sofia Kyriakidou, ex militante di Lotta del Popolo Rivoluzionario (Ela), attivo in passato nell'ambiente marxista extraparlamentare.

    Oggi è arrivata la rivendicazione dell'attentato, recapitata alla redazione del quotidiano Ta Nea.
    La firma è nota agli inquirenti greci: la Setta dei Rivoluzionari, una sigla salita alla ribalta nell'ultimo biennio caldo che ha infiammato la Grecia con attentati quotidiani. ''Continueremo a uccidere poliziotti e altri maiali di stato'', dice il comunicato, ''strapperemo la lingua a chiunque collaborerà con il potere. D'ora in poi le esecuzioni politiche saranno all'ordine del giorno''. Nella nota, oltre alle minacce, sono anche delineate linee strategiche del gruppo: ''Siamo una formazione di guerriglia urbana, che si muove sulla base dell'insegnamento maoista: colpirne uno per educarne cento''. Nel mirino poliziotti, imprenditori, politici, giornalisti. L'ultima parte del comunicato è dedicato alla Kyriakidou e ai possibili testimoni oculari. Chi parla verrà ucciso. Un clima d'altri tempi, ma la situazione in Grecia diventa sempre più calda. Ai gruppi come la Setta, si aggiungono i movimenti sorti tra gli studenti e i disoccupati e, a causa della crisi, la mobilitazione dei principali settori d'impiego della vita economica ellenica. Per capire quali legami, veri o presunti, esistano tra la situazione attuale e la stagione dei gruppi armati del passato, PeaceReporter ha intervistato Yianna Kurtovik, uno degli avvocati più noti in Grecia. Nel 2002, ha assunto la difesa dei vertici della 17 Novembre, che prese il nome dal giorno della violenta repressione della rivolta degli studenti del Politecnico di Atene, il 17 novembre 1973, durante la dittatura dei colonnelli (1967-1974) e ha avuto come obiettivi principali gli interessi Usa in Grecia e alcuni imprenditori. Si avevano ben poche notizie su questo gruppo fino al 2002 quando venne arrestato uno di loro. Nel 2003 sono stati tutti condannati. Yianna è stanca. Lo dicono i suoi occhi, arrossati da mille documenti spulciati con minuzia.

    Cosa accade in questo Paese? Stanno tornando gli anni di piombo? ''Le azioni della 17 novembre si svilupparono in un clima particolare, dopo la dittatura, dove la destra dominava comunque in Grecia, grazie a una sorta di Stato nello Stato, nelle istituzioni e nelle forze dell'ordine. Godeva, e questo non si può negare, della simpatia popolare'', risponde l'avvocato Kurtovik. ''Questa prossimità è durata fino a quando non ci è andato di mezzo il primo civile. A quel punto il sostegno popolare si è raffreddato. Adesso non succede, le azioni di questi gruppi non vengono supportate come prima''. Non bisogna mai abbassare la guardia, però. ''Certo, anche perché la Grecia è un Paese particolare. Una guerra civile, una dittatura e una crisi sociale molto forte. Quello greco è un popolo che ha sofferto molto e qui tutte le forme di resistenza trovano alloggio. Magari ci si divide sui metodi, ma tutte le forme di lotta sono rispettate. Anche io, in fondo, le rispetto. Nel senso che io resisto in modo differente, ma sono una forma di resistenza del popolo. Sono dalla parte dei poveri, non da quella dei potenti. Quando c'era il processo contro la 17 novembre e Ela, sulla carta, tutti erano a favore di punizioni esemplari all'inizio dei dibattimenti. Poco a poco, però, tutta la società ha fraternizzato durante il processo con questi imputati. Mi fermavano per strada e mi dicevano che lo sostenevano. In fondo, in Grecia, alla sinistra é rimasta l'egemonia della questione morale della lotta e la sinistra, in Grecia, scrive ancora la storia'', dice Yianna sorridendo.

