
Originariamente Scritto da
Zorro
Io lo seguo ancora, il nuovo ANNO ZERO, perchè io, io, non sono come i miei amici Sinistri. Io non mi industrio di non seguire le trasmissioni a me invise, perchè di parte avversa, perchè così contribuendo a far scendere l'indice di ascolo e, quindi, chiedere la cancellazione della odiata trasmissione. Voi fate così col TG di Minzolini...Ma, a prescindere...Seguo, dicevo, il furbone, Santoro, ma con una mia tecnica personale, che mi diverte moltissimo. La spiego. Prevedo insulsa la figura e relativa prestazione del comico (?) Vaudo (o Vauro?), ripetuto noiosamente il monologo vittimistico di Santoro, disponendomi a pazienza per entrambi. Mi interesso molto, invece, molto attento, alle inquadrature sapienti, perchè da sapiente regia, dei volti di quelli che definisco "gli ebetini", i giovani, cioè, che costituiscono la struttura portante del programma, la speranza di successo di questo. Una panoramica iniziale li scopre tutti dal volto sorridente, senza che nulla sia ancora successo che motivi il loro sorriso. Questo già individua la tipologia dello spettatore, quello, cioè, precostituito a garantire la buona riuscita del programma, tutto incentrato sulla derisione, sulla mortificazione, di vittime predestinate, che sono sempre quelle, politicamente di parte avversa, più o meno berlusconiana, socialmente di buona posizione economica, purchè non dichiaratasi di Sinistra. Il regista inquadra facce poco convinte, dall'espressione di dissenso, di noia, quando il povero Brunetta espone le sue tesi, pronte all'applauso entusiastico solo quando le ineducate interruzioni di Santoro riescano più ad infastidirlo. Attenti e condividenti, rispettose, quelle facce, quando cazzeggia la demagogia di Cofferati. La solfa è sempre quella. Ma la costanza è, alla fine, premiata. Parla Travaglio. E qui, ad iniziale mia sospettosa sorpresa, segue un'attenzione ancora incredula, quindi, un'ammirata valutazione per il suo soliloquio. Il Travaglio rivolge la sua attenzione critica al "lecchinaggio" nei confronti di Monti, da parte dei massimi quotidiani italiani. Ironizza sull'adulazione, la fustiga, la irride, dimostrando una capacità, una volontà di autonomia critica, che gli assicurano la stima di quanti gli riconoscono anche un certo coraggio nella rinuncia, unica, ad ingraziarsi il "potere". Irride ad esasperate magnificazioni del novello Premier, a giornalisti conformati ad esaltarlo, per ordine ricevuto, per contribuire allo scopo di casta...Ed è presente Massimo Severo Giannini, uno dei massimi, appunto, esecutori di interessi de La Repubblica, in evidente imbarazzo, perchè nell'inconsueta veste di "imputato". Farfuglia qualche timida motivazione, spiegazione, ma poi non trova di meglio, per riaccreditarsi, a quel pubblico improvvisamente indirizzato a sua condanna, di dichiarare che lui, lui, la lotta a Berlusconi, l'ha condotta come e più che Il Fatto...! Il partigiano offeso, disconosciuto!...Ma neppure questo gli ha concesso il perfido, simpaticamente stavolta, Travaglio, rimbrottandogli che tale vanteria non c'entrava niente...Mi sono divertito, ho finalmente goduto un po' di vendetta. Mi sono scoperto a sorridere, il volto dell'"ebetino" anch'io, e mon me ne sono dispiaciuto, tutt'altro! Grazie Travaglio! E per dirlo io...