L'opinione di un perfetto imbecille
Scritto da Gianni Pardo
lunedì 28 novembre 2011
Nel suo articolo domenicale Eugenio Scalfari indica all’universo mondo – non solo alle autorità italiane, ma anche a quelle europee e americane – ciò che va fatto per salvare l’euro e l’Italia. Descrive minutamente i provvedimenti, indica le soluzioni, assegna i compiti, stabilisce i tempi, con la tranquillità di un dittatore del mondo che non dubita né delle proprie opinioni né dei propri poteri. Questo tono di estrema sicurezza, mentre tutti i governi si sono piagati la testa, a forza di grattarsela, induce a qualche perplessità ma qui ci si vuole occupare solo dell’ultima parte dell’articolo: quella in cui il Maestro si occupa del governo Monti.
«Questa storia del governo dei tecnici – scrive – continua ad esser vissuta malamente da una parte notevole dell'opinione pubblica». Invece chi non pensa che esso sia conforme alla democrazia è un perfetto imbecille.
a) «La formazione del governo spetta al presidente della Repubblica il quale, a termini della Costituzione, nomina il presidente del Consiglio e, su sua proposta, i ministri», afferma. E non è così. Al Presidente della Repubblica non spetta affatto la formazione del nuovo governo ma (art. 92) solo la nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri. Nient’altro. Il PdR i ministri li nomina “su proposta di questo” – una proposta che non può rifiutare – e non gli è neanche richiesto un parere consultivo.
b) «Il capo dello Stato tiene necessariamente conto della maggioranza parlamentare dalla quale l'esistenza del governo dipende, ma lo nomina [il governo] senza trattarne la composizione con le segreterie e i gruppi parlamentari dei partiti». E ci mancherebbe! Non ha nemmeno un potere consultivo, al riguardo! La sua firma, al momento della nomina, è soltanto un atto dovuto. Come detto, contrariamente a quanto scritto prima da Scalfari, egli non “forma” affatto il governo.
c) «Questo è lo schema del governo istituzionale e costituzionale. Chi non capisce che esso non confisca affatto la democrazia e non umilia affatto il Parlamento, al quale anzi affida piena centralità svincolandolo anche dalla sudditanza ai voleri del ‘premier’ [Berlusconi, tiè]... chi non capisce queste lapalissiane verità è in palese malafede oppure mi permetto di dire che è un perfetto imbecille». Un momento: e che ha a che vedere, tutto questo, col governo dei tecnici?
Il guru di Repubblica non si è accorto che l’obiezione di tanti non riguarda il rispetto della Costituzione, o la qualità più o meno tecnica di un governo, ma la maggioranza di cui è espressione. Cioè se sia il governo che dà ordini al Parlamento o se sia il Parlamento che dà ordini al governo.
Nell’articolo è giustamente scritto che «I governi sono tutti politici se avvengono nel quadro della democrazia parlamentare poiché la loro esistenza e la loro permanenza dipendono dalla fiducia che il Parlamento gli accorda o gli ritira». Ora, se tutti i governi “avvenuti” in una democrazia vivono della maggioranza che li sostiene, gli sembra normale la costituzione di un governo che non ha una maggioranza? Ecco il punto che sottolineano gli imbecilli in malafede (l’una qualità non esclude l’altra).
Come non trovare anomalo un governo in balia di aggregazioni che si formeranno di volta in volta, per sostenerlo o abbatterlo? Se ancora la situazione fosse tranquilla, se ci fosse solo da amministrare un condominio che non deve neanche far riparare i frontalini, poco male. Ma qui si tratta di adottare provvedimenti eccezionali e impopolari. Che cosa fa pensare a Monti (e a Scalfari) che i partiti lo sosterranno ad occhi chiusi? E non è anomalo che i partiti abbiano il potere di far cadere il governo in un momento drammatico, senza neppure assumersi la responsabilità dell’azione, dal momento che il governo è figlio di N.N.)? Essi non si sono neppure impegnati a votare un solo provvedimento.
Un governo può non avere una maggioranza precostituita se esso ha ottenuto la fiducia per attuare uno o più provvedimenti particolareggiatamente formulati. Se Monti avesse avuto il coraggio di dire, nei due rami del Parlamento: “Per le pensioni intendo fare questo e questo; per il lavoro intendo fare questo e questo; per le nuove imposte intendo fare questo e questo”, e i partiti gli avessero votato la fiducia, si sarebbe potuto dire che si era costituito un governo di tecnici per l’attuazione della volontà del Parlamento. Ma così non è. Monti non s’è impegnato a nulla di concreto. Ha fatto un discorsetto retorico, da consiglio comunale, e questo fa temere il peggio. Infatti o questo governo adotta provvedimenti insignificanti – e l’Italia ha bisogno di tutt’altro – oppure non dura. A meno che i partiti maggiori non siano disposti a suicidarsi politicamente.
Detto questo, ovviamente corriamo insieme con gli amici ad iscriverci alla categoria degli imbecilli.
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quindi , secondo il guru di repubblica, quello che abita in svizzera, lo stesso che da giovane esaltava il duce , CHI NON SA CHE LA FORMAZIONE DEL GOVERNO SPETTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E' UN PERFETTO IMBECILLE
sicuaramente gli imbecilli ci sono.
forse qualcuno ha bisogno di uno specchio per darci dentro un'occhiatina![]()





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