    La reazione furiosa dei giovani all'omicidio del 15enne Alexis Grigoulopoulos, a dicembre, da parte di un poliziotto, è il segnale di una possibile saldatura tra i gruppi estremisti 'politici' e la rabbia 'anarchica' dei giovani?
    ''I fatti di dicembre non sono arrivati per caso: c'è un senso d'impunità delle forze dell'ordine in Grecia che estremizza la protesta. L'omicidio di Alexis è stato l'apice di un clima di violenza che ha scatenato la reazione delle persone non per il singolo episodio, ma per la cultura dell'impunità che gravita attorno a questi episodi'', spiega Yianna. ''Una sequela di abusi, soprattutto negli ultimi due-tre anni, ha generato questa mobilitazione tra i giovani, in particolare per gli studenti. L'articolo 16, per esempio (La revisione dell'articolo 16 della Costituzione Greca in cui si stabilisce il diritto di ogni cittadino ad una istruzione pubblica e libera. Perciò, le università private e commerciali potranno diffondersi e altre istituzioni private di formazione saranno riconosciute ufficialmente dallo Stato ndr) ha portato in piazza migliaia di studenti, a questa mobilitazione la polizia e le forze dell'ordine hanno risposto con una violenza inaudita. Addirittura con l'uso di gas e sostanze chimiche e spray urticanti spruzzati in faccia. Molto pericoloso. Abbiamo provato a dar vita a cause collettive, ma aspettiamo di vedere dei risultati - continua l'avvocato Kurtovik - E a dicembre non solo i giovani sono scesi in piazza esasperati. Perché in quei giorni è esploso un malcontento che viene da anni e anni di abusi. Si parla, negli ultimi trenta anni, di 67 omicidi di Stato impuniti. Pene minime o impunità''

    Ma questo potrebbe essere il segnale della nascita di una nuova generazione affascinata dalla lotta armata, dove magari gruppi come la Setta dei Rivoluzionari possa raccogliere adepti?
    ''Una nuova generazione della lotta armata esiste già'', risponde con durezza Yianna. ''La repressione violenta e i metodi utilizzati ai tempi della lotta contro la 17 novembre ha influito anche su persone che non hanno mai dimostrato di essere legate al gruppo nel 2002. Una repressione molto dura. Si è creato un nuovo fronte contro lo Stato e a favore della lotta armata, che pareva sconfitta. La violenza è diventato il metodo di una nuova generazione. Esiste, certo che esiste - conclude Yianna - Questo sistema repressivo dà a queste azioni di lotta armata un senso, ne sono un prodotto. Sono il pretesto per nuove misure repressive. Ma lo Stato non lo capisce e la situazione non promette nulla di buono''.

    Christian Elia


    http://it.peacereporter.net/articolo...+ancora+piombo

    I toni del comunicato e l'idea della lotta allo Stato tramite capri espiatori di potere è un delirio che non porta a nulla, specie in tempi come questi, in cui la gran massa della popolazione non percepisce né lo scontro di classe come forma politica di ribellione, né l'ostilità verso il sistema capitalistico. Che la Grecia abbai un tessuto sociale particolare non v'è dubbio, ma cadere nella trappola della lotta armata avulsa da un contesto politico-popolare radicato, riproducerebbe lo schema di alienazione tra gruppi ribelli e-o settari e popolo già sperimentato negli anni 70. Un errore che costerebbe caro alla stessa causa rivoluzionaria e darebbe al capitalismo l'ennesima scusa per approfondirsi e tornare più cattivo e violento che mai.

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Grecia: una nuova fase di lotta armata diffusa?

    Citazione Originariamente Scritto da Terraeamore Visualizza Messaggio
    I toni del comunicato e l'idea della lotta allo Stato tramite capri espiatori di potere è un delirio che non porta a nulla, specie in tempi come questi, in cui la gran massa della popolazione non percepisce né lo scontro di classe come forma politica di ribellione, né l'ostilità verso il sistema capitalistico. Che la Grecia abbai un tessuto sociale particolare non v'è dubbio, ma cadere nella trappola della lotta armata avulsa da un contesto politico-popolare radicato, riproducerebbe lo schema di alienazione tra gruppi ribelli e-o settari e popolo già sperimentato negli anni 70. Un errore che costerebbe caro alla stessa causa rivoluzionaria e darebbe al capitalismo l'ennesima scusa per approfondirsi e tornare più cattivo e violento che mai.
    ...perchè ,scusa caro Terreamore,adesso come adesso il Capitalismo è meno cattivo e violento?...il giorno in cui tu diventi più incazzato nei toni,nei modi e tralasci un pò di intellettualismo voglio uscire con te una sera ad ubriacarci... p.s.IN OGNI ANGELO ALBERGA UN DEMONE...

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Grecia: una nuova fase di lotta armata diffusa?

    Grecia - Notizie da Lotta Rivoluzionaria
    fonte: ansa.it

    ATENE - Epanastikos Agonas (Ea, Lotta Rivoluzionaria), un'organizzazione di guerriglia urbana che si ritiene sia erede del gruppo paramilitare di estrema sinistra '17 Novembre', ha dichiarato guerra aperta allo stato annunciando che ci sono oggi le premesse per rovesciare "un regime sempre più debole" e creare una società più giusta di stampo marxista. In un comunciato consegnato ieri al settimanale satirico e politico To Pontiki (Il Topo) che lo pubblica stamani, Ea giustifica i recenti attentati contro la polizia come una risposta "all'assassinio di Alessandro Grigoropoulos".

    Ed avverte che è pronta ad ingaggiare una vera e propria "lotta armata contro il regime e i suoi lacché" invitando tutte le altre "forze rivoluzionarie" ad unirsi ad essa. Grigoropoulos, un quindicenne, venne ucciso con un colpo d'arma da fuoco il 6 dicembre scorso scatenando i peggiori disordini di piazza in Grecia negli ultimi decenni. Nel comunicato, Ea afferma che "la rivolta di dicembre è stata solo l'inizio di un più duro scontro sociale a venire". Ea rivendica in particolare l'attacco all'inizio di gennaio contro tre agenti di ronda nel quartiere di Exarchia ad Atene, che provocò il ferimento grave di uno di loro, e quello contro un autobus delle forze dell'ordine nel dicembre scorso affermando che la sua decisione, pure come vendetta per la morte di Grigoropoulos, "é principalmente politica". Nel documento Ea assicura che ci sono attualmente, grazie ad "una situazione sempre più esplosiva", le premesse per "un movimento rivoluzionario di massa" che metta fine ad "un regime sempre più debole" per ragioni interne e in seguito alla crisi internazionale. Oggi gli agenti i polizia protestano nel centro di Atene per chiedere sostegno politico, mentre gli studenti di sinistra si radunano non troppo lontano davanti all'Università di Atene.

    Gio, 15/01/2009 – 21:40

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Grecia: una nuova fase di lotta armata diffusa?

    Citazione Originariamente Scritto da danko Visualizza Messaggio
    ...perchè ,scusa caro Terreamore,adesso come adesso il Capitalismo è meno cattivo e violento?...il giorno in cui tu diventi più incazzato nei toni,nei modi e tralasci un pò di intellettualismo voglio uscire con te una sera ad ubriacarci... p.s.IN OGNI ANGELO ALBERGA UN DEMONE...
    No, al contrario il capitalismo è molto più cattivo e molto più violento di prima nelle sue modalità di sfruttamento.
    Tuttavia è una violenza peculiare ben diversa da quella diretta di una dittatura politica, poiché si cela dietro la cortina di fumo della libertà personale. In un contesto di questo tipo credere di poter scardinare il sistema sparando ai suoi contigenti sicari, senza che un popolo possa capire cosa si stia facendo è una modalità suicida e del tutto autoreferenziale, oltre che omicida nel metodo.
    Proprio perché cattivo, subodolo e disumano il capitalismo nella sua forma democratica post-borghese e post-proletaria va combattuto creando adesione popolare, non creando barriere estremistiche che portano solo ad una maggiore reazione del capitalismo stesso.
    Il contesto è una variabile fondamentale. Non esiste una tattica assoluta e non si può riprodurre uno schema istintivo di rivolta in base a criteri alienati dal reale, dalla partecipazione dei popoli, dalla comprensione delle persone, e dalla valutazione di criteri etici ispirati all'equilibrio tra mezzi e fine.

    Ne riparleremo. Se vuoi una volta ci ubriachiamo e vedrai come m'incazzo.
    Comunque non preoccuparti, incazzato sono incazzato e di rabbia contro l'ingiustizia e la dissoluzione ne ho a tonnellate. Incazzato, ma sereno.

  6. #6
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    Smile Riferimento: Grecia: una nuova fase di lotta armata diffusa?

    Citazione Originariamente Scritto da Terraeamore Visualizza Messaggio
    No, al contrario il capitalismo è molto più cattivo e molto più violento di prima nelle sue modalità di sfruttamento.
    Tuttavia è una violenza peculiare ben diversa da quella diretta di una dittatura politica, poiché si cela dietro la cortina di fumo della libertà personale. In un contesto di questo tipo credere di poter scardinare il sistema sparando ai suoi contigenti sicari, senza che un popolo possa capire cosa si stia facendo è una modalità suicida e del tutto autoreferenziale, oltre che omicida nel metodo.
    Proprio perché cattivo, subodolo e disumano il capitalismo nella sua forma democratica post-borghese e post-proletaria va combattuto creando adesione popolare, non creando barriere estremistiche che portano solo ad una maggiore reazione del capitalismo stesso.
    Il contesto è una variabile fondamentale. Non esiste una tattica assoluta e non si può riprodurre uno schema istintivo di rivolta in base a criteri alienati dal reale, dalla partecipazione dei popoli, dalla comprensione delle persone, e dalla valutazione di criteri etici ispirati all'equilibrio tra mezzi e fine.

    Ne riparleremo. Se vuoi una volta ci ubriachiamo e vedrai come m'incazzo.
    Comunque non preoccuparti, incazzato sono incazzato e di rabbia contro l'ingiustizia e la dissoluzione ne ho a tonnellate. Incazzato, ma sereno.
    ...va bene,...però il vino lo scelgo io ...ciao.

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Grecia: una nuova fase di lotta armata diffusa?

    Come contributo a questa discussione credo possa essere interessante postare qui il documento diffuso dalla Setta dei Rivoluzionari dopo l'attentato.
    E' in inglese ma si capisce abbastanza facilmente:


    Following the recent visits of the deputy minister of public order Marcoyianaki and the president of Pasok George Papandreou to various police stations for the purpose of raising the morale of the cops, we decided for the same reason on early Tuesday morning to surprise visit a not at all random police station, the one just 500 metres from the prison hell of Korydallos, and attack some random cops. Our goal was to execute them. We knew that around the corner of the police station were situated a special guard and often two or three of his colleagues. For this attack we used a sub-machine gun type scorpion 7.65 mm, a 9 mm gun and a defence grenade which didn’t go off when we threw it at them. Lucky them, unlucky us, next time luck will not be on their side. Our bullets clarify things. ‘Organised urban guerrilla offensive is the only road revolutionary forces can take in order to overthrow the state’ It’s a clear act that doesn’t need much explaining.

    Did you really think that we would be talking about struggle without at the same time taking up arms and being ready to give everything to the struggle? Perhaps the fucking pigs in the police who kill with impunity thought that we would allow them to slaughter us like sheep?

    In our first act as REVOLUTIONARY SECT we targeted the police. Now it is our militant forces against the mercenary army of the regime. From now on every cop’s life is worth the same as a bullet, their bodies a perfect target for shooting practice. No tears for the parading coffins to come. Cops have no name, no age; they just have a rank and their number. And so like the doughnuts they scoff down, they’re no good without a whole in the middle.

    To those who ask why we chose some random cops and not some high ranking officer, a big-shot journalist, a state executive or even a capitalist, we reply…their turn will come. Moreover through our act we begin a long term plan utilising the tactic of permanent threat. The bullets against random cops deliver an ultimatum to cops of all ranks. Now every faceless cop should know they may be the next target of the REVOLUTIONARY SECT. Perhaps right this minute as he is reading these lines the barrel of a gun may be pointed at him. These are the ‘benefits’ of his job. ‘When you carry a gun you have to accept the risk. However cops want to receive their paycheque without paying the consequences.’ Start giving in your notice or start counting the graves.

    Perhaps some are shocked by our cynicism and they talk of a ‘lack of political and ideological foundation’. However we do not feel the need to justify or even explain our action. We are not in politics, we are in armed struggle. In all these decades political parties, judicial and executive powers have exposed the interests of the status quo they work for. The time for analysing is over…

    We are already aware of the fact that a few dozens fighters, men and women are preparing to come to the frontline of armed resistance.

    We welcome them

    P.s. We are in accord with the fighters of the revolutionary struggle in their choice to target the police.

    We disagree however in their choice of the battlefield between them and the pigs. A basic principle of urban guerrilla warfare is that we do not attack from the grounds where the diverse forms of resistance develop, thereby transforming them into vulnerable zones of repression. On the contrary we attack the enemy’s impassable ground. In this way we gather our strength and avoid a situation of a police occupation. The second round of the armed struggle has begun…

    A hundred flours blossomed…a hundred revolutionary groups.

    REVOLUTIONARY SECT

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Grecia: una nuova fase di lotta armata diffusa?

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Come contributo a questa discussione credo possa essere interessante postare qui il documento diffuso dalla Setta dei Rivoluzionari dopo l'attentato.
    E' in inglese ma si capisce abbastanza facilmente:


    Following the recent visits of the deputy minister of public order Marcoyianaki and the president of Pasok George Papandreou to various police stations for the purpose of raising the morale of the cops, we decided for the same reason on early Tuesday morning to surprise visit a not at all random police station, the one just 500 metres from the prison hell of Korydallos, and attack some random cops. Our goal was to execute them. We knew that around the corner of the police station were situated a special guard and often two or three of his colleagues. For this attack we used a sub-machine gun type scorpion 7.65 mm, a 9 mm gun and a defence grenade which didn’t go off when we threw it at them. Lucky them, unlucky us, next time luck will not be on their side. Our bullets clarify things. ‘Organised urban guerrilla offensive is the only road revolutionary forces can take in order to overthrow the state’ It’s a clear act that doesn’t need much explaining.

    Did you really think that we would be talking about struggle without at the same time taking up arms and being ready to give everything to the struggle? Perhaps the fucking pigs in the police who kill with impunity thought that we would allow them to slaughter us like sheep?

    In our first act as REVOLUTIONARY SECT we targeted the police. Now it is our militant forces against the mercenary army of the regime. From now on every cop’s life is worth the same as a bullet, their bodies a perfect target for shooting practice. No tears for the parading coffins to come. Cops have no name, no age; they just have a rank and their number. And so like the doughnuts they scoff down, they’re no good without a whole in the middle.

    To those who ask why we chose some random cops and not some high ranking officer, a big-shot journalist, a state executive or even a capitalist, we reply…their turn will come. Moreover through our act we begin a long term plan utilising the tactic of permanent threat. The bullets against random cops deliver an ultimatum to cops of all ranks. Now every faceless cop should know they may be the next target of the REVOLUTIONARY SECT. Perhaps right this minute as he is reading these lines the barrel of a gun may be pointed at him. These are the ‘benefits’ of his job. ‘When you carry a gun you have to accept the risk. However cops want to receive their paycheque without paying the consequences.’ Start giving in your notice or start counting the graves.

    Perhaps some are shocked by our cynicism and they talk of a ‘lack of political and ideological foundation’. However we do not feel the need to justify or even explain our action. We are not in politics, we are in armed struggle. In all these decades political parties, judicial and executive powers have exposed the interests of the status quo they work for. The time for analysing is over…

    We are already aware of the fact that a few dozens fighters, men and women are preparing to come to the frontline of armed resistance.

    We welcome them

    P.s. We are in accord with the fighters of the revolutionary struggle in their choice to target the police.

    We disagree however in their choice of the battlefield between them and the pigs. A basic principle of urban guerrilla warfare is that we do not attack from the grounds where the diverse forms of resistance develop, thereby transforming them into vulnerable zones of repression. On the contrary we attack the enemy’s impassable ground. In this way we gather our strength and avoid a situation of a police occupation. The second round of the armed struggle has begun…

    A hundred flours blossomed…a hundred revolutionary groups.

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    Come sospettavo dalla lettura precedente, è un delirio autentico, una forma di porre il problema completamente errata che non pu che morire su sé stessa. Si parla di non necessità di motivare i propri atti dandogli un valore politico, si parla di valore dell'azione in sé per sé. Pura cecità che non potrà che fare danni, e danni molto grossi.
    Ribadisco al 100% quanto sostenuto nel mio precedente intervento.

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Grecia: una nuova fase di lotta armata diffusa?

    Grecia, attentato esplosivo davanti a ufficio imposte di Atene

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    E' il secondo attentato dopo quello del mese scorso rivendicato da Azione Armata Rivoluzionaria
    Un ordigno è esploso alle prime ore dell'alba di oggi davanti alla sede dell'ufficio delle imposte in un quartiere al centro di Atene, provocando danni ma nessuna vittima. L'esplosione sarebbe stata preceduta da una telefonata di avvertimento alla polizia. Un attentato simile contro l'ufficio delle imposte in un altro quartiere di Atene era stato rivendicato il mese scorso da Azione Armata Rivoluzionaria, uno dei gruppi di guerriglia urbana che secondo al polizia hanno le loro radici nel movimento anarchico. Il gruppo ha incrementato sensibilmente le sue azioni violente dopo l'uccisione nel dicembre scorso di un quindicenne da parte della polizia nella capitale greca che provocò gravi disordini. Ieri un altro attentato senza conseguenze era stato compiuto contro l'auto del presidente del Consiglio di Stato, massimo tribunale amministrativo greco.



    http://it.peacereporter.net/articolo...poste+di+Atene

 

 

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